STAY COOL. BE SOCIAL.

venerdì 24 aprile 2015

#StarWarsDay | DOMENICA 3 MAGGIO L’ARENA CIVICA DI MILANO SI TRASFORMERA’ NELLO STAR WARS DAY VILLAGE.


I festeggiamenti invaderanno anche gli spazi del Castello Sforzesco e Piazza Duomo con imperdibili eventi a tema.


#StarWarsDayMilano #StarWarsDay



Sarà l’Arena Civica Gianni Brera il cuore pulsante dello Star Wars Day 2015 che domenica 3 maggio, con un giorno d’anticipo rispetto alla data ufficiale per dare a tutti la possibilità di partecipare a questo grande evento, catalizzerà l’attenzione dei fan della saga stellare più amata di tutti i tempi.



Per l’occasione la storica arena milanese si trasformerà in un vero e proprio Star Wars Day Village, con allestimenti galattici sia interni che esterni, e aree tematiche ispirate ai diversi mondi che popolano l’universo di Star Wars™ e uno speciale spazio LEGO™ dedicato a questo mito senza tempo e ai suoi leggendari personaggi.

Imperdibili eventi a tema sono previsti anche nelle suggestive e iconiche cornici del Castello Sforzesco e di Piazza Duomo, con sorprese per tutti gli appassionati della celeberrima saga cinematografica, già alle prese con il countdown per il nuovo capitolo Star Wars: Il Risveglio della Forza, che arriverà nelle sale italiane il 16 dicembre 2015.



Lo Star Wars Day 2015 sarà un evento ricco di grandi sorprese e appuntamenti che animeranno la giornata, rendendola assolutamente indimenticabile.

Perché il 4 Maggio è lo Star Wars Day?

Sebbene sia immediata l’assonanza tra “May the 4th Be With You” e la frase utilizzata dai cavalieri Jedi “May the Force Be With You”, ovvero “Che la forza sia con te”, pochi sanno che la vera storia alla base di questo gioco di parole risale al 1979, quando Margaret Thatcher vinse le elezioni diventando la prima donna premier della Gran Bretagna: per celebrare la sua vittoria, il suo partito le dedicò un’intera pagina del quotidiano London Evening News con il messaggio “May the Fourth Be With You, Maggie. Congratulations”.

Facebook Event > Star Wars Day Milano

My East is Your West, a cura di Feroze Gujral con Natasha Ginwala e Martina Mazzotta.Evento collaterale alla 56. Esposizione Internazionale d'Arte - la Biennale di Venezia.

La Gujral Foundation e la Fondazione Antonio Mazzotta - Partner in Italia – aprono al pubblico dal 6 maggio la mostra My East is your West, evento collaterale alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia che unisce per la prima volta India e Pakistan. Un’iniziativa innovativa grazie al coinvolgimento di un’ampia regione del mondo in rapida espansione che non è mai stata rappresentata prima d’ora all’interno della Biennale veneziana.

L’evento è ideato e curato da Feroze Gujral, fondatore e direttore della Gujral Foundation, si avvale della collaborazione per la curatela di Natasha Ginwala e di Martina Mazzotta, anche curatrice degli eventi collaterali in Italia della mostra, con la consulenza di Romeo Orlandi di Osservatorio Asia.
The Gujral Foundation fondata e diretta da Feroze Gujral, ha sede in India e rivolge il proprio impegno pioneristico e filantropico nel supporto delle arti contemporanee nell’Asia meridionale, con un sostegno rivolto alle iniziative internazionali.

Gli artisti internazionali Shilpa Gupta di Mumbai (India) e Rashid Rana di Lahore (Pakistan) realizzano per l’occasione opere site specific, che si legano al tema proposto dal curatore Okwui Enwezor nell’ottica di “offrire al mondo una cassa di risonanza del mondo”, per invitare a riflettere sul ruolo che le arti visive hanno nel rintracciare i significati negli sconvolgimenti della nostra epoca: All the World’s Futures.

Nata dal desiderio di reindirizzare il complesso clima di rapporti storici tra gli stati-nazione dell'Asia del Sud, India e Pakistan, My East is Your West li presenterà come due paesi che condividono la stessa cartografia culturale nel contesto della Biennale di Venezia. Il pensiero di come il mondo sarebbe stato diverso se India e Pakistan non fossero stati definiti dai loro confini rimane latente, ma è sempre presente.
In considerazione delle loro abitudini, Gupta e Rana sono stati invitati a creare una presentazione unica in cui una serie di lavori esprimerà l'intera essenza di un popolo diviso, di una storia che abbraccia antichità, modernità coloniale e un presente cosmopolita, aspetti intrappolati in una situazione conflittuale. Questo viaggio verso il concepimento di una piattaforma condivisa a Venezia è costruito sull'interesse degli artisti per la negoziazione tra ciò che è individuale e ciò che è comune in relazione alle esperienze di consapevolezza collettiva di "tutti i giorni". Entrambi gli artisti esplorano i concetti di locazione e dislocazione, di appartenenza oltre i confini politici e dell'impatto del condizionamento culturale e politico. Gupta e Rana hanno sviluppato un materiale estetico che sonda il potenziale di una regione comune, separata dallo stato e dal suo modello, con lavori che sfidano il moderno stato-nazione e le sue divisioni.
La mostra su India e Pakistan mira a configurarsi come “architettura della memoria” e a porre quesiti che muovono dall’antichità alla modernità coloniale, fino al presente conflittuale e cosmopolita del subcontinente. Qui, l’arte si esprime in forma narrativa, nella quale le perforazioni della Storia hanno evidenziato un abisso fondamentale.

Opere in mostra di Rashid Rana
Rashid Rana afferma “Il mio lavoro è spesso una trattativa su tre fronti tra me stesso, il contesto fisico che mi circonda e quanto io ne ricevo – che siano Internet, i libri, la Storia o il sapere collettivo.”
Il nuovo corpo di lavori di Rashid Rana affronta le stanze di Palazzo Benzon come un setting immersivo dove le strutture architettoniche si combinano con film, stampe, sculture e elementi ispirati a performance. Intessendoli insieme quali capitoli di una singola narrazione, l’artista passa dai suoi iconici fotomontaggi digitali su due dimensioni a un metodo topografico che prende in esame la percezione collettiva di collocamento e dislocazione. Partendo da una stanza che è allestita come facsimile o doppio, i visitatori sperimenteranno una perturbante sensazione di immersione in un “altrove”.
Qui, l’uso tutto personale dei pixel da parte di Rana e il suo impegno nell’ampliamento di un archivio di immagini fotografiche e in movimento agiscono quali segnali dei frammenti contenuti in ciò che è universale.


Proseguendo, l’artista amplierà le sue Crowd Series (2013) su base stampata che creano insiemi di scatti documentari di raduni di massa intesi quale comune “palcoscenico pubblico”. Una folla guidata verrà filmata in Pakistan e connessa mimeticamente con l’attuale inquietudine politica sulle strade di Islamabad, Lahore e Karachi. Tali sequenze filmate verranno allestite in mostra con proiezioni a grandezza naturale, spesso creando un cortocircuito tra recitazione e non-recitazione. Verranno inframmezzate rappresentazioni di notiziari e di reality-tv, di cinema-verità e di prospettive aeree. Attraverso ulteriori rispecchiamenti, attraverso le riprese in diretta di un campo a Venezia e la presenza di attori all’interno della sala espositiva, Rana concepirà una scenografia sfaccettata, chiamando in causa la nozione di “corpi in allineamento” e un archivio vivente quale carne del tempo.
L’intricato gioco dell’artista si muove tra sfaccettature di luoghi, non-luoghi e collocamenti e si riflette in una sorta di delirio di micro-narrazioni di luoghi specifici e di appartenenze transnazionali.

Opere in mostra di Shilpa Gupta
I lavori di Shilpa Gupta a Palazzo Benzon proseguono nella linea di ricerca dell’artista intorno all’area di confine tra India e Bangladesh, presentando performance, stampe e sculture. L’artista esporrà lavori recenti che esaminano ampiamente il potenziale di re-immaginazione e di rifiuto attraverso narrazioni storiche.
1: 989.9.3,360 kms of fence under construction, East (2014-15) è un’installazione che si fonda su una performance che accompagnerà l’anteprima e l’inaugurazione della mostra. L’opera si basa sulla barriera in costruzione tra India Orientale e Bangladesh. Una volta completata, essa circonderà il Bangladesh e sarà la più lunga barriera di separazione del mondo. Nella performance, Gupta sincronizza la missione giornaliera di un soldato sul luogo in cui si erige questa barriera con quella di un performer seduto nella sala espositiva e intento a cucire una linea infinita su di un tessuto fatto a mano nel Bangladesh. Sistemato su di un lungo tavolo, il tessuto di 3,394 metri è il risultato di un lavoro di sei mesi svoltosi a Phulia, città di confine situata tra le due nazioni, nota per il commercio di telai fatti a mano, poi dislocati dopo la partizione del territorio.
In 24:00:01 (2012-14), l’artista presenta un’installazione cinetica che consiste di frammenti testuali composti su di un cartellone frammentato, una sorta di dispositivo per l’informazione obsoleto e tuttavia onnipresente, di quelli che si vedono in aeroporti e stazioni ferroviarie, il quale simbolizza le intersezioni tra lingua, migrazione e territorio. Il testo di Gupta è scritto in prima persona e proietta una tensione tra il “tempo reale” e il regno sperimentale della memoria personale. Di fatto, tutto ciò avviene trasformando una parte dello spazio espositivo in una sala d’attesa che traccia il nostro vivere quotidiano di transiti senza fine.


Nel suo lavoro Speaking Wall (2013-14), Gupta concepisce un’installazione sonora interattiva che conduce il visitatore verso specifiche traiettorie di movimento lungo uno stretto sentiero composto di mattoni. Attraverso l’uso dei sensi motori e del gioco di ruolo, l’artista crea una dimensione alienante che conduce a un complesso senso di non appartenenza, di divisione del suolo terreno.
Gupta creerà inoltre un’installazione luminosa animata, intitolata My East is your West (2014-15), instaurando un dialogo con la facciata architettonica di Palazzo Benzon. Quest’opera intende riflettere sull’impatto che il condizionamento culturale e politico opera nell’orientare le nostre relazioni a seconda degli emisferi geografici.

Cenni biografici
RASHID RANA (1968) è nato a Lahore, in Pakistan, dove vive e lavora. Ha studiato pittura al National College of Arts di Lahore e al Massachussets College of Fine Arts di Boston.  E’ fondatore di facoltà e preside del dipartimento di Fine Art presso la Beaconhouse National University di Lahore. Le sue recenti personali  includono una grande retrospettiva dei suoi lavori di metà carriera, intitolata Labyrinth of Reflections, presso il Mohatta Palace Museum di Karachi (2013), alcune mostre presso la Cornerhouse di Manchester (2011) e presso il Museo Guimet di Parigi (2010). Ha partecipato a grandi mostre collettive quali: Dhaka Art Summit (2014), Biennale di Kiev (2012); Fotomuseum Winterthur, Whitechapel Gallery e Saatchi Gallery, Londra (2010); Asia Society, New York (2009); 5° Asia Pacific Triennale, Queensland Gallery of Art, Brisbane (2006); Biennale di Singapore (2006).

SHILPA GUPTA (1976) vive e lavora a Mumbai, in India, dove dal 1992 al 1997 ha studiato scultura al Sir J.J. School of Fine Arts. Le sue opere utilizzano video interattivi, siti web, oggetti, fotografie, suoni e performance per indagare tematiche quali il desiderio, la religione, il concetto di sicurezza e di confine.
Mostre personali dell’artista si sono svolte in Asia, Europa e Stati Uniti. In particolare, di recente, presso: Kunstnernes Hus, Oslo; MO Mucsarnok Kunsthalle, Budapest; MAAP Space, Brisbane; Arnolfini, Bristol; OK Center for Contemporary Art, Linz. Gupta ha partecipato alla Triennale Younger than Jesus, New Museum, New York; Lyon Biennale, curata da Hou Hanru; Biennale di Gwangju, diretta da Okwui Enwezor e curata da Ranjit Hoskote; Triennale di Yokohama, curata da Hans Ulrich Obrist, Biennale di Liverpool, curata da Gerardo Mosquera; più di recente: Dhaka Art Summit, curata da Diana Campbell-Betancourt, Biennale di Sharjah, curata da Yuko Hasegawa, 8° Berlin Biennale for contemporary Art, curata da Juan Gaitan e con la partecipazione nel team artistico di Natasha Ginwala. Dal 2002 al 2006, Gupta ha co-promosso Aar Paar, un progetto di scambio di arte pubblica tra India e Pakistan, insieme con l’artista di Lahore Huma Mulji. I suoi lavori sono stati esposti in musei e istituzioni internazionali tra cui Tate Modern, Londra; Serpentine Gallery, Londra; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Daimler Chrysler Contemporary, Berlino; Mori Museum, Tokyo; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Chicago Cultural Center; Louisiana Museum, Humlebæk; Devi Art Foundation, New Delhi.

NATASHA GINWALA (India 1985,) è una curatrice indipendente, ricercatrice e scrittrice. È consigliere curatoriale e curatrice dei Programmi Pubblici per il progetto della Fondazione Gujral, My East is Your West, presso la 56ª Biennale di Venezia (2015), ed è stata membro del gruppo artisti all'8ª Biennale di Berlino per l'Arte Contemporanea (2014). I suoi lavori recenti includono il progetto curatoriale in più parti, ancora in corso, Landings, presentato al Centro per l'Arte Contemporanea Witte de With, alla Fondazione per l'Arte David Roberts, al NGBK di Berlino, al Museo Stedelijk di Amsterdam e presso altre organizzazioni associate, dal 2013 fino ad oggi, (con Vivian Ziherl), e a 'Il Museo del Ritmo' della Biennale di Taipei 2012 (con Anselm Franke). Ginwala ha partecipato al Programma Curatoriale de Appel, Amsterdam, e ha insegnato all'Istituto Sandberg e all'Accademia Gerrit Rietveld. Ha contribuito ad alcune pubblicazioni come riviste e-flux: The Exhibitionist e il Manifesta Journal, tra le altre.

MARTINA MAZZOTTA (Milano 1974) vive a Londra, è laureata in filosofia in Italia e in Germania e ha conseguito un phd in Storia dell’Arte a Milano. L’approccio transdisciplinare alle arti caratterizza tutta la sua ricerca, come saggista, docente universitario e curatore (ha ideato e curato numerosi libri e mostre, tra cui il contributo di Studio Azzurro alla Biennale Internazionale di Site Santa Fe, USA 2008, quello di Pietro Pirelli a Mumbai per En-Counters, India 2013, nonché mostre dall’approccio filosofico quali Pelle di Donna, Triennale di Milano 2012, e Wunderkammer. Arte, Natura, Meraviglia ieri e oggi, Museo Poldi Pezzoli e Gallerie d'Italia, 2014). Il tutto si integra con quell’universo di tradizioni ed esperienze rappresentato dalla Casa Editrice Mazzotta, fondata da suo padre Gabriele 50 anni fa, e dalla Fondazione Mazzotta, dedicata a suo nonno Antonio e oggi think-tank internazionale.

Comitato d’onore:
Richard Armstrong, Direttore della Fondazione Museo Solomon R. Guggenheim
Amin Jaffer, Direttore Internazionale Arte Asiatica, Christie’s
David Elliot, curatore e scrittore
Anupam Poddar, fondatore direttore Devi Art Foundation
Madhuvanti Ghose, co-curatore The Art Institute of Chicago

COORDINATE MOSTRA
Titolo mostra: My East is your West
Date: 6 Maggio - 31 Ottobre 2015
Sede: Palazzo Benzon, San Marco 3917, 30124 Venezia (http://www.locationvenice.com/)
Press day: lunedì 4 maggio ore 10 - 18
                   martedì 5 maggio ore 10 – 18
Talk: giovedì 7 maggio ore 11 – 12.30
Ideazione e curatela: Feroze Gujral, Fondatore/Direttore Gujral Foundation
Artisti: Rashid Rana (Pakistan) e Shilpa Gupta (India)
Collaborazione per la curatela e eventi collaterali: Natasha Ginwala e Martina Mazzotta
Partner in Italia: FAM Fondazione Antonio Mazzotta

Orari: martedì - domenica, dalle ore 10 alle 18
Ingresso: libero
INFO PUBBLICO Chiara Bordin - Valorizzazioni Culturali | Art-Events +39 328 3073233

Come arrivare: Vaporetto fermata S. Angelo



My East is Your West
a cura di Feroze Gujral con Natasha Ginwala e Martina Mazzotta

Gujral Foundation - India
Fondazione Partner in Italia: FAM Fondazione Antonio Mazzotta

Evento collaterale alla 56. Esposizione Internazionale d'Arte - la Biennale di Venezia

Palazzo Benzon 
San Marco 3917, Venezia - Fermata S. Angelo

6 maggio - 31 ottobre 2015


Uffici stampa

IBC Irma Bianchi Communication 
Via Arena, 16/1 - 20123 Milano
testi e immagini scaricabili da

Sutton PR
South Wing Somerset House, Strand, London WC2R 1LA
Olivia Cerio olivia@suttonpr.com 

giovedì 23 aprile 2015

Galleria Lo Magno, lo sconfinato linguaggio delle forme e dei colori nelle tele di Irina Ojovan.

Dal 3 maggio al 6 giugno 2015 la Galleria Lo Magno di Modica, Via Risorgimento 91-93, ospiterà una personale dell’artista moldava Irina Ojovan, a cura di Arianna Piermattei (“Irina Ojovan”, vernissage domenica 3 ore 19,00; visite: da martedì al sabato, ore 10.00- 13.00 e 16.00-20.00.)

Irina Ojovan (Chisinau, Moldavia 1988) si è formata artisticamente tra la sua terra natale e l’Italia, dove ha frequentato le Accademie di Belle Arti di Torino e Roma. Diverse le collettive in Russia, Romania, Germania, Francia e Italia cui ha preso parte. La sua prima personale nel nostro Paese è stata allestita a Comiso nel 2010. Attualmente vive e lavora a Monaco di Baviera. 

Nelle sue opere (circa venti quelle in mostra, tra oli su tela e serigrafie) la Ojovan costruisce spazi di colore, forme perfette, composizioni astratte, in cui si coglie il folklore stilizzato degli ornamenti della tradizione moldava, ma anche l’origine, il passato, la cultura e il contemporaneo dell’arte.

«Ad osservare le opere della Ojovan – scrive Arianna Piermattei, critica d’arte, a proposito della mostra - non si può non passare per le reminescenze dell’Espressionismo astratto di Rothko o del movimento del Colorfield. La strada inaugurata dalla rivoluzione dell’astrazione e della liberazione dal legame oggetto-sua riconoscibilità […] si è mossa sulla linfa dilagante di quell’albero di mondrianiana memoria che si trasformava in composizione geometrico-cromatica, passando per il dinamismo potenziale di Malevic e le atmosfere oniriche di Kandisky e Klee».

Se le campiture geometriche delle tele della Ojovan rappresentano uno spazio metafisico, «territori silenziosi o appena mossi da presenze geometriche che galleggiano o si manifestano improvvise sullo spazio in quiete, come a voler richiamare alla comunicazione in un’altra dimensione», c’è in esse, scrive la Piermattei, anche «il tentativo di misurare le sconfinate lande dell’anima, c’è il percorso “a passi tardi e lenti” per i sentieri del pensiero».




Info e contatti
Galleria Lo Magno
Via Risorgimento, 91/93, Modica (RG)
Tel: 0932 763165 / cell. 339 6176251

Beton 7, dal 12 al 23 Maggio 2015 vi invita ad Atene alla mostra collettiva "Blasted" a cura di Zara Audiello.

Nella letteratura del secondo dopo guerra in Italia c'è una contrapposizione tra scrittori/scrittrici politicamente e socialmente  impegnati/e ed i personaggi da loro ritratti, consumati dal male di vivere. Questo tipo di approccio ha portato alla nascita di una classe di intellettuali partecipi alla vita politica e sociale del paese.

Scrittori come Moravia e Pasolini sperimentano pienamente questo strumento. 
I due individuano un "nuovo fascismo" consumistico che punta all'omologazione totalitaria del mondo, cancellando ogni differenza individuale, sociale e negando la libertà,  come accade negli Indifferenti, in Ragazzi di vita o La Ricotta/ Teorema.
Riflessioni su un tipo di fascismo suburbano consumistico li troviamo anche nel romanzo Regno a Venire  di J.G.Ballard, dove l'ideologia viene ad incarnarsi nell'appartenenza ad una tifoseria sportiva che si sovrappone alla fidealizzazione dei clienti di un grande centro commerciale, odierno tempio dell'ideologia.

A Londra negli anni '90 abbiamo assistito al "bum" della YBA, tutti artisti/e figli/e degli anni Settanta. Periodo in cui l'abiura culturale e il rinnegamento dei modelli culturali reali, ossia quei modelli patrimonio  di un sapere proletario e contadino, sempre citando Pasolini prendono atto. 
Nelle opere di questi artisti/e emerge chiaramente un disagio ed uno spaesamento che si manifesta il più delle volte sotto forma di apatia. Si pensi a My Bed di Tracy Emin, o alla formale spietatezza di Hirst in The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living. Entrambi seppur con estetiche molto diverse rappresentano la forte dicotomia reazione/indolenza prodotta da un sedimentato sessantennio di società del consumo.

Nell'Europa contemporanea assistiamo ad un interessante processo che ci spinge ad una nuova concezione geo politica europeista. La Comunità, incapace di sostenere gli effetti di una crisi prolungata, deve prendersi carico delle forzatura che arrivano soprattutto dai Paesi difficili, da quei Paesi resi economicamente in deficit dalle nuove manovre politiche, la Grecia in primis, oltre l' Italia e la Spagna; o addirittura da quelle Nazioni annesse da poco o non ancora facenti parte dell'Unione, come i Balcani: i Dannati dell'Europa.

Le problematiche improcrastinabili provenienti da queste aree spingono il vecchio continente a riesaminare i parametri di adesione per non correre il rischio di incitare gli animi separazionisti che sancirebbero la fine dell'Unione.
Dunque se da una parte, in alcune opere dei giovani artisti/e contemporanei/e, la frustrazione e lo stato di ansia nevrotica sembrano ispirarsi ai complessi personaggi degli scritti di Sarah Kane, in cui la violenza cela  una condizione abulica, dal bacino del malcontento si è comunque generata una sorta di energia protesa al cambiamento. 
Blasted più che una mostra, vuole essere una declamazione pubblica non tanto di principi o intenzioni volti a degli obbiettivi, ma un intervento artistico accurato teso a puntualizzare l'urgenza di cambiamenti strutturali e sociali.

Le opere proposte dagli artisti/e coinvolti hanno identità rizomatiche, vanno a comporre l'allestimento senza punti di entrata o uscita ben definìti, procedono nello spazio evidenziando la precisa volontà di negazione dell' ordinamento gerarchico. Avanzano liquidamente nel complesso sistema dei multipli, rivendicando, per citare lo scrittore Glissant, il diritto all'opacità e rinunciano all'idea di un ordine sovrano che riconduce coattamente ad un'unità prestabilita.
Rebecca Agnes, Portable Table of Content #0, tavolo, legno, acrilico 45x37x28cm, 2 bicchieri. 2015. L'installazione interattiva è un invito alla discussione sull'architettura e la pianificazione urbana, e a quale tipo di cittadino/a sono rivolti.
Basma Alsharif, We began by measuring distance, 19m, single channel SD video. 2009. Il video è il frutto di una ricerca su come l'immagine e il suono possano rappresentare la storia e sull'impossibilità di trasmetterne la tragicità.
Ludovic Bernhardt, Ruins, installazione, libro bruciato. 2014. Il libro di scienza e fantapolitica, scritto dall'artista e poi bruciato, ambienta una sorta di archeologia del futuro rappresentando il complesso disfacimento dello stato contemporaneo.
Zoe Giabouldaki, Status Updates, rame, acido nitrico, carta vetrata, porcellana, approx.120x80 cm, 2015. Attraverso l'utilizzo di un materiale altamente ossidabile come il rame, il lavoro dell'artista greca, rappresenta il tentativo fallito di ripristinare una condizione fisica, psichica o sociale originariamente lucente. 
Eirene Efstathiou, Outstanding Chemical Fertilizers, single channel video, 5'. Documentanzione video di una serie di performance in loop, si esplorano i meccanismi, le immagini estetiche e i rituali di dissenso e di resistenza. 
Goran Micewski, serie di fotografie, diverse misure, 2012-2015. La serie di fotografie, anche se fortemente legate alla città di Belgrado e a un contesto specifico sono percepite come uno spazio aperto, pretesto per nuove connessioni.
Stefania Migliorati, Infiltrations (0039-0049), corda, 120 x 35 cm. L'installazione, composta da funi che costituiscono una sintesi dei colori delle bandiere italiane e tedesche è una riflessione sullo stato attuale dell'essere immigrato in Europa.
Maria Mitsopoulou & Tina Voreadi, glamorous2be, performance, 2015. Dopo 11 anni le due artiste ripropongono la stessa performance svoltasi prima della loro dipartita dalla Grecia. La volontà della meta performance è di mettere in evidenza i cambiamenti intimi e sociali in relazione alle scelte.
Campus Novel, Spatial Offer, installazione 110 x 50 x 50 cm, legno, vernici, vetro, hardware di registrazione. La connessione del suolo al paesaggio diventa prospettiva di indagine alle mutevoli variabili di percezione in relazione alle esperienze individuali.
Mariagiovanna Nuzzi, RÉPÉRAGES, parte del progetto Al-rumûl del 2012, descrive i processi di desertificazione, intesi come implicazioni politiche nella costruzione del tessuto urbano. Sono prese come esempio le tre città emblema dell'Europa: Londra, Parigi, Berlino.
Giorgos Papadatos, Notes for a transitional monument, 2012-? Si analizza l'utilizzo di monumenti nell'ambiente urbano, e come essi influiscano nei contesti sociali fungendo da transizione tra la spazialità e la temporalità come volontà del Potere.
Bojan Radojcić, Genetic Engineering, 144 pagine di libro, 2014. ll riverbero dei nazionalismi e della tradizione religiosa supportate da un' elitè conservatrice presente fino alla seconda guerra mondiale, prende forma nella violenza simbolica della società post-jugoslava, significante è diventato il "saluto a tre dita".
Société Réaliste, The Fountainhead , full-length movie, 2010) . Un' esplorazione speculativa della pratica architettonica, matrice della raffigurazione delle autorità.
Ivana Smiljanić, Shinning disco ball, photo 40x50 cm, 2006. L'idea dell'opera è nata durante una residenza d'artista in un villaggio della Serbia centrale, mette in luce come la presa in cura di un singolo dettaglio può diventare simbolo di rinascita.
Slobodan Stošić, Wiping the forehead of..., 2015. Un diario fruibile, composto dai pensieri, le ossessioni e le confessioni del''artista scritte o disegnate su fazzoletti di carta e posti dentro una scatola, esprimono intimi tentativi di interazione con il mondo esterno.

Société Réaliste The Fountainhead ,  full-length movie, 2010. Un' esplorazione speculativa della pratica architettonica, matrice della raffigurazione delle autorità.

Salon De Vortex - Yiannis Grigoriadis, Matière et mémoire, 2015. L'incuria, il corto circuito, la parte condivisa maledetta diventano zone di transizione attive che trasformano l' apatia in impeto. 

-Yiannis Isidorou, La fine di un'immagine latente, un percorso dalla speranza come apatia. Il futuro è già passato.











Qui gli aggiornamenti riguardo la mostra 

BETON 7

7, Pydnas St.
Athens
Votanicos, 11855 
info@beton7.com | 210 751 2625

mercoledì 22 aprile 2015

Euro, l’artista greco che racconta la disperazione sulle banconote.


L’idea è di un illustratore/designer greco di 29 anni, che si firma Stefanos. Su ogni banconota che gli passa di mano lascia dei disegnini. Ben presto diventati in qualche modo «ricercatissimi» sui fogli da 5, 10, 20, 50 e 100 euro.
Omini ritratti a metà tra ironia e dramma, figure ilari, ma anche tragiche. Gente che protesta davanti agli edifici delle banche centrali. Gente che lascia graffiti, che si uccide, che mendica, che esce il sacco del malloppo o al contrario dà l’assalto ai caveaux.









Photo gallery > http://banknotes.gr

martedì 21 aprile 2015

"THEREFORE. The Puzzle Project' | A Milano l'installazione interattiva dell'artista Antonio Alberti.

Domenica 3 Maggio 2015 alle ore 18:00, presso gli spazi de La Fabbrica del Vapore di Milano, Via Procaccini n. 4, si terrà l'inaugurazione di "THEREFORE. The Puzzle Project", l'installazione interattiva dell'artista Antonio Alberti. In mostra fino all'otto maggio.


Therefore è la congiunzione che conduce alla conclusione di un ragionamento valido. Therefore è l’incipit sicuro di sé che taglia i preamboli ridondanti di un discorso. Nel caso specifico, Therefore è soltanto il titolo della mia installazione interattiva, in cui Therefore diventa il principio di un processo creativo logicamente indotto.
Tramite Therefore infatti, intendo mettere in moto un processo artistico partecipativo in cui il contributo del visitatore diventa un elemento necessario per la realizzazione ultima dell’opera. Tutto ciò rientra nella definizione più tradizionale di arte partecipativa, in cui la partecipazione stessa è opera ed è arte. Tuttavia, la partecipazione richiesta in questo caso non si esaurisce con la semplice adesione entusiastica al processo creativo. In questo caso, la partecipazione esige uno sforzo intellettivo sostanziale da parte dei partecipanti ai quali chiedo (quasi maniacalmente) di risolvere una serie di sillogismi. Solo concludendo correttamente tutti i sillogismi l’opera otterrà la forma con la quale era stata ideata. Solo concludendo correttamente tutti i sillogismi il processo creativo avrà successo e la partecipazione realizzerà il proprio valore.
Therefore infatti è un’installazione interattiva che cerca di guardare in maniera critica al significato della partecipazione. In Therefore, la partecipazione non ha un valore in sé ma solo un valore strumentale. La partecipazione quindi non è desiderabile in quanto tale. La partecipazione è desiderabile solo se permette di raggiungere valori desiderabili. In questo caso il valore della Verità veicolato dai sillogismi e (forse) un certo grado di bellezza che dovrebbe essere veicolato dalle opere correttamente realizzate.
Associando alla partecipazione solo un valore strumentale, intendo spogliarla dell’enfasi retorica con quale questa è spesso caricata. La necessità di osservare criticamente il valore della partecipazione è data da due motivazioni: primo, una mia repulsione istintiva, soggettiva e capricciosa verso i processi inclusivi, partecipativi ed entusiastici. Secondo, una più stabile convinzione analiticamente fondata che muove dall’osservazione dei numerosi casi storici in cui inclusione, partecipazione ed entusiasmo hanno prodotto eventi eticamente catastrofici.
Dunque, secondo me, la partecipazione ha valore solo se permette di realizzare altri valori. La partecipazione ha valore sole se è implicata in un lavoro manuale o intellettuale i cui scopi sono desiderabili e questo è ciò che provo a mettere in scena tramite Therefore. 

Antonio Alberti
tunzo_1986@yahoo.it | +39 333 82 43 963 

lunedì 20 aprile 2015

L'Open Art Cafè di Terracina inaugura il suo percorso espositivo presentando gli ultimi lavori della serie " Nuotatrice " di Francesco Canini.

Mercoledì 22 aprile 2015 dalle ore 19:00, presso gli spazi dell'Open Art Café di Terracina, in Viale Europa n. 218/c, verranno presentati gli ultimi  lavori della serie  " Nuotatrice "  dell'artista Francesco Canini, in esposizione fino al 3 maggio.

La Nuotatrice, già esposta in importanti sedi, tra queste ricordiamo il Museo Emilio Greco di

Sabaudia,  la Pinacoteca Comunale d'Arte Contemporanea di Gaeta,  la Galleria Horti Lamiani e la Galleria 196  di Roma, è il tema prediletto, il soggetto caratteristico dell’autore, da alcuni anni vocazione pressoché esclusiva della sua pittura.

La Nuotatrice, una giovane donna, una fanciulla senza età, nuota immersa nella propria solitudine, laddove tale condizione perde qualsiasi connotato di negatività e non somiglia più ad un oscuro abisso, bensì ad un sereno riparo luminoso uno spazio sospeso, lontano dal caos dal frastuono, dove il mare apparentemente calmo, ci riconduce ad un’area geografica reale, quella del Litorale Pontino, dove l’artista vive e lavora da alcuni anni.

Francesco Canini con un ritorno agli strumenti più semplici del disegno e della pittura, ritaglia uno spazio protetto e silente, dove corpi e acqua si fondono e si impastano nella stessa materia. Molteplici sono le influenze ed i modelli individuabili nel suo lavoro: il primo Rinascimento masaccesco, Giorgione e Tiziano, il Carlo Carrà metafisico, il Realismo Magico.