STAY COOL. BE SOCIAL.

martedì 18 febbraio 2020

SmallTalk con il Collettivo LightsOn. All'Impact Hub di Siracusa, si parla di arte, cultura e territorio.


#SMALLTALK
Incontro e aperitivo con il collettivo LightsOn

Giovedì 27 febbraio 2020 alle ore 18:00


Via Mirabella 29, Siracusa



Giovedì 27 febbraio 2020, dalle ore 18 in poi, presso l'Impact Hub di Siracusa, via Mirabella n. 29, si terrà l'incontro- dibattito "SmallTalk" con il neonato Collettivo LightsOn.
Si parlerà di arte, cultura, territorio e di progetti socialmente utili per la collettività.


LightsOn è un progetto, un obiettivo comune, un collettivo di anime che raccontano storie di arte e di cultura, per appropriarsi del ruolo nella città di Siracusa e nella società affermando la dignità degli artisti e dei creativi come promotori di cultura. Attraverso la cultura si può inventare un modo nuovo di recuperare i luoghi fisici e astratti lasciati al degrado.
Una collaborazione condivisa e partecipata per rivendicare il diritto ad un progetto artistico e culturale che sia concreto e ispirante, con l'obiettivo di riaccendere il senso di appartenenza alla città di Siracusa. Una città che è luogo in cui la cittadinanza può creare cultura, in modo consapevole e coeso e in cui il collettivo LightsOn vuole realizzare una Casa Della Cultura.



Facebook Page > Collettivo LightsOn

sabato 15 febbraio 2020

East Market, a Milano anche a febbraio tutto il meglio del vintage.

Al via domenica 23 febbraio, una nuova edizione di East Market, il mercatino vintage milanese dedicato a privati e professionisti, dove tutti possono comprare, vendere e scambiare. 
300 selezionati espositori da tutta Italia proporranno migliaia di oggetti insoliti e stravaganti. Dai più ricercati capi d'abbigliamento vintage all'artigianato più raffinato, dai più rari dischi in vinile ai colorati complementi d'arredo. Negli oltre 6000 MQ dell’ex fabbrica aeronautica in zona Mecenate si possono trovare anche articoli di collezionismo, accessori, mobili, modernariato, usato, pulci, design, scarpe e borse, libri, fumetti, poster, riviste e stampe, elettronica, militaria, giochi e videogiochi, riciclo e riuso, stranezze varie, piatti, porcellane e utensili e molto altro ancora.

Tra gli espositori di questa edizione Silvia Cavallini, che raccoglie e colleziona decine di articoli vintage suddivisi in varie categorie, tra cui targhe e latte, giocattoli e macchine da scrivere dagli Anni '40 agli Anni '90. BOLO Paper del designer Marco Nicotra è una casa editrice indipendente milanese che porta a East Market una selezione di libri d'artista, magazine, fanzine e stampe in edizione limitata. Boldishvintage di Michela de Marchi espone vecchie porcellane e ceramiche ridecorate soprattutto piante e animali. Ogni pezzo è decorato a mano e sottoposto a cottura terzo fuoco, così che possa essere usato come oggetto decorativo, ma anche sulla tavola di tutti i giorni e perfino lavabile in lavastoviglie.

Come da tradizione East Market si distingue per un connubio di modafai da te, mercato del riciclo che strizza l'occhio alle nuove tendenze del fashion e della musica, con multiformi articoli e idee sempre diverse. L'idea di vintage che propone East Market è anche cultura e consapevolezza del riciclo. Non solo valorizzare il senso estetico e funzionale degli oggetti, ma anche informare e sensibilizzare il pubblico sugli aspetti ecologici sottesi a questa cultura. 
Accompagnano il mercatino le aree food & beverage. East Market Diner, dove si trovano la caffetteria e la bakery con prodotti da forno dolci e salati, due bar sempre aperti per tutta la durata della manifestazione e la food area. In quest'ultima sono a disposizione del pubblico numerosi truck con un'offerta sempre diversa di cucina internazionale e street food, senza dimenticare la tradizione italiana e anche molte proposte per veganiceliaci e kids. East Market adotta la politica #plasicfree ovvero una policy ecologista che bandisce completamente tutta la plastica nel food e beverage. Per cibi e bevande, infatti, sono disponibili solo materiali eco friendly e riciclabili. 
Completano la manifestazione i DJ set con il meglio delle selezioni musicali del momento e del passato e il corner barber shop a cura di Bullfrog, dove potersi tagliare i capelli o sistemare barba e baffi. 
Tutte le informazioni e le novità sono su facebook.com/eastmarketmilanoeastmarketmilano.com e instagram.com/eastmarketmilano/.


PROMO VIDEO EAST MARKET MILANO

Domenica 23 febbraio 
dalle 10 alle 21
Via Mecenate, 88/A – Milano 
Ingresso Euro 3 (gratis fino 14 anni)
Infoline +393920430853

Paolo Borsellino. Essendo Stato. Al Teatro Elfo Puccini di Milano, lo spettacolo scritto e interpretato da Ruggero Cappuccio.


18 - 23 febbraio | sala Bausch

Paolo Borsellino. Essendo Stato
scritto e interpretato da Ruggero Cappuccio
impianto scenico Mimmo Paladino
immagini Lia Pasqualino
musiche originali Marco Betta
disegno luci e aiuto regia Nadia Baldi
produzione Teatro Segreto


Proprio su via D’Amelio, o meglio sull’ultimo secondo di vita di Paolo Borsellino il 19 luglio del 1992, si concentra il testo di Cappuccio che dilata questo singolare residuo di tempo in un intenso monologo. Il giudice disteso sull’asfalto dubita di essere già morto e dubita di essere ancora vivo. In questa dimensione di lucidità entrano i sogni, l’infanzia, la giovinezza, l’amore  di Borsellino per la sua Sicilia aspra e luminosa, per la sua famiglia e per chi ha cercato di proteggerlo e sta morendo con lui. Ma c’è anche l’amico Giovanni Falcone, dall’adolescenza fino all’ultimo abbraccio nel giorno di Capaci.



E c’è la denuncia della solitudine in cui i due magistrati sono stati lasciati, perché esiste una parte deviata dello Stato che vuole controllare la piaga rappresentata dalla mafia, ma non guarirla: di quell’infezione ha infatti bisogno, anche per mettere a morte le parti sane del suo corpo che desidera siano messe a morte.
La nascita del testo fu accompagnata dall’entusiasmo di Agnese Borsellino, che nel 2004 dichiarò pubblicamente come nelle parole di Cappuccio si concretizzasse la resurrezione spirituale di suo marito. Essendo Statodiventa così una messinscena che da quindici anni attraversa i più prestigiosi teatri italiani. Nel 2016 Essendo Statoè andato in onda su Rai Uno e Rai Storia in forma di docu-film per l’interpretazione e la regia dello stesso Cappuccio.



TEATRO ELFO PUCCINI, corso Buenos Aires 33, Milano
Orari: mart/sab 19:30, dom 15:30 
Prezzi: intero € 33 / martedì posto unico € 22 / rid. giovani e anziani € 17,50 / under18 € 13.50 - Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org

I c o n o S o p h i a. Allo SpazioAref di Brescia, la mostra personale di pittura di Alessandro Bulgarini.



titolo: I c o n o S o p h i a
artista: Alessandro Bulgarini
date: 29 febbraio | 29 marzo 2020
curatela: Luca Siniscalco
inaugurazione: sabato 29 febbraio ore 18:00
finissage: sabato 28 marzo ore 18:00
sede: SpazioAref - Piazza Loggia 11/f – Brescia
orari: giovedì / domenica - 16.00 / 19.30 (altri giorni su appuntamento)
info: info@aref-brescia.it - 030.3752369 / info@alessandrobulgarini.it - 338.3015186
ufficio stampa: FratturaScomposta info@fratturascomposta.it


"E’ un luogo comune, oggi, parlare di “civiltà dell’immagine” (pensando ai nostri giornali, cinema e televisioni).
Ma ci si chiede se, come tutti i luoghi comuni, anche questo non nasconda un radicale equivoco, un errore completo. Poiché invece di elevare l’immagine al livello di un mondo che le sarebbe proprio, invece che investirla di una funzione simbolica, rivolta al senso interiore, abbiamo soprattutto la riduzione dell’immagine al livello della percezione sensoria pura e semplice, e quindi la definitiva degradazione dell’immagine. Non dovremmo dire, dunque, che maggiore successo ottiene questa riduzione, più si perde il senso dell’immaginale, e più ci si condanna a produrre soltanto dell’immaginario?
[…] Se non siamo più capaci di parlare dell’immaginario eccetto che come “fantasia”, se non possiamo utilizzarlo o tollerarlo che così, abbiamo probabilmente dimenticato le regole e le norme e l’ordine assiale che sono responsabili della funzione cognitiva o immaginativa.”
[Henry Corbin]
Sabato 29 febbraio 2020 alle ore 18:00 presso la Galleria di SpazioAref in Piazza Loggia n.11f a Brescia, inaugura la nuova mostra personale di Alessandro Bulgarini: IconoSophia
Il pittore torna all'Aref dopo quattro anni con una selezione di dipinti a olio ed opere su carta inediti, accompagnati da un testo critico del filosofo Luca Siniscalco che illustrerà la sua scelta estetica, le implicazioni filosofiche e la collocazione storica della sua particolare ricerca artistica.



IconoSophia richiama alla mente il concetto di iconografie di sapienza, raffigurazioni filosofali e può essere inteso in senso ampio come la definizione di una ricerca pittorica peculiare focalizzata sull'approfondimento e la rielaborazione dei simbolismi e le iconografie delle varie Tradizioni, nonché di alcuni paradigmi legati alle domande fondamentali dell'uomo.
Ogni opera equivale alla riorganizzazione compositiva di un particolare insegnamento o concetto ed è concepita come uno stratagemma capace di risvegliare nell’osservatore una domanda, generalmente sopita, sulla realtà.
L’esposizione sarà aperta e visitabile gratuitamente fino al 29 marzo, dal giovedì alla domenica dalle 16.00 alle 19.30



La mostra intende inoltre stimolare un dibattito culturale insolito sui temi legati all'immaginazione, al mondo immaginale e degli archetipi, proponendo al suo interno: “Ierognosi e pensiero del cuore: due conferenze sul Mundus Imaginalis” nelle quali, alcuni relatori invitati dall'autore, illustreranno alcuni aspetti di queste tematiche connesse al risveglio di un nuovo Umanesimo, con un approccio sincretico e un taglio filosofico di facile approccio per tutti i curiosi.
Sabato 7 marzo 2020 ore 17:00
Luca Siniscalco: La pittura filosofale di Alessandro Bulgarini
Marco Maculotti: L'Immaginazione ed il sacro nel mondo moderno
Andrea Scarabelli: Il Nomos del Fuoco. La chiusura dei cicli
Venerdì 13 marzo 2020 ore 20:00
Claudio Marucchi: Archetipi e visione immaginale


***


Il progetto IconoSophia presenta una nuova analisi critica (dopo le mostre Ierofania del 2015, Codice Sincretico del 2016 e Alta Fantasia del 2017) della proposta visiva del pittore Alessandro Bulgarini, da tempo focalizzata su tematiche filosofiche e approfondimenti iconografici legati ai temi del sacro e del simbolismo.
IconoSophia richiama alla mente il concetto di iconografie di sapienza, raffigurazioni filosofali e può essere inteso in senso ampio come la definizione di una ricerca pittorica peculiare focalizzata sull'approfondimento e la rielaborazione dei simbolismi e le iconografie delle varie Tradizioni, nonché di alcuni paradigmi legati alle domande fondamentali dell'uomo.
In un periodo storico segnato da profonda instabilità sociale nonché da mutamenti epocali legati allo sviluppo delle nuove tecnologie da un lato, ed all'emergenza ambientale dall'altro, la riscoperta delle radici della propria cultura e di quella degli altri popoli (sulla scorta del profondo lascito intellettuale di autori del calibro di C.G.Jung, J.Hillman, M.Eliade, H.Corbin) diviene una necessità imprescindibile per poter affrontare le sfide dei tempi. La pittura, nel farsi nuovamente canale di diffusione di bellezza ma soprattutto di conoscenza e significati profondi, diviene occasione di meditazione e introspezione, nonché di dibattito culturale.
La pittura di Bulgarini si propone come un tentativo inattuale, in senso nietzscheano – e pertanto attualissimo – di riportare l’immagine, nella sua dimensione figurativa più autentica, al centro della prassi artistica. Oltre certe iperboli concettuali e minimalistiche, colpevoli di privare l’arte della sua dimensione estetica – ossia sensibile, corporea e simbolica – ma nel contempo lontanissima da ogni malinconica rievocazione di un’arte mimetica e semplicemente decorativa, la poetica di Bulgarini s’impone mediante il riconoscimento della centralità dell’immagine.
La potenza espressiva dell’Icona, tradizionale strumento di collegamento fra visibile e invisibile, materia e spirito, immanenza e trascendenza, si manifesta in modo rinnovato nelle tele del pittore. Le quali sono tutte dirette a raffigurare – lo diciamo con le parole di Pavel Florenskij – «quelle immagini che separano il sogno dalla realtà, che separano il mondo visibile dal mondo invisibile ed in tal modo congiungono i due mondi».
Strumenti modernissimi, dunque – sin dallo stile, che richiama il surrealismo, arricchito di sarcastici riferimenti alla cultura contemporanea – impiegati per esprimere pittoricamente principi tradizionali, oseremmo dire arcaici e perenni.
La saggezza (sophia) dell’icona si rivela infatti nella sua essenza creativa, capace di condurre l’astante nel regno della meraviglia, nel territorio insondato e insondabile dell’originarietà. Di quella chimera chiaroscurale che non si mostra nello sperimentalismo a tutti i costi, come talora si è portati a credere, quanto piuttosto lungo i crinali del terreno dell’Origine, dell’appartenenza alla propria identità di essere umano, che, come ebbe a notare lo storico delle religioni Mircea Eliade, si realizza integralmente proprio laddove, come insegna un’etimologia filologicamente forzata ma densa di suggestioni, l’uomo si fa humus, ossia terra.
Eccolo allora sondare le potenze profonde del nostro immaginario, il regno degli archetipi dell’inconscio collettivo che lo psicanalista svizzero Carl Jung ha sapientemente saputo problematizzare.
La Terra, intesa come Madre, luogo generatore delle istanze elementari che pervadono il mondo simbolico dell’uomo, torna al centro dell’interesse artistico, apre squarci verso un mondo di immagini che toccano l’esperienza più intima degli spettatori. L’immagine, allora, perde ogni superficiale funzione ornamentale, dismette i panni del divertissment per divenire specchio di una problematizzazione radicale – filosofica pertanto – del reale.
Paradossalmente, affinché l’arte possa confrontarsi con la realtà, anche nella sua dimensione socio-politica, è preliminarmente necessario che faccia epoché rispetto al mondo dei fenomeni, ossia, come insegna la fenomenologia, metta in discussione il mondo dell’apparenza per tornare su di esso con sguardo accresciuto e rinnovato.
Così IconoSophia significa aprire la mente – ed il cuore – alla sapienza delle immagini, alla capacità, attraverso l’immaginazione, di riconnettere l’esperienza individuale a quella collettiva, la psiche personale all’anima mundi. Significa, in ultima istanza, abdicare al mondo dei simulacri proposto dalla società contemporanea, la cui apparente passione per la dimensione visiva cela in realtà, come ben spiegato dal filosofo Baudrillard, un'intima avversione iconoclasta nei confronti della natura autentica delle immagini. La cui abissalità sovrarazionale fu ben compresa da Jung, che spiegò con genio: «Colui che parla con immagini primordiali, è come se parlasse con mille voci; egli afferra e domina, e al tempo stesso eleva, ciò che ha disegnato, dallo stato di precarietà e di caducità alla sfera delle cose eterne; egli innalza il destino personale a destino dell'umanità e al tempo stesso libera in noi tutte quelle forze soccorritrici, che sempre hanno reso possibile all'umanità di sfuggire ad ogni pericolo e di sopravvivere persino alle notti più lunghe... Questo è il segreto dell'azione che può compiere l'arte».
Del pari Ernst Jünger ebbe a scrivere: «L’opera d’arte è transeunte, ma attesta qualcosa d’immortale. Tutte le immagini visibili sono olocausti, sono servizio liturgico nell’ambulacro che conduce a un’immagine invisibile».
Di questa prospettiva estetica alta e impegnata si è voluto far carico, fra gli altri, Alessandro Bulgarini. La sua proposta pittorica non è d’altra parte un grido solitario e inascoltato, bensì un richiamo alla funzione fondativa dell’arte che rientra all’interno di un vivace dibattito culturale. È difatti una spinta nodale nei momenti di discussione del paradigma culturale vigente in questa nostra attualità, quella modernità – o postmodernità, se si preferisce – che Roberto Calasso, il celeberrimo Editore di Adelphi, ha stigmatizzato nel suo ultimo saggio sotto la paradossale nozione di “innominabilità”.
L’opera di Bulgarini intende piuttosto gettare i tasselli di quella pedagogia dell’immaginazione tanto auspicata da Italo Calvino: strumento indispensabile con cui educare i giovani a un rinnovato amore per la bellezza e l’autenticità estetica. Un Pulchrum che sia, pertanto, vero fulcro trascendentale inscritto nella stessa realtà sensibile – e non al di là di essa –, approccio conoscitivo tramite cui lasciar risplendere in modo rinnovato il cosmo e i suoi mirabili frammenti.
«La bellezza – ci spiega James Hillman – è una necessità epistemologica; l'aisthesis è il modo in cui noi conosciamo il mondo». Non resta che riappropriarci di questa primordiale facoltà gnoseologica rivolta alla comprensione di noi stessi e dell’universo che ci circonda.
La pittura di Bulgarini è un segnavia lungo questo difficile ma affascinante percorso. Di contro a quella equivoca “civiltà dell’immagine” in cui, come ben intese Henry Corbin, «invece che elevare l’immagine al livello di un mondo che le sarebbe proprio, invece che investirla di una funzione simbolica, rivolta al senso interiore, abbiamo soprattutto la riduzione dell’immagine al livello della percezione sensoria pura e semplice, e quindi la definitiva degradazione dell’immagine».
Luca Siniscalco
_________________________________
"C'è l'ermetismo in cui non si entra perché è chiuso, quello in cui si entra e che ci rinchiude, quello che ci invita ad entrare per aprire ciò che è chiuso.” [Antonin Artaud]
"Quale sarà il futuro dell'immaginazione individuale in quella che si usa chiamare la "civiltà dell'immagine"? […] Penso ad una possibile pedagogia dell’immaginazione che abitui a controllare la propria visione interiore senza soffocarla e senza d’altra parte lasciarla cadere in un confuso, labile fantasticare, ma permettendo che le immagini si cristallizzino in una forma ben definita, memorabile, autosufficiente, icastica.” [Italo Calvino]

venerdì 7 febbraio 2020

Trascendi e sali. Al Teatro Elfo Puccini di Milano, in scena l’ultimo successo di Alessandro Bergonzoni.




11 - 23 febbraio | sala Shakespeare

Trascendi e sali
di e con Alessandro Bergonzoni
regia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi
scene Alessandro Bergonzoni
produzione Allibito srl

Torna all’Elfo Puccini l’ultimo successo di Alessandro Bergonzoni, Trascendi e sali. Un consiglio, ma anche un comando. O forse una constatazione dovuta a un’esperienza vissuta o solo un pensiero da sviluppare o da racchiudere all'interno di un concetto più complesso. Perché, in fin dei conti, Bergonzoni in tutto il suo percorso artistico, che in questi anni l'ha portato oltre che nei teatri, nei cinema e in radio, nelle pinacoteche, nelle carceri, nelle corsie degli ospedali, nelle scuole e nelle università, sulle pagine dei giornali, nelle gallerie d'arte e nelle piazze grandi e piccole, è diventato un ‘sistema artistico’ complesso che produce e realizza le sue idee in svariate discipline, per metabolizzare tutto e ripartire da un'altra parte. 
E tutto questo aggiunge un’ulteriore, ovvia, complessità a un autore che, anche in questo suo quindicesimo spettacolo, non ha rinunciato alla matrice comica, mai satirica. 

Trascendi e sali come vettore artistico di tolleranza e pace, colmo di visioni che, magari, riusciranno a scatenare le forze positive esistenti nel nostro essere. Piuttosto che in avanti potrebbe essere, artisticamente, un salto di lato a dimostrazione che a volte per una progressione non è sempre necessario seguire una linea retta. Dove la carta diventa forbice per trasformarsi in sasso, dove il comico si interroga per confessare e chiedere e tornare a indicare quello che evidentemente lui vede prima degli altri. Forse dall'alto delle sue scenografie o nella regia condivisa con Riccardo Rodolfi. Forse. Sicuramente. Sicuramente forse.


«Sembrava impossibile e invece Bergonzoni ancora una volta sorprende. Anzi trascende. Mentre noi trasaliamo, lui va oltre. Oltre il dispositivo comico e il teatro stesso, consegnandoci un oggetto mutante non identificato. Non si tratta solo di come lavora e si fa lavorare dalla lingua, per altro in modo sempre più formidabile. Questo è il mezzo, non il fine. Come le risate che scatena non sono l’obiettivo ma semmai lo strumento per mettere in allerta lo spettatore. Che viene scaraventato in un’altra dimensione, costretto quasi a livello neurofisiologico a pensare in modo diverso. Con un altro ritmo, un’altra velocità, un altro acume. Milioni di sinapsi in iperattività. Quando scende dalla sua ‘pensostruttura’ e si presenta sulla scena dialogando con le quinte che diventano ‘quinte essenze’ da interrogare, il movimento da verticale si fa orizzontale, tutto si muove. Lui per primo, presenza aumentata ad alta intensità performativa con qualcosa di fanciullesco che più tocca il metafisico più diventa fisico. Succede dunque che sul piatto del palcoscenico metta questioni come il femminicidio, il razzismo, Giulio Regeni e Stefano Cucchi, le cure di contenzione e le corsie degli ospedali, i migranti seppelliti nella ‘bara-onda’ scatenata ad arte, le religioni che dovrebbero scambiarsi le fedi, le responsabilità individuali e quelle collettive. Il prodigio è che tutto questo piomba sul pubblico come una saetta che con precisione micidiale colpisce e immediatamente sparisce. Il resto è nelle mani dello spettatore, perché non è più questione di lavorare ma di ‘capolavorare’. La prima rivoluzione è quella contro i nostri piccoli ego rattrappiti. Sarà per questo che, a spettacolo finito, si ha voglia di tutto fuorché di andare a dormire».
Sara Chiappori, la Repubblica



GIOVEDÌ 13 FEBBRAIO 2020, ORE 18:00  
Il Teatro Elfo Puccini ospita 
DIRITTO E TEATRO con Gherardo Colombo e Alessandro Bergonzoni 
conduce Oliviero Ponte di Pino 
Un incontro organizzato nell’ambito della Buone Pratiche del Teatro 2020, a cura dell’Associazione Ateatro, con il contributo di Fondazione Cariplo.

Ingresso libero con prenotazione obbligatoria 

Ogni aula di tribunale è anche una scena teatrale, ogni spettacolo è anche un tribunale, dove il pubblico giudica gli attori e gli attori il pubblico, dove si rivivono delitti e castighi, dove il Cristo può dialogare con il Grande Inquisitore per illuminarci sul senso più profondo della giustizia. Sia il giudice sia il teatrante vanno, ciascuno a suo modo, alla ricerca della verità, anche se a volte incontrano l'assurdo… Forse non tutti sanno che Gherardo Colombo, uno dei magistrati italiani più stimati, ha raccontato e discusso in teatro l'episodio chiave del capolavoro di Dostoevskij, mentre Alessandro Bergonzoni, una delle personalità più esplosive delle nostre scene, è laureato in giurisprudenza.




TEATRO ELFO PUCCINI, corso Buenos Aires 33, Milano 
 Orari: mart/sab 20:30, dom 16:00 
 Prezzi: intero € 33 / martedì posto unico € 22 / rid. giovani e anziani € 17,50 / under18 € 13.50 
Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org.

giovedì 6 febbraio 2020

Al Teatro Garibaldi di Avola, per la stagione concertistica, domenica 9 febbraio, si esibirà l'Ensemble Goffriller.


ENSEMBLE GOFFRILLER
 
Vito Imperato violino
Giovanni Anastasio violino
Alberto Salomon viola
Benedetto Munzone violoncello
Epifanio Comis pianoforte

Domenica 9 febbraio 2020 ore 18:30 
Teatro Garibaldi
Piazza Teatro, Avola 

L’ Ensemble GOFFRILER, fondato da Epifanio Comis, è una formazione strumentale costituita da musicisti docenti presso l’Istituto Musicale “Vincenzo Bellini” di CATANIA.
L’ Ensemble combina l’arte di cantare, propria degli archi, con il suono del pianoforte, mirando a quel connubio perfetto che rivela le caratteristiche peculiari delle formazioni cameristiche del genere.
L’Ensemble nasce dal fecondo scambio di esperienze artistiche intercorso tra musicisti di riconosciuto valore, formatisi nelle accademie di più alto livello presenti in Italia (Accademia Chigiana di Siena e Accademia Walter Stauffer di Cremona) e attivi sia nelle formazioni sinfoniche che cameristiche di maggior prestigio.
Dalla primavera del 2018 l’Ensemble Goffriller è titolare del “Corso di Alto Perfezionamento per Quartetto d’Archi” presso la “Rachmaninov Academy” di Catania ove l’Ensemble è Artist in Residence.
Numerose inoltre le collaborazioni con concertisti di fama internazionale nelle più svariate formazioni, dal trio al quartetto d’archi, dal quintetto con pianoforte al sestetto d’archi.
L’elasticità di formazione dell’Ensemble, consente la realizzazione di un vasto repertorio, dal Barocco al Novecento, che esalta le peculiarità interpretative di ciascun componente.
Vincitori di concorsi nazionali ed internazionali, anche in veste solistica, i membri dell’Ensemble vantano un intenso e caratterizzante rapporto con alcuni compositori viventi, i cui lavori rappresentano una continua occasione di approfondimento e di affinamento della loro concezione poetico-interpretativa.
Gli archi dell’Ensemble Goffriller hanno il privilegio di suonare quattro prestigiosi strumenti: Violini Matteo Goffriller, Venezia 1710 e Luigi Mingazzi, Ravenna 1922; Viola Joannes Florenus Guidantus, Bologna 1692 (appartenuta al M° Bruno Giuranna); Violoncello Fausto Cacciatori, Cremona 1993.



Programma 
Robert Schumann
Quintetto in mi bemolle maggiore per pianoforte e archi, op. 44
1. Allegro brillante
2. In Modo d'una Marcia. Un poco largamente. Agitato
3. Scherzo. Molto vivace - Trio I et II
4. Allegro, ma non troppo

Antonin Dvoràk
Quintetto per pianoforte n. 2 in la maggiore, op. 81
1. Allegro, ma non tanto
2. Dumka - Andante con moto
3. Scherzo-Furiant: Molto vivace
4. Allegro

Parma, la mostra fotografica “The Passion” di Toni Campo nella chiesa di San Rocco.


“The Passion”
mostra fotografica di Toni Campo 
Dal 1 marzo al 31 maggio 2020

Chiesa di San Rocco, str. Giordano Cavestro, 3 
Parma 

Ingresso gratuito

Dal 1 marzo al 31 maggio 2020, la chiesa di San Rocco (str. Giordano Cavestro, 3) ospiterà le opere (“The Passion”) del fotografo siciliano Toni Campo (inaugurazione: ore 16,30; visite: tutti i giorni, ore 9-20, ingresso gratuito). L’esposizione è organizzata dall’Associazione culturale San Rocco e dalla Pastorale universitaria di Parma.

La mostra si compone di 18 scatti, che ripercorrono le 14 stazioni della Via Crucis, con l’aggiunta di quattro “bis”.  Toni Campo, che collabora con prestigiose riviste internazionali di moda, autore di libri, ha realizzato, insieme al creativo Francesco Palazzolo, un set fotografico neutro, dove una linea all’orizzonte, quasi nel limbo, rappresenta il limite dell’uomo, sospeso tra la sfera terrena e quella virtuale o spirituale.






Le scene della passione sono rivisitate in chiave moderna: nessuna immagine sacra, nessun oggetto, neppure la croce. Essi, però, pur se invisibili, sono in qualche modo immaginati, mentre a ricreare interamente la scena sono i volti sofferenti ed i corpi dei personaggi che interpretano il tema della sofferenza universale dell’uomo. Si tratta un viaggio fotografico sul tema del “dolore”, inteso come momento forte della vita, preludio di una rinascita. Le foto, delle gigantografie di metri 2 x 3, saranno esposte nel matroneo (spazi che si affacciano dall’alto sulla chiesa, attraverso grate lignee traforate e finemente decorate) ed in un lungo corridoio che corre lungo le quattro pareti dell’edificio sacro. Si tratta di luoghi direttamente collegati all’edificio sacro, ma distinti da esso e più riservati. L’allestimento è la vera peculiarità della mostra: essa offrirà al visitatore un percorso esperienziale ed emozionale.  In questi spazi, dove già si trovano altri arredi sacri e opere del passato, le gigantografie si ergeranno, sospese con delle catene, intersecando la storia e l’arte dei secoli scorsi, quasi un abbraccio con essi che si proietta nel futuro. L’utilizzo di incensi e la musica di sottofondo doneranno un’esperienza olfattiva ed uditiva che si unirà a quella artistica.



«Le foto – spiega Toni Campo – propongono il tema della Passione di Cristo, non come Salvatore, circondato da un’aurea di indiscussa sacralità, ma come uomo che, caricato della propria croce, affronta l’ascesa al Golgota, sipario della tragedia e, al tempo stesso, di rinascita. L’assenza di tratti distintivi della religione cristiana concentra l’attenzione sul profondo senso di universalità, mentre le specifiche scelte cromatiche ne sottolineano l’atemporalità. Al termine del percorso, il contrasto tra la rigidità del corpo e l’energico movimento del sudario trasmettono un potente senso di vibrante attesa per la resurrezione, poiché la sofferenza non è morte dello spirito, ma sua elevazione».

«Nell’ambito di “Parma 2020”, capitale della Cultura - spiega don Umberto Cocconi, rettore della chiesa di San Rocco -  abbiamo voluto questa mostra che propone la passione di Cristo in una dimensione contemporanea. Le foto propongono quasi una visione dal vivo: la fotografia ferma un istante e quell’istante fa riflettere. Durante i giorni della mostra, l’associazione San Rocco, che collabora con il Conservatorio di Parma, e la Cappella Universitaria proporranno vari momenti culturali, riflessioni sulla fotografia, concerti e cori, collegati ai temi della mostra».

La mostra è stata presentata per la prima volta nel 2019, a Comiso, città natale di Toni Campo, dove egli è tornato a vivere dal 2014, dopo una carriera lavorativa vissuta quasi interamente a Milano.



Toni Campo è nato il 16 novembre 1968 a Comiso (Rg). Ha studiato a Milano presso l’Istituto Europeo di Design. Dal 1996 ha collaborato con prestigiose testate internazionali per la realizzazione di immagini di moda. Ha collaborato con Vogue, L’Uomo Vogue, Class Editori e Hearst Magazine Italia.
Nel 2005 ha pubblicato “Fumi, lussi & miserie del mio paese (Ed. Graphics – Como), libro nato da un lungo travaglio interiore che racconta una Sicilia rivolta al futuro. Nel 2007 ha realizzato le foto per  “Una Grande Storia Italiana” (Ed Taschen), un libro monumentale sui 45 anni di carriera di Valentino Garavani, dove ha immortalato numerosi abiti e dettagli del maestro noto come “L’Imperatore della Moda Internazionale”. Dal 2014 è tornato a vivere in Sicilia. Oggi collabora con prestigiosi magazine dell’alta moda milanese e internazionale. Il 4 agosto 2018 ha ricevuto il premio “Ragusani nel mondo”.






Info e contatti

tonicampofotografo@gmail.com