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mercoledì 20 ottobre 2021

Mauro Staccioli. [re]action. La grande scultura contemporanea torna a Soliera, a cura di Lorenzo Respi.

 


MAURO STACCIOLI
[re]action

A cura di Lorenzo Respi

30 ottobre 2021 - 30 gennaio 2022 
Inaugurazione: Sabato 30 ottobre, ore 11:00
Castello Campori, Soliera (Mo) 


                                                     
La grande scultura contemporanea torna a Soliera (Mo) con Mauro Staccioli (Volterra, 1937 - Milano 2018), considerato uno dei principali scultori italiani del secolo scorso, le cui opere sono collocate in spazi aperti e raccolte pubbliche di tutto il mondo. Curato da Lorenzo Respi, il progetto prevede l'allestimento della mostra Mauro Staccioli. [re]action, dal 30 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022, al piano nobile e nel cortile del Castello Campori, e la contestuale installazione nel centro storico dell'opera monumentale denominata Portale, che rimarrà in comodato d'uso gratuito al Comune di Soliera fino alla primavera 2024, diventando parte integrante del contesto urbano.

L'esposizione, promossa dal Comune di Soliera e dalla Fondazione Campori, con il patrocinio oneroso della Regione Emilia Romagna, è prodotta da All Around Art in collaborazione con l'Associazione Archivio Mauro Staccioli di Volterra.

Il Portale di Staccioli, installato in via P. Nenni a Soliera dopo la permanenza a Volterra, Bruxelles e alle Terme di Caracalla, è un arco triangolare monumentale che con il suo profilo netto segna e segnala idealmente il contesto urbano in cui viene installato. La scultura ambientale si pone in stretta relazione non solo con lo spazio fisico ma anche con le persone che lo abitano e lo vivono quotidianamente, fino a diventare parte integrante della vita della collettività.



«Le mie sculture - scriveva Mauro Staccioli - non sono pensate come oggetti di abbellimento della città, come monumenti, non illustrano o celebrano, sono strumenti di provocazione o stimolo, di coinvolgimento, di rilevamento critico, occasione di una discussione pubblica collettiva. I contenuti del mio lavoro traggono ragione dalla volontà di partecipazione attiva».

Il titolo della mostra - Mauro Staccioli. [re]action - trae spunto dal metodo di lavoro dell'artista e dal suo personale modo di intendere la scultura. Staccioli era solito misurare lo spazio e agire sui volumi, studiare il contesto sociale e la sua storia, per poi intervenire materialmente con netti segni scultorei. A questa ‘azione' dell'artista corrisponde sempre una ‘reazione' dello spettatore che è invitato, stimolato, e addirittura provocato, a interagire con la scultura in maniera fisica e critica. L'allestimento della mostra mette in atto questa dialettica.



«Il percorso - spiega il curatore Lorenzo Respi - inizia nel cortile interno del Castello dove il visitatore è accolto dall'installazione Prismoidi. Lungo lo scalone di accesso al primo piano è collocata un'altra grande scultura, Condizione barriera, che conduce il visitatore all'ingresso della mostra "presidiato" dall'arco in cemento Mura delle carceri vecchie. La sala introduttiva è dedicata alla figura dell'artista e all'Associazione Archivio Mauro Staccioli, mentre le due sale principali ospitano le installazioni agibili, Scultura 1993 e Senza titolo, tra le quali le persone possono muoversi liberamente per "vivere" lo spazio. Nelle salette laterali sono allestite opere storiche in cemento e materiali industriali che evocano l'ostilità dello spazio urbano verso l'uomo negli anni Settanta, sia per i conflitti sociali sia per i risvolti ecologici dell'industrializzazione. L'ultima sala è occupata da una grande proiezione sulle opere monumentali di Staccioli accompagnata da spettacolari foto degli allestimenti delle sculture pubbliche. La mostra è completata da spezzoni di film e videoclip in cui compaiono curiosamente le opere dell'artista. Mauro Staccioli è stato uno dei principali esponenti della scultura ambientale internazionale, ha sempre unito l'impegno sociale e civile al lavoro di scultore, trasferendo paradossalmente nelle sue forme semplici la complessità e la conflittualità del mondo contemporaneo».




La mostra prevede anche una sala interamente dedicata ai bambini, nella quale è presente un bozzetto della scultura Portale "a misura di bambino" con immagini e apparati didattici dedicati ai più piccoli. Saranno inoltre organizzate visite guidate e laboratori per bambini, curati dalla Ludoteca il Mulino di Soliera in collaborazione con Federica Merighi, ed una serie di eventi collaterali in presenza e/o online.

L'esposizione rientra nel programma espositivo denominato Castello dell'Arte, avviato dal Comune di Soliera nel 2018 con Intra moenia. Collezioni Cattelani e proseguita nel 2020 con Arnaldo Pomodoro. {sur}face e il contestuale collocamento fino al 2023 dell'opera monumentale Obelisco per Cleopatra di Arnaldo Pomodoro in piazza Lusvardi a Soliera e dell'opera di Emilio Isgrò, Open Up Arnaldo (2007), presso la Sala consiliare del Comune di Soliera, in collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro.

Con il monumentale Portale di Mauro Staccioli in via P. Nenni, le opere nel cortile del Castello e il grande Obelisco per Cleopatra di Arnaldo Pomodoro, il centro storico si trasforma in un vero e proprio polo culturale dal respiro contemporaneo, un parco urbano di sculture all'aperto, liberamente fruibili dalla cittadinanza.


Mauro Staccioli - Foto Louise Descamps


La mostra Mauro Staccioli. [re]action, realizzata con il supporto di Le Gallerie Shopping Center e REinova, è accompagnata da un catalogo edito da All Around Art dedicato alle opere in esposizione e al Portale, dalla genesi al montaggio a Soliera. La pubblicazione comprende i testi di Massimo Bignardi, Alberto Fiz e Lorenzo Respi, un ricco apparato iconografico e il reportage fotografico dell'installazione.

L'opening si terrà sabato 30 ottobre alle ore 11.00 in Via Nenni a Soliera, nel rispetto delle vigenti normative per il contenimento da Covid 19. L'esposizione sarà successivamente visitabile il sabato, la domenica e nei giorni festivi con orario 9.30-13.00 e 15.00-19.30. Ingresso gratuito. Nel rispetto della normativa vigente, saranno richiesti Green pass e mascherina.

Per informazioni: Fondazione Campori (T. +39 059 568580, info@fondazionecampori.itwww.fondazionecampori.itwww.solieracastelloarte.it); All Around Art (M. +39 366 5232551, info@aaa-allaroundart.comwww.aaa-allaroundart.com). Per prenotare le visite guidate e i laboratori didattici: Ludoteca "Il Mulino" (T. +39 059 568587, ludoteca@fondazionecampori.it).

martedì 19 ottobre 2021

A RIVEDER LE STELLE. Al Museo Eremitani di Padova, la mostra d'arte contemporanea che omaggia due pilastri della cultura trecentesca Giotto e Dante, a cura di Barbara Codogno.

 


A RIVEDER LE STELLE

a cura di Barbara Codogno
in collaborazione con The Bank Contemporary Art Collection

Museo Eremitani, Padova 
30 ottobre 2021 - 30 gennaio 2022 
Inaugurazione: venerdì 29 ottobre, ore 17.30


A riveder le stelle è una mostra d'arte contemporanea che l'Assessorato alla Cultura del Comune di Padova organizza dal 30 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022 al Museo Eremitani, in collaborazione con "The Bank Contemporary Art Collection" di Antonio Menon. Realizzata in occasione del 700esimo anniversario della morte di Dante Alighieri e curata da Barbara Codogno, l'esposizione dialogherà idealmente con gli affreschi di Giotto celebrando l'inserimento di Padova Urbs Picta ("I cicli affrescati del XIV secolo di Padova") nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco.

Attraverso la figurazione italiana contemporanea, proveniente dalla collezione bassanese "The Bank Contemporary Art Collection", si compie un omaggio a due pilastri della cultura trecentesca - Giotto e Dante - che rivoluzionarono il loro tempo, traghettando pittura e prosa nel futuro.

Massimo punto di raccordo tra i due autori medievali sono le stelle: le stelle di Giotto, ormai icona della Cappella degli Scrovegni, che ne sigillano la splendida volta, e quelle invocate da Dante nell'ultimo verso dell'Inferno, quando con Virgilio, dopo aver superato le tenebre, il Poeta contempla il cielo stellato, presagio del nuovo cammino di luce e di speranza.





Le atmosfere narrate da Giotto e Dante vengono evocate dalle opere di Agostino Arrivabene, Saturno Buttò, Desiderio, Marco Fantini, Sergio Fiorentino, Giovanni Gasparro, Alfio Giurato, Federico Guida, Maurizio L'Altrella, Paolo Maggis, Vittorio Marella, Nicola Nannini, Sergio Padovani, Alessandro Papetti, Luca Pignatelli, Chiara Sorgato, Nicola Verlato e Santiago Ydanez, esposte nelle sale per le mostre temporanee del Museo Eremitani, appena ristrutturate con nuove scelte allestitive.

Il percorso espositivo comprende una quarantina di opere, alcune delle quali realizzate per l'occasione da affermati artisti italiani (con un cameo internazionale) che si muovono nel solco della figurazione, ponendosi in dialogo con le tematiche esistenziali che Giotto affresca nella Cappella degli Scrovegni e con quelle tradotte da Dante nella Commedia.

«Certamente è controverso il rapporto tra Giotto e Dante ed è poco probabile che si siano mai incontrati», spiega l'assessore alla cultura del Comune di Padova Andrea Colasio. «Non meno controverso il rapporto tra Padova e Dante che invece il poeta visitò, e che identificò nella Divina Commedia come luogo del male, mettendo tra i dannati nel Canto XVII dell'Inferno ben due padovani: il primo è proprio Reginaldo Scrovegni in quanto giudicato strozzino, il secondo Vitaliano del Dente, al quale Dante fa predire la dannazione dell'Infermo proprio allo Scrovegni. Gli strali di Dante colpiscono Padova anche per un altro importante protagonista dell'epoca, Pietro D'Abano, non favorevole al libero arbitrio e che con Giotto aveva certamente collaborato negli affreschi del Palazzo della Ragione».





La mostra si articola in sezioni con rimandi a particolari degli affreschi della Cappella degli Scrovegni, secondo una prospettiva curatoriale che - spiega Barbara Codogno - «non vuole essere didascalica, tanto meno agiografica o passatista, piuttosto evocativa e suggestiva, rimanendo però fedele al percorso di luce tracciato sia da Dante che da Giotto e traghettando perciò lo spettatore verso il sollievo della rinascita indicata dalle stelle».
Giotto lavora a Padova, alla Cappella degli Scrovegni, dal 1303 al 1305, realizzando un ciclo affrescato che, per contenuti e struttura formale, riecheggia nel componimento del Sommo Poeta. Evidente è, ad esempio, come l'organizzazione degli episodi che si susseguono a spirale nella Cappella degli Scrovegni rispecchi lo stesso movimento dei gironi danteschi. Questo movimento, sia pittorico che narrativo, è rafforzato da immagini speculari facilmente rintracciabili ora nei supplizi inflitti ai dannati, ora nel ruolo salvifico della Croce e del Creatore. Quel che è massimamente evidente in entrambi gli autori è l'univocità dello sguardo: sia Giotto che Dante separano nettamente il bene dal male. Forniscono un'identica chiave di lettura: il libero arbitrio dell'uomo deve scegliere se proseguire nel male, andando quindi incontro ai tormenti, oppure seguire la retta via del bene che conduce al Regno dei Cieli. Dal Novecento in poi, come testimoniato anche dalle opere degli autori contemporanei in esposizione, il bene e il male non sono più separati: la luce e la tenebra si contagiano per disegnare nuovi paesaggi interiori.


L'immagine guida della mostra, commissionata al pittore Sergio Padovani (Modena, 1972), è Stelle aperte, un dipinto che, con il suo sviluppo su scala ascensionale, evoca le tre cantiche dantesche. Il movimento narrativo a spirale, che ricorre sia nella Divina Commedia di Dante che nella Cappella degli Scrovegni di Giotto, con particolare riferimento alla caduta, si ritrova nei dipinti di Nicola Verlato (Verona, 1965) e Giovanni Gasparro (Bari, 1983). La croce di Giotto dialoga con La mia prima croce di Federico Guida(Milano, 1969), mentre per evocare il Giudizio Universale si è scelta l'opera Si fece buio su tutta la terra di Nicola Nannini (Bologna, 1972). L'universo dantesco di Cerbero e delle fiere rivive nei lavori di Maurizio L'Altrella (Milano, 1972), mentre la bestialità del cane si fa politica nel trittico di Santiago Ydáñez (Jaén, 1967). Lucifero è protagonista di un'altra opera di L'Altrella, La bestia luminosa, ma anche dell'ironica reinterpretazione di Saturno Buttò (Venezia, 1957). Il tema della lussuria è al centro del Circus di Federico Guida e del monumentale Home! Sweet home! di Desiderio (Milano, 1978). L'esposizione va poi verso un percorso di rinascita all'insegna della luce con artisti che ci portano nella zona di attesa del Limbo, come Alfio Giurato (Catania, 1978), Luca Pignatelli (Milano, 1962) e Alessandro Papetti (Milano, 1958), per concludere il percorso in un Paradiso dove l'azzurro di Giotto si ritrova nelle campiture assolute di Sergio Fiorentino (Catania, 1973), con i Corpi che riposano insieme, finalmente pacificati, in un abbraccio consolatore.

L'esposizione sarà inaugurata venerdì 29 ottobre, alle ore 17.30, in Sala Romanino (prenotazione obbligatoria su www.eventbrite.com). La mostra sarà successivamente aperta al pubblico da martedì a domenica con orario 9.00-19.00, chiuso i lunedì non festivi, Natale, S. Stefano, Capodanno. Catalogo Antiga Edizioni con testo critico di Barbara Codogno e un racconto inedito di Gabriele Dadati.

Nel corso della mostra saranno organizzati negli spazi del Museo Eremitani i seguenti eventi collaterali: sabato 20 novembre LiliumArtSound con l'attrice Francesca Sartori; domenica 21 novembre performance di Levedy Quintet (arpa e voci); mercoledì 24 novembre, ore 17.30, reading di Gabriele Dadati con gli attori Gianni Bozza e Loris Contarini; sabato 27 novembre performance di Luz Sedeño Garcia (clarinetto); sabato 13 novembre performance di Alessandro La Barbera (chitarra elettrica). 



Per informazioni:
T. +39 049 8204551 - Email: comunicazione.cultura@comune.padova.it

Aperte le iscrizioni alla terza edizione del Contest Fotografico organizzato da Girodivite con la collaborazione della Casa Editrice ZeroBook. Deadline: 31 ottobre 2021

 


Sono aperte le iscrizioni alla terza edizione del Contest Fotografico organizzato da Girodivite con la collaborazione della Casa Editrice ZeroBook.

Deadline: 31 ottobre 2021


REGOLAMENTO

1. Si partecipa con un massimo di 3 fotografie digitali, a colori e/o in bianco e nero, con il lato lungo minimo 1920 pixel , 300 dpi in formato tiff e una copia in formato jpg 75 dpi

2. Le foto devono essere inoltrate via email a: concorso@girodivite.it;

3. I nomi dei file devono essere così composti: Nome Cognome – Titolo.tif e Titolo.jpg;

4. La email deve contenere in allegato la lettera di manleva interamente compilata e firmata

TEMA DEL PREMIO

Le foto devono riprodurre luoghi riscoperti, sia di natura culturale, quali siti archeologici, che di natura prettamente architettonica, come ruderi di antiche case rurali, antichi opifici ecc. Quindi luoghi di interesse abbandonati all’incuria e all’oblio, che meriterebbero di essere rivalutati e posti all’attenzione del pubblico. Lo scopo del premio è quello di raccogliere immagini di questi luoghi dimenticati e di segnalarli alle amministrazioni locali, invitandole al loro recupero.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE

La quota di partecipazione è fissata a 20 euro, quale contributo da versare con bonifico utilizzando il codice Iban IT57D0306982700100000004350, indicando Nome e Cognome e nome del premio “Un luogo per Zerobook 2021”. Copia del versamento dovrà essere allegata alla email contenente le opere a concorso.

PREMI

1° Classificato: Pubblicazione libro fotografico, in formato cartaceo, a cura della casa editrice Zerobook, con regolare contratto di edizione e numero di ISBN, promozione e diffusione;

2° Classificato: Pubblicazione libro fotografico, in formato ebook, a cura della casa editrice Zerobook, con regolare contratto di edizione, promozione e diffusione;

3° Classificato: un Libro fotografico, pubblicato dalla casa editrice Zerobook, selezionato tra le pubblicazioni del catalogo della casa editrice.

SVOLGIMENTO DEL PREMIO

La Giuria selezionerà 5 finalisti, che saranno avvertiti via email. La classifica finale sarà decretata durante la Cerimonia di Premiazione che si terrà nel mese di Novembre, presso il Magic Lime di Santa Teresa di Riva (Me). I finalisti sono tenuti a partecipare alla Cerimonia.



Per documenti ed info aggiornate, visita il  sito www.girodivite.it

JACQUES TOUSSAINT. Arte e design nel Golfo dei Poeti 1967 | 1987. Arte e design al CAMeC- Centro Arte Moderna e Contemporanea - della Spezia, a cura di Giosuè Allegrini e Marzia Ratti.

 


JACQUES TOUSSAINT. Arte e design nel Golfo dei Poeti 1967 | 1987

A cura di Giosuè Allegrini e Marzia Ratti

CAMeC, La Spezia 
28 ottobre 2021 - 27 febbraio 2022 
Opening: 28 ottobre, ore 13.00-18.00

Conferenza stampa: 28 ottobre, ore 11.30 (necessario l'accredito all'indirizzo info@csart.it)


Arte e design al CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia che, dal 28 ottobre 2021 al 27 febbraio 2021, ospiterà la mostra monografica Jacques Toussaint. Arte e design nel Golfo dei Poeti 1967 | 1987, a cura di Giosuè Allegrini e Marzia Ratti, con circa sessanta opere dell'artista-designer francese, residente in Italia ormai da più di cinquant'anni. L'esposizione, che sarà aperta ufficialmente al pubblico giovedì 28 ottobre dalle ore 13.00 alle ore 18.00 (pomeriggio ad ingresso gratuito), documenta il lavoro prodotto da Toussaint nel ventennio di soggiorno a Lerici tra gli anni Sessanta e Ottanta, nel vivacissimo clima culturale del famoso borgo ligure, frequentato da personalità della cultura e dell'arte come Attilio Bertolucci, Valentino Bompiani, Silvio Coppola, Vico Magistretti, Giorgio Soavi, Mario Spagnol, Mario Soldati.  



L'esposizione si concentra in particolare sulla prima mostra di arte e design dal titolo Le due realtà, organizzata da Toussaint al Castello di Lerici nell'estate del 1969, originale confronto dialettico intorno al tema dell'uso della tecnologia e dei nuovi materiali che le ricerche industriali stavano mettendo a disposizione del mondo della produzione e anche delle arti. Da una parte gli artisti che guardavano con interesse all'uso dei nuovi materiali e delle tecniche più avanzate - Campus, Carabba, "Contenotte" (Facchini), Grignani, La Pietra, Munari, Prina, Vallé -, dall'altra chi pur utilizzandoli li connotava di valenze esistenziali, ironiche o antitecnologiche - Fomez, Germán, Ilacqua, Mazzucchelli, (Miles) Mussi, Mondani, Raffo, Ramosa, Toussaint. Tutti i nomi presentati sono in quel momento parte attiva di un panorama in ebollizione che produce risultati sorprendenti in vari campi: da quello più eclatante di Bruno "Contenotte", che per le sue ricerche sugli effetti ottici sarà chiamato a collaborare per lo strabiliante finale di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, alle copertine della collana di fantascienza dei Penguin Books disegnate da Franco Grignani.



Il visitatore inoltre potrà approfondire la produzione di design che Toussaint progettò e rese famosa in quegli anni, dalla sedia in alluminio e selleria cui diede significativamente il nome di Golfo dei Poeti, al tavolo Pontile, ispirato all'imbarcadero di Lerici che l'autore poteva contemplare ogni mattina dall'ampia vetrata della sua casa in salita Arpara. «Design sì, dunque, ma che vede l'oggetto-scultura - precisa il co-curatore Giosué Allegrini - non deliberatamente immerso in uno spazio di azione, tipico degli anni Sessanta, bensì come immagine/concetto razionale che si confronta con lo spazio circostante innescando con esso profonde relazioni e interdipendenze espressive. L'arsenale formale è quello della geometria, che però è usata non in termini esclusivi di razionalità strutturale, ma intuitivamente, come esplicitazione di energie, memorie e suggestioni spaziali e ambientali».



Sono presenti inoltre lavori artistici realizzati nell'atelier ligure, che documentano il rapido passo compiuto da Toussaint in direzione di una ricerca geometrica e segnica, caratterizzata dalla presenza del blu, anch'esso collegabile alle suggestioni maturate nell'ambiente ligure. A proposito di questo versante, Marzia Ratti, co-curatrice della mostra, rileva: «La radicalità del mutamento nel linguaggio di Toussaint appare in tutta la sua portanza nelle sculture-pitture del 1970, in cui prende avvio la ricerca della geometria nello spazio che, attraverso il modulo quadrato della scatola, saggia le possibilità di composizioni tridimensionali avulse da ogni preciso riferimento alla realtà, se non nell'attenzione ai comportamenti fisici dei materiali utilizzati. I materiali con le loro precipue reazioni alle lavorazioni sono al centro della sua attenzione che, evidentemente, riunisce le due realtà - arte e tecnica, arte e design - in un unico pensiero creativo».

Per offrire la possibilità di valutare l'iter creativo di Jacques Toussaint, sviluppatosi in più di cinquant'anni di lavoro, i curatori e l'autore stesso hanno voluto inserire in chiusura un intervento artistico significativo dello spirito attuale di ricerca, che si fonda sulla volontà dell'autore di sottrarre la sua proposta ad una mera osservazione da parte del pubblico per renderlo a sua volta partecipe e protagonista. Varcata la soglia di uno spazio immersivo, il visitatore potrà sostare in una installazione site-specific, che gli consentirà di concentrarsi sui propri pensieri e su se stesso. Accompagnata dall'evocativo titolo Souvenirs de la terre, composta da elementi illuminanti al neon blu e una proiezione video, suggerisce una presa di posizione portatrice solo di ricordi positivi. Un modo discreto e personale di Toussaint di prendere le distanze dalla propria realtà per non imporre una visione autoreferenziale del proprio mondo.




L'esposizione, promossa dal Comune della Spezia e prodotta dal CAMeC con la collaborazione di Piccolo Museo del progetto e Kumo Design, sarà visitabile fino al 27 febbraio 2022, da martedì a domenica dalle 11.00 alle 18.00 (chiuso il lunedì, Natale, Capodanno). Ingresso intero euro 5, ridotto euro 4, ridotto speciale euro 3,50. Nel corso della mostra sarà presentato il catalogo con testi critici dei curatori Giosuè Allegrini e Marzia Ratti e una conversazione fra l'artista e il figlio Jacques Heinrich. Per informazioni: tel. +39 0187 727530, camec@comune.sp.ithttp://camec.museilaspezia.it.

Jacques Toussaint


Nato a Parigi nel 1947, Jacques Toussaint inizia la sua attività artistica in Italia nel 1971 dopo aver studiato all'Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi. Dopo le sue prime mostre in Francia e in Italia, inizia parallelamente ad interessarsi al design del mobile e per diversi anni sarà consulente per alcune importanti società di arredamento, come Bernini, Interflex e Matteo Grassi; per quest'ultima sviluppa una linea di prodotti e svolge la funzione di art director. Alla fine del 1985 crea il marchio Atelier quale sintesi delle sue precedenti esperienze, con il fine di produrre progetti affidati a designers emergenti, come Hans-Peter Weidmann, Wolfgang Laubersheimer, Hannes Wettstein, o più affermati come Toshiyuki Kita, Ross Littell e Verner Panton. Con Atelier si dedica inoltre alla riedizione di progetti firmati da maestri di livello internazionale come Alvar Aalto, Alfred Roth, Werner Max Moser, Hans Georg Bellmann e Giuseppe Terragni. A partire dal 1993 collabora alla definizione di una nuova collezione di oggetti in carta riciclata per la Arbos di Solagna. Nel 1997 crea Glass Works, una collezione di specchi nata dalla ricerca sul vetro, e nel 1998 Connections, una collezione di oggetti artistici che intende mettere in evidenza le connessioni esistenti tra persone e cose che hanno influenzato il suo lavoro. A partire dal 2000 Toussaint inizia ad elaborare una serie di installazioni in situ di particolare rilievo e in costante evoluzione in relazione agli spazi, che, oltre a procurare una forma di straniamento nello spettatore, conciliano la meditazione. Questo filone trova il suo inizio nella mostra Tra sogno e realtà organizzata dalla Galleria Arsenal nello spazio di Palazzo Branicki a Bialystok (PL), alla quale seguono interventi presso la Fondazione Cocchi nelle Torri dell'Acqua di Budrio e ancora nella chiesa sconsacrata di San Francesco a Pordenone con la mostra In Itinere, per arrivare all'ambizioso progetto …Que du bleu! a cura di Luigi Cavadini, realizzato negli ampi spazi della galleria di Palazzo delle Stelline presso l'Institut Français di Milano. L'artista francese è stato varie volte invitato a presentare i suoi lavori al Museo Casabianca di Malo (Vicenza), istituzione che illustra attraverso opere grafiche e non solo le varie tappe dell'arte contemporanea internazionale dal 1960 ai nostri giorni. Dopo aver realizzato una serie di interventi artistici in edifici religiosi dalla storia antica, nel 2019 indirizza la sua attenzione verso le qualità intrinseche dell'architettura moderna, scegliendo la chiesa di Santa Maria Assunta di Riola di Vergato, frutto di una lunga progettazione dell'architetto finlandese Alvar Aalto (1898-1976), per una installazione composta di video e di luci, presentata nel 2020 cui seguirà nel gennaio prossimo anno un nuovo intervento artistico. Il lungo lavoro di analisi e rivisitazione di 50 anni di attività che ha preceduto la pubblicazione della monografia Jacques Toussaint. Arte 1967/2017, ha inoltre ulteriormente rinnovato il suo modo di fare ricerca, che trova in questa mostra della Spezia, nell'opera Galassia CAMeC/JT-840 x 675 h 500 SP, una originale documentazione. Sue opere sono presenti nelle collezioni permanenti del Denver Art Museum (USA), della Die Neue Sammlung di Monaco di Baviera (D), del Kunstgewerbemuseum di Berlino (D), del Museo Nazionale di Poznan (PL) e della Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Forti di Verona.

mercoledì 29 settembre 2021

“REAL BODIES EXPERIENCE”. A Palazzo Pallavicini di Bologna, inaugura sabato 2 ottobre 2021 l'Expo anatomica, a cura di Ilario de Biase e Luca Ruminato.

 

REAL BODIES EXPERIENCE”

EDIZIONE 5.0:VIAGGIO NEL FUTURO DEL CORPO UMANO 

TRA BIOMEDICINA, BIOMECCANICA E CIBERNETICA




 


Sabato 2 ottobre 2021 Real Bodies Experience inaugura il suo tour mondiale all’interno delle prestigiose sale di Palazzo Pallavicini a Bologna. L’Expo anatomica organizzata da Venice Exhibitione patrocinata dal Comune di Bologna, accompagnerà i visitatori in un avvincente viaggio che supera i limiti del corpo umano, dalle mummie ai Cyborg.

 

Eguagliare gli straordinari risultati ottenuti da una esposizione anatomica che in pochi anni ha attratto oltre due milioni di visitatori appassionandoli ai segreti del corpo umano, ha richiesto di ripensarne completamente il format - spiegano gli organizzatori. La nuova Real Bodies Experience mostra inediti scenari futuri dell’evoluzione umana.Il percorso espositivo comprende la più̀ grande collezione anatomica italiana di corpi e organi plastinati organizzati in sette sezioni-esperienze. Tra le novità più all’avanguardia, la sezione dedicata agli androidi al cui interno, in anteprima mondiale, sarà presentato al pubblico il Robot umanoide ideato da Leonardo da Vinci ricostruito integralmente da Mario Taddei, accademico italiano tra i massimi esperti vinciani - racconta Mauro Rigoni, AD di Venice Exhibition. 




Real Bodies Experience curata da Ilario de Biase Luca Ruminato si avvale di un comitato autoriale affiancato da un comitato scientifico di specialisti in biomedicina, criminologi, antropomorfisti, anatomisti e dal medico legale Dott. Antonello Cirnelli, curatore scientifico della sezione anatomicadi Real Bodies. Numerose sono le collaborazioni stipulate con istituzioni e aziende di prestigio, tra cui TAFFO Funeral ServicesÖssurl’Istituto Italiano di Tecnologia, il Centro Piaggio e il Museo Stibbert di Firenze, i Musei di Anatomia Umana dell’Università di Pisa e Firenze, il Ministero della Cultura la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Firenze e di Pisa che hanno contribuito ad arricchire il patrimonio della mostra con reperti bio-archeologici e strumentazione specialistica all’avanguardia.L’esposizione di carattere scientifico-divulgativa ha tra gli obiettivi principali il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado dell'Emilia Romagna, per le quali sarà riservato un prezzo speciale e la possibilità di avvalersi di guide esperte per visite più approfondite. Tutti i visitatori, inoltre, troveranno inclusa nel costo del biglietto di ingresso l’audio-guida della mostra. 



 

PALAZZO PALLAVICINI per la prima volta l’intero palazzo sarà dedicato a una grande mostra:

Originario del XV secolo si sviluppa su una superficie di circa 2000 mq. Ornato da incredibili affreschi e splendidi stucchi, fu ristrutturato nel 1680 e presenta uno scalone monumentale d’ingresso perfettamente conservato. E’ stato un’importante corte europea e la dimora del Conte Gian Luca Pallavicini, condottiero e ministro di Carlo VI d’Asburgo e di sua figlia, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, madre di Maria Antonietta. In occasione della mostra Real Bodies Experience, il palazzo sarà interamente aperto al pubblico e sarà possibile varcare la soglia della Sala della Musica dove, il 26 Marzo del 1770, si esibìun giovanissimo Wolfgang Amadeus Mozart.




 

INFORMAZIONI UTILI

Luogo: PALAZZO PALLAVICINI, via San Felice 24 - 40122 Bologna

Data di apertura al pubblico: 2 ottobre 2021 ore 10.00

Aperto dal Mercoledì al Venerdì ore 10-19 (ultimo ingresso h18)

Sabato, Domenica e Festivi ore 10-20 (ultimo ingresso h19)

Chiuso lunedì e martedì

ADDETTO STAMPA REAL BODIES EXPERIENCE

Giulia Giliberti | email: press@giuliagiliberti.it| cell. +39 333 4573 298 

 

Avvertenze importanti: 

Accesso in mostra consentito solo ai visitatori muniti di certificazione verde COVID19-GREEN PASS.

L'accesso per persone non deambulanti o disabili in carrozzina avviene esclusivamente tramite montascale a cingoli Modello Jolly Rampo D3000010 fornito da TGR con portata fino a 140 kg (peso calcolato tra persona e carrozzina, il peso totale sarà a cura del visitatore) per due rampe di scale (38 gradini).


Oscar Giammarinaro (Statuto) domenica 3 ottobre 2021 in concerto all'Arci Bellezza di Milano.

Domenica 3 ottobre 2021 ore 21


Arci Bellezza Milano

Via Giovanni Bellezza, 16/A - Milano 

Ingresso Euro 10 con tessera Arci e green pass 

Infoline 0258319492


www.facebook.com/oscarilmod

www.instagram.com/oscar_giammarinaro/


Dopo più di trent’anni di carriera e 15 album con la storica band mod Statuto, con cui si è esibito su palchi prestigiosi come quello del Festival di Sanremo e del Festivalbar, per la prima volta Oscar intraprende un percorso artistico da solista con un progetto discografico che punta ad uno stile raffinato, fatto di sonorità ricche ed eleganti, accessibili ed orecchiabili. 

«La decisione di lavorare a un progetto solista – dichiara Oscar – deriva dall'aver raggiunto con l’esperienza una maturità tale che mi ha portato al bisogno di comporre canzoni più intime e personali. Questo lavoro non si sostituisce alla realtà degli Statuto, è un percorso nuovo e parallelo che trova nella proposta cantautoriale la sua dimensione più adatta. In un momento in cui il panorama musicale italiano sembra trascurare la ricercatezza compositiva ho voluto lavorare ad un progetto artistico attento allo stile e all'eleganza "totale": nelle sonorità, negli arrangiamenti, nei testi e nelle grafiche. Questi brani parlano di sentimenti in diversi modi, ma sempre senza inibizioni, in maniera molto istintiva, diretta e passionale. Da qui il nome dell'album "Sentimenti Travolgenti"». 


Prodotto da Pietro Foresti e distribuito da Universal Music Italia, “Sentimenti Travolgenti” è un album (pubblicato solo in vinile) composto da 8 brani (5 inediti e 3 rivisitazioni di canzoni già pubblicate con gli Statuto) che con eleganza lessicale e attenzione estetica ruotano attorno a tematiche sentimentali, non esclusivamente amorose. L'album contiene anche il primo singolo “Lei Canterà” (uscito in formato 45 giri in edizione limitata), che descrive come in una fotografia il momento in cui Oscar conobbe Mia Martini durante il Festival di Sanremo del 1992. Il 14 maggio 2021 è stato pubblicato per Universal Music Italia il brano "Non mi manchi più" e lo scorso 13 settembre il nuovissimo "La Musica Magica", brano tributo all'artista Ezio Bosso, fraterno amico di Oscar, presentato già alle selezioni del Festival di Sanremo 2021. 

Per questa data Oscar sarà accompagnato dalla band composta da Enrico Bontempi (chitarra), Rudy Ruzza (basso), Gigi Rivetti (tastiera) e Marco Ruggiero (batteria).


 

VIDEOCLIP “LA MUSICA MAGICA”


“Sindrome di Stendhal, quando la bellezza è troppa”. Alla Fondazione Sangregorio, ultimo incontro/dibattito con Annalisa Barosi, specialista in cardiologia, e Sara Gambarini, psichiatra e dirigente sanitario, per capire quanto fa bene l’arte.

 


"Sindrome di Stendhal, quando la bellezza è troppa"

con Annalisa Barosi, specialista in cardiologia
e Sara Gambarini, psichiatra e dirigente sanitario


Sabato 2 ottobre ore 16
Fondazione Sangregorio
Via Cocquo n.10, Sesto Calende (VA)



Alla Fondazione Sangregorio Giancarlo di Sesto Calende, in via Cocquo n.10 , sabato 2 ottobre 2021 alle ore 16.00,  Annalisa Barosi e Sara Gambarini parleranno di “Sindrome di Stendhal, quando la bellezza è troppa”.
Al cospetto della vera bellezza i sensi si sconvolgono, il cuore comincia a battere incontrollato: è la “Sindrome di Stendhal”. Ma è davvero misurabile lo scompenso che alcuni provano davanti alle opere d’arte? Con quali sintomi psicosomatici si manifesta? 
Dalla Basilica di Santa Croce fino all’opera di Giancarlo Sangregorio, una psichiatra e una cardiologa a confronto, per capire quanto fa bene l’arte.

L’ingresso del pubblico sarà accompagnato dal sax di Fabio Delvò, già autore della sigla di "A Tu per Tu".