STAY COOL. BE SOCIAL.

sabato 16 novembre 2019

GUSTO. “Mangiamoli Giusti” al Macallè Sicilian Bistrot di Siracusa, a cura di Marla Lombardo.


"Mangiare, è incorporare un territorio."
- Jean Brunhes -

Lo scorso venerdì 15 novembre ho trascorso piacevolmente la mia serata in Ortigia. Una serata all’insegna del buon cibo locale e di stagione, del piacere del mangiare bene e consapevolmente, e soprattutto della convivialità.

L’evento “Mangiamoli giusti” promosso e organizzato da Slow Food Siracusa al Macallè Sicilian Bistrot non ha deluso le mie aspettative e quella dei commensali.

 

La qualità delle materie prime e la ricercatezza nella preparazione sono state le protagoniste indiscusse dell’ottima cena proposta dallo Chef Maurizio Moceo.


Con lo Chef Maurizio Moceo

***
Via dei Santi Coronati 42, Siracusa

  


ANTIPASTI

Pane e olio come una volta



Beccafico di alici con vellutata di cavolfiore "passulatu" 

e  

Moscardini alla brace virtuale con cipolla caramellata in agrodolce 



PRIMO
Tagliolini di pasta fresca al mandarino verde ope e colatura di alici


SECONDO
"Tonnacchiu" al barbeque virtuale con sapori d' autunno


DESSERT
Bavarese al limore con biscotto sbriciolato di pasta di mandorla 




Tra una portata e l'altra ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con il Presidente di Slow Food Siracusa Franco Motta ed il giornalista Carmelo Maiorca...






Con il presidente di Slow Food Siracusa Franco Motta





Il giornalista Carmelo Maiorca

Rubrica di Untitled Magazine, ideata e condotta da
Marla Lombardo

mercoledì 13 novembre 2019

CHORUS. Al M.A.C. di Milano, in mostra le opere di dieci artisti tra pittura, scultura ed installazione, a cura Valerio Dehò e organizzata da Ilaria Centola.


Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 – Milano

CHORUS
a cura di Valerio Dehò

28 novembre – 4 dicembre 2019
inaugurazione mercoledì 27 novembre, ore 18 – 21



Il M.A.C. Musica Arte e Cultura ospita la mostra “CHORUS”, curata da Valerio Dehò e organizzata da Ilaria Centola, che coinvolge dieci artisti, dieci solisti, che con i loro lavori danno vita a un dialogo e a un confronto attraverso tecniche e linguaggi diversi, pittura, scultura e installazione.

L’esposizione densa e articolata, della durata di una settimana, dal 27 novembre al 4 dicembre, punta all’incisività, intende lasciare un segno forte, scatenare suggestioni ed emozioni nel pubblico. Il M.A.C., luogo consacrato alla cultura, è un’istituzione aperta all’intersecarsi dei linguaggi e delle culture, perfettamente in linea con quelli che sono gli intenti di CHORUS.

Gli artisti coinvolti sono: Danilo Ambrosino, Adriano Cecco, Marzio Cialdi, Terenzio Eusebi, Giorgio Palù, Carlo Pasini, Flavio Pellegrini, Andrea Prandi, R.E.M.I.D.A., Francesco Silvestri.
I percorsi individuali di ciascun autore sono profondamente legati alla contemporaneità e riuniti in una mostra da considerarsi una grande “opera aperta”, come la definisce il curatore Valerio Dehò. L’esposizione, infatti, mette in evidenza la particolarità e la scelta di percorsi individuali, in cui la creatività e la volontà di fare arte restano alla base di un fenomeno che travalica i singoli e si trasmette alla società. Il coro si intende come un luogo in cui si “produce”, dedicato al mettersi insieme pur rimanendo distinti e autonomi, ognuno con la propria personalità ben delineata.
Fra i lavori esposti emerge una vena più intimistica, filosofica e riflessiva nelle opere di Terenzio Eusebi dove vengono trasferite con disegni e appunti, di grande e rara poeticità, esperienze negative della vita, quasi con l’intento di espiarle; per Andrea Prandi la complessa e intricata mente dell’uomo viene rappresentata dall’immagine del labirinto, resa in varie forme, o ancora, nelle sculture di Flavio Pellegrini l’analisi dell’identità e del succedersi degli stati d’animo, diviene un dialogo sul rapporto tra le forme e le emozioni, in cui l’astrazione è il risultato di un attenta costruzione di visioni multiple e interpretazioni non univoche. 


Nelle tele di Adriano Cecco la realtà viene trasformata in forme astratte con un impianto cromatico minimale, semplificato ed alludono a un percorso individuale in cui la ricerca di una spiritualità si ritrova nella memoria. Forme e colore assumono importanza fondamentale anche nei lavori di Giorgio Palù che esprimono l’esigenza di riuscire a dare una forma emozionale alla materia e al rapporto tra la forma-colore e la forma-archetipo.    
Una visione legata invece al meraviglioso e allo straordinario è presente nelle opere di Carlo Pasini al cui interno, l’artista, ha saputo creare delle sorprese, una sorta di opere-trappola che visivamente forniscono alcune informazioni smentite poi da un esame più ravvicinato. Il gruppo dei R.E.M.I.D.A. considera l’artista colui che può mutare gli oggetti della realtà in opera d’arte e di conseguenza trasformare qualsiasi cosa in oro. Così gli Homeless, volti straordinari e unici, forti della loro verità, raccolgono il superfluo delle vite degli altri e lo fanno diventare il proprio tesoro personale. 
Elementi legati alla spiritualità e a un repertorio di simboli ritornano nelle sculture di Francesco Silvestri, l’uovo cosmico e il segno dell’infinito diventano metafora dell’ideale relazione fra micro-macro cosmo.
Maggiormente ispirati da temi che riguardano l’attualità sono Maurizio Cialdi e Danilo Ambrosino. Tutto il lavoro di Cialdi si articola in un rapporto continuo con il mondo circostante, le sue istanze e i suoi problemi; le forme chiuse, triangolari con gli angoli tondeggianti sono un elemento dell’allegoria che l’artista costruisce attorno al Global warming, al concreto pericolo di una distruzione del pianeta. La ricerca di Ambrosino, nei suoi lavori recenti, si concentra invece sul corpo ed in particolare quello dei migranti, corpi solidi, in pericolo, terrorizzati dall’idea della morte e da un futuro indefinito. 

Accompagna la mostra un catalogo con testi critici di Valerio Dehò.


Coordinate mostra
Titolo CHORUS
A cura di Valerio Dehò
Organizzazione Ilaria Centola
Sede M.A.C., Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 – Milano
Date 28 novembre – 4 dicembre 2019
Inaugurazione mercoledì 27 novembre, ore 18 – 21
Orari tutti i giorni dalle 11 alle 19
Ingresso libero 



Ufficio Stampa 
IBC Irma Bianchi Communication
Tel. +39 02 8940 4694 - mob. +39 328 5910857 - info@irmabianchi.it

"Arizona. Una tragedia musicale americana". Al Teatro Elfo Puccini di Milano, in scena lo spettacolo di Juan Carlos Rubio, con con Laura Marinoni e Fabrizio Falco.


19 novembre / 1 dicembre, sala Fassbinder

Arizona. 
 Una tragedia musicale americana 

di Juan Carlos Rubio
traduzione Giorgia Maria D’Isa in collaborazione con Pino Tierno
regia Fabrizio Falco
scene e costumi Eleonora Rossi
luci Vincenzo Bonaffini
musiche e suono Angelo Vitaliano

con Laura Marinoni e Fabrizio Falco

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione


Fabrizio Falco e Laura Marinoni, dopo il successo di Fedra (prodotto da ERT nel 2015), tornano insieme in scena con Arizona, testo di Juan Carlos Rubio, prolifico drammaturgo spagnolo, sceneggiatore e regista di teatro e cinema. Una storia più che mai attuale, che punta i riflettori sui conflitti al confine tra USA e Messico, specchio e misura della violenza dilagante nel mondo occidentale.

George e Margaret sono una stramba coppia americana, lei con il mito di Julie Andrews, lui calato nel suo rassicurante machismo. I due si trasferiscono nel deserto dell’Arizona perché fanno parte del progetto ‘Minute Man’, una milizia civile creata a partire dal 2004 negli stati Uniti con il compito di difendere i confini dai pericolosi vicini del Sud e rendicontare gli ingressi illegali dei migranti.
Un progetto equivoco i cui dettagli sono poco chiari - come affermano gli stessi personaggi - sul quale non è permesso asserire nulla né dubitare. Un rigido e ossessivo schema di regole governa la vita quotidiana di George e Margaret e si rispecchia nel loro matrimonio, pieno di follie e nevrosi, bizzarre passioni e falsità.
 
 
Dalla cinica ironia dei dialoghi, intrisi di patriottismo americano e bigottismo, traspare una tematica ben più ampia, che va oltre i confini dell’Arizona e che giunge fino a noi: la paura costante della diversità, il terrore dell’invasione dello straniero. «Loro vengono a rubare tutto ciò che è nostro… A toglierci la casa… Il lavoro… Ad assassinare i nostri figli e a violentare le nostre figlie», afferma George. «Questa nazione ha innalzato le sue fondamenta su una base di solidarietà».

Un umorismo surreale e grottesco serpeggia in tutto il testo. Le parole qui sono un fattore d’incomprensione, ma anche di abuso di potere, praticato a partire dall’interno della coppia. Una durezza verbale che produce distanza e isolamento in una situazione di costante sospetto.
Il mondo esterno, che lo spettatore non vede mai, si presenta solo attraverso una radio, dalla quale fuoriescono melodie di musical americani e notizie preoccupanti che sembrano scivolare addosso ai personaggi. È un contesto apparentemente rassicurante, quasi da sceneggiato a colori, che si sgretola pian piano quando Margaret comincia a porsi troppe domande: la commedia si trasforma così in una tragedia cruenta.
Il testo di Juan Carlos Rubio, scritto nel 2005 si rivela profetico. Dodici anni dopo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di costruire un muro che separa il suo paese dal Messico. In Europa e nel mondo il rigurgito di intolleranza per le differenze e la tragedia dei migranti rendono Arizona un racconto attuale, che tuttavia non sfocia nella cronaca, muovendosi con grande equilibrio sia in una dimensione realistica che nella finzione distopica. Un testo che ci interroga e ci lascia riflettere sul nostro conformismo, le nostre responsabilità, le nostre fobie e le nostre miserie.
Note di regia di Fabrizio Falco
Sin dalla prima lettura, il testo Arizona di Juan Carlos Rubio espone riferimenti chiari al teatro dell’assurdo e al teatro musicale. Tuttavia, il realismo è il faro guida della mia idea di regia. Pur nel rispetto assoluto dello sviluppo narrativo, il carattere apertamente teatrale, nei suoi spigoli più esteriori, viene smussato, con l’intenzione di dare maggiore risalto alle dinamiche di relazione così ben delineate. Ho cercato di non dare niente per scontato, guardando i protagonisti George e Margaret come persone e non come personaggi. Ciò permette di creare maggiore empatia negli spettatori, coinvolgendoli nel destino, nelle scelte, nelle vite delle figure in scena.
La mia convinzione è che proprio il filtro della teatralità debba essere gradualmente abbattuto, in funzione di un linguaggio più diretto e più vicino all’esperienza di noi tutti. Nel momento in cui i conflitti che vediamo in scena appaiono affini ai nostri, il palcoscenico si trasforma in uno specchio della realtà, nel quale riconoscersi.
Una storia aspra di dipendenza reciproca, di un rapporto coniugale patologico frutto di una società malata, impaurita e intollerante. Basta guardarsi intorno per accorgersi quanto tutto questo sia vicino a noi.
 
 

Juan Carlos Rubio
Diplomato alla Real Escuela Dramática di Madrid, la prima vocazione artistica di Juan Carlos Rubio è per la recitazione: terminati gli studi, prende infatti parte a numerosi allestimenti e a fiction televisive. Dal 1992 alterna l’attività di attore a quella di autore di serie tv.
Nel 1997 scrive la sua prima opera teatrale, Esta noche no estoy para nadie. Seguono poi testi di grande successo El bosque es mío, Las heridas del viento, Humo (Premio SGAE 2005), Arizona, i cui allestimenti vedono lunghe tournée in Spagna. I suoi lavori messi in scena in Perù, Cile, Stati Uniti.

Dalla rassegna stampa 
 
Lei, Margaret, in abito azzurro, scarpe rosse e cappello, canta, accenna passi di danza sulla sabbia e ama Julie Andrews; lui, George, in tenuta da pioniere paramilitare, è la completa incarnazione del maschio suprematista bianco. Hanno lasciato il Wyoming per unirsi al progetto ‘Minuteman’ e sorvegliare, come civili volontari armati, la frontiera sud del paese, minacciata da quei “vicini serpenti che infrangendo la Legge umana e divina entrano nel territorio per rubare quello che è nostro”. Lei è un po' svampita, ridicola, infine consapevole dell'enormità dinanzi la quale si ritrova. Lui si sente depositario della verità e alla stessa stregua proprietario della moglie, che dichiara di amare: dunque ogni cosa egli faccia, violenza inclusa, certo lo fa per il bene di lei. Il racconto può apparire distopico, ma quel futuro è stato, ed è adesso. Le tesi di lui – “Margaret, siamo qui per fare la storia” – sono saldamente ancorate alle più atroci pagine del Novecento. Nel 2004, sotto la presidenza di George W. Bush, il Minuteman Project è stato realmente condotto e gestito. La politica anti-immigrazione di Donald Trump ne ha sancito l'ulteriore concreta applicazione: il muro. 
Brunella Torresin, la Repubblica Bologna

Il loro compito è difendere il proprio Paese, così amato — da quando vi arrivarono da lontano i genitori, nonni o avi. Difendere da cosa o da chi? E naturale, da chi, arbitrariamente, illegalmente, vorrebbe entrarvi, collocarvisi, farne parte: tutti quegli abitanti del sud, tutti quei sudisti, messicani o chi sa che altro. Noi dei migranti non sappiamo niente. Qualcosa sappiamo (crediamo di sapere) di noi stessi, di noi nordisti — americani o, chissà, spagnoli, greci, italiani e, più su, svizzeri, ungheresi ecc. Rubio parla, ci sembra di capire, a nome di tutti questi Margaret e George del mondo. Margaret e George: due perfetti idioti. Lei non ha neppure capito perché è lì, sa solo che dove il marito va, lei va. Sa solo (ossia ignora) d'essere, tra le braccia di George, poco più o poco meno di un oggetto. In quanto a lui, è più attrezzato. (...) Lui porta in scena, ovvero nel deserto, un buon frigorifero e, in gran silenzio, un fucile nascosto tra le mazze da golf. Così passano, solitari, il tempo. Margaret ricamando e cantando, lui bevendo qualcosa di fresco, spiando l'orizzonte e puntando il fucile. 
Franco Cordelli, Corriere della Sera
 
 

TEATRO ELFO PUCCINI, sala Fassbinder, 
corso Buenos Aires 33, Milano 
Mar/sab 21:00, dom 16:30 – Durata: 1 ora e 10 minuti 
Prezzi: intero € 33 / martedì posto unico € 22 / rid. giovani e anziani €17,50 / 
Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org - www.elfo.org

Tournée 2019/2020
3 dicembre 2019, Auditorium Rita Levi Montalcini - Mirandola