STAY COOL. BE SOCIAL.

martedì 17 gennaio 2023

CONNESSIONI. Al via il ciclo di incontri di Networking per condividere esperienze e creare nuove opportunità di crescita personale e professionale, a cura di Nancy Russo.

 



CONNESSIONI

Ciclo di incontri di Networking
a cura di
Nancy Russo

Primo appuntamento
Mercoledì 18 gennaio 2023 alle ore 18:00

Hmora
via Tisia n.27, Siracusa

L'ingresso è libero, i posti sono limitati e quelli ancora disponibili pochissimi. 
Prenotazione via whatsapp al +393384867079


Il percorso iniziato con l’incontro di orientamento sulla multipotenzialità che Nancy Russo ha organizzato alla Libreria Zaratan di Siracusa, prosegue nel 2023 con due iniziative: Connessioni e Pratica di design.
Le due iniziative sono state immaginate per portare avanti l’esplorazione di questa realtà e del suo impatto sociale, per conoscere meglio le risorse che rendono le persone con potenzialità multiple più adatte ed appetibili nel nuovo scenario lavorativo. Sono state, inoltre, progettate per creare una Community che condivida esperienze e generi creatività al fine di disegnare insieme percorsi professionali plurali.

Connessioni è un ciclo di incontri che vuole dare continuità al primo evento "Multipotenziali e felici", in cui fare spazio a nuove esperienze, creare nuove conoscenze e opportunità, scoprire nuovi collegamenti e legami, dare origine a idee e progetti innovativi.

"Il fine ultimo di Connessioni - afferma Nancy Russo - è quello di diventare una Community di persone creative, intuitive, innovative ed eclettiche. In breve: Multipotenziali e felici."





Nel corso del primo incontro, tra una buonissima birra artigianale o un ottimo bicchiere di vino, verrà presentata anche Pratica di design.

Un'esperienza formativa di gruppo per creare progetti di vita e di lavoro equilibrati che realizzino la propria ricchezza di interessi e capacità.
Un percorso di esplorazione, crescita e progettazione che attraversa tematiche e pratiche utili per disegnare la propria vita professionale. Si dedicherà attenzione e cura anche alle competenze umane, organizzative e relazionali, preziose per fornire ai progetti un sostegno solido, il giusto nutrimento, la grinta per affrontare le sfide.
Gli incontri si svolgeranno a Siracusa il lunedì pomeriggio per 8 settimane, in piccoli gruppi.
La prima pratica inizia il 6 febbraio 2023.



"Questi incontri rappresentano un'opportunità preziosa per tutti coloro i quali intendano iniziare il nuovo anno esplorando nuovi territori, immaginando e disegnando vie per guardare con occhi nuovi il paesaggio quotidiano che li circonda."

-  Nancy Russo - 


***

Nancy Russo si occupa di Comunicazione per Aziende e Pubblica Amministrazione, Formazione sulle Human Skills (Leadership, Team working, Comunicazione e Ascolto, Empatia, Intelligenza emotiva, Gestione dello stress e del cambiamento, Time management).

Progetta esperienze educative efficaci che facilitano l’apprendimento ed il lavoro di gruppo, crea opportunità di collaborazione per lo sviluppo di progetti creativi e innovativi ed incrementa le potenzialità comunicative e creative di persone ed organizzazioni.

Pratica Mindfulness e Yoga Flow.

East Market, domenica 22 gennaio è il primo appuntamento del 2023 per l’evento del vintage milanese dedicato a privati e professionisti, dove tutti possono comprare, vendere e scambiare.

Primo appuntamento del 2023 con East Market, l’evento del vintage milanese dedicato a privati e professionisti, dove tutti possono comprare, vendere e scambiare. 300 selezionati espositori da tutta Italia tornano con migliaia di oggetti insoliti e stravaganti. Dai più ricercati capi d'abbigliamento vintage all'artigianato più raffinato, dai più rari dischi in vinile ai colorati complementi d'arredo. Negli oltre 6000 MQ dell’ex fabbrica aeronautica in zona Mecenate, si possono trovare anche articoli di collezionismo, accessori, mobili, modernariato, usato, pulci, design, scarpe e borse, libri, fumetti, poster, riviste e stampe, elettronica, militaria, giochi e videogiochi, riciclo e riuso, stranezze varie, piatti, porcellane, utensili e molto altro ancora. Shopping con un occhio all’ambiente. East Market da sempre valorizza la cultura e la consapevolezza del riciclo, coniugando la bellezza estetica dei prodotti e la loro duratura funzionalità, senza quindi contribuire alla sovrapproduzione industriale di massa che inevitabilmente genera spreco e inquinamento. Moda, fai da te, mercato del riciclo che strizzano l'occhio alle nuove tendenze del fashion e della musica, informando e sensibilizzando il pubblico sugli aspetti ecologici del mondo vintage.






Tra gli espositori presenti questo mese Sugar Mama Vintage di Silvia Agosti porta un’ampia selezione di abiti retrò come eleganti maglioni, gonne, pantaloni e giacche, ma anche abbigliamento casual come jeans, felpe e tute. VetasWardrobe di Adriano Laddomada propone soprattutto una vasta gamma di coloratissime sneakers, ma anche abbigliamento, streetwear, bike, action figure, arte, stampe e svariati oggetti d’arte pop. Retro Aesteticasi occupa di iconografia contemporanea attraverso decine di coloratissime spille e toppe fatte a mano: dai cartoni animati ai loghi, dai meme all’arte sacra passando per teschi e alieni.




Accompagnano il market le aree food & beverage. East Market Diner, dove si trova la caffetteria e la bakery con prodotti da forno dolci e salati, due bar sempre aperti per tutta la durata della manifestazione e la food area. In quest'ultima sono a disposizione del pubblico numerosi truck con un'offerta sempre diversa di cucina internazionale e street food, senza dimenticare la tradizione italiana e anche molte proposte per vegani, celiaci e kids. East Market adotta la politica #plasicfree ovvero una policy ecologista che bandisce completamente tutta la plastica nel food e beverage. Per cibi e bevande, infatti, sono disponibili solo materiali eco friendly e riciclabili. Completano la manifestazione i DJ set con il meglio delle selezioni musicali del momento e del passato.




Domenica 22 gennaio 2023
dalle 10 alle 21
Via Mecenate, 88/A – Milano 
Ingresso Euro 5
Infoline +393516559781

- PROMO VIDEO -
Una giornata alla GTA dentro East Market Milano!


sabato 14 gennaio 2023

LILIBET. THE QUEEN. All'Agostino Art Gallery di Milano, in mostra opere realizzate da alcuni dei protagonisti della pop art e della street art internazionale dedicate a Sua Maestà la Regina Elisabetta II, a cura di Cinzia Lampariello Ranzi.

 


LILIBET. THE QUEEN

Endless, Marco Lodola, Mr. Brainwash, Raptuz, Jamie Reid, TVboy

A cura di Cinzia Lampariello Ranzi

19 gennaio - 20 febbraio 2023 
Inaugurazione: Giovedì 19 gennaio, ore 18:00

Agostino Art Gallery, Milano 




Monarca dei record, sovrana di stile, ultima vera icona pop del nostro tempo che ha ispirato serie televisive, film, canzoni e opere d’arte, Sua Maestà la Regina Elisabetta II è protagonista della mostra "Lilibet. The Queen", promossa dal 19 gennaio al 20 febbraio 2023 da Agostino Art Gallery di Milano (Via Solari, 72).

Curata da Cinzia Lampariello Ranzi, l’esposizione sarà inaugurata giovedì 19 gennaio alle ore 18.00. In mostra, una selezione di pezzi unici e multipli realizzati da alcuni dei protagonisti della pop art e della street art internazionale: Endless, Marco Lodola, Mr. Brainwash, Raptuz, Jamie Reid, TVboy.

I lavori esposti sono esito di una ricerca condotta nel 2021 e nel 2022 dai fondatori di Agostino Art Gallery, Giacomo Christian Giulio Ranzi e Cinzia Lampariello Ranzi, interessati a celebrare il forte valore iconico, politico e culturale di Her Majesty attraverso il linguaggio dell’arte e il confronto tra opere realizzate da artisti appartenenti a diverse generazioni e ambiti geografico-culturali.

«Sono nato a Shaftesbury - racconta Giacomo Christian Giulio Ranzi - nella contea del Dorset. Il mio nonno materno era un ufficiale della Royal Air Force, che dopo i trasferimenti in India, Africa e Persia, ha scelto di ritirarsi nel Dorset. Ho vissuto in Inghilterra fino alla prima adolescenza e la mia educazione è stata assolutamente inglese. Il mio legame sentimentale con la Royal Family si è intrecciato con le ricerche di Cinzia Lampariello, mia moglie, interessata per formazione ai linguaggi della grafica, della pop e della street art. Ne è nata una collezione d’arte che abbiamo costruito, anche attraverso alcune commissioni, in primo luogo per noi e che con questa mostra abbiamo il piacere di condividere con tutti. Art takes care of the earth».


Il percorso espositivo comprende, tra le altre opere, una grande tela di Endless ("Lizzy Vuitton Fragile"), artista londinese che coniuga arte contemporanea e arte di strada. Rappresentato da Cris Contini Contemporary, Endless ha preso parte alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia. Nella sua ricerca, ironica e puntuale, ricorrono le ossessioni della società contemporanea, attratta da brand di lusso e celebrità. La Regina risplende in una scultura luminosa di Marco Lodola, tra i cui soggetti ricorrono spesso icone mondiali, da Marilyn Monroe a Mao Tse-tung. L’artista, le cui opere sono presenti in varie collezioni museali, è noto anche per aver realizzato installazioni di luce e scenografie per eventi e spettacoli. Seguono tre ritratti ironici e irreverenti di Sua Maestà firmati da Mr. Brainwash, allo stato Thierry Guetta, artista francese noto al grande pubblico per il celebre film "Exit Through the Giftshop" diretto da Banksy, che da oltre vent’anni veicola attraverso pop e street art messaggi di amore e di libertà. Segue "God Save The Queen" di Luigi Maria Muratore, aka Raptuz, artista italiano classe 1968, nato e cresciuto nell’hinterland milanese, tra i fondatori della TDK crew e, assieme a J Ax, della storica Spaghetti Funk. Sui muri e sulla tela scompone forme e colori attraverso una tecnica di propria invenzione, la broken window futurism, che prevede l’uso di spray, scotch di carta e bisturi. Jamie Reid (Londra, 1947) è un artista britannico, noto soprattutto per aver curato l’immagine punk dei Sex Pistols. Alcune delle litografie in mostra sono basate su una famosa fotografia scattata da Cecil Beaton alla regina Elisabetta II, descritta da Sean O’Hagan di "The Observer" come «l’immagine più iconica dell’era punk». 



TVboy, infine, rappresenta la Regina in abiti punk. Alle sue spalle è riprodotta con graffiti e colature di colore la bandiera del Regno Unito, mentre sulla sua maglietta compare la scritta "Punk’s not dead". Artista italiano di base a Barcellona, Salvatore Benintende (Palermo, 1980), è esponente del movimento NeoPop e padre di TVboy, il suo alter ego. Durante il vernissage sarà inoltre presentata al pubblico un’opera dedicata alla Regina di Alberto Petrivelli, artista originario di Orvieto ma residente a Londra, che non ha mai esposto in una galleria italiana.

 



La mostra è realizzata in collaborazione con Cris Contini Contemporary. 
La Galleria è aperta al pubblico da martedì a venerdì 11.00-13.00 e 16.00-19.30, sabato ore 16.00-19.30
Sabato mattina e domenica su appuntamento. 
Ingresso libero


martedì 10 gennaio 2023

INVITO DI SOSTA. Prosegue la rassegna di danza contemporanea d’autore a cura di Sosta Palmizi che ospiterà al Teatro Mecenate di Arezzo la coreografa Luna Cenere con il suo intimo e metafisico Zoé.

 


INVITO DI SOSTA | XV edizione


ZOÉ

di Luna Cenere


Domenica 15 gennaio, ore 17:00

Teatro Mecenate, Arezzo




Il secondo appuntamento della rassegna Invito di Sosta - realizzata da Sosta Palmizi con il contributo del Ministero della Cultura, della Regione Toscana e della Fondazione CR Firenze; con il sostegno del Comune di Arezzo e della Fondazione Guido d’Arezzo, di Unicoop Firenze e di Fondazione Toscana Spettacolo - vedrà in scena, al Teatro Mecenate, domenica 15 gennaio alle 17:00, il quintetto Zoé firmato da Luna Cenere, artista recentemente vincitrice del bando per le nuove coreografie della Biennale di Venezia 2023. Il giorno precedente lo spettacolo, sabato 14 gennaio dalle 15:00 alle 17:00, l'artista terrà una masterclass gratuita e aperta a tutti presso Spazio Seme: un'occasione di sperimentazione diretta e di approfondimento del processo creativo per sensibilizzare il proprio sguardo ricettivo verso l’arte del movimento.  



Zoé è la costruzione di uno spazio in cui una piccola comunità è riportata al grado zero della vita. Uno spazio di riflessione sul corpo e sull’esistenza che nella sua nudità si offre allo sguardo: umana, animale, spersonalizzata, acefala. La prossimità, la sospensione, la relazione, la bellezza e la delicatezza dei gesti in un tempo lieve e condiviso permette allo spettatore di cogliere i dettagli del gesto, il respiro dei corpi e il suo propagarsi nello spazio senza mai perdere la percezione di un unicum in costante evoluzione. Lo spettacolo presentato alla NID Platform è un lavoro ipnotico e sapiente in cui il corpo indagato nella sua nudità, trova nuove architetture, facendosi luogo di un vissuto personale e al tempo stesso collettivo, un corpo portatore di valori, storie e culture di appartenenza.


Al termine dello spettacolo è previsto uno spazio libero di incontro fra l'artista e il pubblico.


Trailer dello spettacolo:  https://vimeo.com/765399813  



Luna Cenere - Danzatrice e coreografa


BIO – Luna Cenere, danzatrice e coreografa diplomata in danza contemporanea presso l’Ente di Promozione Nazionale Movimento Danza, si laurea presso la SEAD, Salzburg Experimental Academy of Dance in Austria ed è attualmente artista associata del Centro Nazionale di Produzione Körper. Nel 2022 è tra le vincitrici del bando per nuove coreografie della Biennale di Venezia. Nel 2020 vince il Premio Danza&Danza come coreografa emergente, nel settembre 2019 riceve il Premio Speciale Positano Léonide Massine come Talento Campano. Nel 2017 viene selezionata come artista AEROWAVES TWENTY18 e vince il Premio per la migliore coreografia del Solocoreografico con Kokoro prodotto dalla Compagnia Körper. Nello stesso anno lavora al film di Mario Martone Capri Revolution con la direzione coreutica di Raffaella Giordano. Parallelamente alla sua personale ricerca artistica, Luna è interprete per coreografi come Virgilio Sieni, Jean Abreau, Leonardo Diana ed Elio Gervasi.

 

CREDITI

Coreografia Luna Cenere

interpreti Luna Cenere, Lucas Delfino, Daria Menichetti, Ilaria Quaglia, Davide Tagliavini

disegno luci Gianni Staropoli

direzione tecnica Nicola Mancini

musiche Gerard Valverde Ros, Mika Vainio

management & distribuzione Domenico Garofalo

produzione Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza | Festival Oriente Occidente

in collaborazione con AMAT, Comune di Pesaro e Civitanova Danza per “Civitanova Casa della Danza”

con il supporto di L’Arboreto – Teatro Dimora di Mondaino e Teatro Petrella di Longiano, Centro Nazionale di produzione della danza Virgilio Sieni e Les Brigittines -Playhouse for Movement, Associazione Armunia/Festival Inequilibrio

Inserito nel progetto ResiDance XL 2018 – luoghi e progetti residenza per creazioni coreografiche, azione della Rete Anticorpi XL –Network Giovane Danza D’autore, coordinata da L’Arboreto – Teatro Dimora di Mondaino


5 interpreti – produzione 2021 – durata 50’



Associazione Sosta Palmizi 
Tel. 0575 630678 / Cell. 393 9913550 | Email: info@sostapalmizi.it



INFO E PRENOTAZIONI


Biglietti: Intero: 12€      

Ridotto 10€ (under 25, studenti universitari, disabili, over 65, titolari Carta Feltrinelli/IBS, Soci UnicoopFirenze, allievi progetto Incamminarsi, soci Spazio Seme, Semillita Atelier)

Carta del docente e 18app disponibili solo per gli acquisti in prevendita on-line. 


Biglietti in prevendita su www.liveticket.it/sostapalmizi.it (costo biglietto + d.p)    

La biglietteria in loco aprirà a partire da un’ora prima degli spettacoli.

Si invitano gli spettatori a privilegiare l’acquisto del biglietto on-line.


 

Prossimi appuntamenti e programma completo della rassegna su: 

www.sostapalmizi.it/invito-di-sosta



*La rassegna Invito di Sosta è realizzata da Sosta Palmizi con il contributo del Ministero della Cultura, della Regione Toscana e della Fondazione CR Firenze; con il sostegno del Comune di Arezzo e della Fondazione Guido d’Arezzo, di Unicoop Firenze e di Fondazione Toscana Spettacolo, in collaborazione con Spazio Seme.


INTERSECTIONES. Alla Galleria Triphè di Roma, la mostra personale di Federica Zianni, a cura di Maria Laura Perilli.

 


INTERSECTIONES

mostra personale
di 
Federica Zianni

A cura di Maria Laura Perilli

 13 gennaio - 13 aprile 2023
Opening: Venerdì 13 gennaio alle ore 18:30

Galleria Triphè
Via delle Fosse di Castello n. 2, Roma



La galleria Triphè inaugura la stagione 2023 con la mostra personale “INTERSECTIONES”

di Federica Zianni, già presente in Galleria nel 2020 con la sua prima personale “Natura Nature”.

La crescita artistica della Zianni degli ultimi anni l’ha vista, anche, finalista al premio Cairo 2022.

Il titolo della mostra “intersectiones”, è una sorta di richiamo all’intreccio e all’utilizzo dei nodi quale arte antica, reinterpretata e aggiornata dall’artista con opere ad altissima identificabilità.





I materiali impiegati, quali lacci emostatici, guaine di biciclette, vengono, infatti, in qualche modo rigenerati, riutilizzati, dando loro una seconda vita. Le opere in esposizione sono infatti, un annodarsi continuo di materiali che conducono ad un risultato estetico particolarmente stimolante. Il nodo, in particolare, ha sempre avuto un significativo ruolo nella creazione di opere d’arte del passato, dove, non è stato mai posizionato in modo casuale e decorativo.                                                                                                                                   

Più nello specifico, già nel Rinascimento, il nodo è stato utilizzato da artisti, come il grande Leonardo, che concepiva l’Universo con le forme del nodo, un intreccio che si attorciglia su se stesso con giri e deviazioni. Basti pensare al suo celebre Codice sugli annodamenti e sul volo degli uccelli.

È proprio nella Zianni che il nodo si impone: nell’opera ‘’SUSPENDED’’ 2020 ad esempio, l’artista sembra, quasi, volerci riportare ai complessi intrecci emotivi e biologici che caratterizzano l’essere umano raccogliendoli in un bozzolo che sembra, quasi, voler contenere una vita pronta a generarsi diramandosi con i suoi lacci per fuoriuscirne.





Altre sue opere, come ‘’ SMALL RETICULUM’’ e ‘’FIELD’’, sembrano invece, viaggiare tra compressione e liberazione, una sorta di sfida tra Eros e Thanatos.

Come sosteneva Freud l’Eros sta a rappresentare quella forza psichica che ci porta a cercare unità e armonia con l’intento di far nascere legami, intersezioni e nuovi intrecci.

Thanatos, di contro, ci spinge quasi a distruggere queste connessioni interiori in una sorta di autodistruzione.

Il lavoro della Zianni sembra, così, voler ricercare un equilibrio tra queste due dimensioni.

"PROCESSIONARY” e "HUMMERS" sottolineano, da ultimo, l’evoluzione artistica della Zianni, sia sotto il profilo concettuale che estetico, in un percorso finalizzato ad una regolamentazione delle emozioni.

Si oscilla tra un contatto con la terra e con le emozioni più ancestrali fino a cercare, come in una partita di scacchi, un approccio più razionale e regolamentato.

Il tutto riassunto, sempre, in forme esteticamente armoniose.








www.triphe.it


INFO E CONTATTI

Galleria Triphè

Via delle Fosse di Castello n. 2, Roma

Ufficio stampa: Maria Laura Perilli 

Cell. 3661128107 - Email: info@triphe.it 


VISIONI LOCO(E)MOTIVE. A L'a/telier di Modica, la mostra di Sergio Poddighe e Ignazio Monteleone. Testo critico a cura di Giovanni Carbone.


VISIONI LOCO(E)MOTIVE

di 
Sergio Poddighe e Ignazio Monteleone

14 gennaio - 10 febbraio 2023
Vernissage: Sabato 14 gennaio alle ore 19:00

Via Pizzo, 42, Modica (RG)

 

Dialettica della follia (Allonsanfàn parte diciassettesima: confronti, Ignazio Monteleone e Sergio Poddighe)

Testo critico a cura di Giovanni Carbone


Non è cosa semplice, mai, far dialogare artisti diversi, ma capita che, al di là di manifeste distanze stilistiche, essi possano esprimere insospettabili convergenze. Ignazio Monteleone e Sergio Poddighe sono, a primo acchito, talmente lontani da non immaginare come le loro opere possano prodursi in un comune percorso narrativo.

Pare abbiano in comune al massimo taluni cenni biografici: sono entrambi siciliani, intanto, e questo non è dato che si possa trascurare, pure se l’uno, Monteleone, nella classicissima categorizzazione degli isolani dello storico direttore dell’Ora Nisticò, è siciliano di scoglio, tenacemente abbarbicato alla sua terra, in un bilico costante che oscilla tra Modica e Palazzo Adriano. L’altro, Poddighe, palermitano di nascita, è più siciliano di mare, ché non si fece scrupolo a lasciare che fossero soltanto furibonde nostalgie e brevissime incursioni a garantirgli il legame con l’isola. Entrambi si sono formati nel mondo delle accademie, quella di Firenze per Monteleone, Poddighe ha invece frequentato Roma. I trascorsi di studio attento sono evidentissimi in perizie tecniche raffinate, evolute in decenni di pratica. Hanno insegnato discipline pittoriche nei licei artistici prima di farsi pensionati praticamente in simultanea.
Dal punto di vista stilistico sono praticamente antipodici. Monteleone appare scanzonato, i suoi soggetti sono ombre che si muovono su tappeti di colore, non è tipo che s’arrende alle cupezza del tutto d’intorno. È, dunque, pittore resistente, già dai tempi in cui non ci s’avvedeva che c’era di che farsi partigiano, piuttosto s’anelava assuefazione. Nel suo atelier-abitazione, un vecchio magazzino riattato all’uopo, si respira storia, si legge sulle pareti un lunghissimo percorso artistico. Si sente il vociare felicemente scomposto dei suoi allievi, cui cerca ancora di tirar fuori estri creativi oltre il tempo scuola. Perché la sua non era la scuola d’un paradigma aristotelico, piuttosto Stoa, caparbia voglia di scoprire i talenti nelle dita e negli occhi dei suoi ragazzi.

Come faceva il Maestro Manzi quando insegnava a leggere e scrivere a milioni di italiani, lui smantella sovrastrutture per liberare la creazione d’un linguaggio nuovo, non soggetto ai valutatoi prescrittivi del contemporaneo. I suoi lavori aderiscono alla ricerca incessante della bellezza attraverso un tratto apparentemente ingenuo, mossa efficace e spiazzante contro la sproporzione delle forze in campo. Corvi e Vele e il giallo (“ch’è colore bastardo”), il suo Don Chisciotte, le sette palme che danzano, i treni a vapore oscillano tra nostalgie e gioco autentico. Ignazio, che è figlio di ferroviere, come lo furono Quasimodo e Vittorini dalle stesse parti, sa cosa c’è da aspettarsi ad ogni stazione, ad ogni fermata, i fazzoletti levati al cielo, umidi di lacrime e colorati di rossetti, fasci di palme stesi ad asciugare per una domenica di festa. La sua opera è preziosa poiché non si limita ad esporsi, invita al convivio, come le sue mostre, dove è quinta condivisa di pomodori e caci, olive, uova sode e pani caldi, manco a dirlo, vini pista e ammutta che incendiano le budella col gusto della terra bruciata dal sole. Le note di Schifano ci sono tutte, inseguite dai suoi studi fiorentini, messaggi di avanguardie isolane ed approdi per ogni continente. Colori precisi e tratti sfumati, contorni nitidi e ombre fuggenti, nel tutto che si disincrosta dell’eccesso sino a renderci l’essenza del pensiero più autentico, sono la sintesi dell’oggetto che amplifica la nostalgia per le forme esatte. Quadri che fanno suoni, melodie di motori sbuffanti, scalpiccio di zoccoli e fruscii di piume, ma pure odori forti, commenti soffusi. risa giuste. Il suo lavoro di anni, le sue opere, sono barricate altissime che provano a reggere a difesa degli ultimi presidi d’umanità.
I lavori di Poddighe, invece, hanno più l’apparenza di desolata contemplazione del tramonto dell’uomo, sono la rappresentazione esatta della disumanizzante mercificazione dei suoi sogni. 

I desideri umani perdono completamente il carattere di processo decisionale autonomo, sono eterodiretti, rappresentano adesione incondizionata ed acritica ad un unico modello prescrittivo. L’uomo stesso appare come entità devitalizzata, relegata alla parzialità dell’essere, dunque, incompleta, mutilata, che rincorre l’effimero come unica vacua speranza compensativa. Riempie i propri vuoti creandone di nuovi, rincorre le proprie ansie costruendone di ulteriori, mai definitivamente consapevole del proprio progressivo svuotamento. Con l’avvento del capitalismo, l’uomo cede dapprima una quota parte del suo tempo al lavoro alienato, allo sfruttamento, al giogo produttivo, poi rinuncia a ciò che resta del suo vissuto per destinarlo al consumo, quindi, esaurito pure quel tempo, diviene esso stesso merce. E l’uomo-merce è ridotto a mera immagine, si autoriproduce in forme standardizzate e seriali, non ritiene alcuna identità, è solo un piccolo ingranaggio della gigantesca macchina della massificazione produttiva. Il suo è un richiamo alla società dello spettacolo che annichilisce i singoli, li relega a monomeri costitutivi d’un tutto conforme in cui essere e apparire coincidono. I selfie in sequenza compulsiva dei social ne paiono la rappresentazione più eloquente. Eppure, in ogni passaggio, anche il più crudo della sua produzione artistica, Poddighe non rinuncia mai all’ironia, non smette di prendere in giro i tempi grami delle sue rappresentazioni, gioca persino con questi come con se stesso. Riesce ad alleggerire il carico pesante della frustrazione. Definisce persino una via di fuga dal contingente, per altri aspetti disegna una prospettiva politica, poiché recupera il senso etimologicamente più puro del termine, quello che deriva dalla Polis greca, sottinteso di impegno e partecipazione. Egli partecipa, infatti, lo fa con competenza da intellettuale, poiché si interroga sui processi. Anche se nelle sue opere permane la percezione di un fatalismo quasi disperato, è proprio quella sottile ironia, quel saper raffigurare con linguaggio schietto l’esistente, che ha insito il superamento dell’alienazione.

Da un punto di vista tecnico spinge al limite il rapporto tra produzione digitale e pittura classica, attraversa in modo personalissimo i segni d’un surrealismo operativo e concreto, in cui il dettaglio non è orpello estetico, diviene, piuttosto, elemento narrativo che manifesta il complexus delle relazioni uomo-oggetto, ne eviscera la perversione.
I due si interrogano sulla follia, lo fanno con consapevolezza piena, superando i paradigmi consueti. Metterli a confronto non è impresa così temeraria, giacché la loro narrazione, mentre si concentra su differenti punti d’osservazione, costruisce un mosaico esatto in cui ogni tessera è un’opera, ciascuna complemento d’un’altra. Si confrontano col significato di follia a partire dal suo presunto opposto, la percezione della “norma”, della “moda”. Monteleone usa, per questo, l’archetipo illustrativo del pazzo, la sua accezione più pura, persino letteraria, scovata nelle parole di Cervantes. I suoi Don Chisciotte appaiono sfumati ed indefiniti, ombre e basta, con lo sfondo di profondità senza tempo, senza spazio. Ombre e basta, perché questa è nell’immaginario collettivo la pazzia, solo l’ombra cui non volgere lo sguardo. È deviazione standard da comportamenti normali, quelli che tengono i più, che accettano codifiche, quali che siano consegne e conseguenze. Il pazzo, il dago, il reietto, il miserabile, meglio non guardarlo, non vederlo, lasciarlo nell’oscurità d’una improbabile indeterminatezza, con lo sfondo colorato e rutilante della “moda” (concetto statistico.matematico, come da definizione “la moda (o norma) di una distribuzione di frequenza X è la modalità (o la classe di modalità) caratterizzata dalla massima frequenza. In altre parole, è il valore che compare più frequentemente). Eppure quella divergenza dal normale esprime bagagli smarriti d’umanità che parole ed immagini riarticolano in pensieri complessi, perché la grammatica della follia è apertura d’orizzonte, ricerca d’utopie, di sogni realizzati. Don Chisciotte partecipa ai destini umani, alla sua immanente schiavitù dell’apparire, alla sua privazione della libertà d’essere, è, in definitiva, l’uomo compiuto.

A quella schiavitù rivolge lo sguardo Poddighe, I suoi sono soggetti perfetti, esteticamente collocati nel cliché della normalità. Soggetti privi di pensiero divergente, dunque incapaci di concepirne uno critico e complesso oltre quello dello stereotipo. Non accettano d’inserirsi nella dialettica sociale in forme conflittuali e partecipative, sono corpi prêt-à-porter, adesioni perfette a modelli preconfezionati, la fantasia al potere è abolita. 

Ma l’adesione al cash & carry del quotidiano ha necessità di vittime sacrificali, non accetta gratuità, pretende amputazioni d’umanità, metaforicamente rese negli smembramenti dei corpi.
La dialettica della follia si compone nel dialogo tra i due punti di vista, ne rende efficace la narrazione, va oltre la “norma”, si fa strada nel dubbio. La concezione atavica del “pazzo” si estende, finisce col riguardare il visionario, quello che supera la cortina di fumo dell’apparenza. I due, dunque, propongono una versione alternativa della narrazione consueta, e il “pazzo”, a costo d’essere “espulso” dalla conformità, non rinuncia alla completezza dell’essere umano poiché nella sua natura c’è lo sguardo verso l’oltre, non s’arrende all’ovvio. Rinunciare alla visione altra, produce la follia non dichiarata della convenzione, denuncia d’omologazione sino al definitivo annullamento del singolo, derubricato a numero, ad oggetto.

Oltre la natura umana l’oggetto per Monteleone diventa esperienza trasognata, le sue locomotive ad esempio, prendono vita da segni essenziali, un ritorno ad una dimensione fanciullesca. L’artista guarda i suoi treni come un mondo perduto, li interpreta con divertita nostalgia. Poddighe, invece, studia l’evoluzione dell’uomo al cospetto di quegli oggetti, il processo di progressivo compenetrarsi reciproco, il primo che diviene macchina, ingranaggio asettico e disanimato, il secondo che acquista centralità, che appare dominante.

Questo dialogo a distanza tra due concezioni diverse dell’arte, convergenti nei temi dirimenti dell’oggi, diverrà materiale e tangibile in mostra a Modica, già agli inizi del prossimo anno, a cura dei ragazzi di Immagina (“Dialettica della follia”) e dello spazio L’A/telier (“Visioni loco(e)motive”). Sarà occasione concreta per un andar oltre.




L’A/TELIER
NON LUOGO DI SITUAZIONI E CONTEMPORANEITÁ

Via Pizzo 42, 97015 MODICA
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