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mercoledì 9 settembre 2015

STUDIO SHARING (ACT II) - Un progetto di Stefania Migliorati, con Rebecca Agnes, Caterina Aicardi, Barbara Fragogna


Secondo appuntamento per Studio Sharing che vede coinvolte quattro artiste nel suggestivo contesto degli studi di Via Savona a Milano. 

Alcune delle artiste si troveranno a Milano per l'ultimo modulo del Progetto Città Ideale alla Fabbrica del Vapore coordinato da Alice Pedroletti e si è deciso di cogliere l'occasione per aprire un dibattito parallelo sulla natura e sui processi di condivisione delle risorse e degli studi d'artista durante gli spostamenti dovuti a ragioni professionali.

Grazie alla collaborazione con SPAZIO C8 il progetto intende creare delle occasioni di confronto e mettere in discussione le qualità dello studio d'artista come specifico spazio personale e privato, riconsiderandolo nei suoi valori pubblici. Concentrandosi sull'aspetto sociale si vuole analizzare il rapporto tra l'artista e il suo spazio di lavoro, come la mobilità ne abbia cambiato l'uso e abbia creato possibilità di concepire produzioni site specific.


Sono i miei organi interni?, 2015
Rebecca Agnes
35 disegni su carta, matita e pennarello, dimensione A4

Una serie di disegni degli organi interni utilizzati per la riproduzione di varie specie animali.
La domanda sottintesa è: i miei organi riproduttivi mi rappresentano?


GERMOGLI, 2009 
Caterina Aicardi
Bassorilievi, polistirolo espanso alta densità, 5 elementi, 34 x 49 cm

L'uomo è natura, senza soluzione di continuità.
Tentare di uscire da una visione che divide il naturale e l'umano, questo sono GERMOGLI, forme naturali archetipi di architetture. PICCOLO PAESAGGIO, sculture di terracotta pensate per accogliere la terra e i suoi germogli.



In 4 steps, 2014
Stefania Migliorati
Matita su carta, 15 x 21 cm cad.

Una serie di 40 disegni che affrontano il tema dell'apprendimento attraverso la mimesi.
Se il gesto è la scrittura dello spazio, il corpo è lo strumento attraverso il quale il gesto trova espressione. Ma allo stesso tempo è luogo anch’esso. E’ lo spazio più ristretto in cui viviamo, come una città verso la quale rivolgiamo uno sguardo familiarizzato. Allo sguardo del nativo, di chi da sempre abita questo spazio, si somma lo sguardo dello straniero, di chi non vive in questo spazio, ma potrebbe farne parte, e tutto prende una connotazione diversa. La visione di sé stessi varia, viene messa in discussione e crea un pensiero nuovo.


My Cage Is Your Palace, 2012
Barbara Fragogna
Inchiostro su carta, 250 x 150 cm

La gabbia è il corpo, il palazzo è il corpo. La gabbia è visione limitata di sè. Il palazzo è lo sguardo dell'Altro. L'approccio è relativo, lo specchio comune di una verità soggettiva. 
La "Skin Session" analizza la superficie del corpo metafisico, la stretta e ossessiva rete di triangoli forma una struttura organica di sensazioni. Il corpo è paesaggio atmosferico, tensione erotica e desiderio. Il contatto non soddisfatto è l'epifania dell'orgasmo.

STUDIO SHARING (ACT II) 
un progetto di Stefania Migliorati, 
con Rebecca Agnes, Caterina Aicardi, Barbara Fragogna

OPENING 26 Settembre 2015  - dalle 18:30 alle 22:00

SPAZIO C8 - projectroom
Via Savona 97, 20144 Milano

giovedì 5 febbraio 2015

TOPOPHILIAS| In mostra a Berlino REBECCA AGNES - STEFANIA MIGLIORATI - IVANA SPINELLI

Ivana-Spinelli. Cannot see all

TOPOPHILIAS
Testo a cura di Arianna Miotto



L’artista è un radicante, un rizoma, ripensando alla definizione deluziana-guattariana del termine nel capitolo omonimo di Mille Piani. Un rizoma è una radice, ma di un particolare tipo. Una radice che non vive di vita propria ma come protuberanza che si sviluppa da un’altra. La sua principale funzione è quella di riserva di sostanze che permettono la vita della radice a cui è attaccato. Potremmo definirla una radice-relazionale.

Un’illuminante pensatore del nostro tempo, Éduardn Glissant, difensore della diversità e dell’unicità che tutti ci distingue scrive:

Non è per il fatto di essere aperte che le identitàrelazione non sono radicate. Ma la radice non è più un perno, an chouk, non uccide più quello che trova intorno a sé, corre (…) a incontrare altre radici con le quali condivide il succo della terra. Così come sono esistiti gli Stati-nazione, ci saranno nazionirelazioni. Come ci sono state frontiere che separano e distinguono, ci saranno frontiere che distinguono e collegano, e che non distingueranno se non per collegare.

Il lavoro di Stefania Migliorati, Geografie domestiche, parte da quest’idea di radice che vive proprio della relazione con l’altro. Una serie di fotografie lavorate a computer e stampate su carta d’acquerello ritraggono una serie di piante regalate all’artista da vari visitatori che passarono per il suo appartamento di Berlino: ad ogni pianta corrisponde nella fotografia il nome di colui che la regalò, il nome biologico della pianta, il suo paese di provenienza. Le piante nell’immaginario dell’artista registrazione delle persone che passarono per la sua casa e le fecero questo regalo. Sono tracce di identità, metamorfosi di un passaggio. Il lavoro dell’artista si fa metafora di una botanica classificazione spaziale e relazionale, un catalogo degli incontri, dei passaggi, fermati in questi disegni, come testimonianze delle persone che passando per la casa dell’artista diedero inizio a quel legame relazionale che la pianta testimonia.

Stefania Migliorati. Domestic Geographies

La “stanza superflua” presente nel vecchio appartamento di Mitte, permise all’artista di ospitare molte persone per periodi più o meno lunghi. L’artista chiedeva a ogni visitatore di lasciare nel Libro degli Ospiti un disegno, un pensiero, un ricordo legato alla permanenza nella sua casa. Il libro si fa dunque memoria di uno spazio e della condivisione quotidiana tra l’artista e gli ospiti che vi passarono tra il giugno 2008 e il marzo 2013, quando si è trasferita in un’altra casa in un diverso quartiere perchè nel palazzo dove si trovava sono cominciate opere di ristrutturazione; L’opera è un documento di tracce, condivisioni che l’artista rivive nel gesto del ricamo: disegni e parole scritte vengono ricamati a mano dall’artista, a filo d’erba, e riportati su stoffa. Rebecca Agnes si riappropria in questo modo dei loro gesti; ripercorre la presenza dell’altro, non solo con il ricordo, ma attraverso la più diretta gestualità mnemonica.

Rebecca Agnes. Guest Book
Ivana Spinelli comincia qualche anno fa ad osservare e disegnare le cellule delle radici, scoprendo poi (attraverso la neurobiologia vegetale) che quel micro-mondo complesso è un sistema pienamente intelligente che entra in relazione e comunicazione tra il suo interno e il mondo esterno. Rileggendolo in scala macroscopica, il lavoro dell’artista si fa metaforica lettura dell’umana tendenza alla relazione e al contatto con l’altro, come le cellule, che contaminandosi tra loro danno vita a nuove forme particellari. Cannot see all è il titolo dell’opera un’installazione composta da un disegno eseguito a matita e inchiostro di china, ed elementi scultorei che continuano il disegno nello spazio. Movimenti minimi di fusione e separazione. Incontri vitali. Non completamente visibili (dunque non completamente disegnati). È di questi dettagli minimi che si compongono i nostri rapporti e le nostre relazioni. Di questi dettagli sfuggenti e non del tutto decifrabili, si formano le nostre infinite interconnessioni, con altri esseri umani e con tutto il non-umano (natura, luoghi, oggetti..). L’artista prova a cercare nelle cellule delle radici questo tutto relazionale di cui si compongono le nostre esistenze, ma sa di non poter vedere tutto; il contatto è invisibile agli occhi. 

L’altro vive in noi e noi viviamo nell’altro. L’artista, al quale la relazione con l’altro è implicita, vive di questi contatti, di questi gesti scambiati, ripetuti, condivisi. Vive sul confine, tra sé e l’altro, fedele alla sua unicità, e aperto alla relazione che ogni rizomatica radice richiede per rimanere in vita.



OPENING 14.02.2015, 8pm TOPOPHILIAS
REBECCA AGNES - STEFANIA MIGLIORATI - IVANA SPINELLI

KREUZBERG PAVILLON
Gartenstudio, Naunynstrasse 53, 10999 Berlin