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Autore
raffinato e ipnotico, Franco Donaggio non si è mai accontentato della realtà
così come è, perché – come tutti noi – non ne è totalmente soddisfatto
e preferisce così indagare nei meandri di un altro mondo. Se altri, pur condividendo
queste sensazioni, finiscono per rifugiarsi in un totale rifiuto e nel
conseguente isolamento, al contrario Donaggio preferisce dar corpo
all’immaginazione per costruire una dimensione che sia insieme architettonica
e fantastica, corposa ma anche immaginifica perché solo scavando fra le
pieghe della realtà si può riuscire a farne emergere l’anima più
profondamente poetica con cui è bello dialogare.
In
effetti, da molti anni Franco Donaggio svolge una ricerca sul paesaggio
naturale e urbano che sfugge a ogni semplicistica definizione. Osservare le
sue fotografie è come entrare in punta di piedi in un mondo dominato da
un’atmosfera sospesa da cui ci si sente totalmente pervasi. L’acqua della
laguna è una superficie lattiginosa da cui emergono pochi, essenziali
elementi cui il raffinatissimo bianconero dai toni metallici conferisce una
sorprendente eleganza.
Tutto è immobile, perfino il silenzio sembra una
presenza appena percepibile mentre lo sguardo si perde verso la linea netta
dell’orizzonte. Poi, improvviso e preceduto da grida lontane come lamenti,
ecco lo stridio di un gruppo di gabbiani che irrompe sulla scena, spezza
l’incantesimo e, altrettanto rapidamente di come era arrivato, scompare
lasciando per un istante l’eco del suo passaggio e il ritorno di quel
silenzio che permette di sentire il fruscio della barca che fende lenta
l’acqua.
Anche di fronte allo spazio urbano Franco Donaggio fa sentire
l’intensità della sua poetica: qui tutto è imponente, le pareti si innalzano
verso un cielo lontano, delimitano spazi disegnati dalla fantasia, creano
prospettive di maestosa audacia. Si ha la sensazione di trovarsi di fronte a
città fantascientifiche di un futuro lontano oppure a rappresentazioni
contemporanee dei miti antichi che parlavano di mura ciclopiche e di spazi
progettati da giganti. Ma anche qui, in questa visione dove gli uomini sono
esseri minuscoli perduti nello spazio architettonico, è il silenzio a
dominare, un silenzio impenetrabile che ci aiuta a pensare e a misurarci
soprattutto con noi stessi.
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giovedì 21 marzo 2013
SILENZI > A Milano la personale di Franco Donaggio a cura di Roberto Mutti e Fernando Gianesini.
martedì 19 marzo 2013
Arting159 > Un contenitore di talenti per dare visibilità alle eccellenze delle Arti Contemporanee
Arting159 è una realtà riconosciuta a livello nazionale e rivolta alle Arti Contemporanee, alla formazione e alla cultura. Opera con frequenza sempre più crescente in tutto il territorio e in importanti capitali europee e internazionali. Fondata e portata avanti dal Presidente Roberto Papini ha come obiettivo quello di promuovere gli artisti emergenti creando per loro nuove opportunità di respiro internazionale grazie alle Fiere e ai numerosi eventi che l'associazione organizza con cadenza mensile.
Lo Staff interamente dedicato agli artisti che aderiscono al progetto si occupano in Toto della realizzazione di ogni singolo evento garantendo successo di pubblico e di vendite.Aderire al progetto e' semplicissimo,ogni artista che lo voglia può fare domanda di adesione: l'iscrizione avviene attraverso l'assenso del comitato scientifico qualificato che vaglierà la documentazione di ogni singolo artista.
Aderire al progetto ARTING159 e' un nuovo inizio per ogni artista affermato o emergente, grazie alle attività e agli eventi, tutti gli artisti che già vi fanno parte hanno avuto l'occasione di farsi conoscere in tutto il mondo trovando nuovi modi di promuovere le proprie opere.
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| Roberto Papini, Presidente Arting159 |
Per maggiori informazioni e per adesione scrivere a : curatorarting159@virigilio.it
mercoledì 13 marzo 2013
OPIEMME SOLO SHOW > Allo Studio D'Ars di Milano la mostra personale del "poeta della street art"
OPIEMME @ STUDIO D'ARS
19 MARZO - 14 APRILE
MILANO, via sant’agnese 12/8 testo creitico a cura di A. Zannoni
A partire dal dicembre 2012 Studio D'Ars rilancia il suo spazio milanese con una nuova programmazione espositiva a cura di Daniele Decia (Galleria Punto Due, Calice Ligure). Il progetto Street D'Ars nasce per valorizzare artisti che, partendo da un background comune nella street art, hanno saputo evolversi lungo percorsi creativi originali dove le tecniche e i linguaggi della street art si fondono con le istanze attuali della cultura, visiva e non solo.
Presso i locali di Studio D'Ars, il 19 marzo, "Street D'Ars" inaugura la prima personale con Opiemme, artista che colloca la sua ricerca nel territorio di confine tra poesia e immagine, tra galleria e strada. Definito "poeta della street art", il suo intento è quello di presentare la poesia in modi nuovi, per avvicinarla alle persone e svecchiarne la comunicazione, portandola in strada a incontrare le persone. L'opera di Opiemme è veicolo di messaggi dalla forte urgenza etica e politica, spesso polemicamente "caustici" nei confronti della realtà contemporanea (Claudio Cravero, Artribune, 20.03.2011) e trasmessi attraverso un linguaggio personalissimo fatto di "immagini da leggere e parole da guardare".
Presenza molto attiva nel panorama artistico nazionale, Opiemme ha preso parte recentemente a numerose fiere con la galleria Zak (Monteriggioni) di Gaia Pasi; ha esposto nuovi lavori nel 2013 alle fiera Setup di Bologna e a Step09 di Milano per lo stand della galleria BI-BOx (Biella) di Irene Finiguerra e ad ArteGenova con Studio D'Ars.
Nel 2012 ha ideato interventi site-specific per la Fondazione Pistoletto di Biella e per il Caos Museum di Terni in occasione di UmbriaLibri; ha realizzato pitture murali al MAU (Museo Arti Urbane) e al SAM (Street Art Museum) di Torino, così come al Sobe Festival in Croazia.
Nell'ultima edizione della fiera torinese "The Others" ha composto una scritta "Peace" con l’alfabeto della guerra all'interno di una cella dell'ex Carcere Le Nuove.
* La mostra sarà accompagnata da testo critico a cura di Alice Zannoni.
Alice Zannoni (1981), vive e lavora a Bologna dove si occupa di arti visive come critica d'arte e curatrice indipendente. E' docente di Storia del Design all'Accademia di Rimini. Ha ideato e organizzato SetUp Art Fair. Più che critica ama definirsi "osservatrice contemporanea".
La mostra resterà aperta dal 19 Marzo al 14 Aprile 2013.
Inaugurazione: martedi 19 marzo, ore 18.00
Milano, via Sant'Agnese via sant’agnese 12/8
Studio D'Ars via sant’agnese 12/8 | milano
-da lunedì a venerdì ore 16-19.30-su appuntamento contattando il n° +39 346 6292285
INGRESSO LIBERO
Per info: t. 02 860290 - email: info@fondazionedars.it
CARATTERE > A Spazio Concept di Milano la mostra fotografica di Paolo De Trane a cura di Anna Mola
La mostra fotografica “Carattere”, evento
parte del “PhotoFestival 2013”, sarà visitabile dal 25 al 28 marzo
presso lo Spazio Concept (via Forcella 7, Milano). L'esposizione è composta da
12 lavori a colori realizzati dal fotografo toscano Paolo De Trane tra il 2012
e il 2013. Le immagini, unione di più scatti postprodotti, raccontano il
rapporto tra esteriorità e interiorità dei soggetti; in particolare la
relazione tra la parte più istintiva e spontanea – spesso nascosta – e quella
più “formata”, educata e abituata a vivere in società.
Oltre alle stampe, durante il vernissage
verrà mostrato il video con il backstage degli scatti. Durante il finissage,
invece, il 28 marzo dalle 21:00, ci sarà il live della cantante Sefora Orefice,
che con il suo gruppo canterà alcuni brani tratti dal suo album “La mia
identità”.
“Lo so, ho un brutto carattere, che posso
farci?”, “È fatto così, lo conosci!”. Quante volte abbiamo sentito/pronunciato
questo tipo di frasi? Sembriamo convinti e rassegnati al fatto che il carattere
sia come un masso gigante: immodificabile. Ma il carattere è in continuo
movimento: “Mi contraddico? Ebbene sì. Mi contraddico. Sono vasto, contengo
moltitudini”, scriveva Walt Whitman e le fotografie di Paolo De Trane esprimono
visivamente il concetto.
Unioni di più scatti descrivono molteplici
sfaccettature della stessa personalità che convivono in equilibrio forse
precario ma mai ipocrita. All'opposto di quel che succede nel quotidiano, in
primo piano il fotografo fa emergere la parte di carattere che di solito si
nasconde: quella più istintuale, aggressiva, quella “non addomesticata”. C'è
chi si sfoga in un urlo, chi lascia trasparire delusione, rabbia, malinconia,
chi rimane muto, dentro e fuori e chi segna un confine non oltrepassabile.
Accantonare le sovrastrutture permette di far venire alla luce quella parte
buia che a volte neppure noi stessi sappiamo di possedere. Sullo sfondo,
inseriti in strutture che simboleggiano contesti sociali, gli stessi volti
assumono altre espressioni, mostrano altri lati del carattere, non falsi ma
semplicemente più accettati nella comunità. Come attori ognuno interpreta il
proprio ruolo all'interno di quella grande pièce che è la vita. Una pièce di
cui nessuno conosce il finale.
Edifici abbandonati, vecchi garage, fabbriche
in disuso fanno da “quinte” dentro cui si muovono i soggetti. Il trattamento in
HDR, l'accentuazione dei colori, l'effetto graffito oltre a creare una
situazione underground, accentuano quella che può essere letta come la metafora
di una società in sgretolamento, di un cedere delle strutture che necessitano
il passaggio dal vecchio al nuovo. Muri scrostati, scheletri di industrie che
formano il paesaggio di periferia di un qualunque centro urbano lasciano spazio
all'ego, l'unico che dovrebbe essere capace di reinventarsi nella caducità di
ciò che sembrava immobile.
Dentro a questi ritratti si esprime dunque
un'interpretazione della realtà e dei suoi protagonisti: allo spogliarsi di
ingabbiamenti socio-culturali che permettono all'uomo una
manifestazione/rivelazione più intima corrisponde un progressivo disfacimento
delle strutture sociali, su più livelli, situazione che coinvolge soprattutto
le nuove generazioni.
La parola chiave di questo lavoro?
Evoluzione. Evoluzione come rivoluzione, come possibilità di mettersi in
discussione, di ricercare se stessi e la propria spiritualità, il rapporto con
l'Altro. Come spiega benissimo Paolo stesso: “Il carattere cambia
continuamente, che tu lo voglia o no, e allora prendine il controllo o lui
prenderà il controllo su di te, lavora, smussa, lima, costruisci, elabora,
lucida, cogli, porta frutto, porta vita, scegli TU chi vuoi essere”. E ognuno
può aggiungere il proprio auto-interrogativo: come, dove, perchè vuoi essere?
Paolo De Trane, nato il 7
Ottobre 1979 vive e lavora a Rosignano Solvay (LI). Appassionato di fotografia
ormai da quindici anni, ha creato il suo stile perseguendo la sua visone delle
persone, ma anche sperimentando molto attraverso il digitale. Il suo scopo
è guardare fotograficamente dentro le
persone che si prestano al suo obiettivo, in qualunque parte del mondo si
trovino.
Sefora Orefice, biellese, classe
1982, è una cantante. Ha lavorato come corista e nel 2012 ha realizzato il suo
primo CD: “La mia identità”, di cui ha scritto testi e musica. I suoi brani, in
stile pop con contaminazioni dell'elettronica, nascono dalla riflessione sulla
contemporaneità, per affrontare temi come: il cambiamento, la rinascita, le
fasi di passaggio della vita.
Anna Mola, critica e curatrice
indipendente, insegnante di storia della fotografia. Realizza e collabora a
progetti dedicati all'arte contemporanea e alla fotografia. Dal 2011 collabora
con la rivista internazionale Private PhotoReview. http://annamola.wordpress.com/
Spazio Concept nasce nel 2010
nel cuore della Zona Tortona, fulcro di moda, cultura e design, scandita dal
Salone del Mobile e dalla Design Week. Concepito come centro polifunzionale,
nato con l'intenzione di fungere da punto di riferimento in ambito culturale
per artisti, curatori e amanti delle arti, lo spazio offre anche la possibilità
di ospitare eventi di varia natura.
PhotoFestival è un importante
circuito espositivo dedicato esclusivamente alla fotografia. Curata da Roberto
Mutti, è giunta alla sue settima edizione. Quest'anno si svolgerà dal 21 marzo
al 30 aprile, comprendendo oltre 100 mostre esposte in gallerie, spazi e
location milanesi.
INFO
Giorni e orari di apertura: 25-28 marzo 2013
dalle 17:00 alle 21:00
c/o Spazio Concept, Via Forcella 7, Milano
Tel. 02-45486990
E-mail: info@spazioconcept.it
Parole contro il potere: un invito alla rilettura di Vincenzo Consolo >Presentazione libro giovedì 14 marzo ore 18.30 | Siracusa
Giovedì 14 marzo, alle ore 18.30 alla Galleria Roma di Ortigia verrà presentato il libro di Concetto Prestifilippo e Giuseppe Lo Bocchiaro Parole contro il potere. Vincenzo Consolo, ritratti e lezioni civili, edito da Navarra Editore nella collana Fiori di Campo. Introduce il prof. Salve Sequenzia. Il testo, pubblicato nel primo anniversario della scomparsa di Vincenzo Consolo, vuole essere un omaggio al grande scrittore siciliano di cui ripropone una serie di interventi critici da cui emerge l'essenza della sua lezione civile.
Vincenzo Consolo - grande protagonista della letteratura italiana del '900, autore tra l'altro de Il sorriso dell'ignoto marinaio, Retablo e Nottetempo, casa per casa, Premio Strega 1992 – aveva, infatti, scelto proprio la scrittura di intervento sui giornali per esercitare il suo ruolo di intellettuale gramscianamente non indifferente.
Parole contro il potere raccoglie gli articoli che il giornalista Concetto Prestifilippo ha dedicato in più di vent'anni a Consolo : interviste, articoli, commenti a caldo, note caratterizzate da un registro linguistico lontano dalla cifra stilistica consoliana, in cui lo scrittore interviene sui maggiori temi e avvenimenti sociali e civili del nostro Paese – dalla Strage di Capaci all'ascesa di Berlusconi - commentandoli con grande passione civica e fine capacità critica.
“Rileggendo gli articoli pubblicati nel volume – racconta Concetto Prestifilippo, giornalista e autore del testo - colpisce l’analisi lucida e spietata dello scrittore siciliano, la straordinaria capacità di sintesi, l’efficacia comunicativa, il senso della notizia lontano da qualunque sensazionalismo. Non esercitava diplomazie linguistiche Consolo. Non operava concessioni. Non salvaguardava potentati. Non blandiva accademie. I suoi interventi potevano irritare, non essere condivisi ma erano sempre onesti, veri.”
“Consolo ha scontato duramente la sua continua sottrazione, la sua disobbedienza, la mancata esposizione televisiva. – continua Prestifilippo - Rimangono però i suoi libri e appaiono ancor più inattaccabili. Per questo Parole contro il potere vuole essere proprio un invito alla rilettura delle opere di Vincenzo Consolo”.
Il testo è accompagnato dai ritratti intensi dell'illustratore palermitano Giuseppe Lo Bocchiaro, già autore del libro a fumetti su Mauro Rostagno edito da Becco Giallo. Disegni a tratto, immagini lievi, atmosfere sospese, acquarelli che che propongono un piano di narrazione parallelo e mettono in visiva conversazione Consolo con Lucio Piccolo e Leonardo Sciascia o ritraggono lo scrittore nei posti più amati della sua Sicilia, da Cefalù a Gibellina.
Vincenzo Consolo - grande protagonista della letteratura italiana del '900, autore tra l'altro de Il sorriso dell'ignoto marinaio, Retablo e Nottetempo, casa per casa, Premio Strega 1992 – aveva, infatti, scelto proprio la scrittura di intervento sui giornali per esercitare il suo ruolo di intellettuale gramscianamente non indifferente.
Parole contro il potere raccoglie gli articoli che il giornalista Concetto Prestifilippo ha dedicato in più di vent'anni a Consolo : interviste, articoli, commenti a caldo, note caratterizzate da un registro linguistico lontano dalla cifra stilistica consoliana, in cui lo scrittore interviene sui maggiori temi e avvenimenti sociali e civili del nostro Paese – dalla Strage di Capaci all'ascesa di Berlusconi - commentandoli con grande passione civica e fine capacità critica.
“Rileggendo gli articoli pubblicati nel volume – racconta Concetto Prestifilippo, giornalista e autore del testo - colpisce l’analisi lucida e spietata dello scrittore siciliano, la straordinaria capacità di sintesi, l’efficacia comunicativa, il senso della notizia lontano da qualunque sensazionalismo. Non esercitava diplomazie linguistiche Consolo. Non operava concessioni. Non salvaguardava potentati. Non blandiva accademie. I suoi interventi potevano irritare, non essere condivisi ma erano sempre onesti, veri.”
“Consolo ha scontato duramente la sua continua sottrazione, la sua disobbedienza, la mancata esposizione televisiva. – continua Prestifilippo - Rimangono però i suoi libri e appaiono ancor più inattaccabili. Per questo Parole contro il potere vuole essere proprio un invito alla rilettura delle opere di Vincenzo Consolo”.
Il testo è accompagnato dai ritratti intensi dell'illustratore palermitano Giuseppe Lo Bocchiaro, già autore del libro a fumetti su Mauro Rostagno edito da Becco Giallo. Disegni a tratto, immagini lievi, atmosfere sospese, acquarelli che che propongono un piano di narrazione parallelo e mettono in visiva conversazione Consolo con Lucio Piccolo e Leonardo Sciascia o ritraggono lo scrittore nei posti più amati della sua Sicilia, da Cefalù a Gibellina.
LA LETTERATURA CONTRO IL POTERE
Parresia, memoria e tragedia nell’ultimo Consolo
A cura di Salvo Sequenzia
Parole contro il potere, pubblicato dall’editore Navarra, è un libro denso e tagliente al quale gli autori, Concetto Prestifilippo e Giuseppe Lo Bocchiaro, hanno affidato un ritratto dello scrittore Vincenzo Consolo, a un anno dalla scomparsa, “strappato” alle contingenze e alla precarietà del tempo. Sono “ritratti” e “lezioni civili” raccolti in interviste rese dallo scrittore in momenti desultori della sua vita. Un valore aggiunto, o forse un racconto parallelo, è costituito dai disegni, matite e acquerelli, dell'architetto palermitano Giuseppe Lo Bocchiaro, già autore di un libro a fumetti su Mauro Rostagno edito da Becco Giallo.
Gli articoli di Prestifilippo sono focalizzati prevalentemente sugli interventi civili di Consolo, mentre i disegni di Lo Bocchiaro lavorano sull' immaginario letterario, attraverso una rilettura dei libri di Consolo che mette quasi in una sorta di “conversazione visiva”, così come avviene nella pagina scritta, Lucio Piccolo, Leonardo Sciascia ed altri autori pregnanti all’interno della pagina dell’autore de “Le pietre di Pantalica”. Danno respiro lieve al libro i disegni intervallati agli articoli di Prestifilippo, nei quali vecchi e nuovi poteri, utopiche fantasie sovversive e consapevolezza dell'incapacità dell'uomo di non riuscire a darsi una forma costituita, si incrociano, così, sulle pieghe di una storia che, soprattutto nei suoi momenti più oscuri, dà dimostrazione che soltanto attraverso opere solitarie ed estreme si può cercare di restituire al mondo e alla società la perduta «sintassi» di verità e di poesia.
Mi è piaciuto, questo libro, perché restituisce alla letteratura il prestigio di una speciale intimità con il senso dell´esistenza. Non a caso la polemica, nel senso alto e “illuministico” di controversia e di disputa, che Consolo ingaggia contro il potere, prende avvio dalla figura dello scrittore, custode di una idea della creatura umana in quanto essere in potenza: in potenza, non di potere. Potenza di cui Consolo dà testimonianza nella sua esaltazione della capacità di metamorfosi della lingua, nella lingua. E della parola. La parola nuda, cocente. La parola tormentata, gravida, feconda, dentro la quale si agita il senso ed il mistero dell’esistenza, quel groviglio di “verità” che, aprendosi al mondo, dà luce alla storia, rivelandone le atrocità e le imposture.
Regna il toro a Cnosso, la bestia potente che irrompe sull'orlo di un fasto che si sfalda e decade, sforza e invade regine di noie e mollezze. Il prezzo di tanto regresso, il ritorno ad ere pregresse, è il sacrificio barbarico a scadenze fatali. Nessun Teseo qui giunge, nessuno può liberar dall'oltraggio l'Atene civile.
Così Consolo, nel denso e profetico scritto “Per una metrica della memoria”, pubblicato nel 1996, rappresenta la brutalità del potere, che assume sembianza bestiale nel «toro». Nessun Teseo potrà mai salvare la civiltà ferita dalle mafie e dalle tresche dei potenti, nessuno potrà rimarginare la società contemporanea dall’oltraggio supremo inflitto all’ «Atene civile».
La parola di Consolo è una parola aurorale, sorgiva, preziosa. Ma è anche, allo stesso tempo, una parola scabra, tesa, innervata nella tensione a indagare e a risolvere il «gliommero» gaddiano, quel nodo oscuro che lega nel suo intreccio mortale la vita alla trama imperscrutabile del potere.
Ed è proprio nel linguaggio che lo scrittore si riconosce capace di manifestare la «parresia», il parlar franco, il rivolgersi al mondo con leopardiana «franca lingua»: il coraggio di dire, di proclamare la verità di fronte al Potere, di fronte all’iniquità ed all’impostura del proprio tempo, di ogni tempo, declinando nel dolente “melos” della parola, ma anche nella modalità geometrica ed essenziale dell’inchiesta, «la ferita» dell’umano, la spoliazione della memoria, la brutalità della «bêtise» del post-human, che tutto ottunde.
E’ un’esigenza intima, quasi primitiva, e, quindi, irrinunciabile, di giustizia nei rapporti tra esseri umani, di chiarezza e razionalità che naturalmente si oppongono all’oscura nebbia nella quale il potere cela i suoi disegni e le sue operazioni. Chiarezza e ragione rinviano all’orizzonte culturale in cui Consolo volle proiettare positivamente la propria esperienza intellettuale, il Settecento e l’Illuminismo, la Sicilia del Mandralisca e del Gattopardo, ma anche quella dell’abate Vella de “Il Consiglio d’Egitto” di Sciascia, dalla cui costola nascerà “Il sorriso dell’ignoto marinaio”; e, ancora, la “linea lombarda”, che dalla grande lezione manzoniana della “Storia della Colonna infame” sul rapporto tra potere, giustizia e scrittura approderà alle pagine del “Pasticciaccio” di Gadda.
Nella sua forma estrema, la “lezione civile” della scrittura di Consolo, quale emerge dal pamphlet di Prestifilippo e Lo Bocchiamo, è una eredità che rappresenta anche una scelta, l’adesione a un principio di civiltà: scegliere se vivere nella tiepidezza o se continuare a “dire” e a patire, prometeicamente, la verità. Contro le lusinghe di ogni potere.
…la tragedia rappresenta l’esito ultimo di quella che è la mia ideologia letteraria l’espressione estrema della mia ricerca stilistica. Un esito […] in cui si ipotizza che la scrittura, la parola, tramite il gesto estremo del personaggio, si ponga al limite delll’intellegibilità, tenda al suono al silenzio.
Con questa affermazione, lucidissima e disarmante, lo scrittore di “Retablo”, in “Per una metrica della memoria”, consegna alla “tragedia”, il genere letterario meno compromesso e meno convenzionale, l’ultima parola.
L’indebolimento della forza narrativa conseguente alle trasformazioni sociali e culturali del mondo occidentale ha come effetto l’impossibile saldatura tra poeta e comunità, il che significa l’impossibile ripristino delle forme di associazione comunitaria. Abbandonarsi al silenzio significa lasciare che il “toro” governi con le sue leggi inique e violente, che vinca il totalitarismo, la mortificazione dell’umano, l’intolleranza, la logica aberrante del potere, il suo linguaggio mistificatorio. E, tuttavia, nonostante l’incombere del silenzio anche sulla propria scrittura, Consolo sembra aver voluto contrapporre a questa possibilità di fine del sistema civile la mutuazione dei «moduli stilistici» della poesia: non per evadere verso la chiusura lirico-soggettiva, ma per «rimanere nello spazio letterario, lo spazio comunicativo, logico e dialogico proprio della narrazione», il più sacro ed antico, quello della tragedia.
Se è venuta meno, storicamente e culturalmente, la generazione dei “costruttori razionali”, ciò non vuol dire che si debba smettere di costruire, sembra sostenere Consolo: solo che si utilizzerà la potenza del verso, la cadenza della sintassi, la “memorabilità” che è, innanzitutto, “tenere a mente”, ricordare gli orrori della realtà effettuale; denunciare, nella forma tragica, le condizioni materiali dell’esistenza, pur nella consapevolezza che ad esse non ci si può sottrarre. Ineluttabilmente. Perché, «dopo è l'arresto, l'afasia. È il silenzio».
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INFO
galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3Siracusa
piazza San Giuseppe 1/2/3Siracusa
CIRCUITI DINAMICI 5° CICLO >A Milano riparte il ciclo di mostre collettive per giovani artisti promosse dall’Associazione Circuiti Dinamici giàCircolo Culturale Bertolt Brecht e curate da StatArt.
Con questa doppia esposizione si inaugura il quinto ciclo dimostre collettive per giovani artisti della serie Circuiti Dinamici promosse dall’Associa zione Circuiti Dinamici giàCir colo Culturale Bertolt Brecht e curate da StatArt. Il progetto è ideato col fine di rendere “reale” un’arte che mo lto spesso nasce e vive solo n el web. Si crea così un circui todinamico che coinvolge mondo virtuale e mondo reale intess endo una rete di scambi e di c onnessioni reciproche.
Gli artisti che aprono questo nuovo ciclo di esposizioni sono: Marialuisa Angeletti, Agostino Bergo, Pietro Dente, Luca Galvani, Giuliano Giagheddu, Sabrina Mazzuoli, Umberto Ruggieri e Matteo Suffritti.
Due esposizioni collettive, di cui una di soli video, dove esperienze artistiche diverse si trovano a unirsi e confrontarsi per la prima volta, alimentando la riflessione e il confronto con il pubblico che potrà intereagire e conoscere tutti i protagonisti presenti.
Presentazione a cura di Claudia Bonandrini.
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| La febbre del ragno rosso, U. Ruggieri |
Circuiti DinamiciDal 18 Marzo al 4 Aprile 2013Presso:Associazione Circuiti DinamiciVia Giovanola n° 19-21/C - Milano Inaugurazione:18 Marzo 2013 h. 19.00Ingresso gratuitoAssociazione Circuiti Dinamiciè aperta dal Martedì al Giovedì dalle ore 16 alle ore 18.
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