STAY COOL. BE SOCIAL.

lunedì 5 febbraio 2018

Il Teatro dell’Elfo dedica un focus alla compagnia Eco di Fondo, protagonisti i due giovani attori Giacomo Ferraù e Giulia Viana.


6/11 febbraio 2018 | sala Fassbinder

Eco di Fondo
Il Teatro dell’Elfo dedica un focus alla compagnia Eco di Fondo, fondata a Milano nel 2009 da Giacomo Ferraù e Giulia Viana, due attori diplomati all'Accademia dei Filodrammatici di Milano.
Una formazione giovane che si è da subito segnalata per un approccio originale e personale nell’affrontare temi attuali, urgenti e scomodi, com’è il caso dei tre spettacoli che vanno in scena dal 6 all’11 febbraio che hanno per filo conduttore la rilettura dei miti e delle fiabe più famose. Ognuno dei tre spettacoli è correlato da appuntamenti di approfondimento, dedicati sia al pubblico adulto che ai più giovani.
 



La sirenetta (6 e 7 febbraio, ore 21.00)
regia Giacomo Ferraù con la collaborazione registica di Arturo Cirillo
coordinamento coreografico Riccardo Olivier
con Riccardo Buffonini, Giacomo Ferraù, Libero Stelluti e Giulia Viana e con Arturo Cirillo che presta la sua voce alla strega del mare
disegno luci Giuliano Almerighi, progetto video Riccardo Calamandrei
produzione Eco di fondo in coproduzione con Campo teatrale

La Sirenetta parla di un'adolescente che per un gesto d'amore rinuncia alla sua stessa essenza (la sua coda) nel disperato tentativo di essere accettata, nel disperato tentativo di essere amata. Siamo partiti dalle lettere di ragazzi adolescenti che hanno deciso di togliersi la vita perché non si sentivano accettati per la propria sessualità. Adolescenti che hanno rinunciato alla loro voce per chissà quanto tempo. La Sirenetta obbliga a riflettere sull'amore, quello più difficile, quello verso sé stessi ed il corpo che si abita. La celebre fiaba di Andersen, riletta come metafora dell'identità sessuale.

IL RACCONTO, GLI APPROFONDIMENTI - Scambi di Idee ed Esperienze
• Martedì 6 febbraio (al termine della replica)
IL RACCONTO: svelare la propria coda
Interverranno: Camilla Lietti (Stratagemmi-Prospettive Teatriali) e Stefano Antonini (Burattingegno Teatro Bologna, autore di "TORNA-Lettera di un padre al figlio omosessuale").
• Mercoledì 7 febbraio (al termine della replica)
GLI APPROFONDIMENTI: tutelare la differenza
Interverranno: Prof. Nicola Riva (filosofia del diritto, Università degli Studi di Milano), Prof.ssa Irene Pellizzone (diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano), Dr. Marco Siviero (neuropsichiatra infantile, Università degli Studi di Milano).



Orfeo ed Euridice (8 e 10 febbraio, ore 21.00)
testo e regia di César Brie
con Giacomo Ferraù e Giulia Viana
costumi Anna Cavaliere
musiche Pietro Traldi, disegno luci Sergio Taddo Taddei
produzione Eco di fondo/Teatro Presente

Orfeo con la sola forza del suo canto prova a strappare la sposa Euridice dal regno dei morti. La forza e la poesia del mito si intrecciano in questo lavoro con due temi controversi: l'accanimento terapeutico e l'eutanasia. Senza offrire risposte, lo spettacolo interroga lo spettatore sulla forza e la grandezza del sentimento d'amore.                                                                                       César Brie

IL RACCONTO, GLI APPROFONDIMENTI - Scambi di Idee ed Esperienze
• Giovedì 8 febbraio (al termine della replica)
GLI APPROFONDIMENTI: fine vita, eutanasia
Interverranno: Dr. Giacomo Orlando (vice-presidente della Consulta di Bioetica Onlus), Dr. Mario Riccio (specialista in anestesia e rianimazione, membro del consiglio generale Associazione Luca Coscioni)
• Venerdì 9 febbraio (al termine della replica)
UN FIORE, IL SILENZIO: coreografia in ricordo di Eluana Englaro a cura di Fattoria Vittadini
• Sabato 10 febbraio (al termine della replica)
IL RACCONTO: vivere e morire con dignità - interverrà il sig. Beppino Englaro


O.Z. storia di un’emigrazione (10 e 11 febbraio, ore 16.30)
regia Giacomo Ferraù
coordinamento coreografico Riccardo Olivier
scene e costumi Giacomo Ferraù e Niccolò Mazzotti
con Andrea Pinna, Libero Stelluti, Valentina Scuderi, Giulia Viana con Ida Marinelli che presta la sua voce alla Strega del Nord
luci Giuliano Bottacin e Giuliano Almerighi
produzione Eco di fondo con il sostegno di NEXT 2014, LAB121, Teatro del Buratto, Teatro delle Ali

Uno spettacolo che ha girato l'Italia incontrando spettatori di diverse età e generazioni riuscendo a coinvolgerli tutti grazie al potere evocativo delle fiabe, in particolare della celeberrima fiaba di L. Frank Baum, riletta come metafora del tema dell'emigrazione.
Il racconto di O.Z. storia di un'emigrazione è infatti di cocente attualità: una piccola e viziatissima Dorothy affronta il naufragio della nave da crociera su cui è imbarcata, ritrovandosi ad attraversare una realtà mai vista prima, fra paesaggi meravigliosi, ma anche terre devastate dalla guerra e dalla povertà. Lungo la strada, Dorothy fa incontri incredibili: una ragazza che vuole conquistare il proprio diritto allo studio (lo spaventapasseri che desidera un cervello); un robot di guerra, un ex-soldato, che desidera riconquistare la possibilità di amare chi vuole (il taglialegna in cerca di un cuore); un disertore che tutti immaginano gloriosamente morto in battaglia (il leone codardo). Tutti sono in viaggio verso O.Z. Verso la speranza, verso l'utopia di cambiare la propria vita.
Ma O.Z. è una finzione. O.Z. è solo una delle tante "Lampedusa" dei nostri giorni.


IL RACCONTO, GLI APPROFONDIMENTI - Scambi di Idee ed Esperienze
• Sabato 10 e domenica 11 febbraio ore 15:00 RACCONTO E APPROFONDIMENTO: in viaggio verso O.Z., laboratorio teatrale per ragazzi a cura dei membri della compagnia Eco di Fondo - a conclusione, sarà offerta la merenda ai partecipanti.
I laboratori sono a numero limitato, riservati ai ragazzi fra gli 8 e i 12 anni, in possesso del biglietto per la replica: per prenotarsi in una delle due giornate, scrivere a: ecodifondo@gmail.com
• Domenica 11 febbraio (al termine della replica)
Intervento del Prof. Gian Carlo Blangiardo (Rresponsabile Statistica Fondazione ISMU – Iniziative e Studi sulla Multietnicità).

Dal 6 all’11 febbraio – Sala Fassbinder, Teatro Elfo Puccini, corso Buenos Aires 33 – Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org - Prezzi: Intero € 32.50, Ridotto € 17, Martedì € 21,50 www.elfo.org

Ridefinire il Gioiello. Il gioiello contemporaneo si lascia gustare in "Le dolci conversazioni". Prima tappa Bologna.

LE “DOLCI CONVERSAZIONI” di Ridefinire il Gioiello
Gioielli da indossare e da gustare

Ridefinire il Gioiello attraverserà Bologna, Verona, Genova e Firenze
portando nelle strutture del Gruppo Duetorrihotels,

le creazioni di 10 artisti selezionati dedicati al concetto di gioiello,
in chiave gastronomica e di design.

Primo appuntamento a San Valentino,
al Grand Hotel Majestic “già Baglioni” di Bologna, con il Maître pâtissier Gino Fabbri.

Bologna, 14 febbraio 2018_Il gioiello contemporaneo si lascia gustare dal 14 al 25 febbraio al Grand Hotel Majestic “già Baglioni” di Bologna. In arrivo, nel giorno di San Valentino, le Dolci Conversazioni di Ridefinire il Gioiello a cura di Sonia Patrizia Catena, una proposta inedita e originale dedicata al gioiello sostenibile, quindi etico.  Perché ciò che è bello deve essere anche “buono e giusto”.

Le strutture del Gruppo Duetorrihotels ospiteranno, come in un viaggio in Italia, una mostra itinerante che si sviluppa intorno all’idea di gioielli a tema food – realizzati con materiali naturali e sostenibili - e di dolci a tema gioiello, in un gioco di rimandi a specchio.

Saranno presentati 10 gioielli inediti, progettati da artisti italiani e stranieri e che saranno abbinati alle creazioni di 4 grandi pasticceri, uno per ogni città, Bologna, Verona, Firenze e Genova, pura espressione di una tradizione italiana raffinata. I gioielli saranno esposti insieme alle creazioni del pasticcere coinvolto, a cui serviranno da ispirazione. Nascerà perciò una “dolce conversazione” nel nome dell’arte e del gusto, capace di deliziare al tempo stesso gli occhi e il palato.





Il pubblico potrà ammirare spille, orecchini, collane, anelli, ciondoli e bracciali creati da MICartapesta alias Michela Boschetto, Chimajarno, Elena dp Crea, Fragiliadesign, Frilli Colombo, Giuliana Kobayashi Mantovi, Rita Martinez Art Jewelry, Francesca R. Sansoni, Ag Art alias Agnese Taverna e Maria Tenore.
Le opere – i gioielli e le proposte gourmet associate - potranno essere apprezzate al Café Marinetti fino al 25 febbraio, abbinati al tradizionale brunch della domenica.

Le altre tappe dell’esposizione prenderanno vita nei mesi successivi: un viaggio che proseguirà ad aprile a Verona, in concomitanza con l’apertura delle terrazze dell’hotel Due Torri, a maggio a Genova (Hotel Bristol), durante la Festa della Mamma, a giugno a Firenze, al Bristol Palace, durante Pitti Uomo. Un vero e proprio tour che vedrà coinvolta anche l’Accademia Maestri Pasticceri Italiana: città dopo città identificherà infatti il maestro di riferimento del territorio che accompagnerà le opere dei designer con le sue “golose e preziose creazioni”.




Ridefinire il Gioiello 2017
14-25 febbraio 2018

Grand Hotel Majestic già Baglioni
Via dell’Indipendenza, 8
Tel. + 39 051 225445
grandhotelmajestic.duetorrihotels.com

PER INFORMAZIONI:
circuiti.arte@gmail.com


In collaborazione con Circuiti Dinamici
 



martedì 30 gennaio 2018

SetUp Contemporary Art Fair 2018. In mostra il progetto "Poesia Interrotta" di Enrico Fico e Simone Lingua, a cura di Tiziana Tommei.

POESIA INTERROTTA
Enrico Fico e Simone Lingua

A special project curated by Tiziana Tommei
For SetUp Contemporary Art Fair 2018

1 - 4 febbraio 2018
Palazzo Pallavicini - Bologna   


Poesia Interrotta è il titolo del progetto curatoriale presentato da Tiziana Tommei per la sesta edizione SetUp Contemporary Art Fair 2018 e incentrato su due artisti, Enrico Fico (Napoli, 1985) e Simone Lingua (Cuneo, 1981). In accordo con la mission di SetUp, fiera indipendente focalizzata sulla scena internazionale emergente, Tiziana Tommei propone l’opera di due artisti giovani, uniti in uno special project ideato sul tema dell’attesa, da essa intesa in chiave di antinomia. In particolare, la curatrice pone al centro una riflessione e scrive: «insita nell’attesa stessa è la logica della contraddizione: uno stato di apparente pax e stasi in cui in verità tutto scorre e che, in potenza, reca già in sé l’oggetto o evento in procinto di manifestarsi». Da questo punto muove la scelta di affiancare in mostra due artisti e insieme «due linguaggi artistici - e insieme due modi di vedere e concepire l’arte - molto distanti tra loro, se non addirittura assolutamente antitetici […] Da un lato il tono introspettivo e silenzioso, riservato ed emotivo, autobiografico ed ermetico del lavoro di Fico; dall’altro il carattere dinamico e programmato, estetico e scientifico, cinetico e ipnotico delle opere di Simone Lingua». Non per ultimo, il titolo del testo, “Poesia interrotta”, si rivela allineato con l’aspetto dell’antinomia e rafforzato in un ossimoro dalla dichiarazione aperta e diretta che apre lo scritto: «Ho sempre amato le attese».
In linea con la scorsa edizione della fiera, a cui aveva preso parte come Galleria 33, Tiziana Tommei torna quest’anno a partecipare alla fiera sostenendo il lavoro di Enrico Fico, artista candidato con l’opera WAX sia al premio SetUp che al premio Tiziano Campolmi. Accanto a questa conferma, una nuova proposta: Simone Lingua, nome emergente dell’arte cinetica e optical.
 

Enrico Fico presenta tre progetti inediti: WAX, Sótto pèlle e Selected Objects. Opere di piccolo formato, nelle quali la cera è assoluta protagonista. Anche in queste nuovi lavori, egli mantiene al centro della sua ricerca il rapporto tra immagine e testo: un nodo che egli non vuole sciogliere, ma indagare in ordine alla sua entità ed essenza. Selected Objects rappresenta la proiezione in formato di sculto-installazione di Ghiandole, collezione presentata lo scorso anno a SetUp. Se in queste opere sono (ancora) gli oggetti inanimati il vocabolo di espressione scelto, WAX e Sótto pèlle segnano nel percorso di Fico l’inizio di un’indagine rivolta alla figura umana. Con l’apertura di WAX l’artista sceglie per la prima volta come soggetto il corpo umano (e il ritratto) e in Sótto pélle si spinge oltre. Tiziana Tommei descrive come segue quest’ultimo progetto: «Immagini mentali di un corpo fisico. Frammenti astratti di nudo, scomposto, indagato e catturato, eppure non deducibile persino nella sua entità immanente. Ombre, profili e dettagli nella quali non viene restituito nulla di epidermico e dove tutto è sublimato. Ogni scatto trascende la realtà sensibile, la pelle e le membra, per divenire un fatto intimo e personale, volutamente non intellegibile».



Simone Lingua espone in forma di installazione una delle sue ultime sperimentazioni in ambito cinetico: la cupola. Plexiglass cromato e verniciato, 60 cm di diametro e 30 di profondità: attraverso questa nuova dimensione, l’artista studia i riflessi di grafiche geometriche diverse su di una superficie convessa, creando nuovi cinetismi, che vengono perfezionati con effetti optical. Come scrive Tiziana Tommei «Per capire veramente l’arte cinetica di Simone Lingua occorrerebbe seguirne tutte le fasi di creazione: dall’ideazione, alla progettazione fino alla realizzazione dell’opera. Noi vediamo il risultato di un processo molto complesso: esso muove da un’idea puramente astratta, che immediatamente dopo si traduce in segno grafico - disegno a mano libera - per poi prendere forma attraverso i materiali. […] Il fulcro di tutto è il riguardante, o meglio il suo sguardo. L’artista, nel corso dell’iter creativo, è chiamato continuamente a misurarsi con il punto di vista dello spettatore. Potremmo definirla un’empatia di sguardi, una relazione a tre, tra soggetto che osserva, autore e oggetto osservato […]. Si cerca, attraverso la sperimentazione, di sorprendere e catturare l’altro, di mantenere la sua attenzione, invitandolo a lasciarsi trasportare». 





Biografie
Enrico Fico è nato nel 1985 a Napoli. Vive e lavora ad Arezzo. Dal 2013 avvia l’attività espositiva, partecipando a mostre, festival e progetti site specific. Tra i progetti espositivi realizzati si citano: Albero, installazione site specific ideata e realizzata in collaborazione con Luca de Pasquale (Galleria 33, Arezzo, dicembre 2014); Dedicato a Sir J, Herschel, doppia personale a cura di Tiziana Tommei (Galleria 33, Arezzo, dicembre 2015 – gennaio 2016); Nyctophilia, doppia personale a cura di Tiziana Tommei (Galleria 33, Arezzo, novembre - dicembre 2016). Partecipa a Setup Contemporary Art Fair 2017 con Galleria 33, che lo presenta come artista under 35, candidando il lavoro À chacun son enfer al premio Setup artista under 35 con testo critico dedicato pubblicato su catalogo. Nel giugno del 2017 espone presso la Fortezza del Girifalco a Cortona nella mostra Take care, my love a cura di Tiziana Tommei. Partecipa inoltre alla seconda edizione di Art Adoption New Generation, esponendo a Palazzo Magini, a Cortona, dal 17 dicembre 2017 al 10 gennaio 2018. Dal 2014 il suo lavoro è seguito da Tiziana Tommei.
Simone Lingua è nato Cuneo nel 1981. Vive e lavora ad Arezzo. Gli esordi della sua carriera artistica sono legati alla pittura. I primi studi inerenti l'arte cinetica risalgono al 2010 e sono applicati alla progettazione in ambito architettonico per le facciate di Prada. Ha esposto in gallerie e spazi istituzionali, in Italia e all'estero. Tra il 2016 e il 2017 ha esposto al Pan di Napoli, al Louvre, al Castello Estense a Ferrara, alla Galleria Mirabilia a Reggio Emilia, a Palazzo Bentivoglio Gualtieri a Reggio Emilia, alla Galleria Accorsi a Torino, al Museo di Villa Mazzucchelli a Brescia, al Castello di Bratislava, alla Fondazione De Nittis a Barletta, al Castello di Sarzana, alla Galleria Idearte a Ferrara, al Museo Fondazione Sorrento e alla galleria TAG a Lugano. Nel luglio del 2016, Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia, ha ricevuto il Premio come miglior opera concettuale. Di recente ha partecipato alla seconda edizione di Art Adoption New Generation, a Cortona. Tra i prossimi eventi espositivi si citano la personale presso la Galleria Idearte a Ferrara e la mostra Feel the Future ad Éléphant Paname a Parigi, entrambe in programma ad aprile 2018.

Informazioni tecniche
Poesia Interrotta
Enrico Fico e Simone Lingua
a cura di Tiziana Tommei

SetUp Contemporary Art Fair 2018
1 - 4 febbraio 2018
Palazzo Pallavicini
Via San Felice 24, Bologna
Spazio/Stand A6: Tiziana Tommei

Communication Manager:
Amalia Di Lanno

Preview
giovedì 1 febbraio, ore 20.00 > 24.00

Apertura al pubblico
giovedì, ore 21.00 > 24.00
venerdì e sabato, ore 16.00 > 24.00
domenica, ore 11.30 > 22.00

Ingresso € 7,00
Ingresso gratuito per i bambini di età inferiore a 7 anni

"Anonymous Portraits of Women”. L’universo femminile è protagonista della mostra del giovane fotografo Francesco Lo Bianco.

 
Mercoledì 31 gennaio 2018, alle ore 18.30, si terrà presso SPAZIOKAPPA32 (via Kramer 32, Milano) l’inaugurazione della mostra “Anonymous Portraits of Women”, del giovane fotografo e videomaker siciliano Francesco Lo Bianco.

“Anonymous Portraits of Women” propone una serie di ritratti di donna in bianco e nero o a colori. Nelle foto di Lo Bianco si percepisce una ricerca spasmodica di sensazioni, che vengono espresse in colori, contrasti, ombre, originati tutti nel tentativo di capire il senso intrinseco di un’immagine e volerla rendere reale; quasi consapevole della propria esistenza.
 

In un’epoca caotica come la nostra in cui l’immagine, appunto, racconta sempre più di oggetti messi in mostra; in cui la foto deve necessariamente “far vedere”, l’artista cerca uno spazio intimo tra sé e la propria arte; quasi a voler nascondere le proprie creazioni, più che a rivelarle. “La rivelazione, qualora vi fosse, appartiene al visitatore” - dichiara lo stesso Lo Bianco, ribadendo il proprio amore per l’immagine e la spinta, connaturata nell’essere umano, verso la comunicazione.

L’artista Francesco Lo Bianco sarà presente all'inaugurazione, avendo modo di interagire con i visitatori e di rispondere agli eventuali quesiti che gli verranno posti.
L’ingresso al pubblico è gratuito.

BIO
Nato a Catania nel 1982, Francesco Lo Bianco dimostra fin da bambino una spiccata sensibilità verso le arti visive e dello spettacolo. Frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia Siciliano (Midal cinematografica), indirizzo sceneggiatura, e realizza diversi cortometraggi e videoclip musicali. Matura, nel contempo, anche diverse esperienze nel campo della fotografia, della scrittura per immagini e nel video editing e inizia una collaborazione con la società Clctbroadcasting, di Palermo, per la stesura di diverse sceneggiature destinate a cinema e tv. Nel 2012 vince il premio Ciak Sicilia come migliore regista per il documentario “C’era una volta Angelo Musco” e nel 2013 partecipa al 68° festival di Venezia, fuori concorso, con il cortometraggio nella sezione industry trade expo, “Il dito sull’orologio”. Ha insegnato fotografia e montaggio audiovisivo presso l’ente di formazione Enfap di Catania  e montaggio video presso l’ente di formazione C&B, sempre a Catania. Nel 2016 si trasferisce a Milano dove lavora attualmente in ambiente televisivo.
 





"Anonymous Portraits of Women”
fotografie di Francesco Lo Bianco
 
SPAZIOKAPPA32, Via Kramer 32, 20129, Milano
 
INAUGURAZIONE: mercoledì 31 gennaio 2018, ore 18.30
PERIODO ESPOSIZIONE: 31 gennaio – 14 febbraio 2018
ORARI: lun-ven, h 15.00-19.00

INGRESSO LIBERO


lunedì 29 gennaio 2018

“Sospesa”. Alla Galleria STATUTO13 di Milano, la mostra personale di Lucia Fantoni, a cura di Massimiliano Bisazza.


Sospesa
Mostra personale di pittura di Lucia Fantoni
a cura di Massimiliano Bisazza
 
Opening:  21 febbraio 2018 dalle h 18,30 alle h 21,00
In mostra fino al 6 marzo 2018 mattino

Presso: Galleria d’Arte Contemporanea STATUTO13
Via Statuto, 13 (corte int.) – 20121 Milano

Apertura al pubblico: dalle h 11 alle h 19 dal martedì al sabato


L'arte della pittrice  Lucia Fantoni è maturata nel corso degli anni ed è frutto di un profondo percorso introspettivo, permeato da grandi sofferenze - come quella della malattia - che sono state l'elemento formativo della sua creatività.

Decisa ad esporre le sue tele per la prima volta, sceglie assieme al Curatore della mostra un preciso percorso espositivo cronologico:  tre periodi che partono da oltre dieci anni or sono e che ci conducono per mano in un viaggio conoscitivo, umano e creativo di una donna che ha saputo rafforzarsi nonostante le dure avversità della vita e incoraggiare con la sua arte chiunque si trovi in una situazione infausta e tormentosa.

Ciò che colpisce immediatamente nell'artista e che è evidente nei suoi quadri è la forza d'animo combattiva e la caparbietà nella lotta. Le pennellate nervose, materiche e vorticose; i colori intensi che spesso vogliono uscire dalla tela, sono l'eco di questo grande temperamento e il riflesso del suo fare arte.



Ispirata dalle cromie di Kandinskij e di Klee, coniuga la sua poetica nel  suo mondo interiore, che oscilla tra la figurazione e l'astrazione, dove inizialmente si avvertiva un prepotente bisogno di serenità e di tranquillità introspettive ma, in seguito, dipanava - e accade anche attualmente – verso un dinamismo, una tempestuosità che sono sinonimi di voglia di vivere e di voler gridare all'esterno e per l'eternità quanto sia imperante il desiderio di combattere e di estroiettare le proprie sensazioni.

Questo  complesso e articolato processo che si è succeduto nel tempo si evince chiaramente nelle opere di Lucia Fantoni, dove il rosso dei petali dei fiori è violento, dove le atmosfere astratte sono piacevolmente cadenzate da toni freddi e caldi, da bianchi e tocchi di pennello che altro non sono se non l'automatismo segnico e taumatorgico della propria arte..della propria vita.

Il ricavato delle vendite delle proprie opere andrà in donazione ad un' Associazione che si prodiga nella lotta contro il Parkinson e che coinvolge gli operatori del settore che si impegnano quotidianamente nella missione di migliorare la qualità della vita delle persone affette da questa terribile malattia. Fantoni con la sua arte e con questo gesto continua a stupire anche chi la conosce da poco tempo.

“Sospesa” vuole essere dunque la prima di molte e future attività che l'artista desidera promuovere. Lei che potrebbe sentirsi sospesa su un filo ma che con la sua tenacia e alacrità sa arrivare al cuore del fruitore con le sue opere d'arte, ricaricandolo di quella forza astrale, di quell'energia spirituale e vera che solo chi ha realmente sofferto può trasmettere con tale spontaneità e genuino sentimento filantropico. 



Per informazioni:

Cell. +39 347 2265227 (mart-sab h 11/19)

Area35 Art Gallery di Milano presenta “Renaissance Now. Mozes Incze e Alexandra Nadas”, a cura di Lena Ilona Orosz.


AREA35 Art Gallery
Milano, via Vigevano 35

Renaissance Now
Mozes Incze e Alexandra Nadas

a cura di Lena Ilona Orosz

31 gennaio - 1 marzo 2018
inaugurazione martedì 30 gennaio, ore 18.30 - 21.30


Area35 Art Gallery di Milano presenta “Renaissance Now. Mozes Incze e Alexandra Nadas” in esposizione dal 31 gennaio al 1 marzo e a cura di Lena Ilona Orosz.
La mostra nasce dalla volontà di Area35 di aderire al progetto BudArtPest, il cui obbiettivo è creare ponti culturali internazionali e nuove connessioni attraverso l'arte di artisti ungheresi e la comunità intellettuale mitteleuropea.

Gli artisti ungheresi Mozes Incze e Alexandra Nadas attraverso i loro lavori rappresentano le tradizioni culturali comuni tra Italia e Ungheria, in particolare il legame al Rinascimento e allo stesso tempo esprimono nuovi valori legati alla società internazionale, alla tecnologia iperconnessa e al mondo virtuale, elementi integranti della quotidianità attuale.

L'arte di Mozes Incze, basata sulla tradizione pittorica europea, propone corpi, luci e atmosfere che richiamano stili rinascimentali e classici in cui la descrizione degli elementi naturali è netta e dettagliata. All’interno dei suoi lavori interviene un ulteriore elemento, che domina la scena e che irrompe e minaccia il tradizionale binomio “Uomo e Natura”: si tratta del “Linguaggio Macchina”, strettamente connesso all’ambito computeristico, che vorace e feroce si avventa sui due cercando di divorarli e diventare una sorta di Iperuranio.
La natura non domina la scena anzi, spesso appare confinata in piccoli oggetti come vasi e coppe o la si scorge all'interno delle curve di un corpo, mentre la dimensione umana è talvolta evocata dal delicato cerchio di un nastro rosso che nel tempo è diventato la firma dell'artista.
Le ambientazioni ricreate all’interno delle opere di Mozes Incze sono soprattutto dimensioni cibernetiche, luoghi desolati, senza tempo e senza una precisa connotazione, disseminati di schermi led, cellulari, flash che aggiungono ulteriori significati alla composizione. Si tratta di spazi non identificati osservati attraverso un’interfaccia neurale, anello di congiunzione tra uomo e computer.
L'artista dipinge un'ipotetica ascesi umana sia biologica che spirituale che scaturisce dal rapporto a volte di schiavitù, a volte di complicità, con la nascente e ingombrante intelligenza artificiale.
È il contemporaneo quindi, con i suoi nuovi costumi e le sue relazioni cibernetiche, ad essere protagonista.
All’interno delle tele, meticolose descrizioni pittoriche si alternano a macchie caotiche e a gesti di scomposizione creativa: sostanze indefinite prendono il posto della forma solida e sembrano esseri viventi e palpitanti - come intenzionati a corrodere la superficie della tela - che catturano lo spettatore. I soggetti, spesso indaffarati nel loro lavoro, sembrano galleggiare in uno spazio che appartiene al reale tanto quanto al virtuale; strumenti elettronici come cavi usb e prese di corrente fanno capolino tra elementi di natura morta, il paesaggio è spesso ridotto al cameo di uno schermo acceso. Tutti gli elementi compositivi accentuano il contrasto tra i contenuti reali e quelli virtuali, sottolineando la narrazione di un mondo "ipertestuale".



Nelle opere di Alexandra Nadas il legame alla tradizione tecnica e stilistica del Rinascimento è molto evidente nella scelta dei materiali, tavole realizzate con colori ad olio e tempera e nei soggetti, paesaggi, architetture e ritratti. Tuttavia, l’artista interviene con soluzioni che mutano sostanzialmente i caratteri del passato per una lettura in chiave contemporanea. Gli elementi architettonici per esempio, pur essendo una presenza costante come nelle opere rinascimentali, sono reinterpretati in chiave lirica e narrativa. Case, stanze, piazze sono riprese dal quotidiano, dal comune, dall'intimo della vita di tutti i giorni, non sono più l'elemento archetipo di solidità e di fondazione. Questo ruolo viene ampiamente interpretato dal ritratto e in particolare dalle madonne profane, figure riprese dal passato, ieratiche e iconiche, maestose nella loro bellezza, misteriose e imperturbabili che diventano il centro dell'intera composizione.
L’artista crea scenografie legate al mondo reale, attraverso paesaggi contemporanei parzialmente trasfigurati e stralci di vita moderna, dove vengono inseriti elementi che suscitano stupore per la loro collocazione non consona ad un impianto tradizionale della scena.
Centro della ricerca di Alexandra Nadas è la lettura del presente attraverso il passato che trova espressione attraverso una stratificazione di differenti componenti: fisica, virtuale, mentale e spirituale.

Mozes Incze nasce nel 1975, si diploma alla Hungarian University of Fine Arts, è insignito di numerosi premi a livello nazionale fra cui il Koller prize nel 2011e l'Horvath Prize nel 2016. Presente nella scena artistica ungherese, soprattutto nelle prestigiose gallerie della capitale, ha fondato nel 1997 con altri artisti la Élesd Art Colony fornendo un importante contributo di qualità alla scena delle arti in Ungheria. Ha esposto in mostre personali e collettive, fra cui si ricordano anche quelle in Italia e in Svizzera, ricevendo riconoscimenti di talento a livello internazionale.
Alexandra Nadas nata a Budapest nel 1974, si è diplomata presso la Hungarian University of Fine Arts ed è attiva nel panorama artistico ungherese e internazionale. Dal 1996 ha partecipato a numerose esposizioni collettive e personali, in spazi pubblici e privati, ottenendo importanti riconoscimenti istituzionali.

Area35 Art Gallery di Giacomo Marco Valerio apre nel 2009 e si propone come polo culturale dell’arte italiana contemporanea a livello internazionale. La sua attività e la sua missione sono incentrate sulla creazione di ponti e scambi culturali tra artisti italiani e internazionali a livello multidisciplinare.
Dal 2018 la galleria, oltre al grande spazio espositivo, offre la Project Room, una sala dedicata alla promozione di giovani artisti emergenti volta ad un maggiore coinvolgimento del pubblico.
Fra le maggiori esposizioni si ricordano: nel 2010 Andy Warhol, dal 2011 la quinquennale ad Hangzhou in Cina con l’artista e professore emerito Luo Qi, nel 2014 Jacques Toussaint realizzata in collaborazione con l’Institut Français di Milano. Nel 2017 Area35 ha sostenuto e partecipato al progetto “Inclusioni” con la Diocesi di Massa, il Comune e la Regione Toscana realizzando l’esposizione di Paolo Topy e Federico Garibaldi.
Area35 ha dedicato numerose mostre personali ad artisti emergenti e consolidati quali Nino Alfieri, Giovanni Cerri, Barbara Colombo, Nicola Evangelisti, Gian Piero Gasparini, Pietro Gerenzani, Marco Mendeni, Ernesto Morales.
Cosciente della mutevole e frizzante situazione dell’arte internazionale Area35 realizza e promuove esposizioni in Italia e all’estero attraverso partecipazioni e collaborazioni con alcune gallerie internazionali di Ungheria, Polonia, Slovacchia e Spagna e con ambasciate e consolati di Argentina, Danimarca e Francia.

Coordinate mostra
Titolo Renaissance Now. Mozes Incze e Alexandra Nadas
A cura di Lena Ilona Orosz
Sede AREA35 Art Gallery, via Vigevano 35 - Milano   
Date 31 gennaio - 1 marzo 2018
Inaugurazione martedì 30 gennaio, ore 18.30 - 21.30
Orari mart - ven, ore 15.30 - 19.30
Mattina e sabato su appuntamento

Ufficio stampa
IBC Irma Bianchi Communication
Tel. +39 02 8940 4694 - mob. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it
testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it

Alla Galleria Francesco Zanuso di Milano, la mostra "Il surrealista riluttante. Opere di Kartick Chandra Pyne", a cura di Caterina Corni.


Galleria Francesco Zanuso
Corso di Porta Vigentina, 26 - Milano

PRESENTA LA PRIMA PERSONALE ITALIANA

KARTICK CHANDRA PYNE
Calcutta 1931-2017

IL SURREALISTA RILUTTANTE
a cura di Caterina Corni

7 FEBBRAIO / 28 FEBBRAIO 2018
INAUGURAZIONE MERCOLEDÌ 7 DALLE ORE 18.00 ALLE ORE 22.00
 

Quale conoscenza abbiamo dell’arte contemporanea indiana? Quali sono gli artisti che hanno popolato la scena dagli anni Settanta fino a oggi? Il bengalese Kartick Chandra Pyne è senza dubbio da annoverare tra i più prestigiosi. Nato nel 1931 nei sobborghi della fervida Calcutta, frequenta l’allora rinomato College of Arts and Crafts. Scuola dove, all’inizio del Novecento, diventa direttore Abanindranath Tagore, nipote di quel Tagore che fu premio Nobel per la letteratura nel 1913.
Calcutta, la Firenze d’Oriente. Città in cui nacque il rinascimento intellettuale bengali e che diede i natali ai più importanti esponenti dell’intelligentia indiana. Centro nevralgico di quella rivoluzione dell’arte che segnò il passaggio dalla tradizione alla modernità.
Per Pyne la pittura è azione vitale, dipinge incessantemente giorno e notte nel piccolo studio ricavato all’interno della sua abitazione. Predilige l’acquerello su carta di riso, diventa un eccellente maestro in questa tecnica, perché l’unica a suo avviso in grado di rendere quella dimensione onirica che inseguirà per tutta la vita. Pyne rompe con la pittura tradizionale indiana creando un linguaggio che si pone fuori da qualsiasi schema. Non vuole essere annoverato in alcun movimento artistico, concepisce il gesto del dipingere come dimensione intimistica pura. Sebbene corteggiato da critici, galleristi e collezionisti che giungono a Calcutta da diverse parti dell’India per acquistare le sue opere, Pyne seleziona meticolosamente gli acquirenti. Non gli interessa il mercato e non vuole farne parte. Continua a dipingere in modo quasi bulimico. Eccentrici animali, paesaggi ideali, torniti corpi femminili, alberi dai cui rami pendono bocche color rosso carminio come succosi frutti pronti per essere colti. Nel 1994 viene colpito da un attacco cerebrale che gli causa la paralisi di metà volto e conseguenti disturbi neurologici agli arti. Non smette di dipingere, allarga il suo studio occupando altre stanze dell’appartamento, situato in quella zona periferica ricca di stimoli e traboccante di vita. Nel 2005 una delle sue opere su carta “Bird in a cage” è battuta da Sotheby’s New York realizzando un prezzo di aggiudicazione ben oltre la stima. Pyne è nuovamente al centro dell’attenzione. Il telefono non smette di suonare, i mercanti d’arte si presentano direttamente sotto casa sua desiderosi di comprare almeno qualche disegno. Lui li fa entrare, offre dell’ottimo chai, si intrattiene con loro. Capisce che cosa realmente li spinge verso i suoi lavori, nulla a che vedere con la passione, quella vera, per l’arte. Si congeda e torna a dipingere. Loro se ne vanno a mani vuote. Kartick Pyne è sempre stato così, un po’ sognatore e anche un po’ ribelle. Ho avuto la fortuna di conoscerlo qualche mese prima che se ne andasse. I suoi movimenti erano ridotti al minimo e non potendo più dipingere aveva fatto appendere una serie di lavori sulla parete di fronte al letto, in modo da viverli quotidianamente. Era da tempo che volevo fare una sua personale a Milano, che sarebbe poi stata la prima a livello nazionale e internazionale. Gli chiesi se era d’accordo, mi rispose così: ”Certo, ma solo se mi porti!”.
Purtroppo Kartick Chandra Pyne non potrà essere presente, ma le sue opere saranno la sua voce e il suo sguardo.




Kartick Chandra Pyne nasce a Calcutta nel 1931, frequenta il College of Arts and Crafts dove consegue il diploma. Durante la sua carriera vince numerosi premi, per citarne alcuni: nel 1966, 1969, 1973 e 1976 il Fine Arts Award indetto dall’Accademia di Belle Arti di Calcutta e per due anni consecutivi, ossia nel 1973 e 1974, il Mahakoshal Kala Parishad Prize. E’ tra i 100 artisti selezionati per la celeberrima esposizione “Hundred years of Asian Art (1861-1961)” organizzata presso il Fukuoka Art Museum in Giappone. Partecipa a diverse mostre personali e collettive in India. Le sue opere sono esposte in musei quali la National Gallery of Modern Art (NGMA) di Nuova Delhi, il Govt. of West Bengal Gallery e Birla Academy of Fine Art and Culture. E’ presente in numerose collezioni private indiane ed europee, tra cui si annovera quella dell’Unesco.
Kartick Chandra Pyne muore a Calcutta il 17 settembre 2017.



Il surrealista riluttante
opere di Kartick Chandra Pyne
a cura di Caterina Corni

7 febbraio / 28 febbraio 2018
inaugurazione mercoledì 7 dalle ore 18.00 alle ore 22.00

Galleria Francesco Zanuso
Corso di Porta Vigentina, 26 - 20122 Milano
orari:
dal lunedì al venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00
info:
francesco.zanuso@gmail.com
3356379291
galleriafrancescozanuso.com