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mercoledì 4 dicembre 2019

"Amenta incisioni", rivive a Scicli l'arte secolare del torchio, grazie all'incisore Loredana Amenta.

L'incisore Loredana Amenta
Nell'era digitale dei pixels e dell'incisione laser c'è ancora chi crede nel fascino senza tempo della stampa artigianale, realizzata al torchio, con un paziente lavoro di bulino e punte su lastre di rame o di zinco, immerse negli acidi e poi inchiostrate a mano.

È una scelta coraggiosa e in controtendenza, quella di Loredana Amenta, 36enne incisore di Scicli, che venerdì 13 dicembre alle ore 19 aprirà al pubblico le porte del suo atelier - stamperia d'arte in via Pluchinotta 17. Per l'occasione saranno esposti alcuni lavori di grafica realizzati con gli artisti Piero Guccione, Giovanni Blanco, Angelo Ruta, Giovanni Robustelli, Rosa Cerruto, Franco Fratantonio, Giovanni Viola, Carmelo Candiano e altri, oltre a opere della stessa Amenta. Interverrà il critico d'arte Paolo Nifosì.

L'atelier "Amenta incisioni" è uno dei pochi rimasti in Italia e in Sicilia dove è possibile vedere all'opera un incisore alle prese con le secolari tecniche dell'acquaforte, dell'acquatinta, della punta secca e della cera molle, secondo tradizionali processi di lavorazione a mano.

Una passione, quella di Loredana, nata nelle aule scolastiche con i docenti Sandro Bracchitta e Angelo Buscema, coltivata nell'Accademia di
Belle Arti di Catania e perfezionata poi nella prestigiosa scuola internazionale di grafica d'arte "Il Bisonte" di Firenze, dove nel 2010 ha conseguito la qualifica tecnica di "incisore-stampatore". Dopo il ritorno in Sicilia, Loredana si è dedicata al sogno di un laboratorio, dove tra inchiostri, pennelli, punte, bulini, lastre di metallo, cere e fogli messi ad asciugare, prendono lentamente forma delle stampe d'arte in bianco e nero o a colori, veri e propri tesori dell'arte grafica.

«In realtà – spiega la titolare - non si tratta di un'inaugurazione nel senso classico del termine, ma di un'apertura dell'atelier al pubblico. Il laboratorio, avviato nel 2016, finora è stato un luogo riservato quasi esclusivamente ad addetti ai lavori, artisti e incisori per la realizzazione di acqueforti e riproduzioni d'arte. D'ora in avanti, invece, sarà possibile entrare e conoscere da vicino il magico mondo dell'incisione artigianale».

Non solo. Il laboratorio offrirà nuovi servizi: corsi, laboratori per le scuole, mostre delle opere realizzate, open studio. Ma si potranno pure scegliere, tra una gran varietà di immagini d'arte in bianco e nero e a colori, di grandi o piccole dimensioni, originali regali per matrimoni, lauree e cerimonie in genere.

Ogni multiplo richiede settimane di lavoro, dall'incisione della lastra alle fasi preparatorie fino alla stampa finale. Un elogio della lentezza e della pazienza, distante dalla velocità e dai ritmi frenetici del mondo contemporaneo, un lavoro che l'artista-artigiano realizza con la massima cura ricercando la perfezione di ogni dettaglio.

"Amenta non è alle prime armi – scrive il critico d'arte Paolo Nifosì, assiduo frequentatore dell'atelier - ha già al suo attivo diversi anni di lavoro e mi fa piacere ricordala per avere stampato, con la collaborazione di Giuseppe Lo Magno, l'ultima grafica di Piero Guccione, un bellissimo notturno ovale con un cielo stellato. [...] L'augurio è che questo prezioso spazio possa avere una lunga vita e possa diventare un punto di riferimento per quanti questa disciplina coltivano come
autori o come fruitori".

Info e contatti
Amenta Incisioni
via Pluchinotta 17, Scicli (RG)
suzinco@gmail.com
cell. 339 195 8984


martedì 3 dicembre 2019

GUSTO. Col Panettone Malvasia è stato amore al primo morso, a cura di Marla Lombardo.

Il Natale è alle porte e le tavole degli italiani stanno per riempirsi di dolci prelibatezze, in particolare non mancheranno di certo Panettoni e Pandori.

Chi mi conosce bene sa che non sono tanto un'amante di dolci ed a Natale preferisco il pandoro al panettone.
Ma quest'anno ho vuto un colpo di fulmine con un particolare panettone: Il Malvasia, della pasticceria artigianale Mangiafico.

Sono andata personalmente nel laboratorio a Solarino e lì il maestro pasticcere Pippo Mangiafico mi ha mostrato la preparazione di questo particolare panettone. Con la curiosità di una bambina, ho sbirciato anche nel suo ricettario scritto a mano che di anno in anno si arricchisce di ricette per nuovi prodotti dolciari... E' stata un'emozione vedere tutte le fasi della preparazione e poi sentire nell'aria quel profumo di qualcosa di veramente buono.









Il Panettone Malvasia è una delizia artigianale, gli ingredienti sono semplici e genuini, non contiene conservanti, ma ciò che lo rende unico, a mio avviso, è l'abilità e la passione nel prepararlo e quell'uvetta sultanina australiana con la copertura al cioccolato bianco, entambe macerate nel vino Malvasia, ne fanno una delizia che provoca dipendenza, almeno per me. 







Io continuo a deliziarmi con il Malvasia.... Intanto voi leggetevi qualche cenno storico sulla vera storia del panettone...  



 

La vera storia del Panettone


La storia della nascita del panettone è avvolta nel mistero, non sappiamo infatti con certezza quando sia stato inventato e da chi. Si sa per certo che si comincia a parlare di questo pane dolce nella Milano di Ludovico il Moro, alla fine del XV secolo.

Le leggende sul panettone sono ben tre, ognuna delle quali attribuisce ad un inventore diverso la paternità di questa dolcissima invenzione.

  • Ugo, il falconiere di Ludovico il Moro
  • Toni, il salvatore del Natale
  • Suor Ughetta e il suo panettone

Secondo la prima leggenda fu un’invenzione di Ugo, un falconiere di Ludovico il Moro e garzone nella bottega del pane di Toni. Ugo aggiunse grandi quantità di burro, acquistato vendendo falchi rubati a Ludovico il Moro, alla ricetta originale, insieme a zucchero, uova, pezzetti di cedro e uvetta, riscontrando un successo grandioso.


La seconda storia narra di un sontuoso banchetto di Natale alla corte di Ludovico il Moro in cui il cuoco dimenticò in forno il suo dolce, bruciandolo. Un servo di nome Toni aveva tenuto per sé un po’ dell’impasto per fare uno spuntino a fine servizio e vi aveva aggiunto uova, zucchero e uvetta. Il cuoco scoprì l’impasto avanzato e lo servì comunque, dandogli una forma di pane. Inutile dire che fu un successo, piacque talmente tanto che Ludovico lo impose in tutti i banchetti natalizi seguenti.

La terza leggenda narra di suor Ughetta, cuoca di un convento milanese che per Natale utilizzo i pochi ingredienti nella dispensa del monastero per realizzare un dolce per le consorelle. Al solito impasto del pane aggiunse uova e zucchero, canditi e uvette e lo benedì tracciandovi sopra una croce con il coltello. Il successo fu talmente grande che i milanesi cominciarono a fare offerte al convento per portare a casa un po’ di quel pane speciale.


Al di là delle leggende, non sapremo mai con certezza chi lo ha inventato, ma sicuramente sappiamo chi realizza i migliori panettoni di Natale e dove trovarli!




Rubrica di Untitled Magazine, ideata e condotta da
Marla Lombardo


La celebrazione del Liceo Preziotti e i successi del suo più brillante alunno Mario Vespasiani.

Un recente dipinto nella sede museale
Nel sessantesimo anniversario della fondazione dell'Istituto fermano, uno dei suoi più brillanti studenti è un riferimento dell'arte italiana. 


Sono già trascorsi sessant'anni e migliaia sono gli alunni che hanno frequentato le aule dell'Istituto d'Arte oggi Liceo Preziotti, che in questi giorni si svela con un programma ricco di eventi, per celebrare un simile traguardo e tra i ragazzi che in oltre mezzo secolo si sono distinti Mario Vespasiani è una delle eccellenze dell'Istituto. Apprezzato giovanissimo da tutti i professori per lo straordinario talento che lo porterà a vincere borse di studio e numerosi concorsi studenteschi. 
Inizia ad esporre subito dopo il diploma e ad oggi con le sue opere ha varcato i confini nazionali, entrando in gallerie, musei e luoghi di culto. Per autorevolezza e qualità artistica è da molti considerato il miglior alunno di sempre, tanto che la sua ricerca ha interessato oltre che molti dei docenti del Preziotti, non solo esperti d'arte, ma anche studiosi di discipline che vanno dalla teologia all’astrofisica, dall’antropologia alla filosofia. Negli anni di scuola conosce Mara che diventerà la sua Musa e che sarà nominata nel 2015 dal neo eletto sindaco Calcinaro, Prima dama del Palio dell'Assunta e al tempo stesso ritratta da Vespasiani nelle vesti della Madonna sul drappo. A seguito di questo evento e del rito, che li ha visti guidare il corto storico con mille figuranti, l'anno successivo si uniranno in matrimonio nella cattedrale di Fermo. 
Mario Vespasiani si esprime attraverso un alfabeto simbolico che si fonda sulle rivelazioni della mistica cristiana e sulla pratica alchemica della pittura. Attento osservatore delle leggi naturali e degli insegnamenti della sapienza orientale, il suo lavoro va inteso come continuazione dell’opera creativa universale, da cui cogliere il sentimento spirituale. Ha esposto giovanissimo ai Musei Capitolini di Roma con la mostra Gemine Muse, a 27 anni vince il primo Premio Pagine Bianche d’Autore, figura nel libro Fragili eroi di Roberto Gramiccia, sugli artisti italiani del futurismo ad oggi e sul Dizionario dell’Arte Italiana edito da Giancarlo Politi. 
Mario Vespasiani
Per essere stato tra i primissimi artisti ad aver impiegato la sua impronta pittorica ai nuovi materiali e alle recenti tecnologie, viene inviato nel 2012 dall’Accademia di Belle Belle Arti di Macerata a tenere una conferenza dal titolo: L’essenza e il dono. Arte, relazione e condivisione, dalla tela all’iPad. Nello stesso anno con le opere realizzate mediante l’iPad ed applicate su alluminio partecipa al Premio Termoli e di seguito alle storiche rassegne d’arte nazionali: nel 2014 al Premio Sulmona, nel 2015 al Premio Vasto, nel 2018 al Premio Marche. Durante la sua carriera le sue opere sono state poste in dialogo diretto con alcuni maestri dall’arte italiana, quali Mario Schifano, Osvaldo Licini, Lorenzo Lotto e Mario Giacomelli, in mostre intitolate La quarta dimensione. Ha esposto nel 2011 al Padiglione Italia della Biennale di Venezia curato da Vittorio Sgarbi nella sede di Torino e qui con Imago Mundi alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. 
Dal 2013 lavora a Mara as Muse, un progetto composto da dipinti, disegni, fotografie, libri e oggetti d’arte, che tratta del rapporto della presenza femminile nell’ispirazione artistica, la cui trilogia è stata presentata a fine 2017 alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. Nel 2015 realizza delle opere in pura seta intitolate Storie di viaggiatori, territori e bandiere che espone come fossero vessilli, la cui performance si tiene nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno e in un happening sulla cima di un’antica torre. 
Nel mese di maggio esce Planet Aurum il suo primo libro interamente dedicato agli scritti e nello stesso anno la città di Fermo lo invita a dipingere il Palio dell’Assunta collegato alla personale Empireo. 
Nel 2016 è l’ideatore del festival sul pensiero contemporaneo La Sibilla e i Nuovi Visionari. 

Mario Vespasiani con la musa Mara





Centro Culturale “Kà ‘d-Mezanis”. A Rueglio il convegno dal titolo “Violenza di genere: chi è responsabile?” e presentazione del romanzo "Se il freddo fa rumore" della giornalista Sara Magnoli.





Rueglio / 6 dicembre 2019 / ore 21.00
Kà ‘d-Mezanis: convegno dal titolo: “violenza di genere: chi è responsabile?”


Venerdì 6 dicembre, alle ore 21:00, al Centro Culturale “Kà ‘d-Mezanis” di Rueglio, si terrà il convegno “violenza di genere: chi è responsabile?.

La serata prenderà spunto dalla presentazione del romanzo "Se il freddo fa rumore" di Sara Magnoli, giornalista e scrittrice che dedica la maggior parte delle sue opere alle donne e alle loro storie di vita. Sotto forma di romanzo giallo, il testo richiama l'attenzione su questo grave fenomeno.
L'appuntamento vedrà la partecipazione di Tiziano Riverso, illustratore del romanzo, che realizzerà “in diretta” disegni a commento visivo dello sviluppo del dibattito.



Interveranno sul tema della violenza di genere e delle responsabilità che ne derivano, portando le proprie testimonianze:
Sebastiano Pelligra, Maresciallo della stazione dei Carabinieri di Valchiusa
Federica Cerrato, Avvocato
Donatella Gaudino, Assistente sociale del Consorzio in Rete
Donatella Di Noto, Responsabile della Casa di Accoglienza delle Donne di Pecco.
La professoressa Antonella Scala, darà inoltre lettura della “Ballata delle Donne” di Edoardo Sanguinetti.

La giornalista e scrittrice Sara Magnoli

Fino ad aprile 2020, quando riprenderà la stagione espositiva, la Kà ‘d-Mezanis è visitabile esclusivamente su prenotazione.


CONTATTI
Comune di Rueglio 
affarigenerali@comune.rueglio.to.it  +39 0125.78.01.26

Gabriella Laffaille – Sindaco
+39 334.16.55.172
sindaco.rueglio@libero.it


lunedì 2 dicembre 2019

VITA live. Si mangia, si beve e si suona. Giovedì 5 dicembre a salire sul palco sono i Blues Sound Band.





Giovedì 5 novembre 2019, alle ore 21




Continuano con successo gli appuntamenti musicali al ristorante Vita cucina paesana di Solarino, in via Palestro n.6, all'insegna del buon cibo genuino e della buona musica in compagnia 

Giovedì 5 dicembre 2019, dalle ore 21:00, a salire sul palco saranno i Blues Sound Band, per l'occasione in trio, rappresentati dall'inconfondibile voce di Chiara Dimauro, la chitarra elettrica di Saro Guarracino e la chitarra semiacustica di Marco Ciampa.
Una serata dedicata al Blues e al Rock'n'Roll, da Etta James a Little Richard, passando da Elvis Presley...



Info e prenotazioni
al numero: 3398474237

VISIONS. All' Open Milano, la mostra personale dell'arista Vincenzo Mascoli, testo critico a cura di Vittorio Sgarbi.


VISIONS
Personale d’Arte Contemporanea 
di Vincenzo Mascoli 

Testo critico a cura di Vittorio Sgarbi


Dal 4 Dicembre 2019 al 4 Febbraio 2020 
Opening 4 Dicembre 2019, h. 19:00  

INGRESSO GRATUITO 


Evento a cura di Open Milano

Open Milano - Viale Monte Nero 6, Milano 
Ufficio stampa: info@aopenmilano.com - Tel. 02.83425610




Da mercoledì 4 dicembre 2019, lo spazio espositivo Open Milano, in viale Monte Nero 6, ospiterà le opere di Vincenzo Mascoli.

Curata da Open Milano la personale (fino al 4 febbraio 2020) accoglie 30 opere  realizzate dall’artista pugliese, con la sua inconfondibile impronta: Décollage e stralci di pubblicità sono le allegorie adottate dall’artista ,per ritrarre la personale visione della realtà ai limiti della fredda cronaca con un procedimento di accumulo di porzioni di carta da giornale, da cui emerge una visione sfaccettata del mondo, mediante un dialogo continuo con le reliquie della comunicazione visuale: quotidiani, carta patinata delle riviste, loghi riconoscibili della pubblicità, una commistione esemplare tra parola e immagine, segni talvolta non identificabili nella loro interezza, perché associati ad altrettanti squarci di vita sociale e politica della contemporaneità.

Il medesimo fil rouge che contraddistinse gli artisti della “Pop Art”, movimento britannico che ha innalzato a effigie di se stesso la “Campbell’s Soup” di Andy Wharol, in cui marketing e vita quotidiana sono mescolati e resi irrimediabilmente inseparabili.



Artista pugliese, laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Bari in Scenografia e Pittura e con molti riconoscimenti e mostre all’attivo, Mascoli assorbe le dinamiche della storia dell’arte restituendole in un continuo principio di citazione e della memoria con una riconversione degli stili del passato, fa proprie le lezioni dei grandi maestri del ‘900, recuperando la pittura, il disegno, recuperando l’identità dell’artista.

Mascoli sembra chiedersi ed interrogare l’osservatore: quanta forza dobbiamo avere perché questo slancio ci allontani dalla nostra eterna insoddisfazione, quale prepotenza vuole il nostro io per vivere con passione e lasciare memoria del nostro presente? Sono capace di fermare il piacere di essere? Le icone che mi circondano, gli scatti, le immagini del mio quotidiano sono quelle presenze che mi rassicurano, sono capace di giocare a questo gioco, e ve lo dimostrerò!




Flusso di incoscienza.  Testo critico Vittorio Sgarbi

Lo schema lo si individua facilmente. Davanti, una figura in dimensioni maggiorate, dipinta realisticamente anche quando per cenni essenziali, il più delle volte lasciando che la sua trasparenza riveli un flusso sottostante che non interrompe, limitandosi a sovrapporsi su di esso come una vetrofania. Dietro, appunto, un grande flusso, costituito da immagini e scritte ricavate da ritagli di giornali che vengono assemblate a collage, dalla provenienza più variegata, ma attingendo prevalentemente a quel repertorio del trash che una volta era proprio della cosidetta “stampa popolare”, e che oggi, invece, accomuna carta stampata, televisione e internet senza soluzione di continuità, dandosi il tutto, opportunamente amalgamato grazie anche all'impiego di libere pennellate in funzione di raccordo, come un insieme di relitti galleggianti visti a volo d'uccello, sospesi nell'acqua di porto più stagnante e sudicia che ci possa essere. 



Non c'é dubbio, Vincenzo Mascoli mira allo standard, a fare in modo, cioé, che lo schema di rappresentazione adottato venga identificato come propria cifra stilistica, seguendo in ciò la tendenza più comune all'arte maggiormente à la page del secondo Novecento, a cui l'artista pugliese ha certamente guardato (la Pop Art, naturalmente, come é stato già notato, ma forse ancora di più, nell'ottica della poetica bricolière, il Nouveau Réalisme, in ripresa e aggiornamento degli assemblages dadaisti). Non credo, però, che il ricorso al facilmente individuabile, che pure finisce per funzionare come un marchio di fabbrica, risponda in Mascoli alla stessa sollecitazione che  divenne dominante nell'arte novecentesca da lui presa a riferimento, ovvero dall'esigenza di convertire la ricerca alle richieste del mercato, esaurendola di fatto. E' che in Mascoli lo standard é l'archetipo di una condizione più generale, già preannunciata dalla Pop Art e dal Nouveau Réalisme, ma diventata tipica, nel parossistico dilagare della comunicazione mediatica, della nostra epoca, per cui nulla può più darsi al di fuori di esso. Non c'é più la purezza di spirito e di espressione, vecchio mito romantico per cui si é creduto di potere ancora contemplare, negli uomini, la presenza di un genio primitivo, non esiste più l'originalità, e se anche ci fosse, probabilmente non servirebbe a nulla. Tutto, nel mondo attuale, é stato già detto e visto, tutto é preconfenzionato, ma viene ripetuto ugualmente, deve continuare a mostrarsi come in uno spettacolo infinito, una grande narrazione senza un costrutto che sia alternativo all'automatismo per cui si manifesta, un parler pour parler, voyer pour voyer in cui vero e falso, importante e inutile, nobile e volgare, intelligente e idiota si confondono disinvoltamente nelle sabbie mobili di una stessa melassa omegeneizzante. E non si tratta più, come era ancora ai tempi di Warhol e Restany, di uno spettacolo a cui si assiste passivamente, perfino con senso di soggezione, davanti all'onnipotenza del Big Brother orwelliano che traspariva da un logo di successo riprodotto da un cartellone pubblicitario o da uno schermo televisivo, ma di un sistema globale in cui ciascuno può disporre dei mezzi, diventati alla portata di tutti, in grado di rendere ogni spettatore anche un elaboratore autonomo di spettacolo che viene immesso nello sbocco universale del grande flusso, democraticamente partecipando all'affermazione della sua tirannia assoluta. 

Cosa siamo diventati, rispetto al grande flusso oggi dilagante? E' questa, credo, la domanda di fondo che si pone Mascoli e su cui ci invita a riflettere, riconoscendo all'arte, la sua arte, una prerogativa speciale, la capacità di bloccare ciò che di per sé tenderebbe a essere un panta rei in continuo movimento e a lasciare segni sempre più labili nella nostra coscienza, individuale e collettiva. Siamo davvero delle trasparenze, fagocitati da un'entità troppo più grande di noi, informazioni confuse ad altre informazioni, parvenze fra parvenze che non riconoscono più precise distinzioni fra reale e virtuale, minando alla base il senso stesso della nostra individualità? Possiamo ancora riconoscerci una memoria, davanti a questa grande memoria dell'incerto e dell'instabile che vuole disgregare tutte le altre? Ed é, questo, uno stato esistenziale che deve angosciarci, imponendoci una presa di posizione inevitabilmente critica nei confronti del fattore degenerante, come le opere di Mascoli potrebbero sembrare suggerire, oppure, allo stesso modo, un dolce naufragare che può preludere a una condizione ancora più allettante, un eterno presente in cui si verifichi la sostanziale dissociazione dall'ordine delle cose terrene, con tutti gli annessi e connessi del caso? A Mascoli, e a noi, l'ardua sentenza.


Inaugurata la sede di Arteinsieme. Lo storico Palazzo Fidone di Comiso ospiterà le iniziative culturali e artistiche dell’associazione.

Una nuova sede culturale a Comiso. Taglio del nastro, ieri sera, a Comiso, per Palazzo Fidone che, da oggi sarà la sede dell’associazione Arteinsieme. Lo storico palazzo della seconda metà dell’Ottocento, riapre i battenti per accogliere la giovane e vivace associazione culturale. Arteinsieme, sorta nel gennaio 2018, ha al suo attivo un’intensa attività di promozione artistica e culturale, con numerose iniziative a Comiso, Ragusa, Vittoria, Modica, Acate, Chiaramonte Gulfi, Scoglitti.

A tagliare il nastro inaugurale, in via Senatore Caruso, 1 (angolo corso Vittorio Emanuele) è stato l’assessore Biagio Vittoria, insieme al presidente di Arteinsieme, Marcello Nativo. Palazzo Fidone sarà sede espositiva permanente. Le stanze ed il salone nobile ospitano, da ieri le opere di 38 soci artisti: circa 80 opere di pittura e scultura. Palazzo Fidone diventerà volano di nuova crescita e promozione culturale».






«Fin dalla nascita dell’associazione – ha detto il presidente, Marcello Nativo – abbiamo desiderato avere una sede. In questi anni, abbiamo utilizzato e valorizzato molte sedi prestigiose: il Castello di Biscari ad Acate e Palazzo Grimaldi, a Modica, solo per citarne alcuni. Oggi, il sogno si realizza: un nobile e importante palazzo di Comiso sarà la nostra sede, ospiterà in modo stabile le opere dei soci artisti, ma anche altre mostre e sarà sede di numerosi eventi culturali».

«Oggi contiamo circa 100 soci – aggiunge Maria Luisa Occhione, segretaria e tesoriera dell’associazione, curatrice di vari eventi – Abbiamo in cantiere varie iniziative di arte e cultura. È questo il motivo per cui abbiamo scelto di avere una sede, che sarà fucina di tutto ciò che organizzeremo in futuro, una sorta di cenacolo culturale dove poter maturare anche iniziative di gemellaggio con altre associazioni culturali di altre regioni, di cui a breve daremo notizie».



«Sono affascinato ed emozionato – ha detto l’assessore Biagio Vittoria, dopo il taglio del nastro inaugurale – Questa sede, ma soprattutto il vostro impegno diventa un apporto importante per la crescita culturale della città. E su di essa si costruisce il nostro futuro».

Alfredo Campo, socio onorario di Arteinsieme, ha presentato l’evento espositivo. «Oggi ammiriamo qui le opere di vari artisti, ciascuno con uno stile diverso, ciascuno con un diverso messaggio da dare. Al di là dei diversi stili, guardiamo i quadri, guardiamo le singole opere. Ogni opera parte sempre dalla realtà e ci dona un modo differente di esprimerla».



L’attività a Palazzo Fidone inizierà il prossimo 6 ottobre, con la conversazione di Giovanni Distefano dal titolo “Kaukana nella storia – VIII premio nazionale “Riccardo Francovich”. Distefano, direttore del parco di Camarina e Cava d’Ispica, nonché docente di Archeologia all’università della Calabria ed all’università di Roma 2 – Tor Vergata. Distefano , presenterà il sito archeologico tardo romano – bizantino, che quest’anno è tra i finalisti del prestigioso premio nazionale di archeologia, dedicato all’illustre studioso scomparso qualche anno fa. Il premio è stato istituito a partire dal 2013 dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI) ha istituito, a partire dal 2013, un premio intitolato alla memoria del professor Riccardo Francovich. La commissione del Premio è presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI; professore di Archeologia medievale all’Università del Salento).

«Abbiamo appreso qualche settimana fa – ha detto Distefano – la notizia che Kaukana è tra i finalisti di questo prestigioso premio nazionale. Si tratta di un riconoscimento importante che permette a questo piccolo, ma importante sito archeologico tardo-romano di avere una prestigiosa vetrina nazionale.»






INFO
ArteInsieme


Marialuisa Occhione: cell. 3353288892