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martedì 21 gennaio 2020

Cariatidi. Al Museo Ebraico di Bologna, in mostra l'installazione site-specific dell’artista romagnolo Luca Freschi, a cura di Niccolò Bonechi.



MEB - Museo Ebraico di Bologna

24 gennaio – 8 marzo 2020



LUCA FRESCHI

Cariatidi



A cura di Niccolò Bonechi



Inaugurazione: sabato 25 gennaio, ore 21.00





Le Cariatidi di Luca Freschi al Museo Ebraico di Bologna. Per celebrare il Giorno della Memoria, il MEB ospita un’installazione site-specific dell’artista romagnolo Luca Freschi, inserita in ART CITY Bologna, il programma di mostre, eventi e iniziative speciali promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere in occasione di Arte Fiera, con la direzione artistica di Lorenzo Balbi e il coordinamento dell’Istituzione Bologna Musei

Curata da Niccolò Bonechi e realizzata in collaborazione con la Galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia, la mostra di Luca Freschi sarà inaugurata sabato 25 gennaio, alle ore 21.00, nell’ambito di ART CITY White Night, notte bianca dell’arte che prevede l’apertura straordinaria di numerose sedi espositive.

Le Cariatidi di Luca Freschi, sculture monumentali composte da elementi in terracotta ceramica dipinta ed objet trouvè, si inseriscono nel percorso museale, quasi confondendosi con gli oggetti, le riproduzioni, i video e i documentari che appartengono alla sezione permanente.

Osservando le Cariatidi, lo sguardo corre sino al culmine dell’opera, attraverso un’ascensione metaforica generata dalla reale sovrapposizione di elementi dal forte valore simbolico, tra ready made e scultura: il vaso come contenitore di esperienze, le colonne antiche come fondamenta delle diverse culture, le statue classiche come rappresentazione della bellezza e della perfezione, la civetta come simbolo della conoscenza con riferimenti alla vanitas e alla tematica del memento mori.



«Le Cariatidi – spiega il curatore – non sono altro che un organico ed equilibrato gioco di incastri, reminiscenze personali e culturali che si sovrappongono, lasciando allo spettatore una libera interpretazione, o per meglio dire, la possibilità di ritrovarsi dentro le proprie esperienze, paure, emozioni. Caposaldo della ricerca di Luca Freschi è il concetto di memoria, che si materializza nelle sue opere attraverso l’accumulo di oggetti che fanno parte della memoria storica collettiva e, scendendo nel particolare, nel vissuto di ognuno di noi. Ecco che l’installazione Cariatidi, presentata a ridosso del Giorno della Memoria (27 gennaio), si identifica come simulacro, come contenitore emotivo, in cui si rifugiano i ricordi di tutti e la speranza che niente di ciò che è accaduto si ripeta in futuro».


Luca Freschi, nato a Forlimpopoli (FC) nel 1982, si è laureato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Da allora, ha intrapreso una ricerca basata sull’alterità della figura umana, sulla memoria personale e collettiva, tramite l’utilizzo della tecnica del calco. Ha partecipato a varie esposizioni collettive e personali in Italia e in Europa, come 51° edizione del Premio Campigna (Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni, S. Sofia, Forlì Cesena, 2009), Open 12. Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni (Isola di S. Servolo, Venezia, 2009), Premio Opera (Biblioteca Oriani, Ravenna, 2011). Fra le recenti mostre personali si ricordano: Simplify and Disobey (Galleria Stefano Forni, Bologna, 2013), Lacrimae Rerum (Galleria dell’Immagine, Rimini, 2014), Volatili apparenze (Museo Nazionale Etrusco, Marzabotto, Bologna, 2014), La pratica dell’imperfetto (NiArt Gallery, Ravenna, 2015), Out of Memory (Art & Space Gallery presso Mandarin Oriental Hotel, Monaco di Baviera, 2017), Rust Never Sleeps (Zeit Gallery, Pietrasanta, Lucca, 2018), Nec spe nec metu (Palazzo del Monte di Pietà, Forlì, Forlì Cesena, 2019). Fra le collettive: Martyrium, (M.E.A.M, Barcellona, 2014; Biennal Internacional d’Art, Pobla de Segur, Lleida, 2014), Arte dal Vero (Centro Gianni Isola, Imola, Bologna, 2015), La scultura è una cosa seria (Galleria Bonioni Arte, Reggio Emilia, 2016), Dialoghi paralleli (Galleria Lara & Rino Costa, Valenza, Alessandria, 2016), Fragilis Mortalitas (Casa Serra, Cesena, Forlì Cesena, 2017-18), Italy Korea, Art & Culture - Acknowledging the Differences (Museo Nazionale, Ravenna, 2018), Nella mente di chi guarda (Chiesa di San Giovanni Battista, Modena, 2019). Nel 2015 è finalista al 59° Premio Internazionale della Ceramica di Faenza. Nel 2017 viene invitato in Corea per la Gyeonggi International Ceramic Biennale. Nel 2019 partecipa al Premio Lissone Design presso il MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (MB) e il suo progetto Cariatidi viene ospitato alla 6° Biennale del Mosaico Contemporaneo presso il Museo Nazionale di Ravenna. Alcune delle sue opere sono state vincitrici di premi nazionali e acquisite in collezioni pubbliche italiane e spagnole. Attualmente collabora con importanti gallerie italiane e europee. Vive e lavora a Meldola (FC). Nel 2019 è uscito il primo libro monografico sul lavoro di Luca Freschi – Lacrimae Rerum (Danilo Montanari Editore, Ravenna) – con un testo di Alberto Zanchetta e ricco apparato iconografico. Il volume sarà disponibile nello stand dell’editore in occasione di Arte Fiera Bologna. Dal 23 al 26 gennaio 2020 l'artista parteciperà, con la Galleria Bonioni Arte, alla prima edizione della fiera BOOMing Contemporary Art Show, allestita presso DumBO Space a Bologna.


Il Museo Ebraico di Bologna, nel periodo di ART CITY Bologna, osserverà i seguenti orari: venerdì 24 gennaio ore 10.00-16.00, sabato 25 gennaio ore 18.00-24.00, domenica 26 gennaio ore 10.00-18.00. Orari dal 27 gennaio all’8 marzo: da domenica a giovedì ore 10.00-18.00, venerdì ore 10.00-15.30, chiuso sabato e festività ebraiche. Ingresso libero. 



PER INFORMAZIONI:
Museo Ebraico di Bologna
Via Valdonica 1/5, 40126 Bologna
Tel. +39 051 2911280


UFFICI STAMPA:
Ufficio stampa del Museo Ebraico di Bologna
Tel. +39 051 6569003
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia
Tel. +39 0522 1715142

"Un Uomo Qualunque". Al Teatro Leader di Ragusa, lo spettacolo con Francesco Di Lorenzo, per la regia di Erika Barresi.


Spettacolo teatrale 
Francesco Di Lorenzo
in
"Un uomo qualunque" 
Regia Erika Barresi

Teatro Leader
Via E. Fieramosca n. 163, Ragusa
Domenica 26 gennaio 2020 - Doppia replica ore 18 ed ore 20


NOTE SPETTACOLO
Un uomo qualunque si guarda indietro e racconta. Racconta la sua battaglia perduta, le sue illusioni, le cose che ha visto e che ha sognato, spinto da desiderio di lasciare una traccia. La sua verità su quello che è successo in un pezzetto di Sicilia, - il piccolo paese di Marina di Melilli - un luogo che amava e che è stato sacrificato al dio del presente, della velocità, del cambiamento, del progresso. L’Uomo Qualunque è stato anche un partito, nel secondo dopoguerra, un partito che ha lasciato pochissime tracce, perché la politica è fatta di alleanze, più che di emozioni. Ma il protagonista di questa storia, raccontato nel romanzo “Il nome di Marina” e che ora trova la sua voce in questo monologo, rifiuta di morire per consegnare alla memoria collettiva il ricordo dei nomi e dei luoghi, case, orti e giardini, le dune e il mare, la chiesa abbattuta, le illusioni magiche dell’infanzia e le disillusioni dell’età adulta, quando ogni scelta possibile è ormai alle spalle. Questo io narrante, questa voce che ammette senza timore la sconfitta, ripete la verità che conosce, denuncia il respiro velenoso del Progresso, non perché il Progresso sia un male in sé, ma perché in questo lembo di terra ha preso la forma della distruzione e del dolore. Il benessere in cambio della terra, della bellezza, della salute. Così, racconta i bambini malformati e la distruzione del paese, il terribile baratto che nessuno ha voluto o potuto impedire. Era una scelta inevitabile. Non ci sono invenzioni: tutto è successo davvero. Alla fine, l’Uomo Qualunque, un po’ anarchico e un po’ conservatore, un po’ idealista, un po’ giustiziere, si consegna a chi può far vivere la sua storia. Si consegna a noi. Diventa un libro. Diventa una voce su un palcoscenico. Non chiede di vendetta, né di perdono. Chiede a questi tempi smemorati, di vivere ancora, di essere ascoltato.
 
 

FIGURABILIA . A Bologna la I edizione del piccolo festival dell'arte iconica, interpretata da 8 artiste italiane.

 
FIGURABILIA
Il 24|25|26 gennaio 2020 a Bologna si svolge FIGURABILIA, prima edizione del piccolo festival dell'arte iconica

Le artiste coinvolte sono:
ANTONELLA CINELLI, ROBERTA DALLARA, ERICA FUSCHINI, CRISTINA IOTTI, ILARIA MARGUTTI, ROBERTA SERENARI, VANIA ELETTRA TAM, ROBERTA UBALDI.
 
 

Al centro di questa prima edizione sarà la figura femminile, interpretata da 8 artiste italiane che esporranno e illustreranno il ruolo e il significato simbolico della donna attraverso l’arte figurativa.

In programma anche workshop, incontri letterari e confronti tra artisti, intellettuali e pubblico.

Ideatrice e direttrice artistica del festival è Antonella Cinelli.
Ospite d’eccezione il critico d’arte Carlo Micheli.
***
> Inaugurazione venerdì 24 gennaio 2020
ore 17.30 Spazio Menomale via de’ Pepoli 1/2 – Bologna
ore 19.30 Odeon Gallery via Mascarella 3 – Bologna
***
>>ORARI DI APERTURA<<
Spazio Menomale: ven 17.30 | 22.00 – sab 16.00 | 24.00 – dom 15.00 | 20.00
Odeon Gallery: tutti i giorni dalle 15.30 alle 23.00
***
Una selezione di opere rimarrà in esposizione fino al 21 febbraio 2020 presso la Odeon Gallery


PROGRAMMA FIGURABILIA, talk, incontri e presentazioni

> Venerdì 24 Gennaio 2020
*Spazio Menomale:
- Ore 17.30 - Inaugurazione FIGURABILIA
Saluti del presidente commissione scuola e cultura del comune di Bologna FEDERICA MAZZON
- A seguire CARLO MICHELI dialoga con le artiste (e con il pubblico)
- Ore 21.00 - “Illustrazione, fotografia e pittura in dialogo con la pagina scritta Incontri con l’autore in collaborazione con Edizioni Pendragon” presenta:
“Bertoldo e Bertoldino” con Giuseppe Palumbo e Franco Bacchelli. Una nuova edizione illustrata del classico di Giulio Cesare Croce

*Odeon Gallery:
- Ore 19.30 - Inaugurazione FIGURABILA


> Sabato 25 gennaio

Spazio Menomale:
- ore 17.00 - “Illustrazione, fotografia e pittura in dialogo con la pagina scritta Incontri con l’autore in collaborazione con Edizioni Pendragon” presenta:
“I fiori animati” con Antonio Castronuovo e Nicola Muschitiello. Fiori antropomorfi oppure donne dalle sembianze aggraziate e delicate vestite da fiore rappresentano la summa del talento creativo di Grandville, celeberrimo illustratore e caricaturista del secondo romanticismo francese.
- ore 18,30 - Ilaria Margutti Presenta il progetto Casermarcheologica “Architettura che genera comunità” Spazio per l’arte contemporanea.


> Domenica 26 gennaio


*Spazio Menomale:
- ore 16.00 - “Illustrazione, fotografia e pittura in dialogo con la pagina scritta Incontri con l’autore in collaborazione con Edizioni Pendragon” presenta:
“Ritratti di gente invisibile” con Rosy Sinicropi e Diego Pagani. Si parla tanto delle api, ma poco dei loro custodi. Storie di tredici apicoltori raccontate da fotografie e testi.
- ore 17.30 - “Illustrazione, fotografia e pittura in dialogo con la pagina scritta Incontri con l’autore in collaborazione con Edizioni Pendragon” presenta:
“Il piccolo libro delle nuvole” con Eléonore Grassi E Federica Rapini. Originale e difficile da classificare in un preciso genere letterario, questa pubblicazione piena di sorprese racconta il mondo di meraviglie che si trova appena sopra di noi.



INFO

FIGURABILIA
Piccolo festival dell’arte iconica
24|25|26 gennaio 2020

SPAZIO MENOMALE via de’ Pepoli 1/2 Bologna
ODEON GALLERY via Mascarella 3 Bologna

Ideazione progetto e direzione artistica: Antonella Cinelli
Con la partecipazione del critico d’arte: Carlo Micheli

Il tema di questa prima edizione è IL FEMMINILE NELL’ARTE
Le artiste coinvolte sono:
ANTONELLA CINELLI, ROBERTA DALLARA, ERICA FUSCHINI, CRISTINA IOTTI, ILARIA MARGUTTI, ROBERTA SERENARI, VANIA ELETTRA TAM, ROBERTA UBALDI.

In collaborazione con Edizioni Pendragon
Assistente al coordinamento: Roberta Dallara
Progetto grafico: Vania Elettra Tam

Inaugurazione venerdì 24 gennaio 2020
ore 17.30 Spazio Menomale
ore 19.30 Odeon Gallery

orari di apertura Spazio Menomale: ven 17.30 | 22.00 – sab 16.00 | 24.00 – dom 15.00 | 20.00
orari di apertura Odeon Gallery: tutti i giorni dalle 15.30 alle 23.00

Ufficio Stampa: Fluida Comunicazione
Barbara Mazzocco – barbara.mazzocco@fluidacomunicazione.it
M. +39 347 950 7832 – www.fluidacomunicazione.it

domenica 19 gennaio 2020

UNTITLED MAGAZINE. Intervista alla fotografa e scrittrice Anna Montana, a cura di Marla Lombardo.

(Photo Cover Credits: Jan Sobottka)

 «Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te.» 
(Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male)


Anna Montana, fotografa, scrittrice, spirito inquieto e anima
sensibile, capace di toccare e smuovere i contorti labirinti della mente, lì dove fa più male, nella carne.


Creatività in tumulto e sensibilità poliedrica, in continua ricerca del proprio essere ed esserci nel mondo. 

Ogni stimolo che viene dal mondo esterno per lei è una sfida, un’occasione per mettersi in gioco, per fare meglio, anche se preferisce la quiete apparente della sua solitudine, 
e si lascia corteggiare dal silenzio assordante della sua inquietudine.
 
Noi di Untitled Magazine l'abbiamo intervistata in esclusiva per voi.
 

Chi è Anna Montana? 
Anna Montana è un insieme di culture ed identità, è una continua ricerca di se stessa. 

Anna, scrittori si nasce o si diventa? 
Io credo che scrittori si nasca, indipendentemente dal padroneggiare una lingua. 

Che cos'è per te “essere creativa”? Perché scrivi? Cosa ti spinge a dare forma ai tuoi pensieri e alle tue emozioni? 
Ciò che spinge a dare forma alle mie emozioni ed ai miei pensieri è l’impossibilità di saperli gestire diversamente. Ho sempre pensato che le persone senza “vena creativa” siano sotto un certo punto di vista fortunate. Questo non è un gioco di poco conto: ci sono persone che non possono vivere senza una certa forma di arte. 


Qual è l'esperienza che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?    
Credo che l’esperienza che mi ha condotto alla scrittura fin da piccola sia il cercare di mettere ordine a quel caos mentale dentro e fuori di me. Il caos mentale è sia dentro che fuori. Non riesco ad individuare un episodio concreto, ma è frutto di molte esperienze, prima di tutto è frutto di sofferenze. 

Se io dico “Fiori, tu dici...
Io dico “Spine”. 

Anna i tuoi “fiori” hanno le spine? 
Certamente, le mie rose hanno molte spine. Devo ancora imparare a destreggiarmi tra esse. 

Come mai hai scelto come mezzo espressivo la scrittura, e in particolare la poesia? Perché ti sei avvicinata a questo linguaggio? 
La Poesia, il pro-durre, lo svelare, è differente dall’arte della parola. Queste cose me le ha insegnate un certo Martin H. 



Che cos'è per te “essere libero”?  
Credo che “essere libero” significhi “essere responsabile”. 

Chi riconosci come tuoi simili?  
Come miei simili riconosco i gatti e tutti gli artisti, tutti coloro che hanno bisogno della creatività per vivere. 

Cosa accadrà in futuro? Cosa è scritto sull'agenda di Anna? 
A questa domanda posso solo rispondere che la mia agenda attende solo di essere riempita. 

Tre aggettivi che ti rappresentano, o ti definiscono. 
Borderline, sincera, ingenua. 

12. Qual è il tuo motto? 
La vita è sostanzialmente tragica, ma qualche volta riesce ad essere meravigliosa”. 
(Woody Allen)

E il tuo vizio preferito? O hai solo virtù? 
Ho troppi vizi non salutari, uno che mi piace particolarmente è il vizio del caffè. 


Qual è la tua più grande paura? 
La mia più grande paura è di non poter essere quella che sono. 

Ormai da qualche anno vivi in Germania, hai qualche episodio divertente o curioso che ti è capitato lì da raccontarci? 
Diversi anni fa avevo regalato la ‘Nduja (insaccato calabrese) ad un tedesco, lui ha pensato bene di spalmarla sul pane a colazione in grandi quantità, un poco come se fosse burro e marmellata. Le conseguenze le lascio immaginare ai lettori. 

Cosa fa Anna quando non è una scrittrice, o se preferisci un’artista? Come trascorri i tuoi giorni, e, soprattutto, le tue notti? 
Questa è una domanda che mi manda in crisi perché mi trovo in un momento della mia vita in cui tutto pare insormontabile. Le notti sono insonni e riempio il vuoto emotivo con leccornie devastanti, nell’attesa di una nuova prospettiva di vita. Il mondo globalizzato pare essere spietato con chi vuole vivere semplicemente in amore ed armonia. Quello che mi circonda è un mondo disumanizzato, un mondo retto dall’economia delle banche, un mondo di basse vibrazioni e di ignobili valori.



FIORI INTERIORI
Poesie di Anna Montana

Attraverso la rottura fra sé e il mondo degli altri, la poesia racconta di una dissociazione assai più lacerante e profonda, più che personale, che riguarda tutti: la condizione intima dell'uomo tragico, separato dalla società in cui vive.
Questa dissonanza è la dimensione sensoriale cui Anna Montana ci riporta costantemente donandoci un antidoto delicato di "fiori interiori".

DETTAGLI
Copertina flessibile: 80 pagine
Editore: Self Publishing (29 settembre 2019)
Lingua: Italiano

Per ordinare una copia del libro, scrivere a:
annamontana597@gmail.com


"Che di giocar alla salute
io non ebbi abbastanza
quando sul letto di morte
gridai all'eccesso della sostanza.

Non fu nutrimento
perchè del nutrimento mi uccisi
fu del muro tuo
madre che mi abbandonasti.

(Giocar che nuoce, da Fiori Interiori)

Se volete sapere di più su Anna Montana, seguitela nel suo canale social...
Facebook Page: Fiori Interiori



venerdì 17 gennaio 2020

Ezio Bruno Caraceni: il gesto. Solo show di Eidos in anteprima europea per Artefiera di Bologna.


Ezio Bruno Caraceni – solo show
Il gesto
a cura di Raffaella A. Caruso

Eidos Immagini Contemporanee
Pad 18 Hall C39

DOVE
Quartiere Fieristico di Bologna, Padiglioni 15 e 18
Ingresso Fiera: Nord (per chi arriva in piazza Costituzione, servizio gratuito di navette)
QUANDO
24/26 gennaio 2020
ORARI
da venerdì a domenica: dalle 11 alle 19

PRESS PREVIEW A INVITI giovedì 23 gennaio: dalle 11 alle 12
PREVIEW A INVITI
giovedì 23 gennaio: dalle 12 alle 17
VERNISSAGE A INVITI giovedì 23 gennaio: dalle 17 alle 21


"Sono le 12.30 del 13 ottobre del 1944. Per Ezio Bruno Caraceni appena diciassettenne è il primo giorno di Accademia a Venezia. A Chioggia sale sul vaporetto Giudecca che lo porta verso il suo destino d’artista e di uomo...Nel giro di poco all’altezza di Pellestrina il traghetto viene bombardato e affondato, diventando una trappola mortale. Il giovane Caraceni pur gravemente ferito sarà tra i superstiti: una lunga barba d’artista a coprire le schegge della carne dell’uomo".

Inizia così il racconto su un grande pioniere del dopoguerra italiano, messo in scena da Eidos Immagini Contemporanee (pad 18 C39), nella solo show curata da Raffaella A. Caruso e prodotta appositamente per l'edizione 2020 di Bologna Artefiera.

In mostra il periodo centrale della produzione del Maestro, i Gesti: su tavole di legno, grezze o dipinte, egli sperimenta come variabili linguistiche l’attenzione ai materiali, le possibilità combinatorie della cibernetica, la scrittura in arte come medium fisico e creazione invece di nuovi alfabeti mentali, l’uso del filo come pentagramma o corda per strumenti da suonare con gli occhi dell’anima. È un ciclo su cui Caraceni lavora a lungo, proprio perché pur nell’apparente semplicità degli strumenti, gli permette variazioni continue con cui indagare aspetti differenti dell’animo umano e della “fisica”. Ed è forse per questo studio continuo, nel modulare alternativamente pochi ma precisi strumenti metodologici che ancora oggi questi suoi lavori non sono minimamente segnati dal Tempo, sono assolutamente inconfondibili anche a occhi profani, conservando come ebbe a scrivere Fagiolo Dell’Arco nel 1965 “il sapore fresco dell’inedito”. 

 

Non fu dunque un caso che di Caraceni si occuparono Lionello Venturi, Emilio Villa, Bruno Alfieri, Maurizio Calvesi, Fagiolo dell’Arco,Bruno Munari,. Tra le gallerie di riferimento ebbe Il Cavallino, la galleria Numero, Il Tringolo e Arco D'Alibert a Roma, Fumagalli. Partecipò a due Biennali di Venezia, a tre Quadriennali di Roma, alla Biennale di Tokyo, ad ArtBasel, tra i pochi artisti italiani ad esporre con continuità all'estero, intrattenendo forti rapporti con gli intellettuali dell'epoca.

A guidare il visitatore in questo percorso che dall'informale con cui brucia sul tempo le combustioni di Burri approda ad un personalissimo cinetico programmato e ad esperimenti di land art (“Sono gli anni in Italia di Uncini, di Castellani, di Colombo e di Enzo Mari tanto per citarne alcuni: eppure la ricerca di Caraceni nonostante il rigore costruttivista rimane personalissima e mai dimenticando la “terra”, di cui rende protagoniste forze lasciate da altri sotterranee a supporto della tela, diventerà presto una ricognizione “mentale” sul territorio, tra labirinto e utopia”) è la penna di Raffaella A. Caruso e un video prodotto da Eidos con documenti dell'epoca, gentilmente forniti dagli Eredi Caraceni. Una riscoperta critica che sicuramente interesserà mercato e collezionisti.

12 BACI SULLA BOCCA. All'Elfo Puccini di Milano, in scena lo spettacolo di Mario Gelardi, regia di Giuseppe Miale di Mauro.




21/26 gennaio, sala Bausch

12 BACI SULLA BOCCA
di Mario Gelardi
uno spettacolo della Compagnia Nest
regia di Giuseppe Miale di Mauro
con Francesco Di Leva, Stefano Meglio e Andrea Vellotti
scene Roberta Mattera
costumi Giovanna Napolitano
luci Ettore Nigro
produzione Nest Napoli Est Teatro





Napoli, anni 70. La provincia soffocante e a volte disorientante napoletana. Il conflitto politico e sociale che divide il paese sembra lontano da queste terre. In questo ambito nasce 12 baci sulla bocca che racconta l’incontro-scontro tra Emilio, lavapiatti dai modi e dal linguaggio diretto e Massimo, fratello ‘ripulito’ del proprietario di un ristorante. Massimo si sta per sposare con l’unica donna che ha avuto nella sua vita, è a quel punto della vita in cui o ti lasci o ti sposi, Massimo si sposa.

Emilio è giovane ed è ricchione, perché era l’unico termine usato a Napoli per identificare un omosessuale. Emilio riesce a scardinare l’omosessualità assopita malamente da Massimo.

I loro incontri sono violenti al limite dello scontro fisico. I due ragazzi si nascondono, ma quel rapporto così controverso, rappresenta forse, l’unico momento di vero sentimento nella loro vita.

Il loro è un ambiente in cui non è permessa alcuna diversità, vigono leggi sociali e di branco che non permettono nulla al di fuori di una prassi consolidata. Ma gli occhi di Antonio, fratello di Massimo, lo guardano dentro, sanno molto di più di quel fratello di quanto lui pensi. In quell’ambiente i problemi si risolvono in maniera spicciola ed uno come Massimo, non può certamente essere un “ricchione di paese.

Abbiamo pensato di ambientare questa storia negli anni settanta, per costruire un tessuto emotivo ancora più claustrofobico. 12 mesi che iniziano con la strage di piazza della loggia e terminano con la tragica morte di Pier Paolo Pasolini.

Dopo il lavoro fatto con Gomorra, abbiamo voluto mettere a frutto la nostra esperienza in

una storia di pura finzione. Una vicenda che parte dalla periferia della nostra terra, dove il tempo sembra essersi fermato, dove, al di la di una finto progressismo, ci sono ancora leggi sociali antiche. Un’atmosfera sudata, che ha l’eco della musica popolare degli anni settanta, che vive di squarci di luce, sul nero dei giorni e di quelle vite.

Giuseppe Miale di Mauro





Dalla rassegna stampa

Amore negato e conquistato che s’intreccia alla cronaca di anni difficili per 12 baci sulla bocca di Mario Gelardi. Messo in scena con mano felice e ricchezza d'intuizioni, invenzioni, possibili ironie, da Giuseppe Miale di Mauro, è un percorso difficile per la passione di uomini nell'Italia omofoba degli anni '70. In scena bravi ed intensi Francesco Di Leva, Stefano Meglio, Andrea Vellotti, giocano intrecci d’affetto e di sensi che si risvegliano, tenerezze pudiche, spudorate attrazioni.

Giuliio Baffi, la Repubblica



Immagini di un mondo che fu, e che ancora è. Scoppi di elettricità, fuori e dentro la scena.

Applausi convinti per un'opera intellettualmente lucida e drammaturgicamente lieve. Qualche lacrima. Vedere ammazzare un uomo perché ama un altro uomo può fare molto male. Lo spettacolo è ‘felice’ nel ritmo, nella scrittura e nella recitazione. Una di quelle rare opere che fatte per e non contro il pubblico.

12 baci sulla bocca allinea un picchiatore fascista, un fratello destinato a sposarsi per conformismo sociale, e un giovane lavapiatti che si innamora del futuro sposo. Mentre la radio trasmette la notizia della morte di Pier Paolo Pasolini e l'orazione funebre di Moravia, i tre attori costruiscono sulla scena una danza geometrica di corpi e dialoghi, preparando un finale scenicamente esemplare. C'è una grazia, un tocco speciale, in questa piccola opera di teatro, che fonde le note del melodramma e della tragedia per raccontare una storia che non può dirsi in nessun modo privata. Perché quello che accade sul corpo martoriato delle minoranze è sempre affare nostro.

Katia Ippaso, Gli Altri






TEATRO ELFO PUCCINI
corso Buenos Aires 33, Milano 
Orari: mart/sab 19:30, dom 15:30 
Prezzi: intero € 33 / martedì posto unico € 22 / rid. giovani e anziani € 17,50 / under18 € 13.50 - Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org.