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venerdì 30 novembre 2012

Curriculum Vitae | Ad Eboli la performance artistica di Sante Abbinente ci porta a riflettere sulla critica condizione lavorativa di moltissimi giovani italiani.


Il prossimo 9 dicembre, la Sala Prove comunale “Giuseppe Morrone” di Eboli ospiterà la performance artistica di Sante Abbinente, dal titolo “Curriculum Vitae”.
Si tratta della prima opera d’arte materialmente realizzata con titoli di studio. Partendo dalle “pergamene” conseguite negli anni, l’artista realizzerà un collage dall’omonimo titolo: un curriculum vitae visivo, appunto, capace di racchiudere diversi aspetti della sua esistenza.
In un’epoca caratterizzata dalla precarietà a tutti i livelli e dalla crisi che imperversa su ogni fronte, in cui l’incertezza rispetto al futuro di ciascuno la fa da padrone, c’è chi non si perde d’animo e reagisce, “riciclando” i simboli della propria formazione scolastica. Per superare uno stato di cose difficile e negativamente condizionante e aprire il varco alla determinazione di un presupposto “proprio” che gli consenta di “stare al mondo”. Nel migliore dei modi possibile.
 Un gesto tanto provocatorio, quanto liberatorio che interpreta la condizione di moltissimi giovani italiani, in un momento storico in cui un diploma, una laurea, un master, troppo spesso diventano solo “pezzi di carta” da collezionare, fogli da incorniciare e contemplare, perdendo il proprio valore di “lasciapassare” per  il mondo del lavoro e, quindi, per una vita autonoma e adulta. Ma soprattutto “Curriculum Vitae” è una “impresa artistica” che nasce da un bisogno interiore di “riepilogare” un percorso e razionalizzarlo, per poi procedere oltre ed imboccare nuove strade.
“L’idea di “Curriculum Vitae” è stata in gestazione per un periodo ultradecennale”- spiega Sante Abbinente- “Ha soprattutto un significato artistico e personale, legato sì al mio percorso formativo, ma anche alle mie scelte, ai miei obiettivi, alle mie passioni. La matrice provocatoria è senza dubbio presente. Ma la mia azione si concentra nel sintetizzare, attraverso il linguaggio visivo, il mio percorso. Anche per esorcizzarlo e passare ad altro. Ironicamente direi che, strappando le pergamene,  faccio anche spazio sulle pareti: ne ho bisogno per i quadri”.
Alla performance, che sarà preceduta da una breve presentazione, seguirà il live di Gianni Belmonte, musicista ebolitano sulla scena rock indipendente da oltre un decennio, attualmente impegnato nella promozione dei suoi ultimi brani, in vista dell'uscita del nuovo cd. Feedback, distorsione e silenzi “d’autore”.

L’artista
Classe 1979, come tanti altri giovani del 2000, Sante Abbinente ha conseguito numerosi titoli d’istruzione. Nel suo iter formativo è passato dalla Bocconi all’Università degli Studi di Salerno, ha fatto un Erasmus in Francia, si è abilitato alla professione di Commercialista e Revisore Contabile all’Università di Foggia, ha “conquistato” un dottorato di ricerca, ha frequentato master e corsi di perfezionamento post laurea. Collezionata questa lunga serie di attestati, senza mai rinunciare alla pratica artistica esplicitata soprattutto attraverso la pittura, l’intenzione dell’artista è quella di concentrarsi sempre di più sulla sua grande passione. Con l’obiettivo di fare arte, libero da condizionamenti di sorta e dalle regole imposte da un modo di fare cultura sempre più standardizzato.

INFO E CONTATTI
smscomunicazione@libero.it | mobile: 3347913168

martedì 27 novembre 2012

DOPO MEZZANOTTE | Alla Galleria Artecò di Como la mostra personale di Alessandro Filardo


La Galleria Artecò di Como presenta la seconda personale di Alessandro Filardo, durante la quale verranno esposte tele di medie e grandi dimensioni realizzate dall’artista negli ultimi quattro anni. La mostra verrà inaugurata negli spazi di Viale Lecco 29 sabato 1 dicembre a mezzanotte e sarà visitabile fino al 12 gennaio 2013.
La produzione pittorica di Alessandro Filardo riproduce una realtà immaginifica popolata da ipotetici pensatori immortalati in momenti di pura introspezione. L'impiego esclusivo del colore blu, frutto di una brillante intuizione sintetica, esalta l'aura di intimità emanata dai protagonisti silenziosi dei dipinti dell’artista, assorti immobilmente nel proprio spleen. Proprio ai Fleurs du mal di Baudelaire sarà del resto dedicata una sezione dell' esposizione, all'interno della quale il pittore comasco recherà omaggio ad alcuni indimenticabili versi del poeta francese, in un vero e proprio tripudio di Correspondances.
La mostra aprirà i battenti, coerentemente con il lavoro proposto, con un’insolita inaugurazione a mezzanotte: quale momento migliore per l’uomo contemporaneo perennemente sull’orlo di una crisi di nervi, per concedersi una pausa dallo stress e dalla routine lasciandosi morbidamente trasportare da un buon bicchiere di vino in un paradiso artificiale ormai dimenticato?


Testo critico a cura di Fiordalice Sette

Scocca la mezzanotte. L'oscurità abbraccia con il suo tocco vellutato le nostre vite, invitandoci ad accogliere una nuova Incognita giornata, scrollandoci di dosso la memoria delle ventiquattro ore appena trascorse. Avvolti da questa affascinante atmosfera, dominata dalle tinte del color blu notte, il nostro essere si sfalda assumendo impalpabili forme oniriche. Ecco allora che ci troviamo improvvisamente a meditare sulle nostre aspirazioni, sui nostri fallimenti, cercando a tentoni una linea guida, una luce, un'ancora di salvezza a cui aggrapparci, una speranza. 

Non a caso dunque i dipinti presentati in occasione della seconda mostra personale di Alessandro risultano familiari, intimi e particolarmente vicini alla nostra sensibilità. La componente onirica della ricerca del pittore comasco non costituisce un esplicito omaggio al surrealismo, in quanto l'analisi del nostro artista prende piuttosto le mosse dall'osservazione della realtà quotidiana e della psicologia dell'uomo contemporaneo, oggi più che mai mentalmente impegnato nell'estenuante ed estraniante ricerca di paradisi artificiali.

Alessandro cala infatti i protagonisti delle proprie opere all'interno di scenari non ignoti agli occhi dello spettatore occidentale. Osservando attentamente i suoi paesaggi, quasi spettrali e spesso inquietanti, i fruitori più attenti potranno agilmente scorgere alcuni frames di capolavori cinematografici liberamente reinterpretati dall'artista. Tali sfondi sono abitati da silenziosi eroi solitari, immersi in un blu dipinto di blu che appare al contempo sereno e inquietante, distensivo e opprimente. Volti e fattezze ben cari all'autore vengono eletti quali simboli dell'umanità contemporanea, ignari interpreti del teatro dell'assurdo scaraventati su di un palcoscenico calcato quotidianamente da tutti noi, un territorio assuefatto e saturo della nostra presenza.

L'inquietudine è palpabile nelle opere di Alessandro, quasi fosse una sottile e umida coltre di nebbia che si insinua nelle nostre articolazioni. Tale sensazione viene enfatizzata dall'acuta deformazione ottica e prospettica con cui l'artista imbastardisce l'oggettività della visione, da lui incanalata fluidamente entro marcate linee di forza di munchiana memoria. Tramite questa operazione di riduzione e astrazione il pittore comasco non intende tuttavia controllare o (peggio) dominare la realtà, che spesso anzi nelle sue opere si ribella fuggendo ogni tentativo di razionalizzazione umana, esplodendo in un rigoglioso crescendo vegetale e floreale in netto contrasto con il silenzio iperreale degli scenari dell'autore: luna park spenti, città deserte e angusti vagoni del treno all'interno dei quali assorti pendolari indugiano su paesaggi allucinati in repentino e continuo mutamento.

Le opere di Alessandro Filardo devono dunque indurci a cercare dentro noi stessi la medesima luce verso cui si rivolgono i suoi effigiati, sia essa quella crepuscolare che inaugura l'inizio di una nuova giornata e il risveglio delle nostre speranze, oppure chissà, quella morbida e lasciva che potrebbe accendere il prossimo tramonto.

Alessandro Filardo
Alessandro Filardo è nato a Como l’1 marzo 1980. Ottiene il Diploma di Maestro d’Arte nel 1999 e successivamente il Diploma di Maturità d’Arte Applicata in Decorazione Pittorica nel 2001 all’Istituto d’Arte di Cantù. Esercita la professione di decoratore d’interni dal 2001 al 2002, quando si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, conseguendo il Diploma di Laurea in Pittura nel 2007. La sua ricerca artistica esplora una visone distorta, alienata e decadente del mondo che ci circonda, elevando a protagonista il desiderio d’evasione espresso da sognatori disillusi che popolano stranianti atmosfere oniriche non troppo lontane dalla realtà.

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INFO

L’esposizione sarà visitabile dall'1 dicembre 2012 al 12 gennaio 2013

Orari: da martedì a sabato dalle ore 8.30 alle 12.30 e dalle ore 15.00 alle 19.00
Inaugurazione: sabato 1 dicembre 2012 ore 24.00
Galleria Arteco', Viale Lecco 29, 22100 Como. Tel. +39 0313370349. Mail: info@cornicicomo.it
www.cornicicomo.it
Per info: fiordalice7@gmail.com 

venerdì 16 novembre 2012

America’s Fake Freedom| Alla galleria Glenda Cinquegrana: The Studio di Milano la mostra personale del fotografo italiano Fernando Zaccaria.


Fernando Zaccaria (2010)
Nice knot
Stampa ai pigmenti di carbone su carta cotone
Cm 22 x 14
Ed. 6 + 1 PA
La galleria Glenda Cinquegrana: The Studio è lieta di presentare America’s Fake Freedom, la mostra personale del fotografo italiano Fernando Zaccaria. In questa esposizione l’artista, che vive a cavallo fra l’Italia e New York, esprime in 30 scatti in bianco e nero, il suo punto critico sugli Stati Uniti di oggi.
Il nucleo principale della mostra è costituito dalle immagini datate 2001, che Zaccaria ha realizzato sulle Torri Gemelle di New York, che furono scattate il giorno precedente all’attacco ai grattacieli del World Trade Center. L’immagine della civiltà americana che Zaccaria costruisce fotografando le profilature degli edifici è un ritratto che rispecchia un’ideale di perfezione della forma, che qui tende a farsi astratta.
Lo stesso Zaccaria racconta di un passaggio, all’interno della sua pratica fotografica, dal concreto all’astratto: Miravo a raccogliere le tracce di queste attività dell’umano e decisi di farlo partendo da quelle che credevo fossero le più durature fra loro, le architetture. Cerco di proporre attraverso la fotografia d’arte queste esperienze delle mie ricerche intorno all’uomo, e miro a cogliere con il mio sguardo un materiale per i sensi, i cui contorni e gli effetti cromatici propongono gli stimoli percettivi in una dimensione altra rispetto all’ambito di attenzione quotidiano. Le architetture rappresentate dai due grattacieli newyorchesi, quindi, si fanno per Zaccaria vera rappresentazione ideale di quei principi di libertà, uguaglianza e democrazia che sono alla base della civiltà americana, catturati un momento prima della distruzione.
Laddove la caduta delle due torri segna uno spartiacque nella storia degli Stati Uniti, la mostra registra l’avvenuto cambiamento in un secondo gruppo di fotografie che sono scattate negli anni successivi, e che, di formato più piccolo, rivelano un carattere più discorsivo: in queste lo sguardo del fotografo si sofferma su elementi della società americana vista nella sua realtà quotidiana.
L’America che viene fuori da questo ritratto, è, naturalmente quella che emerge dall’attacco alle Torri Gemelle del World Trade Center. Come dice il testo di Alessio Bragadini, allegato alla mostra, se le ferite conducono alla paura, la risposta istintiva è stata quella di rinunciare a certezze e diritti, intaccare le libertà del modello americano per salvare questo stile vita dai nemici esterni, o forse da se stesso. Ecco allora le leggi dai nomi orwelliani [...] che
mettono limitazioni all'idea stessa di "freedom" senza limiti che costituisce il caposaldo dell'identità americana trasformandola in una "fake freedom" che accetta compromessi e controlli.
In questa seconda serie di fotografie l’immagine che costituisce la sintesi di una nuova riflessione sull’America di oggi è quella della bandiera americana che dà il titolo alla mostra, America’s Fake Freedom, in cui l’effigie di quella cultura fondata sulla libertà individuale si trova costretta all’interno di un sistema di griglie e di linee che comunicano perfettamente l’idea di libertà vigilata, di dimensione costretta entro vincoli molto precisi.
La civiltà americana dei giorni nostri, come prosegue il testo di Bragadini, si nutre di un sentimento di sospetto verso i propri connazionali che non condividono completamente il punto di vista della maggioranza: prima sui rimedi per contrastare il picco del terrorismo, poi sulle misure per combattere la crisi economica, poi via via sullo stile di vita e le scelte culturali. La paura alimenta questa avversione nei confronti di chi vuole guidare la nazione verso una direzione alternativa, dove il bisogno ancestrale di stringersi intorno a pochi capisaldi assume i connotati di irritazione per la diversità.

Fernando Zaccaria (2010)
All traffic
Stampa ai pigmenti di carbone su carta cotone
Cm 22 x 14
Ed. 6 + 1 PA
Fernando Zaccaria (2010)
America’s fake Freedom
Stampa ai pigmenti di carbone su carta cotone
Cm 14 x 22
Ed. 6 + 1 PA
Il criticismo nei confronti dell’America di oggi è parte della ricerca fotografica di Zaccaria solo quale spunto di riflessione: l’artista lascia che il momento di ricerca estetica prevalga, in modo che la problematica politica resti sullo sfondo del racconto in immagini, come una traccia meramente allusa, o sottotesto su cui scorre il testo rappresentato dal linguaggio fotografico.
Del resto Zaccaria ci tiene ad affermare il prevalere della dimensione estetica nel suo lavoro, quando dice: mi piace pensare al momento creativo come a un percorso a ritroso che l’artista deve compiere, un tragitto immobile verso un istante a-cronico dove l’apparenza è più evidente perché meno logica e quindi primaria, intuitivamente primordiale, astrazione di una realtà, e per questo più concreta; cioè Arte in generale o filosofia estetica.

Fernando Zaccaria (2001)
Vertical Highways
Stampa glicèe su carta cotone
Cm 48 x 68
Ed. 6 + 1 PA
Fernando Zaccaria (2001)
Vertical Highways
Stampa glicèe su carta cotone
Cm 48 x 68
Ed. 6 + 1 PA


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FERNANDO ZACCARIA America’s Fake Freedom
Glenda Cinquegrana: The Studio
via F. Sforza, 49 I- 20122 Milano
Opening: martedì 11 dicembre 2012 ore 19,00.
Da mercoledì 12 dicembre al 22 gennaio 2013.
dal martedì al sabato dalle 15,00 alle 19,00. Negli altri orari su appuntamento.
CON UN TESTO DI ALESSIO BRAGADINI, blogger @ALAOVEST per GQ Italia, http://alaovest.gqitalia.it.