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giovedì 24 novembre 2016

Alla Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte di Bologna la mostra "Icons" di Marco Biscardi e Rubens Fogacci.


La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
È lieta di invitarvi
Sabato 26 novembre 2016
ore 17.00
All’ inaugurazione della mostra
ICONS
di
MARCO BISCARDI
RUBENS FOGACCI

 
 
MARCO BISCARDI
Nasce nel 1986 a Bari; dopo il diploma si trasferisce a Roma, dove si laurea in Arti visive e Cinematografia. In seguito si sposta a Firenze, e poi ancora a Bologna. Negli ultimi anni ha vissuto e lavorato a Los Angeles e New York, sempre alla ricerca di nuove idee dalla strada, con un particolare interesse alla relazione tra soggetto e ambiente circostante. La cultura POP americana è percepibile nel suo lavoro, che si basa su una solida educazione artistica Italiana. L'arte di Biscardi è una sottile e pungente satira, e riesce a fare dell’ironia uno strumento per regalarci interessanti, e spesso amari, spunti di riflessione. Caratteristiche del suo stile sono queste fotografie (quasi sempre scattate da lui o in alcuni casi recuperate da archivi storici) sul quale egli interviene, digitalmente o manualmente, inserendo elementi concettuali che stravolgono il senso dell’immagine stessa e la percezione che prima avevamo di essa. Ha all'attivo una decina di mostre, tra le quali una ad Antigua (Caraibi) e una a NEW YORK, in un’importante galleria d'arte situata nel quartiere glamour di Soho, classificata dal magazine americano "Timeout" tra le cinque gallerie più importanti della grande mela. Hanno scritto di lui su: La Repubblica, Il Corriere della sera, Il resto del Carlino, Il quotidiano, La gazzetta del mezzogiorno, e altre cinquanta testate tra quotidiani nazionali e riviste del settore. La critica ama definire la sua arte come concettuale. Questo tipo di opere sono diventate la sua vocazione, il suo marchio di fabbrica. Nel suo coerente evolversi espressivo, fra pittura e fotografia, l’opera di Marco Biscardi incontra nell’attualità esiti più maturi e convincenti. Sebbene vi aleggino  ancora echi della cultura pop americana, ad emergere, nella stagione creativa più  recente di quest’autore originale  e ispirato, è, piuttosto, una  riflessione disincantata sulla realtà  e, più in generale, su ciò che oggi contraddistingue – in bene e in male – la nostra sempre più incerta e precaria esistenza. Fra ironia sapientemente meditata  e non taciuta  disillusione, i lavori di Biscardi esprimono temi – ora emblematici, ora trasfigurati – nei quali è dato di percepire profondità di riflessioni, estese non soltanto agli ambiti etici ed estetici. Sono, infatti, composizioni,   le sue – in special modo quelle che offrono una suggestiva fusione fra pittura e fotografia -, in grado di dar  conto  di un comune  sentire condiviso dagli uomini e dalle donne più sensibili a  varie latitudini. Per questo, pensando al futuro che attende questo talentuoso artista emergente, è  facile prevedere – continuando egli a mantenere,  nelle cose dell’arte, il  medesimo impegno – scenari luminosi e,  nondimeno, avvincenti. Giovanni Faccenda
 
RUBENS FOGACCI
Quel qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere»
 
«Se chiudo gli occhi, vedo meglio
e dipingo il mondo come lo vorrei.»
Keith Haring
 
Stabilita la necessaria distanza rispetto ad alcune datate posizioni critiche, caratterizzate da letture alquanto superficiali del complesso dell'opera di Rubens Fogacci, pare giusto rimarcare, nella ricerca espressiva del medesimo, piuttosto l'attitudine a rivisitare, in chiave del tutto personale, taluni riferimenti iconografici appartenenti ad ambiti espressivi dilatati nel tempo e talvolta perfino eterogenei dal punto di vista squisitamente concettuale. Lungi tutto questo, dunque, dall'aura fiabesca o, peggio, dalla supposta parvenza fumettistica (indicata, questa, in un rapporto evidentemente distorto rispetto alla Pop Art americana), con le quali, in passato, si è sbrigativamente - di fatto - circoscritto orizzonti espressivi al contrario più originali e fecondi, abitati da visioni immaginifiche tenute dall’artista a pretesto per tradurre visivamente una realtà sospesa fra qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere». Al solito, Fogacci ambienta, dipinge e infine caratterizza, con riflessi ora memoriali ora fantastici, un proprio, suggestivo teatro virtuale, nel quale possono legittimamente convivere i fantasmi tardo ottocenteschi di Munch accanto ai personaggi mitizzati di Lichtenstein. Non sarebbe dispiaciuto a Calvino un pittore così limpidamente orientato verso l'inconscia percezione - diresti persino una qualche, remota e giustificata probabilità - di accadimenti arcani quanto invisibiliConti e si affermi, allora, soprattutto questo: l'inclinazione narrativa di Fogacci, che risalta dentro e oltre quel suo universo immaginario, nel quale il colore si spande come il tono di una voce seducente che echeggia nell’aria. Una voce che racconta, intriga, affascina. Una voce che ha, fra gli altri, il merito di esprimere un senso di stupore e di rimanere, sempre, profondamente autentica.
Giovanni Faccenda, Venezia, settembre 2015
 
 
Presentazione critica a cura di:
Prof. Giovanni Faccenda
                                                                                                                                            
Curatrice mostra:
Deborah Petroni
 
Catalogo mostra:
AEM Srls
 
Sponsorizzata e pubblicizzata da:
www.ilpensieroartistico.eu
www.paolobalsamo.it
 
Durata mostra:
dal 26 novembre - 8 dicembre 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiusoIngresso gratuito 
Info e contatti:
Mail: info@wikiarte.com
Sito: www.wikiarte.com

giovedì 2 giugno 2016

Alla Galleria Wikiarte di Bologna, le mostre personali di Marco Randazzo, Roberto Re, Giovanni Trimani, a cura di Deborah Petroni, presenta Francesca Bogliolo.


La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
È lieta di invitarvi
Sabato 04 giugno 2016
ore 18.00
All’inaugurazione delle mostre personali di:

MARCO RANDAZZO
ROBERTO RE
GIOVANNI TRIMANI


Marco Randazzo nasce a Siracusa il 17 Novembre del 1983. Si laurea all'Accademia di Belle Arti di Catania nel 2007 e all'Accademia di Belle Arti di Brera nel 2010, a Milano, dove attualmente vive. Collabora con numerose gallerie d'arte nazionali e internazionali, riviste e artisti provenienti da correnti pittoriche diverse. Il suo modo di dipingere negli anni si trasforma, pur mantenendo una certa coerenza in alcuni importanti dettagli, il colore per esempio. Ciò deriva forse dal temperamento di Marco e dalle sue origini, dal calore e dalla quiete che caratterizzano una terra come la Sicilia. Parallelamente, i tratti sicuri, i cerchi che si accavallano tra di loro e che non hanno un inizio e una fine, sono forse il frutto della vita milanese dell'artista, dove tutto è in perenne movimento, a tratti nervoso. L’opera su tela Dimmi addio esprime perfettamente il disagio di un essere umano catapultato in una realtà in continuo divenire, dove nulla è dato e tutto cambia ogni secondo. Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo è il ritornello che fa da sfondo a molti dei suoi dipinti, per esprimere quello che Marco prova e che non riesce, o forse addirittura non vuole, dire in altri modi. Nel secondo dipinto su tela, La presunta santità di Irene, ancora una volta domina il colore che rivela quello che gli passa per la testa e che, spiegato diversamente, non avrebbe lo stesso effetto. E ancora i cerchi, simbolo della perfezione, di ciò che non ha rottura e cesura, e le lettere sparse, sempre per sottolineare la difficoltà di dare chiarezza a pensieri e azioni. La serie Frame esprime un reale senso di incomunicabilità attraverso l’uso della tecnologia: una serie di film aperti con un programma sbagliato che, dunque, non permette una corretta visualizzazione dei frame, ma solo di una serie di pixel, mischiati poi a testi, bruciature della carta, cerchi e colori. La serie Appunti comprende errori di stampa ripresi dalla sua tesi di specializzazione, rielaborati con interventi pittorici e il ritornello “Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo”. Colori caldi, passionali, il caos e ancora quella coerenza di fondo che fa di Marco un artista consolidato. Paradossalmente il modo migliore per esprimere un'idea è astrarla ulteriormente, per poi trasformarla in colori, cerchi, testi, bruciature e in tutto quello che può collegarla alla realtà ma senza contaminarla.

Roberto Re di origine parmense (Casaltone) si esprime attraverso un’interiorità esplosiva di colori che pervadono la tela e qui si concretizzano e si materializzano in una dimensione soggettiva che può essere facilmente colta ed interpretata anche in una prospettiva oggettiva. I colori dalle forti e magnetiche tonalità, si trasformano in parole sulle sue tele e sono mossi da una intensa e frenetica urgenza di narrare e raccontare tutte le diverse sfumature che pervadono il suo animo. Colori intensi e sgargianti che sanno essere più efficaci delle parole stesse nella intenzione di rivelare e mostrare le più intime emozioni e sensazioni che spingono l’artista a manifestarsi attraverso colorati monologhi capaci di trasformarsi in convincenti dialoghi, grazie proprio all’utilizzo potente dei colori.
Forti combinazioni cromatiche creano effetti precisi e marcati senza alcuna intenzione predefinita di dare alle opere una esplicita definibilità.
I quadri di Roberto Re quasi fuoriescono dalle loro cornici mentre li sta ammirando e sembra quasi che ti vogliano prendere per mano e ti vogliano portare ad addentrarsi nel suo mondo vasto e colorato, dove tutto è possibile, senza vincolo alcuno di limite o confine. Si può così liberamente entrare nella mente di Roberto Re nel momento in cui ha creato le sue opere, entrando in una dimensione atemporale dove l’unica certezza coinvolgente e convincente è rappresentata dalla forza del colore.
L’astratto è infatti il tema artistico preferito da Roberto Re che può essere sia astratto materico, sia astratto geometrico e sia astratto informale e pur nelle diverse dimensioni, rimane intatto l’intento di esplorare al di là di ogni vincolo immaginativo e interpretativo. Nell’astratto materico Roberto Re intende creare dal nulla, plasmando i materiali e combinandoli in un percorso tanto di armonia quanto di indefinibilità.
Nell’astratto geometrico invece l’artista intende intraprendere una nuova via costruita su un collage di più quadri insieme capaci, così uniti e consequenziali, di svelare il proprio percorso introspettivo ed emotivo. Infine nell’astratto informale l’artista esprime tutta la propria libertà creativa ed interpretativa.
La sua partecipazione a diverse Mostre collettive di rilevante importanza sono un’ulteriore conferma della sua validità artistica.

Giovanni Trimani. Arte come Anima. A questo imperativo risponde la poetica artistica elaborata da  Trimani, artista onnivoro di momenti e di bellezza. Un impianto coloristico vibrante valorizza una scelta stilistica contraddistinta da un linguaggio visuale originale, che mostra richiami colti reinterpretati alla luce di un alfabeto dai contorni netti e definiti. Rimandi alla pop art si mescolano a echi primitivi e citazioni classiche, in una commistione esotica che guida l’osservatore alla scoperta dell’interiorità recondita dell’artista e del suo personale continente. L’immediatezza comunicativa, filtrata dalla sperimentazione formale, apre le porte alla comprensione di un mondo artistico che sembra essere generato da quello che Rimbaud definiva “deragliamento dei sensi”, attitudine che predispone alla visionarietà e guida alla comprensione dei significati. Trimani non evade dalla realtà: semplicemente compie una ricerca incessante di se stesso attraverso l’espletamento della propria pratica artistica, per permettere all’osservatore di fare altrettanto mentre contempla le sue opere. Il fil rouge teso tra le opere è quello della joie de vivre, in un approccio dionisiaco che attraverso la bellezza esteriore vuole mettere in risalto la ricchezza interiore, secondo una concezione che affonda le sue radici nell’arte greca, ripresa in tempi diversi da artisti rinascimentali e moderni. Se l’approccio costante alla materia nasconde l’interesse per la vita, nell’impressione del segno sulla tela è racchiusa la volontà di fissare indelebilmente un’emozione irripetibile, mentre la scelta tonale riaccende l’entusiasmo per ciò che l’occhio rischia di trascurare a causa dell’abitudine. Una curiosità felice traspare dalle opere di Trimani, ebbro di esperienze e avido di significati: è la stessa dote che per Baudelaire costituiva il “punto di partenza del genio”, quella che permette di salvaguardare l’armonia tra ciò che si manifesta e ciò che si nasconde, di riconoscere la ricchezza dell’istante presente, di penetrare il mistero della vita. Lo sguardo dell’artista si insinua tra le ambiguità della modernità per restituircene con sguardo sincero contraddizioni e possibilità, perpetrando un’incessante ricerca che permetta di riconoscere un’insperata bellezza, celata tra le pieghe della quotidianità.

Presentazione Mostra:
Dott. ssa Francesca Bogliolo

Curatrice mostra:
Deborah Petroni

Sponsorizzata e pubblicizzata da:
www.ilpensieroartistico.eu
www.paolobalsamo.it

Durata mostra:
dal 04 al 16 giugno 2016
orari:
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiuso
Ingresso gratuito

Info e contatti:
Mail: info@wikiarte.com
Sito: www.wikiarte.com

mercoledì 16 marzo 2016

Alla Galleria Wikiarte di Bologna, le mostre personali di ANDREA MARCHESINI, ANDREA SIMONCINI, GINO BERNARDINI.

La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
È lieta di invitarvi
Sabato 19 marzo 2016
ore 16.00
All’ inaugurazione delle mostre personali di:
 
ANDREA MARCHESINI
ANDREA SIMONCINI
GINO BERNARDINI
 
ANDREA MARCHESINI - Andrea Marchesini nasce a Verona nel dicembre del ’73, si firma con lo pseudonimo di Hyde ed è figlio d’arte già a quattro anni comincia a frequentare lo studio della madre. Ha conseguito la maturità scientifica frequentando nel frattempo studi d’artisti. Nel ’92 dopo un viaggio ad Amsterdam si interessa ai dipinti di Van Gogh e alla sua pennellata materica e rivoluzionaria. Si iscrive alla facoltà di legge di Ferrara per poi abbandonarla definitivamente per l’arte. Vive per sei anni a Londra frequentando musei e mostre d’arte e in particolare la Tate Gallery affascinato dalla modernità dell’opera di Turner che con la sua pittura di pura luce lo riporterà a una sua vecchia passione “ la luce e il colore dei Veneziani”. Passa altri due anni a Dublino visitando luoghi incontaminati con segni di culture che saranno la base per le sue serie pittoriche: “Tracce” e “Città del Silenzio” ; apparizioni miste a grumi, crepe, crateri, impronte, stratificazioni che scavalcano giorni, anni, secoli, millenni, atmosfere di un mondo pluriculturale e multietnico, luoghi e simboli che fanno parte del cammino dell’uomo, dove però l’uomo è bandito e, la natura si riappropria di tutto ciò che l’aveva mortificata, costruendo nuova vita. A Barcellona viene a contatto con l’opera di Mirò e con il suo mondo coloristico che fa esplodere i suoi quadri. A Roma vive e lavora dal 2003 al 2006, oggi opera a Barbarano Vicentino nello studio in via De Gasperi angolo via Europa, dove, dopo aver passato una fase astratto informale barocca “Dinamismo Cosmico” e un'altra decisamente più astratta con una dinamica del colore in costante evoluzione “Connessioni”, si dedica allle sue grandi tele ed arazzi che appartengono alla sua ultimissima tematica “Affabulando” (vedi critica d’arte). A  Settembre (2015) alcune sue opere saranno esposte alla Royal Opera Arcade Gallery (Roa) di Londra e a Novembre (2015) sarà presente alla Affordable Art Fair di Amburgo con la Galeria Gaudì di Madrid.
 
ANDREA SIMONCINI - Nato a Firenze nel 1950 si è dedicato alla pittura nei primi anni 70 frequentando lo studio del Maestro Mario D'Elia dal quale ha appreso la tecnica ad olio ed iniziato i primi passi. Dopo un periodo nel quale ha espresso la pittura naturalistica, ha rivolto il suo pensiero ad una pittura di ispirazione metafisico/surreale portando avanti una ricerca molto personale generata dalla necessità di guardare alla realtà con occhi indagatori, secondo la lezione dei grandi Maestri di questa corrente. Seguendo questa lezione mi interessa portare nei miei lavori una riflessione che spinga l'osservatore ad interagire con l 'opera per cercare di muovere sentimenti ed emozioni che mi hanno spinto a rappresentare il soggetto. E' attualmente nel consiglio direttivo della Società delle belle Arti circolo artisti Casa di Dante.
 
GINO BERNARDINI - nato a Tuscania (VT) il 29.06.1966, sin dall’ infanzia dimostra la sua inclinazione per l'arte ed in modo specifico per il disegno. I suoi studi però si  indirizzano in settori diversi da quelli artistici. Nel 1986 si affaccia sul mondo del lavoro  e  inizia  un’esperienza  lavorativa, che  lo  porta per molti anni in posti diversi dell’Italia. La passione per l'arte è però sempre presente e si accentua  quando si trasferisce in Toscana per lavoro. Rimane incantato dalle città d’arte e soprattutto dalla natura Toscana piena di colori e di magiche sfumature. L’esplosione di colori dei girasoli, papaveri e campi in fiore abbraccia l’anima di Bernardini e non la lascerà più. Da questo momento in poi  ha iniziato ad apprendere l'arte ed a pensarla, a leggerla negli insegnamenti dei Maestri, alcuni autodidatti come lui, Renoir, Degas, Monet. Da quando ha iniziato a vederla. Con mani e cuore, prima che con occhi e testa. Da quando il suo pensare l'arte trascende a livelli più profondi e nasce qualcosa che va oltre la tecnica pittorica,  un connubio di istinto e gesto che è techne: quell'arte che per i greci non poteva andar disgiunta dalla poiesis, dal fare. Storia di abbandoni e ritrovamenti: Bernardini lascia i pennelli e si impasta il colore direttamente sulle mani, sulla stoffa, sui materiali più disparati; lentamente abbandona la riproduzione di paesaggi e cose esistenti e ritrova i luoghi dei sogni, della memoria più profonda; rompe la razionalità più fredda e accede ad una dimensione nuova, calda, forte e antica insieme che chiamerei “vibrazione dell’anima”. Dipinge le tele fissandole fortemente alla parete: sul cavalletto cadrebbero sotto l'impeto a volte furioso dei colpi che ricevono. Non ripete sempre gli stessi gesti. Non c'è ordine apparente, non un disegno.  Alla fine emerge il dettaglio. Sì: dettaglio. Le opere di Gino Bernardini possono esser lette fin in profondità. I risultati finali della sua danza creativa non hanno gli stilemi del tachisme o dell'action painting. T'aspetteresti che dal caos di gesto e colore nascessero esplosioni astratte, invece ne scaturiscono profonde impressioni(stiche) che rimandano all'essenza della natura. La pittura di Gino Bernardini si lascia accarezzare in superficie, ma è pronta a deflagrare in profondità. Sorprende e mozza il fiato. Picchia duro, tenera com'è. Narra di natura, di campagna, di profumi e di piccoli angoli di paesaggio che resterebbero anonimi se Gino non li elevasse agli onori della tela. Sembrano fotografati, ma l'Artista non li ha mai visti nella realtà, vi ha posato sopra solo lo sguardo del sogno, della memoria profonda. Ha spesso per soggetto dei canneti, piccoli microcosmi intricati di vita e di morte, di germogli che nascono sull'humus del fogliame decomposto. E il soggetto rimanda al mistero, a giochi d'infanzia, a nascondigli rimasti impressi nei ricordi. Regala dettagli degni d'una pubblicazione di botanica. Ma i dettagli sono figli del gesto meno meticoloso possibile. Dello straccio, non del pennellino e della china. La pittura di Gino Bernardini attinge al tema dell'acqua e lo rende immediatamente archetipo,  lavacro di nascite passate e future.  È con l'acqua che l'Artista si lava le mani quando sente che l'opera è completata: questo il gesto-segnale. È nell'acqua che le piante dei suoi quadri affondano le radici, esili come vene. L’arte di Bernardini Resta giovane e incantata davanti alla natura, vista quasi oniricamente Impressionista è depositaria di valori spirituali e nobiltà di tradizione. La sua carriera di pittore autodidatta è notevole come  il  successo  che  ha  riscosso  negli ultimi anni in tutta Italia. 
                                                                                                                                    
 


Presentazione Mostra:
Dott. Giorgio Grasso
Curatrice mostra:
Deborah Petroni
 
Sponsorizzata e pubblicizzata da:

 
Durata mostra:
dal 19 - 31 marzo 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiuso
Ingresso gratuito
Info e contatti:
Mail: info@wikiarte.com
Sito: www.wikiarte.com

venerdì 8 gennaio 2016

La Galleria Wikiarte di Bologna apre la stagione espositiva con la mostra “EXPO BOLOGNA 2016 VI edizione” . Dal 28 gennaio al 28 febbraio 2016, le opere di Artisti contemporanei italiani ed internazionali.


Nella prestigiosa Galleria Wikiarte una realtà espositiva consolidata di 300 mq nel centro storico di Bologna a pochi passi dal famoso Nettuno, (in concomitanza con Arte Fiera Bologna 2016, che ha portato nel 2015 oltre 52.000 visitatori provenienti da tutto il mondo) apre come ogni anno la stagione espositiva con la mostra “EXPO BOLOGNA 2016 VI edizione” che vedrà protagonisti per un mese dal 28 gennaio al 28 febbraio 2016, le opere di Artisti contemporanei italiani ed internazionali.

I sessantacinque Artisti (di cui trenta permanenti in Galleria per tutto il 2016) sono stati selezionati tra le oltre quatrocento richieste di partecipazione pervenute in questi mesi, segno evidente dell'ottimo lavoro svolto in questi anni dalla Galleria Wikiarte.

La manifestazione, dopo il successo delle passate edizioni che hanno visto passare figure di spicco di fama internazionale come il Prof. Philippe Daverio, sarà presentata anche quest’anno, da importanti storici e critici d’arte.

L’inaugurazione della mostra infatti sarà presentata dal Prof. GIOVANNI FACCENDA, critico e storico dell’arte, direttore artistico del Catalogo dell’arte Moderna ( CAM ) edito Giorgio Mondadori, collaboratore di quotidiani e periodici nazionali, curatore di mostre antologiche di de Chirico, Morandi, Rosai, Utrillo, Ligabue, Maccari, nonché delle grandi rassegne Da Picasso a Botero. Capolavori dell’arte del Novecento e Da de Chirico a Ferroni. Il Novecento fra epoche, ipotesi e provocazioni.

La chiusura della mostra invece sarà curata dal noto critico e storico dell'arte Prof. GIORGIO GRASSO da anni collaboratore di Vittorio Sgarbi, coordinatore generale padiglione Italia Torino della 54° Biennale di Venezia, che da anni segue con molto interesse il lavoro di artisti contemporanei italiani e stranieri.

Inoltre per la prima volta a Bologna, nella giornata inaugurale di sabato 30 gennaio verrà presentato dal Dott. CARLO MOTTA (responsabile libri illustrati del gruppo Cairo Comunication) il famoso CAM 51 Catalogo dell'arte moderna ed. Giorgio Mondadori.


ARTISTI IN MOSTRA
Giovanni Alita, Leo Bacci, Roberta Betti, Beatrice Jobst, Giulia Bocchi, Roberto Brunetti, Paola Caenazzo, Paola Carosiello, Carmelo Compare, Angelo De Maio, Dejavu, Elena Di Felice, Ciro Di Fiore, Marco Fajer, Marco Feci, Giovanni Firrincieli, Antonio Franchi, Aurelio Gaiga, Stefano Galli, Grazia Gottarelli, Andrea Liverani, Alessandro Lanzardi, Mauro Vasetti, Mario Mattei, Maria Luisa Mezzadra, Elena Morizio, Fabrizio Morosi, Carmen Oggianu (Caroggi), Cristina Ricci Curbastro, Paolo Rigoni, Simone Rosti, Giancarlo Taraschi, Giuliano Trombini, Caterina Valleri, Claudia Ventura.


ARTISTI IN MOSTRA PERMANENTE

Sauro Benassi, Marina Berra, Esther Cimmarrusti, Mario Esposito, Mauro Fastelli, Feofeo, Lucia Fiaschi, Gian Luca Galavotti, Francesca Guariso, Filippo Guicciardi, Angela Iannone, Loretta Loiacono, Stefano Manzotti, Angela Marchionni, Mauro Martin, Silvana Mascioli, Luisa Modoni, Ronak Moshiri, Gene Pompa, Marco Randazzo, Roberto Re, Franco Rota Candiani, Marzia Roversi, Susanne Seilkopf, Raf Sparvieri, Ezio Tambini, Roberto Tomba, Lorena Totolo, Luca Tridente, Giovanni Trimani.



Apertura mostra giovedì 28 gennaio 2016 ore 11.00

Vernissage e presentazione CAM 51 - 30 gennaio ore 16.00 a cura del: Prof. Giovanni Faccenda e Dott. Carlo Motta Finissage e premiazione - 28 febbraio ore 18.00 a cura del: Prof. Giorgio Grasso
Catalogo: disponibile in Galleria €.8,00
orari mostra: da martedì a sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato, 
chiusi domenica e lunedì
durata mostra dal 28 gennaio al 28 febbraio 2016 


GALLERIA D'ARTE CONTEMPORANEA WIKIARTE 
Via San Felice 18 - Bologna



mercoledì 10 giugno 2015

SENSAZIONI ARTISTICHE. Terza Edizione | Alla Galleria Wikiarte di Bologna, in mostra giovani artisti del panorama artistico italiano.


La Galleria Wikiarte
in Via San Felice 18 a Bologna

È lieta di invitarvi
SABATO 20 giugno 2015 ore 18.00

All’ inaugurazione della mostra
SENSAZIONI ARTISTICHE terza edizione

È difficile dare un giudizio sulla bellezza; non sono ancora preparato. La bellezza è un enigma. 
F. M. Dostoevskij

Giunti al terzo evento del progetto Sensazioni Artistiche e, registrato il successo del secondo, si evidenzia la certezza non solo della sua validità ma, soprattutto, della sua valenza storico-culturale.
La nuova ritrovata edizione di Sensazioni Artistiche dimostra, ancora una volta, l’importanza del progetto espositivo della galleria Wikiarte, che persegue con tenacia, caparbietà e sentimento, la volontà di mostrare quanto il panorama artistico italiano possa essere variegato, colto ed espressivo. 

La necessità comunicativa che sta alla base di ogni esperienza artistica viene accolta e valorizzata dalla galleria, in modo tale che ognuno possa sentirsi a casa senza rinunciare alla propria significativa individualità. In un suo celebre romanzo, Dostoevskij si pone il quesito di cosa sia la bellezza e si chiede se e sotto quale forma essa possa salvare il mondo. Se l’intero ambiente dell’arte, sviscerato in tutte le sue personalità, dagli artisti ai galleristi, dai collezionisti ai critici, dagli appassionati ai detrattori costruttivi, si ponesse questa domanda, dovrebbe forse rispondersi che la bellezza non si limita all’ aspetto estetico, ma tiene conto di quanto comunica. Entreranno così nel novero delle sue caratteristiche i contenuti veicolati, filtrati dalle rispettive personalità di autori e fruitori dell’opera. 

Dovremo dunque interrogarci se, per bellezza, si intendano ideazione, volontà, urgenza comunicativa, impegno, fatica, passione, tecnica, sensibilità, percezione della realtà, e molte altre cose ancora. Ciascuno di noi potrebbe cambiare l’ordine degli addendi, ma su un unico punto ci si troverebbe forse in accordo: la bellezza può e deve essere considerata poiché è in grado di elevare noi e la realtà che ci circonda. L’arte contemporanea, come quella selezionata e proposta dalla galleria Wikiarte, è specchio sincero di un tempo non scevro dalle difficoltà, in cui tuttavia si possono comunque trovare risorse attraverso il confronto e la contaminazione dei linguaggi. 

Nel rispetto del singolo vocabolario espressivo degli artisti, la galleria Wikiarte realizza un progetto che rende protagonista la comprensione del reale valore della bellezza e della sua funzione, attraverso occasioni di dialogo e contaminazione tra le arti. Certo, essa è e resterà sempre un enigma complesso che non cesserà di ammaliare con il suo fascino. Eppure non ci resterà che rispondere alla domanda di Dostoevskij con una sconcertante fermezza. Se ci verrà di nuovo chiesto, risponderemo che sì, ne siamo certi: la Bellezza salverà il mondo, o perlomeno quella parte di esso cui siamo orgogliosi di appartenere.
Testo critico a cura di Francesca Bogliolo



ARTISTI IN MOSTRA
Sauro Benassi, Antonia Pia Bianchimani, Mario Esposito, FeoFeo, Lucia Fiaschi,
Ruth Helena Fischer, Rubens Fogacci, Enzo Forgione, Gian Luca Galavotti, Francesca Guariso, Filippo Guicciardi, Angela Iannone, Livio Lovisione, Stefano Manzotti, Erika Marchi, Mauro Martin, Riccardo Melotti, Modan, Luisa Modoni, Ronak Moshiri, Ludmilla Radchenko, Marco Randazzo, Aldo Righetti, Marzia Roversi, Maryna Sakalouskaya, Susanne Seilkopf,
Ezio Tambini, Roberto Tomba, Luca Tridente, Ignazio Emilio Ximenes


Catalogo:
Sensazioni Artistiche (terzo volume) Editoriale Giorgio Mondadori €.20,00 disponibile in Galleria

Introduzione mostra a cura di:
Francesca Bogliolo (Critico d’Arte)

Sponsorizzata da:
www.sbymotorbike.it
www.virtualstudios.it www.ilpensieroartistico.eu www.paolobalsamo.it www.cemusa.com
Orari Galleria
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 domenica e lunedì chiuso
Durata mostra
dal 20 giugno al 2 luglio 2015
Info e contatti:
Mail: info@wikiarte.com Sito: www.wikiarte.com 

martedì 28 ottobre 2014

L'URGENZA DELLA PITTURA | Alla Galleria Wikiarte di Bologna la mostra personale di Mauro Capitani

Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale,
spiegazione umilissima dei cosmici,
« perchè» del mio respiro.
Alda Merini

Dopo decenni costellati da successi e ampi riconoscimenti della critica, Mauro Capitani continua a stupire e ad affascinare per quella sua stringente fedeltà agli ordini della pittura nonché per l'incessante e tumultuoso rapporto con la materia e il colore, che conserva, schietto, nobili affinità con l'opera di alcuni illustri maestri italiani del Secondo Novecento.
L'amore viscerale che egli nutre per la natura, il paesaggio, i gabbiani, i pesci, le nature morte in genere, risulta tuttavia al solito pervaso da un realismo lirico vicino agli intendimenti mostrati da Guttuso negli anni Quaranta, estendendo così la prospettiva di un complesso pittorico divenuto nel tempo sempre più solido e indipendente, al cui interno una magnifica consuetudine di incanti e abbandoni echeggia ovunque apertamente.
La nitida inclinazione naturalistica di Capitani risalta peraltro palese in alcuni dipinti portati a compimento fra il 2009 e i giorni a noi più prossimi. I leggiadri scenari del suo Valdarno, del Casentino (Sera d'Agosto - 2013) e delle Marche, accesi da idilli cromatici che suscitano, in chi guarda, repentine fascinazioni, diventano ribalte emozionali per un intimo racconto dell'autore: vi convergono ansie malcelate, oscure trepidazioni, il senso, profondo, di una realtà edenica nella quale tutti noi vorremmo essere, accarezzati da brezze leggere e fragranze di muschio e pino silvestre che risvegliano sopiti ricordi e una memoria, diresti, persino ancestrale (Isole-2008). 

Le stagioni, in simili luoghi, si susseguono complici in nome della bellezza. Capitani che è oggi, uno dei maggiori coloristi in ambito italiano, ne ricerca febbrile il misterioso archetipo, scoprendo toni e cromie evanescenti fra le onde del mare di Romagna (Nevicata in Adriatico-2012) come nelle torbide acque dell'Arno. Che sia la primavera o l'estate, l'autunno o l'inverno, a offrirgli così invitanti pretesti di pittura, non importa: conoscendolo, siamo certi che la sua immaginazione feconda gli consenta di vedere il sole in una grigia giornata di pioggia. Se Rosai fu azzurro per Palazzeschi, Capitani ci pare soprattutto verde per due distinte ragioni:è, questo, il colore cardine in tante suggestive composizioni; allude verosimilmente alla speranza di un pittore rimasto tonico e ispirato, come dimostra l'emblematica rilevanza dei suoi esiti. A colpire, è dunque la versatilità e, insieme, il coraggio di un artista che ha guardato con apprezzabile spirito critico a gruppi, tendenze e sperimentazioni partoriti, e spesso subito fagocitati, dall'arte mondiale dell'ultimo mezzo secolo. Tant'è che, in una pur meritoria sintonia stabilita, in particolar modo, con talune esperienze europee - tedesche e francesi, in primis -, Capitani si è ugualmente distinto per le peculiarità mediterranee di un linguaggio informato a valori autentici: quelli, naturalmente, della bella pittura.

Un variare di temi, da (Un pappagallo e un pettirosso-2006), (Apuane-2011), (I calanchi di Chiusure-2014) al sontuoso e improvviso Toro (2013) scelto per la copertina del Catalogo dell'Arte Moderna Mondadori- N° 49. Capitani meritava una simile consacrazione: oltre quaranta anni di attività, costellati di successi, hanno incontrato il definitivo sigillo di quella che è la «bibbia» dell'arte. Ed ecco, infine, inserirsi subitaneo un Gufo (2013) che fa pensare curiosamente a Munch: terrorizzato dall'ascolto di quel grido che ha attraversato l'intero Novecento, scuotendo menti, anime e cuori di donne e uomini sparsi ad ogni latitudine, il rapace rabbrividisce con sguardo attonito verso un ipotetico futuro. Nasce così un bestiario che ha preso forma nella sua stagione creativa più recente, ove collimano quelle inquietudini manifeste del nostro tempo. La pittura di Capitani incontra ora qualche recondito presagio: s'innalza la temperatura, ardono di nuova vampa i colori. Il silenzio che essa infonde è suggello, ultimo, della sua toccante poesia.  
Testo a cura di Dott. Giovanni Faccenda





MAURO CAPITANI
L'URGENZA DELLA PITTURA
dal 1 novembre al 13 novembre 2014
Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
Via San Felice 18 - Bologna
Presentazione critica:
a cura del Dott. Giovanni Faccenda
Curatrice mostra:
Deborah Petroni

Info e contatti
Mail: info@wikiarte.com