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giovedì 19 gennaio 2017

Arte Fiera 2017: Gianni Bertini - Le mec du Mec art.


Gianni Bertini, “le Mec du Mec art”, è il protagonista della Solo Show con cui Eidos Immagini Contemporanee inaugura a Bologna Arte Fiera (padiglione 26 Stand A 88) la collaborazione con l’Associazione Gianni Bertini (www.associazionegiannibertini.com). 
Si tratta di una vera e propria antologica -a cura di Raffaella A. Caruso- che contrappunta i momenti salienti della produzione dell’Artista con un allestimento inedito e davvero site specific. I visitatori di Arte Fiera saranno accolti nello stand da uno scritto-manifesto autografo su legno (Gentile visitatore) con cui Gianni Bertini invita ad entrare nel mondo della pittura liberandosi da ogni preconcetto, pronti a sovvertire le regole per comprendere nuove possibilità narrative. 
In parallelo la proiezione di video assolutamente inediti, proprietà di Thierry Bertini –presidente dell’Associazione- e in comodato d’uso al Centre Pompidou, che non mancheranno di catturare lo spettatore per ironia ed energia. È forse questa una delle parole chiave del lavoro di Gianni Bertini, comune denominatore per i lavori in mostra che pur appartengono a periodi ben distinti. Si parte dai capolavori degli anni 40 presentati su una tappezzeria di locandine d’epoca, di per se stesse materiale di enorme valore documentario. 

 
I Gridi, MAC, Nucleare, Informale tutta la storia dei movimenti italiani ed europei del dopoguerra sino all’intuizione e alla rivelazione della Mec Art. Dopo l’esordio figurativo nel 1946 e i Gridi del ’48-’49, con cui anticipa di vent’anni il lavoro di Robert Indiana, pitture astratte attraversate da numeri e cifre, tra la denuncia e il dada, Bertini aderisce nel 1950 al MAC, partecipando alla biennale di Venezia dello stesso anno. Cogliendo però poi subito il rischio di un’involuzione del linguaggio concretista, realizza già nel 1951 pitture con sgocciolatura che sono tra le prime manifestazioni di pittura informale e nucleare realizzata in Italia. Sul finire del 1951 si trasferisce a Parigi dove nel maggio 1952 ha luogo la sua prima mostra personale parigina alla Galerie Arnaud. 




A Parigi conosce Atlan, Hartung, Soulages, Poliakoff, Schneider, De Stäel e inaugura con la partecipazione al Salon de Mai, cui sarà sempre successivamente invitato, la sua vita parigina. Tra il ’54 e il ’59 produce opere gestuali, dalle quali affiora prepotente il mondo della macchina: con queste partecipa alla Biennale del ’58. Nel ’54 incontra Pierre Restany, compagno del cammino verso Nouveau Réalism e Mec-Art,  e così nel 1960 stufo di un informale che ha inevitabilmente perso la propria vis, introduce nel suo campo visivo la realtà, preparando la tela con immagini tratte dai giornali (in mostra un rarissimo esempio del ’62 con Minos au travail) . 
Da questo momento le sue opere, a latere di quelle dei neo-dadaisti statunitensi e dei Nouveaux Réalistes francesi, pongono le basi per lo sviluppo della stagione d’oro della Pop Art italiana. Scoperto il concetto classico della contaminazione, Bertini decide di ampliare le già notevoli possibilità combinatorie del proprio linguaggio trasferendo sulla tela mediante emulsione l’immagine fotografica, meccanica. Così all’aspetto per così dire epico del suo lavoro, sottolineato dall’uso ironico dei titoli, si sovrappongono lucide e feroci critiche al contemporaneo con quella molteplicità di piani narrativi che il pop statunitense non ebbe. 
Qui ne sono chiaro esempio per tutti  il celeberrimo Succede qualche cosa. Bertini conduce sino alla fine questa forte linea narrativa, anticipando la piega sociale e politica che il pop italiano prende dal 1966, assecondandola con un apparente classicismo antropologico dal 1976 con la serie dell'Abbaco e un sorprendente ritorno alla pittura “classica”, spiazzante e pronta ad addolcire temi di una crudezza assoluta. È per alcuni versi così anche nelle tele anni 90 di Per non dimenticare, sulla Guerra del Golfo: in un'attualità ancora oggi assolutamente disarmante il rombo futurista e scanzonato dell’automobile è sostituito da quello sinistro di aerei, carrarmati ed elicotteri.    



Nello stesso decennio e con l’avvento del Millennio nuovo, Bertini sempre attento al nuovo, che sempre anticipa se non addirittura inventa, capisce che la riproduzione meccanica e fissa può e deve essere sostituita dall’elaborazione digitale, più veloce e “morbida” , in grado paradossalmente di  riprodurre le trasparenze e l’imprevedibilità del pennello. Ma soprattutto lo schermo del computer gli permette di assecondare quei continui affastellamenti del pensiero con cui riesce in progressione ad arricchire la composizione, in un furor creativo che possiede ancora  tutta l’energia beffarda della giovinezza. 
Ecco che Bertini riprende via via tutte le tessere del suo puzzle: donne, motori, ingranaggi, dee e semidei, eroi, vizi e virtù, pronto a suggerire al visitatore di raccogliere la tessera caduta. Sì qui, proprio qui a terra, mentre lui guardava il cielo.


giovedì 24 novembre 2016

Alla Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte di Bologna la mostra "Icons" di Marco Biscardi e Rubens Fogacci.


La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
È lieta di invitarvi
Sabato 26 novembre 2016
ore 17.00
All’ inaugurazione della mostra
ICONS
di
MARCO BISCARDI
RUBENS FOGACCI

 
 
MARCO BISCARDI
Nasce nel 1986 a Bari; dopo il diploma si trasferisce a Roma, dove si laurea in Arti visive e Cinematografia. In seguito si sposta a Firenze, e poi ancora a Bologna. Negli ultimi anni ha vissuto e lavorato a Los Angeles e New York, sempre alla ricerca di nuove idee dalla strada, con un particolare interesse alla relazione tra soggetto e ambiente circostante. La cultura POP americana è percepibile nel suo lavoro, che si basa su una solida educazione artistica Italiana. L'arte di Biscardi è una sottile e pungente satira, e riesce a fare dell’ironia uno strumento per regalarci interessanti, e spesso amari, spunti di riflessione. Caratteristiche del suo stile sono queste fotografie (quasi sempre scattate da lui o in alcuni casi recuperate da archivi storici) sul quale egli interviene, digitalmente o manualmente, inserendo elementi concettuali che stravolgono il senso dell’immagine stessa e la percezione che prima avevamo di essa. Ha all'attivo una decina di mostre, tra le quali una ad Antigua (Caraibi) e una a NEW YORK, in un’importante galleria d'arte situata nel quartiere glamour di Soho, classificata dal magazine americano "Timeout" tra le cinque gallerie più importanti della grande mela. Hanno scritto di lui su: La Repubblica, Il Corriere della sera, Il resto del Carlino, Il quotidiano, La gazzetta del mezzogiorno, e altre cinquanta testate tra quotidiani nazionali e riviste del settore. La critica ama definire la sua arte come concettuale. Questo tipo di opere sono diventate la sua vocazione, il suo marchio di fabbrica. Nel suo coerente evolversi espressivo, fra pittura e fotografia, l’opera di Marco Biscardi incontra nell’attualità esiti più maturi e convincenti. Sebbene vi aleggino  ancora echi della cultura pop americana, ad emergere, nella stagione creativa più  recente di quest’autore originale  e ispirato, è, piuttosto, una  riflessione disincantata sulla realtà  e, più in generale, su ciò che oggi contraddistingue – in bene e in male – la nostra sempre più incerta e precaria esistenza. Fra ironia sapientemente meditata  e non taciuta  disillusione, i lavori di Biscardi esprimono temi – ora emblematici, ora trasfigurati – nei quali è dato di percepire profondità di riflessioni, estese non soltanto agli ambiti etici ed estetici. Sono, infatti, composizioni,   le sue – in special modo quelle che offrono una suggestiva fusione fra pittura e fotografia -, in grado di dar  conto  di un comune  sentire condiviso dagli uomini e dalle donne più sensibili a  varie latitudini. Per questo, pensando al futuro che attende questo talentuoso artista emergente, è  facile prevedere – continuando egli a mantenere,  nelle cose dell’arte, il  medesimo impegno – scenari luminosi e,  nondimeno, avvincenti. Giovanni Faccenda
 
RUBENS FOGACCI
Quel qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere»
 
«Se chiudo gli occhi, vedo meglio
e dipingo il mondo come lo vorrei.»
Keith Haring
 
Stabilita la necessaria distanza rispetto ad alcune datate posizioni critiche, caratterizzate da letture alquanto superficiali del complesso dell'opera di Rubens Fogacci, pare giusto rimarcare, nella ricerca espressiva del medesimo, piuttosto l'attitudine a rivisitare, in chiave del tutto personale, taluni riferimenti iconografici appartenenti ad ambiti espressivi dilatati nel tempo e talvolta perfino eterogenei dal punto di vista squisitamente concettuale. Lungi tutto questo, dunque, dall'aura fiabesca o, peggio, dalla supposta parvenza fumettistica (indicata, questa, in un rapporto evidentemente distorto rispetto alla Pop Art americana), con le quali, in passato, si è sbrigativamente - di fatto - circoscritto orizzonti espressivi al contrario più originali e fecondi, abitati da visioni immaginifiche tenute dall’artista a pretesto per tradurre visivamente una realtà sospesa fra qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere». Al solito, Fogacci ambienta, dipinge e infine caratterizza, con riflessi ora memoriali ora fantastici, un proprio, suggestivo teatro virtuale, nel quale possono legittimamente convivere i fantasmi tardo ottocenteschi di Munch accanto ai personaggi mitizzati di Lichtenstein. Non sarebbe dispiaciuto a Calvino un pittore così limpidamente orientato verso l'inconscia percezione - diresti persino una qualche, remota e giustificata probabilità - di accadimenti arcani quanto invisibiliConti e si affermi, allora, soprattutto questo: l'inclinazione narrativa di Fogacci, che risalta dentro e oltre quel suo universo immaginario, nel quale il colore si spande come il tono di una voce seducente che echeggia nell’aria. Una voce che racconta, intriga, affascina. Una voce che ha, fra gli altri, il merito di esprimere un senso di stupore e di rimanere, sempre, profondamente autentica.
Giovanni Faccenda, Venezia, settembre 2015
 
 
Presentazione critica a cura di:
Prof. Giovanni Faccenda
                                                                                                                                            
Curatrice mostra:
Deborah Petroni
 
Catalogo mostra:
AEM Srls
 
Sponsorizzata e pubblicizzata da:
www.ilpensieroartistico.eu
www.paolobalsamo.it
 
Durata mostra:
dal 26 novembre - 8 dicembre 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiusoIngresso gratuito 
Info e contatti:
Mail: info@wikiarte.com
Sito: www.wikiarte.com

lunedì 14 novembre 2016

CARAVAN PALACE. ALL’ESTRAGON DI BOLOGNA LA BAND FRANCESE CHE MESCOLA SWING, JAZZ, MANOUCHE ED ELETTRONICA.



Barley Arts
presenta
CARAVAN PALACE
GIOVEDÌ 24 NOVEMBRE ALL’ESTRAGON DI BOLOGNA LA BAND FRANCESE CHE MESCOLA SWING, JAZZ, MANOUCHE ED ELETTRONICA

IN APERTURA IL TOCCO VINTAGE DEI QUASI57

Con la loro contagiosa energia, tornano in Italia i Caravan Palace: l’appuntamento è per giovedì 24 novembre all’Estragon di Bologna e in apertura si esibiranno i Quasi57. I biglietti sono disponibili sul circuito Ticketone (http://bit.ly/2fgotOl) e nei punti vendita Vivaticket.
Band di sette elementi con base a Parigi apprezzata per l’originalità e la travolgente energia delle esibizioni dal vivo, caratterizzata da un’impronta gitana e da ritmi pulsanti, i Caravan Palace portano sul palco il terzo album in studio <I°_°I>  (conosciuto anche come Robot Face), pubblicato lo scorso ottobre. Il disco segue l’omonimo esordio del 2008 Caravan Palace, entrato presto nella Top 20 degli album più venduti in Francia, ed il secondo album Panic, del 2012. Le sonorità dei Caravan Palace, che si ispirano ad artisti disparati come Django Reinhardt, Vitalic, Cab Calloway, Justice e Daft Punk, mescolano in ottica retro-futurista swing, jazz, manouche ed elettronica, attingendo dal passato per scrivere la musica del domani ed oltre.
I Quasi57Giulia Masarati alla voce e Francesco Baiesi alla chitarra – sono un duo nato quasi per caso nel 2011: alla ricerca del ’57 i due viaggiano da Zurigo a Terni, da Torino a Venezia, suonando in lungo e in largo il loro electroswing. Con uno stile retrò ma con un tocco di modernità, i Quasi57 incantano a tempi di twist e fanno rivivere ad ogni concerto i classiconi di Gianni Morandi e Rita Pavone, dei Beatles e delle Ronnettes.



CARAVAN PALACE + Quasi57

Giovedì 24 Novembre 2016
BOLOGNA, Estragon – via Stalingrado 83
Apertura porte: 21.00
Inizio concerto: 21.30
Posto unico in piedi: € 20,00 + prev.
Biglietti disponibili su circuito Ticketone e nei punti vendita Vivaticket.

martedì 28 giugno 2016

Tra jazz e elettronica, dal nord Europa il sound unico della KOOP OSCAR ORCHESTRA.

Arriva in Italia dal nord Europa la Koop Oscar Orchestra per tre appuntamenti da non perdere mercoledì 9 novembre al Quirinetta Caffè Concerto di Roma, giovedì 10 novembre al Locomotiv Club di Bologna e venerdì 11 novembre al Circolo Magnolia di Segrate (MI). I biglietti saranno disponibili su Ticketone a partire dalle ore 11 di giovedì 30 giugno. L’ingresso al concerto di Bologna è riservato ai possessori di tessera AICS, quello al concerto di Segrate (MI) ai tesserati ARCI.
La Koop Oscar Orchestra è il nuovo progetto di Oscar Simonsson, già fondatore del raffinato duo elettro jazz svedese Koop. La piccola orchestra di Simonsson rivisita il modern jazz tipico di Koop e affronta un viaggio musicale sperimentale attraverso la musica classica, l’elettronica, il jazz e lo swing, in continuo movimento tra inediti e pezzi che hanno segnato la fama di Koop. Il duo è arrivato laddove ogni musicista a fatica riesce: al cuore della gente, grazie alla capacità di combinare un suono unico e inedito con il songwriting classico. Un successo dopo l’altro con Koop Island Blues al numero 1 nella classifica di elettronica della Billboard; Strange Love, la bonus track di Coupe de grace è una delle canzoni più apprezzate.
KOO – Koop Oscar Orchestra – nasce da un fortuito incontro tra Simonsson e la cantante lituana Jazzu, con la quale da lì a poco ha preso la decisione di  dare vita ad un organico più ampio. La missione principale di KOO è quella di vivere e celebrare la grandezza della musica dal vivo, capace di connettere tra loro le persone, come nessun’altra cosa al mondo. La band ha fatto la sua prima apparizione nel 2015 e alterna materiale inedito, brani di Koop e qualche melodia popolare. 




KOO

Marcoledì 9 novembre 2016
Roma, Quirinetta Caffè Concerto – via Marco Minghetti, 5
Biglietto: € 15,00 + prev.

Giovedì 10 novembre 2016
Bologna, Locomotiv Club – via Sebastiano Serlio, 25/2
Biglietto: € 15,00 + prev.
Ingresso riservato ai possessori di tessera AICS

Venerdì 11 novembre 2016
Segrate (MI), Circolo Magnolia – via Circonvallazione Idroscalo 41
Biglietto: € 12,00 + prev. /  € 15,00 in cassa la sera del concerto
Ingresso riservato ai possessori di tessera ARCI

Biglietti disponibili sul circuito Ticketone (www.ticketone.it) e relativi punti vendita a partire da giovedì 30 giugno.

giovedì 2 giugno 2016

Alla Galleria Wikiarte di Bologna, le mostre personali di Marco Randazzo, Roberto Re, Giovanni Trimani, a cura di Deborah Petroni, presenta Francesca Bogliolo.


La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
È lieta di invitarvi
Sabato 04 giugno 2016
ore 18.00
All’inaugurazione delle mostre personali di:

MARCO RANDAZZO
ROBERTO RE
GIOVANNI TRIMANI


Marco Randazzo nasce a Siracusa il 17 Novembre del 1983. Si laurea all'Accademia di Belle Arti di Catania nel 2007 e all'Accademia di Belle Arti di Brera nel 2010, a Milano, dove attualmente vive. Collabora con numerose gallerie d'arte nazionali e internazionali, riviste e artisti provenienti da correnti pittoriche diverse. Il suo modo di dipingere negli anni si trasforma, pur mantenendo una certa coerenza in alcuni importanti dettagli, il colore per esempio. Ciò deriva forse dal temperamento di Marco e dalle sue origini, dal calore e dalla quiete che caratterizzano una terra come la Sicilia. Parallelamente, i tratti sicuri, i cerchi che si accavallano tra di loro e che non hanno un inizio e una fine, sono forse il frutto della vita milanese dell'artista, dove tutto è in perenne movimento, a tratti nervoso. L’opera su tela Dimmi addio esprime perfettamente il disagio di un essere umano catapultato in una realtà in continuo divenire, dove nulla è dato e tutto cambia ogni secondo. Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo è il ritornello che fa da sfondo a molti dei suoi dipinti, per esprimere quello che Marco prova e che non riesce, o forse addirittura non vuole, dire in altri modi. Nel secondo dipinto su tela, La presunta santità di Irene, ancora una volta domina il colore che rivela quello che gli passa per la testa e che, spiegato diversamente, non avrebbe lo stesso effetto. E ancora i cerchi, simbolo della perfezione, di ciò che non ha rottura e cesura, e le lettere sparse, sempre per sottolineare la difficoltà di dare chiarezza a pensieri e azioni. La serie Frame esprime un reale senso di incomunicabilità attraverso l’uso della tecnologia: una serie di film aperti con un programma sbagliato che, dunque, non permette una corretta visualizzazione dei frame, ma solo di una serie di pixel, mischiati poi a testi, bruciature della carta, cerchi e colori. La serie Appunti comprende errori di stampa ripresi dalla sua tesi di specializzazione, rielaborati con interventi pittorici e il ritornello “Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo”. Colori caldi, passionali, il caos e ancora quella coerenza di fondo che fa di Marco un artista consolidato. Paradossalmente il modo migliore per esprimere un'idea è astrarla ulteriormente, per poi trasformarla in colori, cerchi, testi, bruciature e in tutto quello che può collegarla alla realtà ma senza contaminarla.

Roberto Re di origine parmense (Casaltone) si esprime attraverso un’interiorità esplosiva di colori che pervadono la tela e qui si concretizzano e si materializzano in una dimensione soggettiva che può essere facilmente colta ed interpretata anche in una prospettiva oggettiva. I colori dalle forti e magnetiche tonalità, si trasformano in parole sulle sue tele e sono mossi da una intensa e frenetica urgenza di narrare e raccontare tutte le diverse sfumature che pervadono il suo animo. Colori intensi e sgargianti che sanno essere più efficaci delle parole stesse nella intenzione di rivelare e mostrare le più intime emozioni e sensazioni che spingono l’artista a manifestarsi attraverso colorati monologhi capaci di trasformarsi in convincenti dialoghi, grazie proprio all’utilizzo potente dei colori.
Forti combinazioni cromatiche creano effetti precisi e marcati senza alcuna intenzione predefinita di dare alle opere una esplicita definibilità.
I quadri di Roberto Re quasi fuoriescono dalle loro cornici mentre li sta ammirando e sembra quasi che ti vogliano prendere per mano e ti vogliano portare ad addentrarsi nel suo mondo vasto e colorato, dove tutto è possibile, senza vincolo alcuno di limite o confine. Si può così liberamente entrare nella mente di Roberto Re nel momento in cui ha creato le sue opere, entrando in una dimensione atemporale dove l’unica certezza coinvolgente e convincente è rappresentata dalla forza del colore.
L’astratto è infatti il tema artistico preferito da Roberto Re che può essere sia astratto materico, sia astratto geometrico e sia astratto informale e pur nelle diverse dimensioni, rimane intatto l’intento di esplorare al di là di ogni vincolo immaginativo e interpretativo. Nell’astratto materico Roberto Re intende creare dal nulla, plasmando i materiali e combinandoli in un percorso tanto di armonia quanto di indefinibilità.
Nell’astratto geometrico invece l’artista intende intraprendere una nuova via costruita su un collage di più quadri insieme capaci, così uniti e consequenziali, di svelare il proprio percorso introspettivo ed emotivo. Infine nell’astratto informale l’artista esprime tutta la propria libertà creativa ed interpretativa.
La sua partecipazione a diverse Mostre collettive di rilevante importanza sono un’ulteriore conferma della sua validità artistica.

Giovanni Trimani. Arte come Anima. A questo imperativo risponde la poetica artistica elaborata da  Trimani, artista onnivoro di momenti e di bellezza. Un impianto coloristico vibrante valorizza una scelta stilistica contraddistinta da un linguaggio visuale originale, che mostra richiami colti reinterpretati alla luce di un alfabeto dai contorni netti e definiti. Rimandi alla pop art si mescolano a echi primitivi e citazioni classiche, in una commistione esotica che guida l’osservatore alla scoperta dell’interiorità recondita dell’artista e del suo personale continente. L’immediatezza comunicativa, filtrata dalla sperimentazione formale, apre le porte alla comprensione di un mondo artistico che sembra essere generato da quello che Rimbaud definiva “deragliamento dei sensi”, attitudine che predispone alla visionarietà e guida alla comprensione dei significati. Trimani non evade dalla realtà: semplicemente compie una ricerca incessante di se stesso attraverso l’espletamento della propria pratica artistica, per permettere all’osservatore di fare altrettanto mentre contempla le sue opere. Il fil rouge teso tra le opere è quello della joie de vivre, in un approccio dionisiaco che attraverso la bellezza esteriore vuole mettere in risalto la ricchezza interiore, secondo una concezione che affonda le sue radici nell’arte greca, ripresa in tempi diversi da artisti rinascimentali e moderni. Se l’approccio costante alla materia nasconde l’interesse per la vita, nell’impressione del segno sulla tela è racchiusa la volontà di fissare indelebilmente un’emozione irripetibile, mentre la scelta tonale riaccende l’entusiasmo per ciò che l’occhio rischia di trascurare a causa dell’abitudine. Una curiosità felice traspare dalle opere di Trimani, ebbro di esperienze e avido di significati: è la stessa dote che per Baudelaire costituiva il “punto di partenza del genio”, quella che permette di salvaguardare l’armonia tra ciò che si manifesta e ciò che si nasconde, di riconoscere la ricchezza dell’istante presente, di penetrare il mistero della vita. Lo sguardo dell’artista si insinua tra le ambiguità della modernità per restituircene con sguardo sincero contraddizioni e possibilità, perpetrando un’incessante ricerca che permetta di riconoscere un’insperata bellezza, celata tra le pieghe della quotidianità.

Presentazione Mostra:
Dott. ssa Francesca Bogliolo

Curatrice mostra:
Deborah Petroni

Sponsorizzata e pubblicizzata da:
www.ilpensieroartistico.eu
www.paolobalsamo.it

Durata mostra:
dal 04 al 16 giugno 2016
orari:
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiuso
Ingresso gratuito

Info e contatti:
Mail: info@wikiarte.com
Sito: www.wikiarte.com

giovedì 12 maggio 2016

DialogARTI FESTIVAL 2016. Quando le arti dialogano usando il linguaggio della poesia.


2a edizione
Bologna, 13>15 maggio 2016
Spazio Santevincenzidue, via Sante Vincenzi, 2
 

a cura di Gruppo 77 e Spazio SanteVincenziDue


Bologna, 13/14/15 maggio: sono i tre giorni di DialogArti, la prima rassegna che fa della poesia il fil rouge di diverse forme artistiche, nata da un’idea del Gruppo 77, attivissimo collettivo letterario indipendente bolognese che in soli tre anni ha organizzato decine di eventi in giro per l’Italia. La rassegna, giunta alla sua seconda edizione, si avvale del patrocinio del Quartiere San Vitale Comune di Bologna.
DialogArti nasce come espressione gioiosa di una poesia che si mostra viva e libera attraversando gli spazi affascinanti dello showroom Santevincenzidue, ex fabbrica di cappelli e borsette di paglia di fine ‘700, situata in un quartiere popolare di Bologna, la Cirenaica, che ha visto intrecciarsi difficoltà e fermenti creativi.
Anche quest'anno DialogArti non sarà un insieme di performance fini a se stesse, ma un momento di incontro e di dialogo (tra le arti e le persone) che possa diventare il primo di un percorso comune e generare scambio, circolazione e condivisione di idee e progetti creativi nel nome della poesia: una riappropriazione energica ma pacifica della città attraverso il Bello e la Poesia.
Sotto la direzione artistica del giornalista, poeta e scrittore Alessandro Dall’Olio, artisti visuali, danzatrici, musicisti, visual designer, street artist e sculture in ferro si avvicenderanno lungo le sale del Santevincenzidue, interpretando un tema comune: l'apnea esistenziale, quell’affanno (fisico, sociale, civile) che costringe la nostra società ad essere sempre in debito di fiato.
L'obiettivo è portare la poesia tra la gente: fare uscire la forma letteraria più intima, liberarla dalla detenzione del ristretto cortile dell’accademia e contribuire a fare conoscere voci e arti.


I partecipanti sono artisti noti sulla scena locale e nazionale:

Alessandra Maio - artista
Camilla Neri - ballerina
Chizu Kobayashi - artista
Fabrizio Sirotti - pianista e compositore
Gruppo 77 - collettivo letterario indipendente
Mario Beltrambini - fotografo
Matteo Russo - video maker
Nicola Casamassima - fotografo
Opiemme - street artist
Sara Magnani - ballerina
Sissj Bassani - ballerina
Wake Up and Sleep - artista

La novitá di quest'anno: i CONTEST di DialogArti 2016.

In occasione della seconda edizione, dal 6 aprile al 6 maggio 2016, sono stati promossi due contest specifici, aperti a tutti: uno artistico e uno poetico. Tramite le piattaforme di Instagram e Facebook e utilizzando l’hashtag #dialogarti2016 moltissimi sono stati i partecipanti ad inviare un loro scatto o il loro componimento in versi sul tema dell’apnea esistenziale al centro del Festival. Due le giurie, una per il contest artistico composta dagli artisti di DialogArti 2016 e una per quello poetico formata dai componenti del Gruppo 77. Le migliori immagini Instagram selezionate saranno esposte in un apposito allestimento durante DialogArti 2016 e quindi gli scatti verrano inseriti nel Festival per tutta la durata della manifestazione bolognese. La cerimonia di premiazione dei vincitori di entrambi i contest avverrà domenica 15 maggio, nella serata finale di DialogArti 2016.

Nelle due giornate del festival tutte le opere esposte saranno acquistabili. Il festival è ideato dal Gruppo 77 in collaborazione con l'Associazione Handmedia e con il sostegno di Becmet srl. Le serate andranno in diretta streaming sul web (handmedia.org) e sul canale Youtube di Handmedia.

IL PROGRAMMA

Venerdì 13 maggio
ore 18.30 INAUGURAZIONE
ore 19 MARIO BELTRAMBINI / SAURO ERRICHIELLO (fotografi)
ore 19.30 “Fast forward o rewind? Ovvero della stenopeica e dello smartphone”, dibattito pubblico sulla fotografia
Ore 21 NICOLA CASAMASSIMA (fotografo)

Sabato 14 maggio



ore 14.30 “La poesia e le nuove tecnologie”, dibattito pubblico sulla poesia ai nostri tempi e presentazione del progetto “AppPoetry”, applicazione legata alla poesia (ideata da Stefano Baraldi di Tabula Natural Interfaces)
ore 16 ALESSANDRA MAIO (artista)
ore 18 CHIZU KOBAYASHI (artista)
ore 20 MATTEO RUSSO (videomaker, regista)
ore 21 “Premessa III”, spettacolo di musica e danza (coreografie di Sissj Bassani, Sara Magnani e Camilla Neri, al piano Fabrizio Sirotti)


Domenica 15 maggio
ore 16 WAKEUPANDSLEEP (collettivo artistico)
ore 18 OPIEMME (artista, poeta della street-art), performance dal vivo
ore 20 Il Gruppo 77 presenta il reading “Alla luce dei versi”, accompagnamento al piano di Fabrizio Sirotti
ore 21 Cerimonia di premiazione dei contest DialogArti


Ufficio stampa DialogArti
m. 328 9453064 | mail indacoage@gmail.com
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venerdì 15 aprile 2016

ENKIDU il primo festival di scrittura selvatica in Italia. Dal 27 al 29 maggio 2016



 Dal 27 al 29 maggio 2016 si svolgerà ENKIDU festival di scrittura selvatica, il primo evento letterario dedicato alle piante e alla wilderness in letteratura. È recente il ritrovamento di alcune tavolette d’argilla che gettano una nuova luce sull’Epopea di Gilgamesh, che con i suoi 4.500 anni è la prima narrazione scritta della nostra storia. La figura di Enkidu, l’uomo selvatico alter ego dell’eroe, ne esce rafforzata, si fa portavoce di una memoria che coinvolge e ci fa rileggere tutta la nostra storia di Homo Sapiens. Noi siamo chi eravamo. Il nostro cervello si è modellato sulle strategie di caccia e raccolta necessarie per la vita nei paesaggi del Pleistocene. Il festival ENKIDU, che si svolgerà a Bologna – San Lazzaro, esplora il rapporto che esiste tra umani e mondo vegetale, in particolare alberi, boschi, foreste. La Wilderness e la selvatichezza sono la punta nella riflessione sull'ambiente e sui nostri modi di abitarlo. ENKIDU dà forma a questa riflessione con una formula adatta a ogni tipo di pubblico anche attraverso video, installazioni, immagini. Scrittori, artisti, editori, attori, paesaggisti, critici si confrontano intorno al rapporto tra uomo e piante, proponendo una nuova lettura della rinascita dell’interesse verso il verde e la natura selvatica.

Con Andrée Bella, Francesco Benozzo, Adriana Bonavia, Raffaella Colombo, Maurizio Corrado, Daniela Delvecchio, Fabio Fornasari, Gaetano Fracassio, Francesco Gori, Katia Kuo, Anna Lambertini, Valentina Meloni, Matteo Meschiari, Anna Letizia Monti, Marco Nieri, Giuseppe Petruzzellis, Serena Porrati, Letizia Rostagno, Maria Donata Villa, Wonderlust, Lorenza Zambon, Eduardo Zarelli.

ENKIDU
F e s t i v a l   d i   S c r i t t u r a   S e l v a t i c a

Quando - 27, 28, 29 maggio 2016
Dove - Mediateca di San Lazzaro, via Caselle 22, San Lazzaro di Savena, Bologna / Museo della Preistoria Luigi Donini, via Fratelli Canova 49, San Lazzaro di Savena, Bologna
Organizzazione - Nemeton Magazine, Associazione Parco Museale della Val di Zena
In collaborazione con - Comune di San Lazzaro di Savena, Museo della Preistoria Luigi Donini, libreria Mu-Nari
Con l’adesione di AIAPP, Associazione Italiana Architettura del Paesaggio, Sezione Triveneto Emilia Romagna
Comitato scientifico - Maurizio Corrado, Matteo Meschiari, Ornella Mastrobuoni, Laura Brignoli, Laura Pirovano
Partner culturali - Arianna, Area 51, Intrecci,
Fausto Lupetti, Linaria, Ponte alle Grazie, Pleistocity Press, Quarto Paesaggio, Gruppo Macroedizioni, PersoneDiParolaIsolaEditrice

Info
www.nemetonmagazine.net/ENKIDU.html
www.facebook.com/enkidufestival/
redazione@nemetonmagazine.net

Il lato selvatico, da Gary Snyder a Cormac McCarthy, da Paul Shepard a John Zerzan, non è identificabile con un ritorno allo stato di natura. Questo ritorno per certi versi è impossibile e l'idea di natura, se ha ancora un senso, deve sganciarsi da categorie occidentali e antropocentriche. Il selvatico, la wilderness, parlano invece di un'alterità irriducibile, non perimetrabile, non addomesticabile, una specie di terreno non-umano che mette in crisi genere, specie e identità. Come si confrontano gli scrittori più recenti con questo grumo che non è "natura", "paesaggio" o "ecosistema"? Come danno forza di parola a ciò che non parla la lingua dell'uomo? Come intercettano urgenze ambientali, etiche, artistiche ispirate dal selvatico? Quali racconti, quali modi di narrare sono generati dal contatto con la wilderness? 


mercoledì 16 marzo 2016

Alla Galleria Wikiarte di Bologna, le mostre personali di ANDREA MARCHESINI, ANDREA SIMONCINI, GINO BERNARDINI.

La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
È lieta di invitarvi
Sabato 19 marzo 2016
ore 16.00
All’ inaugurazione delle mostre personali di:
 
ANDREA MARCHESINI
ANDREA SIMONCINI
GINO BERNARDINI
 
ANDREA MARCHESINI - Andrea Marchesini nasce a Verona nel dicembre del ’73, si firma con lo pseudonimo di Hyde ed è figlio d’arte già a quattro anni comincia a frequentare lo studio della madre. Ha conseguito la maturità scientifica frequentando nel frattempo studi d’artisti. Nel ’92 dopo un viaggio ad Amsterdam si interessa ai dipinti di Van Gogh e alla sua pennellata materica e rivoluzionaria. Si iscrive alla facoltà di legge di Ferrara per poi abbandonarla definitivamente per l’arte. Vive per sei anni a Londra frequentando musei e mostre d’arte e in particolare la Tate Gallery affascinato dalla modernità dell’opera di Turner che con la sua pittura di pura luce lo riporterà a una sua vecchia passione “ la luce e il colore dei Veneziani”. Passa altri due anni a Dublino visitando luoghi incontaminati con segni di culture che saranno la base per le sue serie pittoriche: “Tracce” e “Città del Silenzio” ; apparizioni miste a grumi, crepe, crateri, impronte, stratificazioni che scavalcano giorni, anni, secoli, millenni, atmosfere di un mondo pluriculturale e multietnico, luoghi e simboli che fanno parte del cammino dell’uomo, dove però l’uomo è bandito e, la natura si riappropria di tutto ciò che l’aveva mortificata, costruendo nuova vita. A Barcellona viene a contatto con l’opera di Mirò e con il suo mondo coloristico che fa esplodere i suoi quadri. A Roma vive e lavora dal 2003 al 2006, oggi opera a Barbarano Vicentino nello studio in via De Gasperi angolo via Europa, dove, dopo aver passato una fase astratto informale barocca “Dinamismo Cosmico” e un'altra decisamente più astratta con una dinamica del colore in costante evoluzione “Connessioni”, si dedica allle sue grandi tele ed arazzi che appartengono alla sua ultimissima tematica “Affabulando” (vedi critica d’arte). A  Settembre (2015) alcune sue opere saranno esposte alla Royal Opera Arcade Gallery (Roa) di Londra e a Novembre (2015) sarà presente alla Affordable Art Fair di Amburgo con la Galeria Gaudì di Madrid.
 
ANDREA SIMONCINI - Nato a Firenze nel 1950 si è dedicato alla pittura nei primi anni 70 frequentando lo studio del Maestro Mario D'Elia dal quale ha appreso la tecnica ad olio ed iniziato i primi passi. Dopo un periodo nel quale ha espresso la pittura naturalistica, ha rivolto il suo pensiero ad una pittura di ispirazione metafisico/surreale portando avanti una ricerca molto personale generata dalla necessità di guardare alla realtà con occhi indagatori, secondo la lezione dei grandi Maestri di questa corrente. Seguendo questa lezione mi interessa portare nei miei lavori una riflessione che spinga l'osservatore ad interagire con l 'opera per cercare di muovere sentimenti ed emozioni che mi hanno spinto a rappresentare il soggetto. E' attualmente nel consiglio direttivo della Società delle belle Arti circolo artisti Casa di Dante.
 
GINO BERNARDINI - nato a Tuscania (VT) il 29.06.1966, sin dall’ infanzia dimostra la sua inclinazione per l'arte ed in modo specifico per il disegno. I suoi studi però si  indirizzano in settori diversi da quelli artistici. Nel 1986 si affaccia sul mondo del lavoro  e  inizia  un’esperienza  lavorativa, che  lo  porta per molti anni in posti diversi dell’Italia. La passione per l'arte è però sempre presente e si accentua  quando si trasferisce in Toscana per lavoro. Rimane incantato dalle città d’arte e soprattutto dalla natura Toscana piena di colori e di magiche sfumature. L’esplosione di colori dei girasoli, papaveri e campi in fiore abbraccia l’anima di Bernardini e non la lascerà più. Da questo momento in poi  ha iniziato ad apprendere l'arte ed a pensarla, a leggerla negli insegnamenti dei Maestri, alcuni autodidatti come lui, Renoir, Degas, Monet. Da quando ha iniziato a vederla. Con mani e cuore, prima che con occhi e testa. Da quando il suo pensare l'arte trascende a livelli più profondi e nasce qualcosa che va oltre la tecnica pittorica,  un connubio di istinto e gesto che è techne: quell'arte che per i greci non poteva andar disgiunta dalla poiesis, dal fare. Storia di abbandoni e ritrovamenti: Bernardini lascia i pennelli e si impasta il colore direttamente sulle mani, sulla stoffa, sui materiali più disparati; lentamente abbandona la riproduzione di paesaggi e cose esistenti e ritrova i luoghi dei sogni, della memoria più profonda; rompe la razionalità più fredda e accede ad una dimensione nuova, calda, forte e antica insieme che chiamerei “vibrazione dell’anima”. Dipinge le tele fissandole fortemente alla parete: sul cavalletto cadrebbero sotto l'impeto a volte furioso dei colpi che ricevono. Non ripete sempre gli stessi gesti. Non c'è ordine apparente, non un disegno.  Alla fine emerge il dettaglio. Sì: dettaglio. Le opere di Gino Bernardini possono esser lette fin in profondità. I risultati finali della sua danza creativa non hanno gli stilemi del tachisme o dell'action painting. T'aspetteresti che dal caos di gesto e colore nascessero esplosioni astratte, invece ne scaturiscono profonde impressioni(stiche) che rimandano all'essenza della natura. La pittura di Gino Bernardini si lascia accarezzare in superficie, ma è pronta a deflagrare in profondità. Sorprende e mozza il fiato. Picchia duro, tenera com'è. Narra di natura, di campagna, di profumi e di piccoli angoli di paesaggio che resterebbero anonimi se Gino non li elevasse agli onori della tela. Sembrano fotografati, ma l'Artista non li ha mai visti nella realtà, vi ha posato sopra solo lo sguardo del sogno, della memoria profonda. Ha spesso per soggetto dei canneti, piccoli microcosmi intricati di vita e di morte, di germogli che nascono sull'humus del fogliame decomposto. E il soggetto rimanda al mistero, a giochi d'infanzia, a nascondigli rimasti impressi nei ricordi. Regala dettagli degni d'una pubblicazione di botanica. Ma i dettagli sono figli del gesto meno meticoloso possibile. Dello straccio, non del pennellino e della china. La pittura di Gino Bernardini attinge al tema dell'acqua e lo rende immediatamente archetipo,  lavacro di nascite passate e future.  È con l'acqua che l'Artista si lava le mani quando sente che l'opera è completata: questo il gesto-segnale. È nell'acqua che le piante dei suoi quadri affondano le radici, esili come vene. L’arte di Bernardini Resta giovane e incantata davanti alla natura, vista quasi oniricamente Impressionista è depositaria di valori spirituali e nobiltà di tradizione. La sua carriera di pittore autodidatta è notevole come  il  successo  che  ha  riscosso  negli ultimi anni in tutta Italia. 
                                                                                                                                    
 


Presentazione Mostra:
Dott. Giorgio Grasso
Curatrice mostra:
Deborah Petroni
 
Sponsorizzata e pubblicizzata da:

 
Durata mostra:
dal 19 - 31 marzo 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiuso
Ingresso gratuito
Info e contatti:
Mail: info@wikiarte.com
Sito: www.wikiarte.com

venerdì 26 febbraio 2016

GIULIO LIMONGELLI, MAESTRO DELLA STAMPA FOTOGRAFICA IN CAMERA OSCURA, PRESENTA I PROSSIMI APPUNTAMENTI DEL SUO LABORATORIO PER PROMUOVERE LA MAGIA DELLA FOTOGRAFIA STAMPATA.


Dall’inventore del DIGINGRANDITORE, un calendario ricco di iniziative e incontri per continuare a promuovere la Fotografia come pratica Artigiana: un occhio al passato verso il futuro





Ripartono gli appuntamenti tecnico formativi di STUDIO FINE ART di GIULIO LIMONGELLI, da oltre trent’anni artigiano fotografo e stampatore che, con il DIGINGRANDITORE, un ingranditore digitale da lui sviluppato per stampare i file delle fotocamere digitali in Camera Oscura, nel proprio portfolio clienti vanta alcuni tra i più importanti Fotografi italiani, Archivi Storici e Musei.



Riportare la stampa fotografica là dove è nata, in Camera Oscura, quella con la lampadina rossa, l’odore degli acidi e tutto il resto e chiudere il cerchio del processo fotografico, dallo scatto digitale alla stampa, perché il prodotto finale possa sempre chiamarsi fotografia, scrittura con la luce. Questo l’impegno dell’Artigiano di Bologna che con il DIGINGRANDITORE, un ingranditore digitale, ha creato un sistema di stampa diretta per proiezione del file digitale su carta fotosensibile con successivo sviluppo nel tradizionale processo chimico. Il DIGINGRANDITORE è un’idea retro-innovativa, un’innovazione nella stampa fotografica che, con un occhio al passato, all’insegna della tradizione, si proietta verso il futuro cercando di unire quello che c’è di buono tra due mondi, quello analogico del passato e quello digitale.



"Maestro di bottega" e creativo nell’Arte della fotografia, Giulio Limongelli ha insegnato per anni tale disciplina presso  Enti, Istituti e Scuole del settore. Negli ultimi anni, presso il suo studio Fine Art a Bologna, ha avviato una serie di iniziative per far conoscere e vivere da vicino l’esperienza della stampa in Camera Oscura. 






Ricco il programma di appuntamenti per il 2016 che prevedono workshop ed eventi.



Si parte con i corsi individuali di stampa in bianco e nero in camera oscura, un’esperienza unica fatta di tempi lunghi in cui si insegna un approccio più riflessivo  verso la Fotografia, dove tutto il ciclo, dallo scatto alla stampa, necessita di manualità e pazienza regalando enormi soddisfazioni poiché l'allievo impara a sviluppare i suoi rulli, a provinare gli stessi e a stampare fotografie con l'ingranditore.



Confermati poi gli eventi del ciclo “Il Ritratto Positivo” nel corso dei quali, con l’ausilio di una macchina fotografica d’epoca, vengono realizzati dei ritratti in positivo diretto, con una tecnica di ripresa a sviluppo in Camera Oscura, come si faceva una volta. Il risultato finale è una vera e propria opera d'arte, un esemplare unico in quanto non esiste il negativo ma viene direttamente impressionato in positivo su carta fotosensibile baritata. Il ritratto prevede anche la presenza durante tutta la fase "magica" di sviluppo in camera oscura.



“Le fotografie oggi hanno una vita molto breve, a volte istantanea. Condivise sui social e archiviate nell’hard disk, rimangono in memoria quei pochi giorni, per poi essere sepolte in quell’ecosistema elettronico che ormai ci coinvolge un po’ tutti quanti. Il rischio oggi qual è? È quello di perderle, fisicamente o semplicemente dimenticandosene. La fotografia stampata invece rimane. Anche se smarrita nei nostri cassetti, nei nostri armadi ha la capacità di essere ritrovata, magari dopo tanti anni, e di riportare indietro il tempo ai periodi trascorsi”, ha commentato Giulio Limongelli.



“Oggi il mondo è cambiato, esistono nuovi utenti, nuovi fotografi, molto interessati al bianco e nero ottenuto dalle macchine digitali. Per chiudere il cerchio del processo fotografico, dallo scatto digitale alla stampa e garantire il livello qualitativo e la durata nel tempo della fotografia, ho sviluppato un ingranditore digitale che ho chiamato DIGINGRANDITORE; si tratta di un tipico caso di artigianato digitale, là dove la componente artigianale è ancora dominante. E’ quindi un sistema di stampa tradizionale su carta fotosensibile che si fonde con le tecnologie digitali: vera Fotografia, dunque …. dalla luce alla luce”.








Per ulteriori informazioni su Giulio Limongelli: www.studiofineart.it






Facebook Page > Laboratorio di Stampa Bianco e Nero B&W - Digingranditore

 


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Per ulteriori informazioni:
6Glab – il laboratorio di idee di SEIGRADI / Barbara Gemma La Malfa
Via G. Mameli 3 – 20129 Milano
Tel.
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