STAY COOL. BE SOCIAL.

mercoledì 4 luglio 2012

STORIA NATURALE | A LODI LA PERSONALE DELL'ARTISTA ANDREA MARICONTI A CURA DI EMANUELE BELUFFI


periodo: 8 settembre – 21 ottobre 2012
inaugurazionevenerdi 7 settembre ore 18.30
luogo: Bipielle Arte – via Polenghi Lombardo, 13 - LODI
catalogo: edito da Skira
orari: da martedì a venerdi dalle 16.00 alle 19.00
sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00
lunedi chiuso – ingresso libero

Il Fai – delegazione di Lodi Melegnano – e la Fondazione Banca Popolare di Lodi sono lieti di presentare la personale di Andrea Mariconti dal titolo Storia Naturale, che inaugura venerdi 7 settembre presso lo spazio Bipielle Arte di Lodi. La mostra, curata da Emanuele Beluffi, è accompagnata da un importante volume edito da Skira.
Vengono presentate cinquanta opere dal 2007 al 2012, per tracciare un primo significativo percorso antologico del giovane artista lodigiano classe 1978, che vanta al suo attivo già diverse e importanti esposizioni in Italia e all'estero.
La mostra si sviluppa attorno ai temi che contraddistinguono la raffinata ricerca pittorica di Mariconti, a partire dalla centralità del territorio e del paesaggio: le metafisiche (campi desolati dove covoni si stagliano come sculture e la luce nebbiosa “mangia” la scena); i boschi (dal titolo “the strange house in the wood”, a testimonianza di un percorso nel bosco come percorso interiore alla ricerca della propria identità); i paesaggi irlandesi e della Patagonia (in gran parte scogliere, dove il mare lotta con la terra per il proprio spazio vitale); i ritratti e le figure (memoria indelebile del passato). La tecnica con cui l'artista realizza queste opere si è evoluta nel corso del tempo, ma sempre utilizzando materiali naturali e quasi monocromi. La cenere, in primis, che legata all'olio bianco gli consente di ottenere una matericità dell'impasto pittorico; la terra, richiamo alle nostre origini e al radicamento sul territorio di ciascun individuo; l'olio combustibile esausto, materiale povero e difficilmente riciclabile, che trova nuova vita e dignità all'interno dell'opera d'arte.
«La cenere è per me corpo di un’eredità. In essa è custodita la memoria del territorio, la vita del legno combusto e purificato. Con la cenere incorporo nuovamente il tessuto dell’esistenza ridefinendo la materialità di ogni rappresentazione. Ogni colore è dato esclusivamente dalla cromia naturale di ogni materia. Gli oggetti, le sostanze, non sono simboli astratti, non vengono usati come metafore. Essi sono, nell’essenza», così spiega Andrea Mariconti.
«Per lui il colore è uno spreco, anzi un disturbo, perché distrae. Gli basta il grigio. Un grigio che non è colore ma una materia (per lo più cenere, altre volte cemento) che gli struttura, anzi modella il quadro e gli dà corpo col variare delle sue stesure e spessori. Bianco e cenere, sprazzi di luce attiva sull'inerzia della materia, ti portano ovunque; e il paesaggio, così tradotto in un'alternativa elementare si fa leggibile come un racconto scritto», scrive Fabrizio Dentice nella presentazione della mostra Quia Pulvis alla Galleria Pittura Italiana nel 2007.
Emanuele Beluffi, curatore della mostra, così descrive il lavoro dell'artista: “L’opera di Andrea Mariconti si inquadra in una prospettiva alternativa ma non aliena da quella che disinvoltamente si chiama la verità. Quantomeno e ancora una volta, la verità della pittura. I temi del suo lavoro - un lavoro che dialoga costantemente con la memoria e con il tempo, per l’uso di materiali carichi storia organica come olio e cenere e per quel tributo non solo formale al tempo come “secondo pittore” - sono rappresentati dal paesaggio e dalla figura. Questi sono gli elementi formali che si accompagnano agli elementi materiali della sua intera produzione, materiali preesistenti all’intervento pittorico provvisti di una storia biologica e pregni di umore simbolico: petrolio e cenere sono il sostrato della pittura, elementi che ricevono un intervento di trasformazione secondo un’ispirazione accostabile alla pratica alchemica. (…) Un’opera che in certo senso è una teoria del tutto, schermo plastico di ciò che vi è. E che rappresenta i tre regni vegetale (olio di lino e petrolio), minerale (gesso di Bologna) e animale (colla di coniglio) con i quattro elementi: la terra (il materiale di origine naturale), l’aria (le intemperie cui sono volutamente soggette le tele), l’acqua (le muffe), il fuoco (la cenere).”

Sabato 29 settembre la delegazione Lodi – Melegnano del FAI organizza presso l’Auditorium BPL un convegno a latere della mostra sul tema “I colori della terra”, un indagine sul rapporto instabile/conflittuale tra agricoltura e industria nel territorio della bassa lombarda con particolare focalizzazione sul Lodigiano.

ANDREA MARICONTI – CENNI BIOGRAFICI

Nato a Lodi nel 1978, vive e lavora a tra Cremona e Milano. Si laurea nel 2001 presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, indirizzo Arti Visive, e nel 2006 in Scenografia e Discipline dello Spettacolo. Soggiorna in Kosovo nel 2005 e nel 2006 per un
progetto di arte terapia per bambini affetti da traumi psichici di guerra, ed è docente del laboratorio teatrale nel corso per allievi disabili presso il CFP di Lodi. Sempre nel 2005 partecipa ad un workshop tenuto da Anselm Kiefer in occasione della preparazione dell’installazione presso l’Hangar Bicocca I Sette Palazzi Celesti. Dal 2009 coordina e promuove laboratori artistici in ambito sociale in Sud Africa e Italia (orfani, psichiatria, problemi relazionali). Nel 2011 è vincitore del Premio UNESCO per l’Arte Contemporanea che garantirà delle esposizioni in 6 continenti durante il 2012. Del 2003 è la prima personale a Milano e dal 2004 viene presentato regolarmente nelle più importanti fiere di arte contemporanea.
Tra le recenti personali si ricordano: Aleifar, Galleria Rotta Farinelli (Genova, 2012); Ecumene|terra da abitare, Sala Telemaco Signorini (Portoferraio, 2011); La natura organica della memoria genera l’opera, Palazzo Comunale (Cremona, 2011) e Galleria Nuovo Spazio (Piacenza, 2011); I resti del tempo, Galleria Federico Rui (Milano, 2010); No more me, Bell Roberts Gallery (Cape Town, South Africa, 2009)Quia Pulvis, Galleria Pittura Italiana (Milano, 2007); Le ombre delle idee, Galleria L’Ariete (Bologna, 2007)



Emanuele Beluffi | emanuele.beluffi@kritikaonline.net


martedì 3 luglio 2012

PAESAGGI, PASSAGGI | A Bari la mostra della fotografa Francesca Loprieno a cura di Carlo Garzia


Mercoledì 11 luglio 2012, nella sede de “La Corte, fotografia e ricerca”del Castello Svevo di Bari si inaugura la mostra Paesaggi / Passaggi di Francesca Loprieno, curata da Carlo Garzia.
Lungo le due pareti laterali in modo quasi simmetrico due serie di dittici, da un lato immagini dal taglio poetico-mitologico, ninfe che saggiano il mare o distruggono parole scritte, pescatori in perenne attesa, parche che tessono il filo rosso dell’esistenza umana; dall’altro, immagini opache e confuse, scattate dal finestrino di un treno locale, gocce di pioggia o macchie di sporco che filtrano un’esperienza visiva quasi quotidiana del viaggio.
Queste esperienze della ripetizione che, con un involontario umorismo sono dette pendolari, sono come un metronomo che con regolarità scandisce ogni giorno la vita di migliaia di persone e ne regola per un tratto l’esperienza visiva del paesaggio.
Tra opacità e trasparenza (il doppio, lo specchio, il riflesso, l’ombra) si costruisce l’esperienza quasi site-specific, come usa dire, di Francesca Loprieno, giovane fotografa emergente ancora in bilico tra una metafisica del quotidiano e i turbamenti di una identità individuale e anche generazionale dai confini labili e indecisi, essere o non essere, o piuttosto vedere o non vedere, come attesta la sua ricerca sin dalle prime mostre.
La mostra resterà aperta per tutta l’estate ed è accompagnata da un teso critico-cronologico di Maria Vinella e da un testo metacritico del curatore, costruito come un bricolage di frammenti di scrittura di varia natura, truismi, citazioni, scambi postali, corrispondenze.

La Corte
Fotografia e Ricerca

PAESAGGI, PASSAGGI di Francesca Loprieno
a cura di Carlo Garzia

Castello Svevo
P.zza Federico II di Svevia - Bari

Dal 11 luglio al 2 settembre 2012
Vernissage: 11 luglio, ore 18:00

Orario visite:
tutti i giorni, ore 8:30 - 19:30
Mercoledi Chiuso

Contatti
Email:      fr.loprieno@gmail.com



La fotografia di Francesca Loprieno a cura di Maria Vinella 

Francesca Loprieno predilige i linguaggi fotografico e video per analizzare le problematiche dei non-luoghi (luoghi del disagio sociale e dello straniamento) e delle non-identità (temi della mancanza dei diritti umani), spesso coniugati ai temi del viaggio. Viaggio inteso come attraversamento dello spazio fisico ma anche dello spazio mentale (lo spazio del ricordo personale e della memoria collettiva), e come occasione di perdita del senso e della condizione del tempo, che non appartiene più all’interiorità dell’individuo ma si fa condizione essenziale della vita.
Ad esempio, l’articolato work in progress Identi-Kit (2008/2011) raccoglie le duplici immagini fotografiche di donne ritratte in dittici. Il titolo riconduce a un metaforico Kit d’identità costituito da oggetti dell’universo simbolico femminile. Il tema è quello dell’identità o meglio della non-identità dell’altra metà del cielo soffocata tra stereotipi occidentali e condizionamenti della cultura orientale, tra tabù religiosi e inumani riti tribali. E’ incentrato, invece, sulla precarietà delle relazioni umane il progetto fotografico dedicato all’immigrazione Soi meme pourtant condotto nel 2010 nei quartieri multietnici di Parigi
Del 2009 è Transizioni, lavoro focalizzato sulla perdita della condizione stabile dello spazio e della condizione certa del tempo. Spaesamento, incertezza, perturbanza: le strade e le piazze della metropoli (in questo caso Roma) sono condizionate dalla mutante presenza umana. Nel video Next Station, Loprieno indaga il non-luogo di una stazione ferroviaria abitata dal vuoto, dalla velocità, dall’impersonalità, dall’impermanenza di spazi/tempi/narrazioni/volti/corpi/nomi/immagini/suoni/eventi.
Mentre il ciclo Autonarrazioni visive (2010) si affida alle sperimentazioni di flussi con-fusi di storie intime vissute al margine tra corpo e scrittura. Insistendo sul concetto di tempo all’interno della narrazione contemporanea, Loprieno approfondisce il tema del non-racconto quotidiano. Influenzata dal lavoro di Sophie Calle, del cinema dei fratelli Coen, dalle scritture di Pessoa, Auster, Sarah Kane e molti altri, si interessa di meta-narrazione. In Francia sviluppa Appunti per caso, che ben rappresenta gli aspetti del vivere quotidiano. Ciò che conta è il mentre, momenti diversi e storie che si sovrappongono fino a costituire una narrazione priva di inizio e senza una fine, eppure ciclo vitale tra spazi alcune volte privati e altre volte condivisi.
Contemporaneamente, in Paesaggi-Passaggi dirige la propria ricerca fotografica verso lo studio dell’habitat contemporaneo e del paesaggio in relazione all’individuo che lo vive. Qui, il soggetto (quasi sempre soggetto femminile) sembra tessere una invisibile trama vitale che lega ampi panorami, dettagli oggettuali, semplici azioni, gesti surreali, magici stati d’attesa.


------------------------------------------------------------------------------



Amalia Di Lanno
Manager Culturale

Comunicazione e promozione artistico-culturale


Mobile: +393337820768

Fax: +390805563765

amalia.dilanno@virgilio.it

Rubrica Spirito diVino | TUTTO SESSO E POCO ARROSTO a cura di Stefania Turato

Alto godimento… Il vino è emozione e niente fesserie. 
Seppur “semplice”, il vino deve suscitare emozione e piacere e quando è buono è buono davvero. Per i conoscitori, ovviamente. Quanto mai non si può generalizzare, tanto meno quello che è buono.Il frutto della ricerca porta alla conoscenza e allo sguardo illuminato che fa apprezzare la bontà, del vino in questo caso.Come un quadro, quindi come l’arte.Inequivocabile, conoscibile, riconoscibile. 
Consigli per l’estate: Attenti, sempre un poco di tutto. Si a tanta emozione, sesso e godimento. Di arrosto prendetene poco. Non vorremmo mica perdere il nostro smalto per l’estate?! Gustate il vino. Da qui in poi ci seguirete nei nostri percorsi DIVINI e degustaDIVI, con gli esperti del mondo del vino, i sacri e profani. Quale sesso vincerà? In alto i calici! 

Eccolo lo chardonnay dell'estate:
http://www.cristodicampobello.it/index2.html

http://www.cristodicampobello.it/vini.html

L'altra proposta è la Riserva di Coppo, Vitigno: 80% pinot nero, 20% Chardonnay, metodo classico
Il naso di un Krug e la bocca di un Cristal.(cit.)

http://www.coppo.it/Italiano/i_vini/riservacoppo.htm

Il solo rosso concesso è la Barbera POMOROSSO di Coppo. Poco tannino, fresca, piena di frutto! www.coppo.it

It’s summer time!

GIRLS SPEAK ! Nella splendida cornice del JUST CAVALLI di Milano con LOLA PONCE E CLIZIA INCORVAIA


Nel  giardino estivo sotto la Torre Branca del Just Cavalli di Milano, mercoledì 4 Luglio 2012 un evento targato MB MANAGEMENT & ENTERTAINMENT
Lola Ponce e Clizia Incorvaia presenteranno il progetto “Girls Speak!”: una linea di abbigliamento, un blog, un modo di essere, il tutto completamente curato dalle due bellissime ragazze!

Lola Ponce nasce a Capitán Bermúdez, una cittadina facente parte della Grande Rosario, in Argentina. Figlia di un musicista, Héctor Ponce, e con un nonno d'origini genovesi facente parte dell'Orchestra di Osvaldo Fresedo, fin da piccola dimostra uno spiccato talento ed una voce interessante. Giovanissima, partecipa ai più importanti festival del Sud America ed inizia a recitare in alcune serie televisive argentine. Abbandona anche gli studi universitari per dedicarsi completamente alla sua passione artistica che le riserva successi internazionali! Addirittura Nel 2008, vince il Festival di Sanremo in coppia con Giò Di Tonno, (conosciuto ai tempi di Notre Dame de Paris), con la canzone Colpo di fulmine, scritta da Gianna Nannini. Con la vittoria diventa la prima e finora unica cantante straniera ad aver vinto il Festival di Sanremo.
Dopo il grande successo ottenuto in Italia, ora Lola Ponce sta conquistando gli Stati Uniti con la soap opera latino-americana “El Talisman”.

Clizia Incorvaia ha un passato diverso, si dilettava a raccontare fiabe al Chiambretti Night su Italia 1 e ancora precedentemente recensiva libri a Markette: ha condotto "Glamourshots", il programma di moda e di cinema prodotto da Sky, adoro la moda anni 60, e tutto quello di quell'epoca, abiti, trucco, capelli cotonati, musica. La sua unica icona di stile è Brigitte Bardot! Si ritiene una fashionista nata, anzi lei stessa di definisce una "trend setter".
Ha prodotto e lanciato un video musicale intitolato "Sunflowers of Love" che la vede protagonista.

LE BICICLETTE BIRTHDAY PARTY | Lo storico locale di Milano compie gli anni e festeggia i suoi 14 anni tra amici e artisti e tanta buona musica.


E sono 14: Le Biciclette compie gli anni e com’è d’abitudine raduna negli spazi di via Torti amici e artisti che nel corso delle stagioni hanno avuto a che fare con la sua programmazione. L’appuntamento è per mercoledì 4 luglio quando, dalle 19.00 in poi partirà il lunghissimo set che vedrà esibirsi in consolle una serie di dj cari al locale come Andreino di Esperimenti Notturni, Roberto D’Anna e altri ancora. Sempre dalle 18.00 sarà allestita una mostra mercato che culminerà con un’asta i cui ricavati andranno in beneficenza. Confermata la presenza degli artisti Barbara Crimella e Yux.

IL LOCALE

Lounge bar e ristorante Le Biciclette nel corso dei suoi tredici anni di vita è diventato il punto di riferimento per una Milano intelligente e recettiva verso tutto ciò che è vicino all’arte contemporanea, al design, alla ristorazione d’avanguardia e alla musica di qualità. Tra i primi a promuovere un tipo di entertainment legato al connubio tra arte, food e beverage il locale ha dato spazio a diversi artisti emergenti con una particolare attenzione verso la pittura, la fotografia, l’arte digitale, il design e la moda. Tra vernissage, presentazioni e performance anche la musica di qualità trova spazio al locale dove live con musicisti dell’area milanese si alternano a dj set con interpreti di fama. La cura dei dettagli dello staff delle Biciclette passa soprattutto dal bar e dal ristorante dove ai cocktail curati e preparati da grandi professionisti del settore si affianca una filosofia di ristorazione che predilige una cucina leggera e genuina.



IL RESTYLING

L’estate porta aria di novità alle Biciclette. Ugo Fava, da sempre patron del locale, si è occupato personalmente del restyling degli spazi con un progetto che ha portato un decisivo rinnovamento nel look. Ora il locale si presenta in modo più caldo e accogliente con tanto legno alle pareti e negli allestimenti e una serie di raffinati dettagli old style come (giusto per fare un esempio) le lavagnette rustico-chic posizionate sopra il banco bar. Novità anche al bancone con un grande ritorno, quello di Max, barman storico delle Biciclette riassoldato per dare un tocco di fantasia e professionalità alla già vasta proposta compresa nel menù beverage. La parola d’ordine di questo nuovo corso è “qualità”. Qualità per l’Aperitivo, ora proposto con piattini di sfiziosità preparati al momento e che variano di sera in sera, al posto del classico buffet da grande abbuffata, e una lista menù solo per il bar con vari piatti a prezzi contenuti, come il mini hamburger a 4.80 euro per chi desidera mangiare qualcosa in più senza fare una vera e propria cena. Qualità anche per la Cucina che punta sempre sulla carne sceltissima, ma proposta sempre a prezzi abbordabili. Per i vegetariani non mancano piatti speciali, come l’hamburger di soia e la tartara di avocado. Le Biciclette mantiene intatta la sua vocazione artistica, ospitando regolarmente mostre di pittura, fotografia, design a cura di giovani creativi più o meno emergenti. E poi, come sempre, si organizzano feste, dj set ed eventi vari anche di musica dal vivo.


Via Torti 1 ang, Conca del Naviglio
Tel. 028394177
Aperto tutti i giorni
Orari: Art bar dalle 18.00 alle 2.00
Cucina dalle 18.00 alle 0.00
Ven e sab fino all’1.00
Wi-fi spot

lunedì 2 luglio 2012

L'ARTE FA ESPLODERE LA STORIA | A cura di Mariella Casile


Le parole che verranno non vogliono fare rumore, essendo ben lontane da qualsivoglia denuncia vogliono solo spingere alla riflessione in questo mondo del darsela a bere.
Scrivere di un caso specifico non ci conviene, non farebbe altro che dar visibilità, continuando ad alimentare il chiacchiericcio su qualcosa che è stato di proposito fatto, e a noi non interessa dar luogo a  voci e fatti che alimenterebbero per l'ennesima volta  l'artefatto mettendo in ombra il manufatto. Perciò un esplicito riferimento in queste frasi non avrà luogo...sarà il pensiero di chi legge ad interpretare, a collegare etcetera etcetera... Se un pensiero c'è ancora.
Il nuovo cogito ergo sum Cartesiano rispecchia la frase del sociologo McLuhan : è il mezzo che crea il messaggio!! Verissimo ahimè, ahinoi!!
L'arte è qualcosa che fa esplodere la storia. Là dove c'è storia non c'è nulla. C'è il puro movimento: puro, purissimo. Un'intervista televisiva, una pagina sui giornali web, vale quanto qualsiasi altra cosa perché fa parte del contesto anche quello...
I miei pensieri sono rivolti agli ultimi articoli postati su alcune pagine del mondo di internet .. Le mie riflessioni vagano da un area semantica all'altra, e allora faccio delle pure considerazioni decidendo di farle diventare verbo accompagnati dalla solenne convinzione dei mezzi di scrittura e di analisi che ci accompagnano.
Si rileggono almeno una volta l'anno un paio di romanzi di Dostoevskij e lì si sta a scrutare se esista la redenzione...Oggi  gli scrittori scrivono qualcosa che tutti possono capire altrimenti la democrazia crolla, e questo vale anche per l'arte. L'adesione a qualcosa che non mi supera, anzi che mi somiglia ...e tutti se ne compiacciono. Tutti amano un artista che non si supera, che è come noi perciò non ci supera, non pensa più di noi e per questo non ci squassa, non ci induce a pensare.
Ma questo è un equivoco formidabile! E' puro fumo negli occhi quando si parla di un'originalità che deve essere spiegata...proviamo a spiegare la Pietà Rondanini di Michelangelo...l'opera è superiore alla spiegazione che le supera tutte le spiegazioni, mentre l'installazione le spiega tutte... Pensiamo allo stralcio di film in cui Alberto Sordi visita la Biennale... E pensiamo all'ironia di Sordi che altro non ci vuol dire che l'unica che aveva talento era la moglie che sapeva contare damblè. Perciò un coefficiente di difficoltà  ci deve essere nelle opere d'arte, altrimenti che senso ha? Una cosa la devi saper fare che io non so fare e che ti porta ad accaparrarti il titolo di "artista", ormai ben lontano dalla visone cara ad Ungaretti. A te è venuto in mente di dar vita al marmo in maniera struggente come fece Michelangelo? No! E allora ammirala!!!
Le opere non devono essere elementari perché se io vado a vedere Pablo Picasso, e vedo che a 13 anni lui domina la grammatica pittorica di Velasquez, allora io sono obbligato a tener conto di quello che ha fatto dopo, perché il coefficiente di difficoltà me l'ha superato, dopo di che mi costringe a pensare a qualcosa di altro. Ma non chi parte non sapendo fare niente dicendo di aver avuto un'idea...è molto diverso. Li avete visti i Picasso di quando aveva 13/14 anni? Lui e' credibile, lui può fare il che gli pare, perché a quel punto sono io che devo pensare, ma non e' l'artista di oggi che chiama denuncia quello che non riesce a fare che mi fa pensare, perché ancora non mi ha fatto vedere niente che superi un coefficiente di difficoltà che per lo meno mi faccia dire va bene, d'accordo.... Van Gogh ha dipinto decine e decine di quadri falliti e chi si intende di pittura lo vede, però diavolo, onore a chi ha tentato di trovare davvero una strada verso le decine e decine di fallimenti. Volendo si potrebbe dire di Modigliani, per esempio, che e' giunto ad un livello di elementarità che comincia ad essere un obiezione al mio discorso e allora Modigliani e' un grande artista o non lo è?
 Quello era diciamo un parametro. Un parametro che come tutti i parametri non deve essere rigido, tuttavia diciamo sia indicativo.
Ammetto che l'arte possa andare al di la di un significato immediato, anzi, le grandi opere d'arte vanno al di la di un significato estemporaneo. Ritorno dunque al punto che l'artista debba saper fare qualcosa che gli altri non saprebbero fare, sennò è un mondo creato, artefatto e così via.... Per dirla semplice: Il chiacchierone del bar non è un filosofo!
E qui inizio ad arrivare al punto per cui queste riflessioni sono diventate verbo scritto.
L'arte non ha una funzione sociale. finisce per averla per la sua eccellenza, per la sua qualità, ma non parte per avere una funzione sociale. Parte per dire com'è la vita di tutti indipendentemente dalle appartenenze. Quello che Pier Paolo Pasolini ha fatto di buono non è la denuncia sociale è che alla fine ha toccato la vita dei disgraziati e quella è arte. Ma non era arte il contesto ideologico per cui lui voleva fare quello, anzi questo lo avrebbe potuto portare al fallimento. Quello che gli è riuscito, è riuscito perché le doti artistiche hanno prevalso sul principio politico che doveva fare qualcosa di utile. Proporsi che l'arte debba avere uno scopo sociale è pura follia. Così l'arte si è resa manutengolo di una fazione politica, e perché dovrebbe parlare? Per carità è tutto chiaro che bisogna stare dalla parte degli svantaggiati, che bisogna battersi contro le ingiustizie e così via, ma giustappunto sono Leonardo e Michelangelo che si battono contro l'ingiustizia non volendo battersi per il principio e mettersi contro questo, ma volendo creare qualcosa di bello. Adesso si vuole denunciare e basta. Ma Denunciare cosa?
Io denuncio la vostra inadeguatezza! La denuncia è bella sotto il profilo politico da sempre, ma sotto il profilo artistico funziona se l'artista sa fare qualcosa realmente. Oggi troppi artisti chiamano denuncia quello che non sanno fare.
E' un puro posizionarsi senza ne capo ne coda da un punto di vista artistico poi dal punto di vista politico avrà tutto il suo valore...Ma cosa ce ne facciamo di artisti che chiamano sperimentazione e denuncia la loro totale mancanza di genio?  E ancora peggio cosa c'è ne facciamo di coloro che per farsi notare realizzano delle opere chip e volgari... Ed io a te mi rivolgo: Vieni dalla Patria di Malevich dovresti essere un pochino più serio di quelli che vengono dalla patria di Sgarbi.