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giovedì 4 dicembre 2014

Ut pictura poësis | Alla Galleria Statuto13 di Milano la personale di pittura e fotografia di Giovanna La Falce, a cura di Massimiliano Bisazza.

Un quadro è come la poesia

L’arte di Giovanna La Falce è sicuramente innovativa ma questo nuovo progetto artistico lo trovo senza dubbio poetico.

Gli antichi sostenevano che esiste un tipo di pittura che piace maggiormente se vista da vicino, e un'altra che piace solamente se guardata da lontano, o riosservata una seconda volta, o analizzata con un occhio critico, come avviene per la poesia.

I quadri e le fotografie - la commistione di tecniche è un elemento portante che appalesa una moltitudine di contenuti e di intenti - di Giovanna La Falce sono poesia dunque, ci narrano storie di bellezza, di danza e movimento dove i corpi eterei, sono evidenziati riccamente nel chiaro scuro dei bianchi e dei neri o nelle tonalità di mezzo che sono portavoce delle ombre del tempo e dello scorrere degli attimi evidenziati dall’intensità di un’emozione.

L’attenzione verso la sinuosità insita nel corpo femminile è vincente e palpabile nelle opere di Giovanna La Falce. E’ sicuramente presente una ricerca diretta alla scultura, verso ciò che è statutario, maestoso e plastico ma allo stesso tempo morbido, flessuoso, sensuale.




Le architetture rappresentate nelle opere dell’artista La Falce sono principalmente di tre tipologie: due differenti templi indiani e il soffitto del Padiglione presso i Giardini della biennale di Venezia e l’intento concettuale è quello di unire l’antico al moderno, il sacro al profano.

Le silhouettes danzano vorticosamente, si aprono al mondo o si chiudono nel proprio dolore, si librano all’interno di luoghi ameni, archeologie industriali, dove convergono angoli bui e spazi intrisi di luce che combattono tra loro.

Un ritorno alle origini, così definisce i suoi lavori, l’artista che esprime la bellezza non fine a se stessa ma come filosofia di vita positiva, con un anelito di passione.






 Ut pictura poësis

Mostra personale di pittura e fotografia di:

Giovanna La Falce

A cura di Massimiliano Bisazza

       -Opening 28 gennaio 2015 dalle h 18,30 alle h 21,00
In mostra fino al 10 febbraio 2015 mattino 

Presso: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13
Via Statuto, 13 (corte int.) – 20121 Milano

Apertura al pubblico: dalle h 11 alle h 19 dal martedì al sabato

Per informazioni:

Cell. +39 347 2265227 | info@statuto13.it


TEMPI B.U.I. – Bestiario Urbano Immaginario | La Burning Giraffe Art Gallery di Torino presenta la sua prima mostra collettiva dedicata agli artisti Under 35, composta da oltre 20 opere realizzate da 12 giovani artisti della scena torinese.

Da giovedì 4 a mercoledì 24 dicembre 2014Burning Giraffe Art Gallery presenta la sua prima mostra collettiva dedicata agli artisti Under 35 della sfaccettata scena contemporanea torinese.

L’idea da cui nasce il progetto, che si ripeterà con scadenza annuale, è quella di mettere in mostra una gamma eterogenea di interpretazioni di uno stesso tema. Per questa prima edizione è stata scelta la tematica del Bestiario Urbano Immaginario; una reinterpretazione contemporanea, in chiave metropolitana, di un’idea antica, che nel Medioevo aveva trovato il suo periodo di auge, dando vita a una nuova raccolta di esseri immaginifici, abitanti surreali della città, che vanno a comporre la mostra Tempi B.U.I. – Bestiario Urbano Immaginario.

La rassegna, composta da oltre 20 opere realizzate da 12 giovani artisti della scena torinese, vive di forti contrasti, sia a livello di realizzazione tecnica dei lavori, che di approccio concettuale al tema del Bestiario. La potenza cromatica propria della Street Art, qui rappresentata da alcuni dei nomi più importanti della ricca scena torinese, come Mrfijodor e il duo iDipsyDiverz, si scontra con gli eleganti flaneur novecentesci di Paolo Lupo, in arte Demian, i disegni gotici e onirici di Enrico Mazzone, e gli oscuri fantasmi notturni di Erika Riehle. Le artiste e illustratrici Annalisa Bollini e Dalia Del Bue offrono una lettura ludica e surreale del tema del bestiario.
Highlight della mostra è l’intervento anamorfico a parete realizzato dal collettivo di street artist Truly Design (Emanuele “Rems182” Ronco, Marco “Mach505” Cimberle, Rocco Emiliano “Ninja1” Fava, Mauro “Mauro149” Italiano): un murale, il cui soggetto è distinguibile da un solo punto interno alla galleria, che interagisce con lo spazio espositivo stesso, trasformandolo da contenitore in opera d’arte; un intervento ancor più affascinante perché effimero, com’è nella natura della street art, che sarà esisterà e sarà visibile esclusivamente per la durata della mostra.
La mostra collettiva risponde a due delle esigenze che hanno portato alla nascita dello spazio espositivo di via Eusebio Bava 8/a, a Torino: mettere in mostra – letteralmente – i giovani talenti della scena artistica, e instaurare un rapporto vivo con la città di Torino, i suoi artisti, e il pubblico di appassionati.



Tempi B.U.I. – Bestiario Urbano Immaginario
Dal 4 al 24 dicembre 2014
Artisti:  Annalisa Bollini, Demian (Paolo Lupo), Dalia Del Bue, iDipsyDiverz, Enrico Mazzone, Mrfijodor, Erica Riehle e Truly Design (Emanuele “Rems182” Ronco, Marco “Mach505” Cimberle, Rocco Emiliano “Ninja1” Fava, Mauro “Mauro149” Italiano).
Vernissage:                           giovedì 4 dicembre 2014, ore 18:30
Orario di apertura:         dal martedì al venerdì, 15-19; sabato, 15.30-20
    Su appuntamento: info@bugartgallery.com; t. 0115832745; c. 3477975704


Burning Giraffe Art Gallery
Via Eusebio Bava 8/A, 10124, Torino

http://bugartgallery.com; info@bugartgallery.com; t. 0115832745; c. 3477975704

mercoledì 3 dicembre 2014

CANDY CRASH SAGA SUGAR | Due artisti milanesi MARCO MINOTTI VANIA ELETTRA TAM per l'ultimo appuntamento di ART MEDICA, a cura di Angelo Raffaele Villani di ROSSOCONTEMPORANEO testi critici Amelì Liana Lasaponara

Chiusura lombarda per il settimo ed ultimo appuntamento di ART MEDICA, con la vivacità singolare di due artisti poliedrici, Vania Elettra Tam e Marco Minotti, tra i protagonisti della scena artistica contemporanea milanese.
La fortunata rassegna d'arte contemporanea, ormai consuetudine ed incontro di sinergica Bellezza, dai valori dell’arte a quelli della medicina, rinnova l’apertura dello Studio Dermatologico del Dottor Andrea Pastore, con Sede a Taranto in Corso Italia n. 259, a tutti i suoi affezionati, ma anche nuovi frequentatori.
CANDY CRASH SAGA SUGAR, a cura di Angelo Raffaele Villani di ROSSOCONTEMPORANEO e con testi critici di Amelì Liana Lasaponara, inaugura sabato 6 dicembre p.v. alle ore 18.30, e sarà aperta e visitabile dal 6 al 26 dicembre p.v.

Comasca di nascita la Tam, brianzolo Minotti, entrambi sono esempio di quel coraggio sfrontatamente lieto e leggero della rappresentazione, pur rimanendo comunque profondi,  illustrando  problematiche esistenziali  contemporanee, emendate di fatto, da luoghi comuni borghesi ed al contempo, impreziosite di autoironia.

Vania Elettra Tam gioca con il suo doppio, con il suo essere artista a tutto tondo, poiché la sua vita è percorsa dall’arte come scelta radicale. E’ performer di se stessa, è colei che crea, che fotografa e si fotografa, si rappresenta, si indossa, si ama.
Marco Minotti abbraccia in un mix virtuoso  la creazione di flora e fauna, inabissandosi nella delicata atemporalità di fondi dai colori tenui, contrappuntati da tratti di penna su tela. Partendo dalla decisa riconoscibilità iconografica di presenze ed influenze dell’arte manga, le creazioni di Minotti sono il risultato di ricerche miranti alla realizzazione di universi paralleli.

Vania Elettra Tam

Marco Minotti

E così, le nuance pastello, le figure illustrate ed ironiche dei due, i contorni evidenti, portano alla memoria un diffusissimo videogame, tanto celebrato nella rete, e ribattezzato all’occorrenza: Candy Crash Sugar, una sorta di puzzle dolce della vita dove l’arte, la gioia, la creatività e le immagini impattano reciprocamente forgiandoci per un livello superiore. Più alto è il livello, maggiore è la difficoltà. Parola d’ordine: resistenza.
Caramelle, dolci e bombe colore diventano metafora della vita quotidiana  e della dimensione sensoriale dei nostri.

Vania Elettra Tam è un’artista che affronta il quotidiano armata di seduzione, ironia e sagacia. Nulla è scontato e prevedibile poiché l’artista rende visibile l’invisibile: il disagio femminile di essere delimitate da cliché variabili a seconda degli interlocutori, per il misero e non ancora superato preconcetto di controllo sociale. Ed ecco che l’artista e le sue alter-ego si arruolano in figure autoironiche capaci di ribadire l’importanza di essere un tutto, di essere un universo junghiano, in cui la personalità altro non si riveli che il risultato della coesistenza di un numero variabile di sollecitazioni strettamente personali, diverse tra loro, ma interagenti. Le opere di Vania accolgono l’identità dell’artista, l’inconscio personale di lei donna, ma anche l’immaginario collettivo con i suoi archetipi (aspettative sociali), la sua anima e le sue ombre. La sintesi ironica della Tam: il fucile d’assalto nell’opera “Rebate hunter”. Pittoricamente le sue opere sono attraversate da un’impostazione deliziosamente grafica, illustrata, dai chiaro scuri solidi. A tratti surreale. E la costante dell’utilizzo di luci artificiali, di tagli sulla solitudine dei soggetti incastonati in ambienti chiusi od al massimo accompagnati dalle proprie ombre, mai troppo affidabili ma piuttosto dispettose, ricorda a pieno titolo l’opera dell’americano Edward Hopper.

Marco Minotti è un artista la cui creatività palesa contaminazioni iconografiche internazionali diventate esigenza di continua ricerca ed arricchimento per le sue produzioni. Dagli inizi informali alle rielaborazioni dei Manga pop, fino all’odierna sintesi di opere realizzate a penna su tela, Minotti ci narra di universi che si fanno momenti del divenire, universi che nascono da approfondimenti minuziosi calati in energetiche maree variopinte, dal chiaro richiamo surrealista. Le figure fluttuano all’interno della tela senza peso e stabilità per una sorta di azzeramento delle leggi di gravità. E’ la legge di Minotti che conta, quella dell’anima, della meditazione e del metodo. Il pragmatismo tecnico e la dedizione quotidiana, sono fondamentali per puntellare saldamente le opere alla necessità descrittiva dei tumulti sensoriali. Le sue figure costellano le superfici come realtà oniriche e ricorrenti. Non sono incubi, ma visioni pacificate dall’utilizzo di colori dolci, semplici, puliti. E’ un ritorno inconscio all’immaginario infantile attraverso cui, però, l’artista ha sempre segnalato le “anomalie” sociali di cui siamo vittime. Come un gioco, appunto.
I temi della favola narrano di contenuti importanti - dall’omosessualità alle droghe, dalla bulimia al potenziamento sessuale artificiale, alla pedofilia. L’eleganza del tratto, la pulizia visiva delle opere e la sintesi compositiva concorrono a rendere visibile l’ossimoro delle criticità sociali.

(Amelì Liana Lasaponara)

CANDY CRASH SAGA SUGAR
6-26 dicembre 2014

a cura di ROSSOCONTEMPORANEO
testi critici Amelì Liana Lasaponara


LOCATION:
Studio Dermatologico Dr. Andrea Pastore 
Corso Italia, 259 | Taranto 

INAUGURAZIONE:
Sabato 6 dicembre, ore 18:30


ORARI APERTURA MOSTRA:
-  Lunedì, 16:00-20:00

-  Martedì, 18:30-19:30
-  Giovedì, 18:30-19:30
-  Venerdì, 16:00-20:00

INFO:
http://rossocontemporaneo.wordpress.com/


http://studiopastore.wordpress.com/

Dys-functional Cities | Alla Galleria Davide Gallo di Milano la mostra personale dell’artista Rebecca Agnes.

Il giorno 11 dicembre 2014, la galleria Davide Gallo ha il piacere di presentare la mostra personale dell’artista Rebecca Agnes, dal titolo "Dys-functional Cities".
Da sempre sensibile alla dimensione metropolitana dell’esistenza, in quest’ultimo progetto la Agnes affronta la questione della dicotomia, all’interno dello spazio urbano, tra i limiti e le restrizioni che l’architettura, spesso dietro la maschera di un ineccepibile aspetto formale nasconde, e l’utopia che la stessa si sforza di risolvere attraverso ardite sperimentazioni urbanistiche. Il progetto include una serie di disegni e due arazzi.
Nei disegni l’artista parte da un dato personale, questi infatti si riferiscono a città e luoghi reali, un taccuino di viaggio come era uso presso i viaggiatori ottocenteschi.
disegni denunciano l’inganno della bellezza metropolitana, che di fatto cela restrizioni, e chiusure. Ci sono limiti che possono rimanere nascosti per chi non ne ha esperienza diretta, la loro ovvietà può sfuggire alla consuetudine o nascondersi dietro la bellezza. I processi in atto nelle città sono espressione del modo in cui la nostra società è strutturata. I disegni sono una critica all'ordinamento dello spazio cittadino, che spesso non prende in considerazione le reali esigenze degli abitanti, ma cerca di omologare gli individui allo standard di un individuo-tipo, escludendo ciò che è difforme o alternativo ad un ordinamento sociale tradizionale.
I ricami, che fanno da contrappunto ai disegni, sono riflessioni su approcci alternativi all'abitabilità.

Ricamo 1:
Phalanstère, Familistère, unité d'habitation/ Falansterio, Familisterio, unità abitativa.
Quest’opera è un breve escursus storico, che parte dalle prime proposte dell'urbanismo utopico per arrivare al modernismo, e a complessi urbani realizzati in anni recenti. Il ricamo rappresenta un paesaggio da cui emergono 3 architetture collegate tra loro da una strada-sentiero.
Il primo è il "Falansterio" di Charles Fourier (1822), struttura abitativa in cui si svolge la vita dei membri dell'unità sociale di base chiamata "Falange". Il Falansterio è di fatto il progetto di una vera e propria città, un complesso pensato per 1620 abitanti, che si sviluppa in una serie di edifici collegati fra loro, fino a creare un unico edificio regolare. E' una città autosufficiente che produce e opera collettivamente.
Proseguendo il percorso abbiamo un progetto realizzato fra il 1856 e il ‘59 da Jean-Baptiste André Godin: Familistère. Godin parte dalle teorie di Fourier. La sua intenzione era quella di migliorare le condizioni abitative dei lavoratori, ma anche "di produzione, scambio, fornitura, istruzione, e ricreazione", tutte le sfaccettature della vita di un lavoratore moderno. In Godin è la relazione uomo-produzione ad essere al centro della sua utopia urbanistica.
Alla fine del sentiero abbiamo la facciata di una delle Unité d'Habitation di Le Coubousier (1947). Una sorta di città nella città. Concepita come una vera e propria "città verticale" caratterizzata da spazi individuali inseriti in un ampio contesto di aree comuni.
Queste architetture, se nascondono un aspetto fallace, nell’ impossibilità a creare il luogo "perfetto", svelano comunque il tentativo di fare dello spazio un problema sociale, sicché tali utopie rimangono esperienze fondamentali da cui partire per poter elaborare nuove strategie.

Ricamo 2:
La Carta di Atene e le 4 funzioni umane.
Nella Carta di Atene del 1938 si specificano i principi fondamentali della città contemporanea; è un documento fondamentale del Movimento Moderno e della sua visione dell'Urbanistica. Fra i vari punti vengono a delinearsi 4 funzioni umane: abitare, lavorare, divertirsi e circolare. Queste 4 funzioni base sono riportate ai 4 angoli dell’arazzo: caselle di partenza per iniziare il gioco dell’oca che il ricamo riproduce. Un gioco in cui non esiste vincitore o fine, perché le caselle sono collegate fra loro senza soluzione di continuità. Sulle caselle stesse si trovano qua e là dettagli di edifici e note.
Ovviamente rimangono aperte le seguenti questioni: Ma a quale cittadino/a sono rivolti tali progetti? Quale può essere il minimo comun denominatore fra gli individui e le loro necessità? In che modo l'abitare può rimanere un processo aperto (fluido) anziché restrizione e ordinamento imposto dall'alto?
Sia i disegni che gli arazzi svelano delle norme. Da un lato la bellezza dei disegni nasconde le restrizioni che incontriamo quotidianamente, dall'altro le "buone" intenzioni dell'urbanistica "sociale" che si esemplificano nelle architetture modulari presenti sul primo ricamo e nella "Carta di Atene" del secondo.

*La mostra sarà visitabile da martedì a sabato, dalle 15,30 alle 19 o previo appuntamento e si concluderà sabato 31 gennaio. Dal 20 dicembre al 7 gennaio la galleria sarà chiusa per pausa di Natale.

via Carlo Farini 6, Milan
+39 339 158 61 17 | info@davidegallo.net