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venerdì 1 aprile 2016

In mostra a MIAFAIR 2016, "FINO ALLA FINE DEL MARE”, il nuovo progetto fotografico DI JACOPO DI CERA.



Close up di frammenti degli scafi accatastati nel cimitero delle barche di Lampedusa, stampate in alta definizione direttamente su pezzi di legno delle barche stesse

In mostra a MIA FAIR 2016
Dal 28 Aprile al 2 Maggio
The Mall, Porta Nuova Varesine, Piazza Lina Bo Bardi 1, Milano

(GALLERIA VISIVA, Stand 35, Corridoio B)


Jacopo di Cera, fotografo milanese con oltre quindici anni di esperienza nella fotografia di paesaggio, presenta a MIA FAIR 2016 (Galleria VISIVA, Stand 35, Corridoio B) il nuovo progetto “Fino alla fine del mare”, un viaggio figurato e metaforico composto da trenta immagini a colori dei frammenti degli scafi nel cimitero delle barche di Lampedusa, stampate in alta definizione direttamente su pezzi di legno delle barche stesse.

Il progetto “Fino alla fine del mare” si sviluppa con il supporto di alcune ONLUS per l’aiuto dei migranti.

“Fino alla fine del mare” narra della terra nel sud della Sicilia, Lampedusa, fatta di contraddizioni, di sofferenza, di approdi e di speranza. Centro del Mediterraneo, Lampedusa è la terra di passaggio della contemporaneità ed è, come il viaggio di Ulisse, il viaggio che rappresenta tutta l’umanità. Un’umanità in continuo cambiamento, in continuo movimento. Un’umanità in cerca di una nuova opportunità.

“L’uomo cantami dea, l’eroe del lungo viaggio, colui che errò per tanto tempo dopo che distrusse la città sacra di Ilio.
Vide molti paesi, conobbe molti uomini, soffrì molti dolori, nell’animo, sul mare, lottando per salvare la vita a sé, il ritorno ai suoi compagni.”


In questo suo nuovo lavoro, “Fino alla fine del mare”, l’Autore vuole raccontare attraverso forme e cromatismi l’errare dell’uomo, in una serie di immagini stampate in alta definizione direttamente su pezzi di legno in parte prelevati dal cimitero della barche di Lampedusa. Il legno è il materiale-simbolo di questo movimento, di questo viaggio. È il traghettamento verso un’altra dimensione, verso una seconda occasione.








Dai versi di Omero sono state estratte le sei parole chiave del lavoro: il viaggio, l’isola, il legame, la lotta, la salvezza, il ritorno. Per ogni parola chiave sono state scelte cinque immagini che, attraverso il cromatismo, raccontano la storia di migranti.

Una modalità di utilizzo della fotografia molto originale, per mostrare come solo utilizzando il colore e la forma si possa regalare sorprendenti serie di associazioni visive che spuntano dalla nostra memoria, creando un’archeologia visuale la quale attinge dal nostro presente e dal nostro passato, da fatti di cronaca che raccontano il nostro contemporaneo.

“Il punto di vista originale dell’Artista non ci traspone immagini crude, ma attraverso un gioco di rimandi cromatici che si rifanno più all’arte di Mark Rothko e Yves Klein, ci spiega la metafora del viaggio, del naufragio e della salvezza”, ha spiegato Auronda Scalera, curatrice del progetto.

La mostra “Fino alla fine del mare” è una mostra itinerante. Metafora del viaggio dell’uomo, la mostra toccherà, partendo da Roma, tutti i principali porti e approdi dove sbarcano gli stranieri per chiedere asilo all’Italia. Roma, Milano, Napoli, Cagliari, Capri ed infine Lampedusa. Sei città come le sei tappe del viaggio che rappresenta il lavoro dell’Autore.

Sono orgoglioso ed entusiasta di presentare e proporre il mio lavoro ad un evento così importante come il Mia Photo Fair 2016 - ha commentato Jacopo - Lampedusa è situata esattamente al centro del Mediterraneo ed è quindi il centro di passaggio principale di tutti coloro che desiderano raggiungere nuovi paesi, nuovi territori di speranza. Mai come in questo momento il tema dell’immigrazione è così importante ed io ho cercato di raccontare questo problema umanitario di grande attualità con un punto di vista nuovo e artistico”.

Jacopo di Cera:

Ha lavorato per molti anni come responsabile marketing nelle principali multinazionali mondiali. Ha studiato con Oliviero Toscani, e con tanti altri grandi fotografi internazionali con i quali ha avuto modo di sperimentare e di confrontarsi. Ha esposto i suoi lavori a Roma al Museo di Roma in Trastevere, a Palazzo Valentini ed in altri spazi in Italia e all’estero. Nel 2010 vince il prestigioso quarto posto al concorso del National Geographic. Attualmente è amministratore di Bside, agenzia di comunicazione internazionale.

Per maggiori informazioni: www.jacopodicera.it


Per ulteriori informazioni:
6Glab – il laboratorio di idee di SEIGRADI / Barbara Gemma La Malfa
Via G. Mameli 3 – 20129 Milano
Tel.
+39.02.84560801/ Fax +39.02.84560802
Email:
6Glab@seigradi.com
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martedì 29 marzo 2016

LA FOTOGRAFIA DI ALESSANDRO RISULEO PRENDE VITA IN “CONTAMINAZIONI DEL CORPO”, IN ANTEPRIMA A MIAFAIR 2016.


Nel percorso dell’Artista che da anni studia l’espressività del corpo nudo si inserisce la realtà aumentata per coinvolgere lo spettatore nell’opera stessa   

Dal 28 Aprile al 2 Maggio
The Mall, Porta Nuova Varesine, Piazza Lina Bo Bardi 1, Milano
(BAG GALLERY, Stand N. P7 Corridoio B)



Alessandro Risuleo (http://www.alessandrorisuleo.com/it/), fotografo e visual artist e uno degli artisti italiani più apprezzati nell’ambito della fotografia di nudo e Fine Art, presenta in anteprima a MIA FAIR 2016 (BAG GALLERY, Stand N. P7 Corridoio B) il progetto fotografico“CONTAMINAZIONI DEL CORPO”, nuovo capitolo del percorso di ricerca sull’espressività del corpo umano in cui l’Autore inserisce, per la prima volta, la realtà aumentata per far interagire spettatore e opera.

Nato a Roma nel 1971, Alessandro Risuleo ha iniziato la propria carriera come visual artist e art director in ambito pubblicitario e in questo ambito ha acquisito grande esperienza nell’elaborazione digitale delle immagini, poi traslata in ambito fotografico nei suoi progetti che si sviluppano con una tecnica mista. Le sue immagini risultano "costruite", non "scattate"; la sua fotografia mette in relazione creato e creatore, il corpo fotografato e noi che lo osserviamo e i nostri occhi partecipano con il fotografo al processo creativo. Per quanto le immagini di Risuleo impongano un messaggio, in tutte le sue opere il protagonista è lo spettatore che attraverso le sue esperienze di vita le riscrive.

Nel nuovo progetto fotografico CONTAMINAZIONI DEL CORPO (http://www.alessandrorisuleo.com/it/portfolio/contaminazioni-del-corpo), lo sguardo elegante e originale del’Autore nel raccontare la figura umana si concentra, questa volta, solo su parti del corpo, contaminate dalle pennellate frastagliate e ruvide della vernice utilizzata per evidenziare alcune linee o sovrapposizioni di arti.

Il lavoro sembra voler trasmettere il desiderio dell’Autore di volersi distaccare dai canoni della tecnica, che vuole tutto standardizzato e tutto estremamente perfetto, e proporre invece una visione differente, dove non è l’utilizzo tecnico che conta ma è l’idea e il messaggio che devono diventare protagonisti.


 
Va evidentemente in questo stesso senso la scelta dell’Autore di inserire, in questo nuovo lavoro, un elemento in più per far comunicare l’opera stessa con lo spettatore. Grazie alla realtà aumentata e un’applicazione specifica da utilizzare con il proprio smartphone, le immagini inquadrate prendono vita e diventano parte di un’animazione che racconta altro e dove lo spettatore diventa inconscio protagonista (qui un video che ne dimostra il funzionamento: https://vimeo.com/160339974)

L’intento dell’Autore non è né la tecnologia né l’effetto scenico, ma l’interazione che si crea tra spettatore e opera. Così le “contaminazioni” prendono il sopravvento su chi in quel momento sta osservando e “inconsapevolmente” interagisce con un oggetto che per definizione dovrebbe essere “inanimato”, la fotografia. Lo spettatore diventa parte dell’opera stessa.

Oltre a CONTAMINAZIOI DEL CORPO, a MIAFAIR sarà possibile ammirare altri due progetti di Alessandro Risuleo: Stati d’essere e Anime Pure.

In “Stati d'essere” (Moments of being), la figura umana è imprigionata all’interno di un tessuto in tensione che toglie e sottrae le forme ma crea drappeggi che ricordano le linee di classiche sculture marmoree. Ritorna il tema della “materia” (in questo caso il tessuto) che nasconde e contamina il corpo. L’intervento grafico all’interno dell’immagine illustra e descrive il progetto denominato “Stati d’essere”. Ogni singola immagine infatti ha un titolo che indica un tratto caratteriale preciso, Razionale, Altruista, Incoraggiante, Libero, Fragile etc. etc. il disegno dietro la figura illustra e descrive questo titolo.

In “Anime pure” (Pure souls) tra la figura umana e lo spettatore viene inserito un elemento trasparente (teli di nylon) che non permettono una visione chiara e pulita dell’immagine ma allo stesso tempo si percepisce bene il corpo nudo della persona. Una donna che si muove, il corpo non è statico ma dinamico, e il movimento è accentuato dall’effetto mosso e sdoppiato della figura stessa. Allo stesso tempo il dinamismo è in qualche modo frenato, imprigionato, all’interno di un elemento estraneo che non permette il completo liberarsi. L’opera diventa metafora di uno stato sociale in cui spesso la donna si trova a combattere per potersi esprimere liberamente, boccata dai pregiudizi o da arretrate regole morali.


Il viaggio di Risuleo non è finito e forse mai lo sarà. I suoi corpi ora risiedono in un'altra dimensione, nella quale la bellezza resta incorruttibile e indeteriorabile, e grazie a lui hanno la possibilità di connettersi con il mondo, con noi.

Alessandro Risuleo ha ottenuto numerosi riconoscimenti per i suoi lavori ed ha esposto in mostre personali e collettive e al MIA 2015.

Per ulteriori informazioni: www.alessandrorisuleo.com

CONTAMINAZIONI DEL CORPO:

STATI D’ESSERE:

ANIME PURE:



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