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Visualizzazione post con etichetta Teatro San Teodoro di Cantù (Co). Mostra tutti i post
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lunedì 9 gennaio 2017

Al Teatro comunale San Teodoro di Cantù la mostra personale "SOTTOPELLE" dell’artista Rachele Moscatelli, a cura di Elisa Fusi.


Teatro comunale San Teodoro di Cantù
RACHELE MOSCATELLI
SOTTOPELLE
a cura di Elisa Fusi

Inaugurazione: domenica 15 gennaio 2017 ore 19
In mostra fino al 10 febbraio 2017


Il Teatro comunale San Teodoro di Cantù è lieto di presentare SOTTOPELLE, mostra personale dell’artista Rachele Moscatelli (Cantù, 1993) a cura di Elisa Fusi.
Dal 15 gennaio al 10 febbraio 2017 gli spazi del teatro canturino presentano la recente produzione della giovane artista: tredici opere di medie e piccole dimensioni realizzate su carta e tela, appartenenti alla serie Collezione di Madonne; una grande installazione fotografica dal titolo Nuotare è come volare; un’installazione site-specific allestita sul palco del teatro esclusivamente per la serata di inaugurazione, che metterà in scena una Crocifissione al femminile ambientata in un salotto borghese.
L’esposizione testimonia l’interesse dell’artista per la rappresentazione della figura femminile indagata da un lato come icona di bellezza pubblicitaria e dall’altro come depositaria dell’affetto ma anche del dolore materno, come avviene nell’iconografia sacra. Nella volontà di unire apparenza e sostanza, contemporaneità e tradizione, voleri e valori, Moscatelli affronta con un linguaggio semplice e diretto l’aspetto estetico, sociologico e antropologico della questione dell’identità femminile, accantonando gli ideologismi a favore di una presa diretta con la realtà e l’esperienza personale.
La mostra si apre con la serie Collezione di Madonne, sei opere realizzate tra il 2015 e il 2016 con il collage, la stampa digitale e la stampa calcografica su carta. Come il ragno perde la sua pelle e il baco da seta il suo involucro, queste Madonne nate dalla contemporaneità perdono le loro sembianze per diventare simboli di maternità e di sofferenza. Sono figure perturbanti ed enigmatiche, prelevate dalle pagine patinate delle riviste di moda e dalle pubblicità e poi manipolate e distorte nella loro fisionomia attraverso diverse tecniche tra cui l’incisione e il collage per far emergere il dolore del loro vissuto. Soffocate, lacerate e incise in superficie, si ergono solitarie in primo piano con colli allungati, sorrisi stridenti e sguardi insani.

Una sofferenza del tutto femminile che caratterizza anche l’installazione che trova luogo sul palco del teatro:  una Crocifissione che rovescia la tradizionale iconografia mostrando come il dolore della vergine per la morte del figlio sia così forte da diventare lei stessa oggetto della crocifissione. La crocifissione è però un’allusione simbolica e metaforica: non siamo su un monte e non ci sono croci, ma pochi elementi ambientano la scena all’interno di un salotto; non ci sono personaggi dalle sembianze umane ma una serie di fantocci realizzati dall’artista con calzamaglie ricolme di ovatta o di bachi da seta ormai estinti  (il protagonista), quali interpreti della fecondità materna ma allo stesso tempo dell’aborto. La loro disposizione richiama la Crocifissione di Matthias Grünewald , un’opera del Cinquecento che colpisce per la resa efficace dell’agonia dei personaggi, e di cui troviamo un dettaglio tra le pagine del libro d’artista Rachele aperto al centro del palco. Si tratta di un libro di memorie, appunti e paragoni visivi che racchiude l’intero processo di ideazione di questa mostra e l’indagine svolta negli anni sull’identità femminile. Ed è da queste pagine, dall’associazione visiva tra una Crocifissione dipinta da Francis Bacon e una statua raffigurante la Madonna sofferente, che nasce l’idea di una crocifissione al femminile, in cui il dolore della Madonna diventi altrettanto forte e universale. Un intreccio di riferimenti iconografici storico-artistici ma anche autobiografici, nati da una presa diretta con la realtà. Su un secondo piano di lettura, infatti, l’approccio alla sofferenza è intimo e personale, proveniente dalla perdita di una familiare. E quindi il body, il cassetto, le fotografie: elementi di una storia privata che circoscrivono all’ambito personale un’iconografia di portata universale.
La sofferenza trova infine pace nell’ultima opera, una composizione di grande formato che chiude concettualmente la mostra proponendo una sorta di catarsi, di resurrezione. Nuotare è come volare è un’installazione composta da una sequenza di 30 fotogrammi prelevati in ordine non consequenziale dal cortometraggio The land of men (1966) del regista armeno Artavazd Peleshyan. Con il procedimento della cianotipia, i fotogrammi prescelti sono stati impressi dall’artista mediante la luce solare su carta fotografica scaduta, poi fissata in camera oscura. La disposizione finale dei fotogrammi propone un’analogia visiva tra le immagini di nuotatori, paracadutisti e un astronauta immersi nell’acqua o nell’aria, circondati dal vuoto. E con questa condizione di leggerezza si chiude la mostra, aprendo una via verso l’ascensione e la ricongiunzione con qualcosa che era prima lontano e inafferrabile.

Note biografiche

Rachele Moscatelli è nata a Cantù (CO) nel 1993. Dopo essersi diplomata all’Istituto d’Arte Fausto Melotti di Cantù, si laurea in Grafica all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove attualmente frequenta il biennio di specialistica nello stesso indirizzo di studio. Ha partecipato a diverse mostre collettive e collaborato con studi di visual design per installazioni e progetti espositivi. Questa è la sua prima mostra personale.

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Rachele Moscatelli
SOTTOPELLE
a cura di Elisa Fusi
Inaugurazione domenica 15 gennaio 2017, ore 19
In mostra fino al 10 febbraio 2017
Teatro Comunale San Teodoro, via Corbetta 7, Cantù (CO)
Ingresso libero
La mostra è visitabile negli orari di apertura del teatro, in presenza di spettacoli teatrali e durante gli aperitivi della domenica.
Mail. mostre@teatrosanteodoro.it | Tel. 347 8086566

giovedì 13 ottobre 2016

Al Teatro comunale San Teodoro di Cantù "Origini", la mostra personale di Tilf, a cura di Elisa Fusi.


Teatro comunale San Teodoro di Cantù
presenta:


Origini
Mostra personale di Tilf
a cura di Elisa Fusi

Inaugurazione: domenica 16 ottobre ore 19
In mostra fino al 18 novembre 2016

Il Teatro comunale San Teodoro di Cantù è lieto di presentare Origini, mostra personale dell’artista comasco Tilf, a cura di Elisa Fusi. La mostra inaugura domenica 16 ottobre dalle ore 19 e proseguirà fino al 18 novembre 2016.
Tilf è lo pseudonimo di un giovane artista (classe 1985), la cui pittura prende forma inizialmente nell’ambito della urban art. Dai grandi dipinti murali realizzati a cielo aperto l’artista affina ulteriormente il suo stile attraverso una produzione di tele e carte.
Origini porta a Cantù una ventina di opere inedite dell’artista, realizzate su tela e carta, accomunate dall’esuberante vitalità di un mondo primordiale, farsesco e allucinato che vi è ritratto.  I soggetti di questi lavori sono figure zoomorfe dai tratti grotteschi e fantastici, caratterizzate da maschere iperdecorate di evidente derivazione primitiva e tribale. 


Caratterizza lo stile pittorico di Tilf la scomposizione dell’immagine in una miriade di sezioni di colore dalle tonalità accese, proprie dell’acrilico, che alterano la percezione dell’osservatore. La cura meticolosa del dettaglio si moltiplica all’infinito, colmando lo spazio pittorico a disposizione con una fitta trama che ricorda la tecnica del mosaico e dell’arabesco, con un forte senso di horror vacui  (lett. "terrore del vuoto”) che non lascia tregua all’occhio tra un dettaglio e l’altro. L’immagine viene così distillata in piccole dosi, corrotta e segmentata da una linea di contorno decisamente intensa e incisiva, e può ricomporsi solo in uno sguardo distante.

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Tilf
Origini
a cura di Elisa Fusi
Inaugurazione domenica 16 ottobre, ore 19
In mostra fino al 18 novembre 2016
Teatro Comunale San Teodoro, via Corbetta 7, Cantù (CO)
Ingresso libero
La mostra è visitabile negli orari di apertura del teatro, in presenza di spettacoli teatrali e durante gli aperitivi della domenica. Per informazioni: mostre@teatrosanteodoro.it; 347 8086566

venerdì 1 aprile 2016

Il Teatro San Teodoro di Cantù inaugura la mostra "Collage à trois", la recente produzione di tre artisti che hanno fatto del papier collé la loro cifra stilistica: Francesca Belgiojoso, Dorella Fallanca e Zeno Peduzzi, a cura di Elisa Fusi.


Zeno Peduzzi
Collage à trois
Francesca Belgiojoso | Dorella Fallanca | Zeno Peduzzi
a cura di Elisa Fusi

Inaugurazione: domenica 10 aprile, ore 19
In mostra: fino al 30 aprile 2016



Domenica 10 aprile il Teatro San Teodoro di Cantù inaugura Collage à trois, una mostra che presenta la recente produzione di tre artisti che hanno fatto del papier collé la loro cifra stilistica: Francesca Belgiojoso, Dorella Fallanca e Zeno Peduzzi.



La mostra, a cura di Elisa Fusi, è composta da circa trenta lavori inediti realizzati attraverso l'accostamento di ritagli e frammenti di carta prelevati da fonti eterogenee e assemblati in un discorso nuovo. Materiali poveri e quotidiani come giornali, fotografie, cartine geografiche e manuali di anatomia diventano nuova materia per composizioni provocatorie e concettuali, ironiche e poetiche, in bilico tra figurazione e astrazione.



Il principio creativo alla base della tecnica del collage verte sul binomio rottura-ricreazione, per il quale un discorso viene interrotto ed estrapolato dal contesto originario per essere ricostruito attorno a un nuovo nucleo concettuale. Attraverso la prassi compositiva della selezione, del prelievo e dell'accostamento di residui e scarti effimeri, le opere dei collagisti si configurano come l'esito di una fantasia libera, anarchica e, insieme, ragionata, che all'istinto associa l'intenzione progettuale.



Per ciascun artista la carta si configura come il materiale privilegiato e il collage diventa il filo conduttore della ricerca. Le opere di Francesca Belgiojoso si contraddistinguono per gli accostamenti sintetici e fugaci che vertono sulla sintesi dell'immagine, composta da due o tre brani visivi associati per volta. La nuova serie di lavori esposta trae il titolo da un haiku del poeta giapponese Masahide: Il tetto si è bruciato: 
ora 
posso vedere la luna. Proprio come l'haiku giapponese condensa un significato in poche selezionate parole, così l'artista opera sulle immagini un iter sottrattivo e purificativo. I collages di Dorella Fallanca sono maggiormente narrativi, raccontano luoghi, viaggi, situazioni attraverso pochi e semplici materiali tratti dall'uso quotidiano: libri e giornali, cartine geografiche, rivestimenti di vecchie valigie. Sono composizioni che evocano uno spirito libero e giocoso, espresso soprattutto dal fascino dell'objet trouvé che diventa protagonista del quadro e ne definisce l'intero sistema di significato. Infine, Zeno Peduzzi è colui che del gruppo inserisce nel collage la provocazione e il sarcasmo, elementi di una critica contro i clichés della società moderna e dei suoi costumi. Ritagli tratti da manuali di anatomia, biologia, matematica si affiancano a quelli prelevati da riviste di moda e bellezza del secolo scorso, per generare accostamenti illogici e pungenti, nutriti dello sguardo ironico e perturbante e della fantasia sovversiva tipica dei dadaisti.

Francesca Belgiojoso

Francesca Belgiojoso


 
Dorella Fallanca




Zeno Peduzzi







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Francesca Belgiojoso, nata a Milano nel 1980, psicoterapeuta e artista, è crescita intrecciando le due formazioni. Dopo il liceo artistico studia psicologia, e parallelamente lavora come assistente a diversi fotografi. È ricercatrice presso l'Università di Bologna per l'International Association for Art and Psychology per poi specializzarsi come psicoterapeuta nell'utilizzo della fotografia integrato alla pratica clinica. Da tre anni porta avanti un progetto artistico attraverso l'uso del collage: fotografie e ritagli di riviste, d'epoca e contemporanee, si uniscono in libere associazioni creando nuove storie fra arte e psicologia.



Dorella Fallanca è nata nel 1960 a Cantù (Co), dove dal 1990 lavora come restauratrice di arte contemporanea. Dopo aver conseguito il diploma in pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera, dal 1976 al 2004 lavora presso lo studio dell’artista Paolo Minoli dove tra i molti insegnamenti riceve quello dell'attuale professione. Come artista ha partecipato a numerose esposizioni collettive.



Zeno Peduzzi è nato nel 1981 a Mariano Comense (Co). È artista e graphic designer, laureato nel 2004 presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Dopo un periodo che l'ha visto impegnato sul fronte della street art, Peduzzi ha portato l'interesse per la composizione e per il rigore formale, predominanti nella sua professione, sulla minore dimensione del supporto cartaceo, ricorrendo alla tecnica del collage e partecipando con le sue opere a numerose mostre collettive e personali.





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Francesca Belgiojoso | Dorella Fallanca | Zeno Peduzzi

Collage à trois

a cura di Elisa Fusi

Inaugurazione domenica 10 aprile, ore 19

In mostra fino al 30 aprile 2016

Teatro Comunale San Teodoro, via Corbetta 7, Cantù (CO)

Ingresso libero

La mostra è visitabile negli orari di apertura del teatro, in presenza di spettacoli teatrali e durante gli aperitivi della domenica.

Per informazioni: mostre@teatrosanteodoro.it; elisa.fusi90@gmail.com; 3478086566


lunedì 29 febbraio 2016

Al Teatro San Teodoro di Cantù, la mostra "Clorofilliche. Piccole istantanee naturali" della giovane artista Susi Mauri, a cura di Elisa Fusi.


Domenica 6 marzo il Teatro San Teodoro di Cantù presenta il progetto Clorofilliche. Piccole istantanee naturali di Susi Mauri, giovane artista di Mariano Comense (Co).
La mostra si compone di una decina di lavori originali realizzati mediante stampa fotografica su carta cotone, accompagnati per l'inaugurazione da una videoproiezione ospitata sul palco del teatro.
Il tema delle opere è la varietà della natura, indagata raccogliendo, classificando e componendo in colorati diorami gli elementi vegetali, tra cui foglie, bacche, fiori e semi.
Il ricorso alla tecnica fotografica consegna immortalità alla ricchezza dei colori e delle silhouettes di un materiale organico altrimenti deperibile. Quelle di Mauri sono opere in divenire, realizzate lungo un processo che si conclude solo nel momento dello scatto. A guardarle, ricordano le tavole di botanica per la precisione e l'attenzione scientifica, per il carattere corale della composizione, in cui si valorizzano le singole parti invocando il tutto. Queste porzioni di natura risaltano nell'accostamento cromatico e scandiscono uno spazio ritmico e geometrico, che non lascia nulla al caso. Ma la precisione e l'asciuttezza di linguaggio a tratti lasciano il posto a un racconto più creativo, nel caso in cui le foglie sono sottoposte a manipolazioni e ritagli, e narrativo, presentando le diverse fasi di essiccazione di una foglia. Storia di una foglia diventa quindi il soggetto di un video in cui gli stadi involutivi di diverse foglie sono scanditi dal ticchettio di un orologio e il sottofondo dei suoni del bosco ricrea l'ambientazione naturale da cui le stesse sono state prelevate, i parchi cittadini di Torino.




Susi Mauri è nata nel 1987 a Lecco. Vive e lavora a Torino.
Grafica di professione, si forma presso la NABA di Milano e lavora per alcuni anni in città. Il suo primo vero interesse è la natura che dall’autunno del 2014 è protagonista del progetto Clorofilliche. Con questa ricerca artistica Susi Mauri ha partecipato nel 2015 all’evento Arteinvilla, esponendo all’interno della storica Villa Sormani a Mariano Comense, e alla mostra collettiva dieciXquindici presso il Teatro San Teodoro (Cantù).
Questa è la sua prima mostra personale.

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SUSI MAURI
Clorofilliche. Piccole istantanee naturali
a cura di Elisa Fusi

Inaugurazione: domenica 6 marzo 2016, ore 19
In mostra: fino al 8 aprile

Teatro San Teodoro - Cantù (CO), via Corbetta 7
Orari: la mostra è visitabile negli orari di apertura della biglietteria, in presenza di spettacoli teatrali e duranti gli aperitivi della domenica. 
Ingresso libero.

martedì 2 febbraio 2016

Al Teatro San Teodoro di Cantù, la mostra "Sopra la panca" dell'artista canturino Pietro Ferri, a cura di Elisa Fusi.

Domenica 7 febbraio 2016 il Teatro San Teodoro di Cantù inaugura la mostra personale dell'artista canturino Pietro Ferri, dal titolo Sopra la panca.
L'artista espone una decina di opere di recente esecuzione realizzate combinando la tecnica del collage a un disegno d'impianto grafico che privilegia l'equilibrio della composizione.

L'artista raffigura il mondo agricolo attraverso gli elementi che ne sono propri: animali da cortile, uova, trattori, covoni di fieno. Estrapolato dal contesto originale, tale mondo si priva di autenticità e lo scorrere del tempo che ne scandiva la vita quotidiana e il lavoro si trasforma nel ritmo calibrato e rigoroso della composizione.
L'opera si struttura come un processo: l'artistra trae una serie di immagini dalla realtà, ricorrendo all'apparecchio fotografico o digitale, e le pone in relazione in una mappa concettuale i cui flussi e rimandi sono interpretati visivamente da un disegno a mano libera.
La riflessione dell'artista sul mondo naturale opera con intento scientifico e analitico, indagando forme, simmetrie e corrispondenze enigmatiche alla ricerca di un'equazione perfetta. Al pari di uno scioglilingua, che mette in difficoltà chi lo pronuncia, Pietro Ferri cela la comprensione delle opere dietro una loro condizione progettuale, in cui la ripetizione di inserti e segni geometrici, assi ortogonali e curvilinei, destruttura la percezione complessiva a favore di una geometria della realtà. Chi osserva non ha riferimenti: proporzioni, spazialità e scansione temporale sono abbandonati per aprire il campo visivo a una molteplicità di significati incogniti allo spettatore.

L'artista si occupa anche di videoinstallazione e per l'inaugurazione il palco del teatro ospiterà una proiezione inedita.



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Pietro Ferri è nato nel 1990 a Cantù, dove vive e lavora.
Conseguita la laurea di primo e secondo livello presso la scuola di Pittura dell'Accademia di Belle Arti di Brera, è assistente dei professori Nicola Salvatore, prima, e Stefano Pizzi, attualmente. Ha preso parte a diverse mostre collettive ospitate in Italia e ha partecipato a vari premi d'artista. Tra questi, nel 2015 è vincitore del Premio Dino Sangalli legato alle tematiche di Expo, e nello stesso anno la sua opera che rivisita Il bacio di Francesco Hayez è stata scelta da radio Rtl come premio per il vincitore morale di Sanremo Giovani.
Questa è la sua prima mostra personale.




PIETRO FERRI
Sopra la panca
a cura di Elisa Fusi

Inaugurazione: domenica 7 febbraio 2016, ore 19
In mostra fino al 5 marzo 2016
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Teatro Comunale San Teodoro, via Corbetta 7, Cantù (CO)
Ingresso libero
La mostra è visitabile negli orari di apertura del teatro, in presenza di spettacoli teatrali e durante gli aperitivi della domenica.

Per informazioni: mostre@teatrosanteodoro.it; elisa.fusi90@gmail.com; 3478086566