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martedì 15 marzo 2016

Alla BI-BOx Art Space di Biella, la mostra "DI TRENI, SCAMBI E PASSAGGI A LIVELLO" di Alessio “Sfiggy” Bolognesi, a cura di Irene Finiguerra.


DI TRENI, SCAMBI E PASSAGGI A LIVELLO
di Alessio “Sfiggy” Bolognesi
a cura di Irene Finiguerra

BI-BOx Art Space
18.03.2016 │ 24.04.2016
Inaugurazione venerdì 18 marzo alle 18.30

È bello fuggire se ti sembra giusto e lo vuoi: mentre chiudi la porta alle spalle ti senti più vivo, la strada è sempre prateria sconfinata e il treno è una lunga promessa. Ma quando il treno si muove, il vagone diventa una gabbia senz’aria, il domani un tunnel che ti condurrà chissà dove.
(Oriana Fallaci)

Alessio Bolognesi nella mostra Di treni, scambi e passaggi a livello ci invita a salire su un treno, il suo treno, il suo viaggio e la sua arte. Il treno è stato fonte di grande ispirazione per la creazione delle sue ultime opere. L'alter ego dell'artista è Sfiggy, un pupazzo dalle mille vite, distrutto e poi ricucito, dallo sguardo ironico sulla realtà, ma mai superficiale, sempre profondo e sagace. Come scrive l'artista : “C'è un esserino piccolo, bianco, pieno di cicatrici, un po' buffo là fuori. Sfiggy lo chiamano…forse perché è Sfigato? Ma chi è questo Sfiggy? Sfiggy è un (anti)eroe del suo tempo ma è senza tempo, non appartiene a nessuna epoca ed appartiene a tutte. Sfiggy è icona di sé stesso in qualsiasi epoca. Sfiggy è me ed è tutti noi. E' la nostra parte che vuole restare bambina per continuare a stupirsi della vita, affrontandola però con la consapevolezza e le responsabilità di un adulto”.
Sfiggy negli anni è cresciuto, ha avuto molte esperienze, positive e negative. Ora, arrivato a questo punto, decide di prendere un biglietto del treno e partire. Non vuole perderlo, ma con convinzione ci sale sopra. È arrivata l'ora di partire, di esplorare il mondo e di relazionarsi con persone e culture nuove. Poteva scegliere altri mezzi per iniziare il suo lungo viaggio, ma sceglie proprio questo mezzo, perché può guardare i paesaggi che attraversa, osservare i suoi compagni di viaggio, inventare storie sui passeggeri e con alcuni anche interloquire. I binari del treno hanno un percorso prestabilito, ma si possono incontrare bivi e scambi, così come nella vita: scelte prese, giuste o sbagliate, oppure ci si lascia trasportare senza chiedersi quale sia la meta, senza farsi troppe domande.
Il treno di Alessio Bolognesi è rappresentato nella grande opera, dal titolo “Doppler”, che, con l'effetto doppler, viene visto in movimento, non nella sua interezza, ma a frammenti, proprio come Sfiggy coglie la vita: la vede in velocità, capisce l'insieme ma non riesce a incastrare tutti gli elementi in sequenza. 


Nell'installazione “Fuori orientamento”, formata da 6 lavori su vecchie carte del catasto del XIX secolo, vediamo Sfiggy a spasso tra i  continenti. Sorregge monumenti, gioca con loro come fossero birilli in mano ad un giocoliere, li fa roteare e li capovolge, li mescola, vecchio con moderno, natura con architettura. Così nell'Africa vediamo l'albero sacro, il baobab, che sorregge abitazioni di indigeni affinché le culture autoctone possano convivere con la modernità rappresentata dalle costruzioni della nuova Africa. In Oceania l’Ayers Rock sorregge in bilico strutture architettoniche moderne, come il Sidney Opera House, insieme a sculture antichissime come gli enormi volti dell’Isola di Pasqua. Al centro dell'installazione “Fuori orientamento” c'è una bussola che non può funzionare perché in posizione non parallela al suolo. Non riesce a trovare il nord, il punto di riferimento, ma gira a vuoto. Sfiggy viaggia, conosce culture a lui sconosciute, e il treno lo porta indietro nel tempo, quando per attraversare i continenti c'era solo il treno, lungo bruco che collega distanze incolmabili. 





 

Nella serie sui  treni, questi si moltiplicano, si sommano, si snodano in grovigli. Non riescono più a restare imbrigliati e costretti sui loro binari, così si pongono in bilico, come sospesi. Sfiggy si perde in questi viluppi, è sperso tra i vagoni. Dopo tanti viaggi smarrisce il senso del viaggio e gira a vuoto, su se stesso, senza meta e senza senso. Ogni tanto un treno incontra un semaforo ma ormai neanche questi avvertimenti lo fermano. È in movimento e non si vuole più arrestare.
Nell'opera “Uroboro Train” il treno viene inghiottito in un vortice creato dal Uroboro, il serpente che si mangia la coda, simbolo di ciclicità e rigenerazione. Il viaggio di Sfiggy è arrivato al capolinea, è più ricco di prima, rafforzato delle nuove esperienze vissute, con gli occhi pieni di paesaggi mozzafiato e con la mente colma di storie da raccontare e di incontri inaspettati. 















BI-BOx Art Space
Via Italia, 39
13900 Biella
info.bibox@gmail.com
+39 349 7252121
www.bi-boxartspace.com
Orari: giov. ven. dom. dalle 16 alle 19 
sab. dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19
o su appuntamento

giovedì 2 aprile 2015

“BeboLAB – repliche d'Autore” | Nel Cantinone della Provincia di Biella, uno stravagante progetto artistico di una start-up biellese che ironizza sull'arte giocando con essa. A cura di Giulia Zucca e Stefano Leardi.

Negli spazi dell'affascinante Cantinone, nella sede della Provincia di Biella, venerdì 10 aprile  inaugurerà la mostra “BeboLAB – repliche d'Autore”.
BeboLAB è un progetto che nasce dall'idea di unire l'elemento tipico dell'oggetto di design, la serialità, con la caratteristica fondamentale dell'arte, l'unicità. Da questa fusione e dalla perizia artigianale Made in italy, nasce qualcosa di nuovo e diverso con un unico denominatore comune: l'ironia.
La start-up nasce nel 2014 dall’idea di Giulia Zucca e Giuseppe Santoro, giovani biellesi con la passione per l’arte contemporanea e il design, con un sogno in comune: rendere l’arte accessibile a tutti eliminando l'aura di sacralità alla parola “arte”. Per loro giocare con le icone dell’arte significa ironizzare su di esse e sulla figura dell’artista, così facendo il soggetto artistico perde totalmente il suo significato originario trasformandosi in un rebus incompleto.
Successivamente alle esposizioni nella provincia di Torino, BeboLAB approda a Biella grazie alla collaborazione con “Spazi Medioevali” e “Culturalmente”, associazione biellese di promozione culturale.
BeboLAB è un’idea fresca che permette al progetto di essere dinamico ed esprimersi in diversi aspetti, dall’esposizioni alla creazione di eventi, ai laboratori artistici. Unico punto fermo di BeboLAB è il sito e-commerce: www.bebolab.com dove si può acquistare e restare aggiornati sulle continue attività.






BeboLAB
repliche d'Autore

Luogo:                   Cantinone della Provincia di Biella
Curatori:              Giulia Zucca e Stefano Leardi
Date:                       dal 10 al 19 aprile 2015
                                   La mostra inaugura venerdì 10 aprile alle ore 17.00
Orari:                     sabato e domenica dalle 15.00 alle 19.00 gli altri giorni su prenotazione
Info:                        www.bebolab.com
                                   info@bebolab.com
Prenotazioni:    349 1074205



venerdì 6 febbraio 2015

VORTEX | Alla BI-BOx Art Space di Biella la mostra personale di Opiemme, a cura di Daniele Decia

Inizia con un primo appuntamento a Biella, presso BI-BOx Art Space di Via Italia 39, “Vortex”, una serie di mostre personali che propongono l’ultimo ciclo di lavori di Opiemme e che nei prossimi mesi approderà a Bologna il 6 Marzo presso Portanova12 e a Milano il 12 Novembre presso Studio D'Ars.
Progetto presentato al pubblico alle fiere off di Torino e Bologna (The Others 2014, Setup 2015) negli ultimi mesi, la cui prima sperimentazione risale ad Arte Fiera 2014. In tale occasione l'artista partecipò al concorso curato da Valerio Dehò “Prima Pagina Art Prize”, realizzando una palla scura da cui si irradiavano lettere su un collage di copertine d'epoca de “Il Resto del Carlino. (Opiemme, Vortex - Resto del Carlino, 2014).

A Biella la personale sarà curata da Daniele Decia con il testo “Lettere informali”. Titolo che lancia un riferimento a due forti elementi contenuti in questi lavori di Opiemme, spiega Decia: “un gioco di parole che utilizzo per fondere due generi artistici, l’informale e la poesia visiva, così come l’artista li incorpora nei suoi lavori murali e pittorici”.
La sua poetica prima di questo nuovo ciclo di “Vortex” si esprimeva con la composizione di immagini nette fatte con parole e poesie in un richiamo riconducibile all'avanguardia della poesia visiva e ai calligrammi di Apollinaire, a maestri quali Nanni Balestrini, e il biellese Luciano Pivotto, al ricordo del quale Opiemme dedica un lavoro. Con queste parole, scritte in occasione della scomparta dell'artista nel 2013, “Le parole che non ti ho detto. Le parole che non mi hai insegnato.Le parole che disegneremo, ti ricorderanno”, pone Pivotto come una guida per il suo lavoro e per quello dell'artista bolognese e compagna di galleria Alessandra Maio.
Nella sua nuova ricerca i supporti si arricchiscono con cartine e pagine ingiallite di giornali, la pittura composta da intense gocce richiama sempre più cieli stellati, e le parole vanno ad appoggiarsi a  stelle nere che vorticano, irradiando lettere tutt’intorno come fossero luce. A porre le basi di questa ricerca è un libro, “L'alfabeto scende dalle stelle” del genetista italiano Giuseppe Sermonti,  il quale sostiene che l’alfabeto non sarebbe altro che un’immagine derivata delle forme delle costellazioni. 
Francesco Sala, sulle pagine di Sky Arte scrive, in merito al murales di 10 piani realizzato a Gdansk e tributo al premio Nobel per la poesia 1996, Wislawa Szymborska: “L’effetto, esteticamente stupefacente, trova forza concettuale nelle teorie sull’origine astrale del linguaggio proposte a suo tempo da  Sermonti. Esiste una correlazione tra la scrittura e le forme e formule che regolano l’universo? L’immagine delicata di un alfabeto che cade direttamente dal cielo, come sublime polvere di stelle, sembra indurre una risposta fascinosamente positiva.”




Opiemme “appoggia” pensieri, poesie e riflessioni su questi astri neri, che a loro volta si incastrano sui paesaggi stilizzati di antiche mappe, sulla impaginazione tipografica ordinata dei quotidiani degli Anni Trenta. Tra il cielo della notte e l'atto creativo dell'artista si intreccia un rapporto ermetico, emozionale, da scoprire in relazione ai fatti narrati dai titoli, e ai luoghi delle cartine, in un gioco di incastro che sviluppa storie, racconti.
Opiemme viene affascinato dallo studio di Sermonti che correla la nascita dell'alfabeto con la  posizione degli astri in cielo. Per lo scienziato l'alfabeto è disegnato, nel cielo notturno, con i tratti delle costellazioni boreali. La prima metà dell'alfabeto greco (da alfa a epsilon) ricalca le costellazioni zodiacali, marcando una stazione lunare per ogni segno. La seconda metà (da csi a omega) ricopia intere costellazioni ordinate sulla Via Lattea. Il cerchio zodiacale allinea animali (da Toro ad Ariete), l'arco galattico eroi, volatili e il cane infernale (da Orione, al Cigno, al Cane maggiore). Il riferimento astrale fissa l'ordine e la perennità dell'alfabeto, che fu prima un calendario e solo più tardi un glossario, le cui iniziali (acronimi) offrirono voce all'alfabeto.

Opiemme dal 2013 ha intensificato i suoi interventi pubblici non solo in Italia, con lavori  site-specific di poesia di strada in Thailandia, Haiti, Polonia, e Argentina (dove è stato invitato alla 4° edizione della “Biennale della Fine del Mondo”), grazie al progetto “Un viaggio di pittura e poesia”. Questo ha portato i media a definirlo “poeta della street art”, sebbene il suo lavoro sfugga all'epiteto stesso, e spesso i suoi siano interventi murali autorizzati.
A Bologna ha recentemente effettuato un intervento in Piazza XX Settembre. Intitolato "Irradiation/Irradiazione" – omaggiando il dottor Giuseppe Sermonti-, il lavoro si trova sul tetto dell'Autostazione di Bologna, punto nevralgico e cruciale per la centralità e la visibilità, a poche centinaia di metri dalla Stazione Centrale e all'inizio di via Indipendenza, e sede della fiera Setup nel Gennaio 2015.
La posizione è determinante nel definire lo statuto del lavoro come arte pubblica, pensato e strutturato con la consapevolezza di essere messaggio ed esempio di bellezza, esempio di riqualificazione attraverso l'arte e la poesia.  Il lavoro si evolve fino ad assumere la forma monumentale del muro bolognese che diventa l'emblema della contemporaneità nella dimensione di una Babele del XXI secolo in cui il messaggio, i testi, le parole si perdono in un vortice energetico con l'auspicio, della creazione di un nuovo universo linguistico di cui l'arte stessa ne è l'esempio.

Nel 2014,  in occasione della seconda edizione di Setup art Fair, Opiemme vince il premio “Talent Scout”, offerto da La Molisana. La giuria, composta da Rossella Ferro e Fabrizio Savigni in rappresentanza de La Molisana, e dai critici Valerio Dehò e Antonio Arévalo, ha scelto il suo lavoro per "la capacità di mescolare la poetica quotidiana alla poetica del cibo, l’intelligenza con cui ha legato temi di natura internazionale a socialità intesa come semplicità di lettura dell’opera”. Decisione sottolineata dalle parole di Arévalo: “[...]perché la poesia è dappertutto basta scovarla ed è questo che sta facendo da tempo l'artista Opiemme.[...]”, che confermano gli intenti espressi dall'artista stesso di voler portare la poesia incontro alle persone, e a occhi che possano leggerla.



“VORTEX”
mostra personale di Opiemme
06.02. - 8.03.2015
BI-BOx Art Space
Via Italia, 39 – Biella

info.bibox@gmail.com | +39 349 7252121


OPIEMME