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Visualizzazione post con etichetta Palazzo Rau della Ferla. Mostra tutti i post
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domenica 1 maggio 2016

NOTO. Entusiasmo e grande affluenza di pubblico per l'inaugurazione della mostra "Effimera. Stanze per il contemporaneo".

Entusiasmo e grande affluenza di pubblico nella serata di sabato 30 aprile a Palazzo Rau della Ferla, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Effimera. Stanze per il contemporaneo”, la collettiva di arte contemporanea sul tema delle Arti Effimere, organizzata dallo Studio Barnum contemporary di Vincenzo Medica in collaborazione con il gruppo Arte al Movimento capitano da Claudio Cavallaro e Salvatore Mauro.

Una raccolta di opere d’arte tra installazioni, sculture, opere pittoriche, di sorprendente impatto visivo, in cui si precisa il carattere di taglio sperimentale, ha accolto i numerosi ospiti e curiosi.

Una sorta di "diario intimo" fatto di rimandi continui al proprio vissuto e alla propria dimensione fantastica, a tratti surreale, caratterizzano, infatti, le opere esposte nelle sale dell’antico Palazzo Rau della Ferla.






 





Soddisfatto Frankie Terranova responsabile grandi eventi del Comune di Noto, “Siamo contenti dei risultati ottenuti, soprattutto per il grande impegno profuso nell'allestimento della mostra. È stata un'esperienza straordinaria che non si esaurisce però nella sola mostra. Per tutto il mese di maggio, Noto sarà protagonista di un susseguirsi di eventi che la porranno sotto i riflettori di una platea internazionale.”









 

GLI ARTISTI
Claudio Cavallaro, Saverio Magistri, Salvatore Mauro, Vincenzo Medica, Eliana Adorno, Elisabeth Atkinson, Saverio Bertrand, Giuseppe Bombaci, Jacques Cesa, Luca del Guercio, Emanuele Di Quattro, Massimo Di Rocco, Paolo Greco, Alessandro Gurciullo, Ramzi Harrabi, Sebastiano Mortellaro, Matteo Peretti, Francesco Rinzivillo, Sandra Rizza, Piero Roccasalvo Rub, Mela Salemi, Scenapparente, Aldo Taranto, Danilo Torre. Francisco Benìtez, Salvatore Castellino, Glenda Costa e Paolo Golino.



EFFIMERA
Stanze per il contemporaneo                   
30 aprile / 29 maggio 2016 
Pallazzo Rau della Ferla
via Silvio Spaventa, Noto


La mostra sarà visitabile tutti i giorni fino a domenica 29 maggio 2016. Orari di apertura: 10.00/13.00 – 17.00/20.00. Chiuso il lunedì.
INGRESSO LIBERO.
Facebook Event > https://www.facebook.com/events/1722252464656674/

martedì 26 aprile 2016

EFFIMERA. Stanze per il contemporaneo a Palazzo Rau della Ferla di Noto.



È strano come l'ETERNITÀ si lasci captare piuttosto in un segmento effimero che in una continuità estesa.”
Elsa Morante, Aracoeli, 1982

Noto continua ad essere un eccellente punto di riferimento per l’arte contemporanea. Nell’ambito del sesto Congresso Internazionale delle Arti Effimere, si inaugura, infatti, sabato 30 aprile 2016 alle ore 19, presso le prestigiose sale del Palazzo Rau della Ferla, la mostra-evento d’arte contemporanea dal titolo “Effimera”, organizzata dal gruppo Arte al Movimento in collaborazione con lo Studio Barnum contemporary.
Come avvenuto per l’anno precedente, in occasione della Primavera Barocca, il mecenate milanese Giuseppe Zen, ha voluto aprire agli artisti le porte dell’ala destra del palazzo nobiliare, tra i più prestigiosi dell’Area Majoris Ecclesiae del centro storico di Noto, prospiciente la Cattedrale e la piazza del Municipio.

La mostra, patrocinata dal Comune di Noto, è dedicata alla memoria del Marchese Pepè Rau della Ferla, originario proprietario degli appartamenti, deceduto lo scorso mese.

EFFIMERA presenta una serie di opere ispirate al concetto di Arte Effimera, con questo termine, che deriva dal latino tardo ephemerus e che significa ciò "che dura un solo giorno", si intende sottolineare l'aspetto transitorio e fuggevole, realizzato con affascinanti installazioni e creazioni di luce, sorprendenti manifestazioni di espressioni estetiche personali, anche brevi, portatrici di segni, codici e valori.
I lavori proposti per EFFIMERA sono tutti inediti e non si riferiscono a nessun luogo geografico ben preciso, e manifestano chiaramente l’intenzione degli artisti di confrontarsi col proprio immaginario collettivo, col proprio vissuto, in un dialogo fatto di rimandi continui alla dimensione fantastica, a tratti surreale.

La mostra-evento si compone di quattro mostre personali degli artisti Claudio Cavallaro, Saverio Magistri, Salvatore Mauro e Vincenzo Medica, oltre ad una mostra collettiva che coinvolgerà alcuni talenti che gravitano intorno al collettivo di Arte al Movimento.
Gli artisti invitati sono: Eliana Adorno, Elisabeth Atkinson, Saverio Bertrand, Giuseppe Bombaci, Jacques Cesa, Luca del Guercio, Emanuele Di Quattro, Massimo Di Rocco, Paolo Greco, Alessandro Gurciullo, Ramzi Harrabi, Sebastiano Mortellaro, Matteo Peretti, Francesco Rinzivillo, Sandra Rizza, Piero Roccasalvo Rub, Mela Salemi, Scenapparente, Aldo Taranto, Danilo Torre.

Altri artisti invitati da Studio Barnum, per la sezione Transiti, sono Francisco Benìtez, Salvatore Castellino, Glenda Costa e Paolo Golino


Claudio Cavallaro - Tree/Resurrection

Saverio Magistri - Afterglow

Salvatore Mauro - I have a Dream 


 Vincenzo Medica - Bagno Barocco


EFFIMERA                  
Stanze per il contemporaneo

30 aprile / 29 maggio 2016
Pallazzo Rau della Ferla
Via Silvio Spaventa, Noto
Opening: sabato 30 aprile 2016. Aperitivo con gli artisti alle ore 19.00

Ingresso libero / chiuso il lunedi / orario 10.00/13.00 – 17.00/20.00

Direzione artistica: Vincenzo Medica per Studio Barnum contemporary, con il coordinamento di Frankie Terranova (responsabile grandi eventi del Comune di Noto), a cura di Arte al Movimento.
Ufficio stampa: Marla Lombardo/ Infinity Agency    +393381613713

Durante le giornate del Convegno Internazionale di Arti Effimere, sarà possibile prenotare al 347 6390763, una visita di gruppo al piano nobile del Palazzo Rau della Ferla.



- Arte al Movimento -

Il progetto Arte al Movimento è un incubatore di idee e servizi finalizzati alla valorizzazione dell'arte contemporanea a Siracusa.

Ideato dagli artisti Claudio Cavallaro e Salvatore Mauro, con la collaborazione di Chiara Pota e Alfonso Peralta (movimentocentrale) e del designer Emanuele Di Quattro, inizia svolgendo le sue attività culturali negli spazi di movimentocentrale per poi espandere la propria azione su tutta la provincia e oltre.









- Studio Barnum -
Studio Barnum, la galleria d'arte contemporanea di via Silvio Spaventa 4 nel cuore storico di Noto, è la “vetrina” più adeguata per le avanguardie creative dove trovato da sempre spazio e sostegno tante manifestazioni ed eventi culturali di notevole livello e prestigio.
Accanto all'attività espositiva della location, che vede arte e design in prima linea, cresce anche un'intensa attività culturale che Studio Barnum ospita, offrendo uno spazio unico ai giovani talenti delle arti della contemporaneità.
Studio Barnum ama da sempre proporre cose nuove e tracciare nuovi percorsi.
 

lunedì 29 giugno 2015

BARBIERI DI SICILIA | A Palazzo Rau della Ferla di Noto, si inaugura a luglio la mostra fotografica di Armando Rotoletti

Nelle splendide sale di  Palazzo Palazzo Rau della Ferla, Via Silvio Spaventa, Noto, si inaugura il 4 luglio 2015 alle 19.30 la mostra fotografica “Barbieri di Sicilia”, 40 scatti di Armando Rotoletti sul mondo affascinante e ormai scomparso delle antiche barberie siciliane. L’Autore sarà presente con il pubblico insieme a Maria Virginia Di Martino che farà una presentazione  critica della mostra e Cettina Raudino, Assessore alla Cultura e Vice- Sindaco del Comune di Noto.

Le immagini presentate fanno parte di una ricerca compiuta dal fotografo Armando Rotoletti vent’anni fa, scovando le ultime barberie non ancora travolte dalla modernizzazione, nella profonda provincia dell’isola. Il risultato è un reportage unico, che mescola con eleganza fotogiornalismo, e ricerca antropologica.
Come nasce il progetto de “I Barbieri di Sicilia”? “Nella primavera del 1991”, racconta Rotoletti, “mi trovavo in Sicilia per una storia di copertina da me proposta. Nella piazza di Corleone entrai in una barberia per chiedere un’informazione. Non ricordo se ebbi soddisfazione in ciò che volevo sapere, ma ricordo che ebbi come una rivelazione. Avevo davanti il luogo più autentico della socialità siciliana, dove ogni sussulto della vita del paese veniva passato al pettine fine, con sorniona noncuranza, vedendo senza vedere, dicendo senza dire.” Da questa esperienza inattesa “nasce l’idea”, continua Rotoletti, di “fermare il tempo con la pellicola, cogliendo, prima che fosse troppo tardi, quell’impalpabile impronta culturale, quel distillato di ‘sicilianità’ che io stesso, da siciliano, ben conoscevo e tenevo a documentare.”

Gli scatti fotografici, realizzati tra il 1992 e il 1993, hanno seguito un itinerario dettato dall’istinto, fra barberie di città e di piccoli paesi, procedendo dall’entroterra alla costa per tutta la Sicilia. Un detournemént che ha fatto emergere dei tratti comuni tra queste barberie, creando una narrazione di un mondo popolare e interclassista, che rappresentava il fulcro della comunità di ogni paese, più ancora della chiesa, del corso o del circolo.



Impiegando metodi prossimi a quelli dell’antropologia culturale, integrando gli scatti con conversazioni per comprendere più a fondo caratteri, storie e abitudini, il reportage di Rotoletti va oltre la banalità del pittoresco per cogliere le singole personalità dei barbieri e dei loro avventori, le atmosfere gravide di umanità dei saloni da barba ma anche il pathos e la fatica del lavoro quotidiano. Sono scatti pieni di curiosità ed empatia che ritraggono persone autentiche, sorprese nei momenti più impegnativi e anche più divertenti della loro giornata, in un flusso ininterrotto di voci e silenzi carichi di significati, profumi, musiche e suoni della strada.

Una collezione di foto che ha saputo affascinare anche, Igor Man, al secolo Igor Manlio Manzella grande decano del giornalismo italiano. «Si può commentare una fotografia?», scrive Man. «No, se la fotografia è bella: perché parla da sola. Prendiamo queste che compongono una sorta di “Reportage nella Barberia”, scattate da Armando Rotoletti nella Sicilia che ancora resiste alla volgarità della plastica in saffico connubio con la formica: sono bellissime, veri “pezzi d’arte”. Impossibile commentarle, dunque, ma sollecitano il vecchio cronista a tentare una sorta di fragile amarcord che il rasoio del tempo presente porterà via, proprio come schiuma di sapone sapientemente montata da un effimero barbiere».
Ed è sempre Man, i cui scritti corredano anche il catalogo della mostra, con una serie di rievocazioni, a descrivere una di queste foto, con una memoria di lui 13enne, di una domenica del febbraio ’ 39 nel quartiere Cibali di Catania dove abitava. Il barbiere Don Puddu stava per chiudere per sempre il suo "Salone Venus”  ma ci teneva a fare lui la prima rasatura al giovane Igor. «Il Salone Venus odorava di sapone, di borotalco, di lozione dopobarba contenuta in uno spruzzatore di latta nichelata, con la pompetta avvolta in una sottile reticella di seta. Tutti gli strumenti di Don Puddu erano allineati accanto al lavandino, su di un tavolinetto: come li vedo nelle fotografie di Rotoletti. Prima di attaccare i capelli, Don Puddu sillabò “senta, non le pare sia giunto il momento di farsi la barba? […] Confuso avrei voluto dirgli che la mia barba era poco più di una peluria ma lui, deciso, aveva cominciato a insaponarmi come soltanto i barbieri del Sud sanno fare. Infine estrasse dal taschino della giacca il rasoio, prese ad arrotarlo sul palmo della mano. “Il mio rasoio marca Puma”, sorrise fiero».




Altre storie e suggestioni sono contenute nel catalogo a stampa, con testi di Igor Man e Vincenzo Consolo. Il catalogo è in vendita su iTunes  in versione ebook, arricchita da filmati, brani musicali e testi di approfondimento a corredo delle foto. https://itunes.apple.com/it/book/barbieri-di-sicilia/id689667129?mt=11&ign-mpt=uo%3D4

Armando Rotoletti Armando Rotoletti (Messina, 1958) ha studiato fotografia presso il St. Mary College e il London Polytechnic (ora University of Westimnster) a Londra, città dove ha iniziato la sua attività professionale. Trasferitosi a Milano negli anni ’80 si è quindi dedicato al fotogiornalismo. Tra il 1985 e il 1995 ha prodotto diversi reportage presentati in mostre personali e collettive. Nel 1990, su invito di Grazia Neri, è entrato a far parte della sua storica agenzia, dando avvio all’attività di fotografo-ritrattista di personaggi della cultura, dello spettacolo e dell’economia.

I suoi reportage sono stati pubblicati da molte importanti riviste tra cui i settimanali “Sette” e “Io donna” del Corriere della Sera, Vanity Fair, The Sunday Times, etc.
Contestualmente ai suoi impegni editoriali da una decina d’anni si dedica anche a lavori di ampio respiro e di approfondimento sociale; tra questi Le facce della saggezza (ritratti  di filosofi italiani); Casa della Carità. I volti le storie, dedicato agli ospiti della Casa della Carità di Don Colmegna; Barbieri di Sicilia, un reportage sulle ultime botteghe di barbiere nell’isola. Attualmente, in parallelo alla ritrattistica,  documenta  paesaggi e volti dei distretti agroalimentari (Langhe, Food Valley, ecc.) pubblicando i relativi volumi: Gente di Barbaresco  è il primo risultato di questo nuovo impegno. Con Circoli di conversazione a Biancavilla, Rotoletti esplora la realtà antropologica di un paese siciliano alle pendici dell’Etna, dal destino incerto e in lotta perenne con la modernità. Un altro suo recente volume, Valelapena, racconta storie di riscatto dal carcere di Alba, dove ai detenuti è consentito il lavoro nel vigneto  dello stesso carcere. Scicli, città felice, è il racconto fotografico di una delle più affascinanti città barocche del Sud Est della Sicilia, il suo ultimo libro, Vino e gente dell’Etna documenta lo straordinario territorio dell’Etna e il suo rinascimento enoico.



BARBIERI DI SICILIA Fotografie di Armando Rotoletti


Palazzo Rau della Ferla, Via Silvio Spaventa, Noto (SR)


Dal 4 luglio al 30 settembre 2015

Inaugurazione sabato 4 luglio ore 19.30

La serata sarà allietata dal Duo acustico ARS NOVA, il Maestro Torquato Tricomi alla chitarra e Giuseppe Garozzo al mandolino, suoneranno le antiche musiche dei Saloni da Barba.

Orari d’apertura: 17-23, chiuso il lunedì


La Mostra è organizzata in collaborazione con lo studio Barnum di Noto

Per informazioni: Armando Rotoletti cell. 335 6643389   http://www.armandorotoletti.com

venerdì 22 maggio 2015

A Palazzo Rau della Ferla di Noto, le sculture terapeutiche di Orazio Coco. In mostra fino al 30 agosto 2015

Città di Noto/ Assessorato alla Cultura/Unesco/Studio Barnum, presentano: 
L'ESERCITO DELLA SPERANZA 
Sculture terapeutiche di Orazio Coco 
15 maggio/30 agosto 2015
Palazzo Rau della Ferla (eccezionalmente aperto al pubblico fino al 30 agosto)
via Silvio Spaventa 13
Noto - Siracusa
 
 
Catalogo in galleria
ingresso libero/free entry
ore 10.00/13.00 - 17.00/20.00
chiuso il lunedi

a cura di Vincenzo Medica / Studio Barnum contemporary 
Presentazione critica di Michele Romano
Ufficio Stampa Emanuela Volcan 
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Come non commuoversi davanti all'esercito di Orazio Coco, scultore ispirato da una sublime armonia che plasma 56 bambini di argilla rosa per dire in 8 forme la Virtù? Impossibile non recepire nel profondo la forza di un messaggio che si amplifica plasticamente in 1120 piccole dita, 114 occhi innocenti che aprono agli adulti un mondo di verità semplici, di etica altissima. Ospitare a Noto, nel suggestivo spazio espositivo di Palazzo Rau, per la prima volta offerto alla fruizione pubblica grazie alla illuminata collaborazione di Giuseppe Zen, una mostra che muove dalla necessità di ridare all'arte la sua funzione sociale, il suo ruolo terapeutico, è per me oltrechè una grande emozione, anche la rappresentazione simbolica di un progetto molto più ampio di un piano di politiche culturali che orienta tout court le proprie azioni sulla valorizzazione dell'Arte e della Bellezza. Un progetto che, ricercando attraverso la Cultura la coesione di una comunità sfilacciata e indifferente, pone al centro l'uomo e la sua virtù, il senso nobile dell'impegno, la purezza, la conoscenza e la coscienza, il coraggio di lottare contro le ingiustizie, la capacità di perdonare. Tutte virtù che i bambini di Orazio Coco incarnano trasmettendole. Una mostra che è un viaggio interiore alla ricerca del bambino che è in noi attraverso un'esperienza artistica di fortissimo impatto comunicativo. Una civiltà in decadenza non può permettersi solo ripiegamenti vittimistici o derive cieche, ma deve saper poter ripartire da un gesto, da un segno, dagli occhi dei bambini. All'Arte, come è sempre stato, il compito di afferrare tali segni, di dire nuovamente: “Speranza”. Un grazie a Vincenzo Medica, al suo lavoro paziente e accurato, alla sua speciale virtù, quella di intuire quale delicata relazione esiste fra i luoghi, il tempo e le persone che lo interpretano. 
 
Il Vicesindaco e Assessore alla Cultura Cettina Raudino 
 

 
IDENTITA' COLLETTIVA, PUREZZA E CREATIVITA' “Ci ho messo una vita per imparare a dipingere come un bambino” Pablo Picasso Nell'opera narrativa e visiva di Orazio Coco si intravede una ricerca introspettiva che ogni artista indaga come purezza dell'Anima. La collettività antropologica e l'essenza etica e creativa dell'infante/bambino ci conduce ad un annullamento di preconcetti bellici e consumistici, Coco ci invita ad un' attenta riflessione al gesto corporale e fisiognomico che conduce la collettività contemporanea ad una linea di comunicazione cosmica, una riproposizione del sistema umano a modello di gruppo e familiarità. I temi trattati dall'artista , solidarietà, fiducia, colpa, coscienza e tanti altri, sono i principi fondanti di una comunità cosmogonica, che grazie a questi puri messaggi visivi e plastici giungono all'osservatore attento attraverso una danza spaziale (i gruppi seriali di bambini) quasi ancestrale, l'essenza e la monocromia delle forme corporali alludono ad una purezza primordiale, quell'infanzia ricca di valori creativi e interattivi. La danza nelle arti visive rievoca una atavica collettività, una identità antropologica che Matisse, nel momento più buio del Novecento traduce in un abbraccio universale, segno di chiara armonia umana, una felicità che solo nel puro gioco dell'infanzia si trasmuta in musica e poesia dell'Anima. Lo pose semplici, quasi quotidiane, dei bambini di Coco, la loro ludicità rituale inducono l'osservatore ad interagire ruotando e attraversando lo spazio vitale dell'opera, una interazione attiva che spiazza e coinvolge, che pongono quesiti apparentemente semplici e seriali, lo sguardo e la fisiognomica corporale, quasi ginnica, è un vero segno rituale, dove la luce dialoga con la pura forma dell'infanzia. Un popolo di pace, di gioco e di purezza, una comunità che si narra attraverso l'artista con gesta cadenzate dalla forza plasmatrice delle sue mani, un messaggio alto e altro, che punta l'indice verso una realtà quotidiana e metropolitana fortemente assente ai principi di comunicazione e di ascolto collettivo. Una visione non sempre felice di questa nostra realtà, che disattenta ai piccoli gesti si dirige e si concentra a manipolazioni genetiche e virtuali. Coco ci illumina attraverso la purezza del gesto e all'essenza di uno sguardo emozionato e stupito di un bambino, che disorienta anche il grande cultore della scienza e del sapere. Un messaggio etico avvolge la spettacolarità della scultura di Orazio Coco, la sua scelta di una comunità infantile o dell'infanzia non è, a mio parere, puramente casuale, l'artista mira la sua attenzione sulla crescita generazionale, quel sistema universale e umano, che intravede nell'Essere, il fulcro di un mondo più sensibile all'Uomo, alla sua coscienza e al suo valore introspettivo. 
 
Michele Romano Accademia di Belle Arti di Catania 
 

 
L'ESERCITO senza armi, nella recensione di Dalia Monti.
500 chili di argilla rosa utilizzati. 1120 dita modellate con l’argilla. 114 occhi che ci osservano. 8 virtù -la fiducia, il coraggio, il perdono, il senso della colpa, la purezza, la coscienza, la solidarietà, la responsabilità- da trasmettere. 8 ambientazioni che spingono lo spettatore in un percorso interiore di comprensione dei valori smarriti e desiderio di ritorno alla natura 56 bambini di terracotta. 1 cavallo con 2 occhi e 4 zampe ad attenderci all’ingresso. 37 anni l’età dell’artista che è già alla sua quarta produzione - il Corpo e il Desiderio, Creare per Catania, Matruzza Bedda e l’Esercito della Speranza). 2 figlie fonte di ispirazione e nuove risorse. 4 anni di lavoro per maturare e realizzare il progetto. 1 evento artistico con finalità terapeutica, originale negli intenti e nella realizzazione; 1 esercito di bambini in terracotta che ricordano l’esercito di Qin Shi Huang. Ma mentre gli 8.000 guerrieri cinesi sono armati, la schiera di virtù di Orazio Coco è nuda. -Sono gli sguardi di questi bambini la loro arma, dai loro occhi puntati su di noi si irradia un messaggio. Non importa che sia percepito o accettato -dice Orazio Coco- I miei bambini hanno il potere magico di curare il mondo. Anche a prescindere da me. Questa è la mia convinzione, forse un po’ folle o fuori moda per la società attuale: l’arte deve avere una funzione essenzialmente educativa. Come avveniva tra i popoli primitivi, in cui l’artista collaborava con il mago, il sacerdote ed il medico- Così lasciamo Orazio Coco tra il suo esercito di bambini silenziosi ma convincenti. E mentre torniamo a casa ci accorgiamo di essere pervasi da una sensazione di serenità nuova. Qualcuno nel mondo crede ancora nei buoni valori e nella possibilità di comunicarli alla collettività, anche se non siamo certi che la collettività voglia davvero essere salvata. Ma questa sensazione di serenità è un regalo che speriamo ci accompagni ancora il più a lungo possibile.


PALAZZO RAU della FERLA a Noto prende il nome della famiglia nobiliare Rau, marchesi del Feudo della Ferla a Noto. Di progettazione e costruzione tardobarocca, il Palazzo Rau della Ferla è situato dietro il Palazzo Ducezio, ed è l'unico palazzo nobile edificato di fronte alla Cattedrale. Presenta una facciata semplice ed elegante, suddivisa in due ordini di aperture arricchite ed ornate da bassorilievi con motivi floreali; ogni finestrone è sormontato da una grande conchiglia poggiata su foglie d'acanto. LA CONCHIGLIA: Attributo di Venere, nata dal mare, e quindi chiarissimo simbolo della fecondità. La conchiglia, rappresentata dalla parte interna, fu usatissima nelle decorazioni barocche. L'ACANTO: Foglia elegante che per la naturale grazia e la mirabile leggiadria decorativa è considerata il simbolo del culto per le arti belle. Al piano nobile, cui si accede da una importante rampa di scale in marmo bianco, è possibile ammirare il Salone delle feste con affreschi di scuola francese aventi come soggetto paesaggi bucolici e subito dopo 5 affreschi raffiguranti la S.S. Natività', San Corrado col teschio, Santa Lucia, la Vergine Maria, e il Cristo Redentore attribuiti al noto pittore Costantino Carasi. All'inizio del 900, al grande salone delle Feste del piano nobile, si aggiunse un altro appartamento con altre tre sale minori, prospicenti la piazza del Municipio, servite da uno stretto corridoio segreto, per la servitù, che collegava le sale maggiori con i locali di servizio, adiacenti il Ronco Barone Astuto. Ed è proprio su questo vicolo, ma nel piano inferiore, nella zona meno frequentata del Palazzo, che si affaccia la Cappella votiva della Famiglia Rau. Il pregevole cortile interno, con l'originaria pavimentazione a ciotoli di fiume, ospita magazzini, scuderie ed ex sale da gioco e conversazione, collegate tra loro tramite un luminosissimo loggiato ad arcate che si affaccia sulla via Ducezio. 
 

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Al piano inferiore del palazzo: 
RAU CON/TEMPORARY BOX
 
EBRU opere di KUBILAY ERALP DINCER / promosso dal Consolato Turco in Italia e dalla Associazione di promozione interculturale E.U.M.E.T.R.A. con il patrocinio del Ministero della Cultura di Turchia.
 

MOSTRE COLLATERALI (fino al 30 giugno) con:
Caterina Aidala
Gianni Andolina
Iuri Barreca
Anna Bialecka
Salvatore Castellino
Giombattista Cultrera
Anna Faro
Montserrat Grau Ferrer
Paolo Golino
Alberto Grande
Vincenzo Marcì
Stefano Musso
Toti Spataro
Mimma Ragonese
Johanne Ricard
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*Si ringrazia Giuseppe Zen, Salvatore Guarino e la Famiglia Rau, UNTITLED MAGAZINE, per la gentile collaborazione.