STAY COOL. BE SOCIAL.

Visualizzazione post con etichetta Vincenzo Medica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vincenzo Medica. Mostra tutti i post

giovedì 3 novembre 2016

Noto, ultima settimana per l’Alto Antiquariato siciliano.

Da oltre due mesi il Museo Civico di Noto, sito in pieno “miglio d’oro” ospita la mostra “Alto Antiquariato di Sicilia” di Claudio Fayer – Sere al Museo, a cura di Vincenzo Medica per Studio Barnum, con il coordinamento di Rosario Miano e Federico Fayer. L’evento, realizzato grazie al Patrocinio dell’Amministrazione Comunale e con la partecipazione della Soprintendenza Archeologica di Siracusa, ha catalizzato, nella seconda parte dell’estate netina ed in questo primo scorcio di autunno, la proposta artistica-culturale della città.
L’altissima qualità degli oggetti in esposizione, pezzi unici provenienti da tutta la Sicilia che raccontano le storie delle case dei nostri antenati, ha davvero caratterizzato tutta la Mostra. Manufatti di straordinaria fattura, intarsi e dorature testimonianze di creatività ed abilità nel trattare e trasformare la materia prima non per un mero oggetto d’arredo, se pur utile ed importante, ma come vere e proprie opere d’arte. Un esempio: la splendida coppia di candelabri del settecento, in bronzo dorato al mercurio con tronco in opalina, arrivati solo qualche giorno fa direttamente da una famiglia di principi siciliani. La mostra oggi, ad inizio del nuovo mese, volge al termine.
 
Sono orgoglioso di aver potuto realizzare in questo spazio prestigioso, già dedito all’arte antica, una mostra di opere esclusive d’arredamento storico, selezionate da Claudio Fayer – ha commentato Vincenzo Medica, ideatore e curatore della mostra (nella foto con Fayer)-. Da parecchio tempo era in progetto una nostra collaborazione finalizzata a questa esposizione, che sta riscuotendo parecchia attenzione e curiosità, per la grande precisione e ricchezza di dettagli, per la diversità di stili ed essenze proposte, per le patine, per le lavorazioni, per le tecniche di restauro, le epoche di realizzazione, la provenienza dei mobili. Inoltre la soddisfazione di aver riaperto al pubblico, grazie all’Assessorato alla Cultura del Comune di Noto, questo luogo museale chiuso da tre anni”. 
 
 
Dopo la proroga concessa a fine settembre per l’importante afflusso di visitatori e dunque i consensi raccolti, chiuderà i battenti il prossimo  6 novembre, siamo certi ripagando in pieno gli ulteriori forzi profusi dall’organizzazione, in primo luogo di Claudio Fayer, cuore, anima e cervello, e di Vincenzo Medica, mente e braccia instancabili per quasi tre mesi. L’Alto Antiquariato esclusivamente siciliano messo in mostra ha proposto pezzi dal 1600, nello specifico due colonne provenienti da un collezionista di Messina, sino a tempi relativamente più recenti con chiffonier, specchi, consolle, letti, quadri, ed anche opere di artisti contemporanei come lo straordinario Dino Cunsolo, che rende lustro a quella che può definirsi la figura più alta di artista-artigiano, che da del “tu” alla materia sino a plasmarla a suo piacimento. Visitare la Mostra di Alto Antiquariato di Sicilia, sere al Museo di Claudio Fayer è dunque un’esperienza per gli occhi ed un esercizio di memoria storica collettiva dell’essere innanzitutto siciliani, figli di una terra prolifica di artigiani-artisti, di mobilieri-scultori, di maestri ai quali nulla era celato.


giovedì 11 agosto 2016

XII EDIZIONE DI NOTARTE FESTIVAL. A Noto open gallery in via Nicolaci dal tramonto in poi.

XII EDIZIONE DI NOTARTE
( Noto 11-27 AGOSTO 2016 )

 
NotArte Artisti Associati e Studio Barnum sono pronti ad inaugurare la XII edizione dell'open gallery più attesa dell'estate, nel cuore del centro storico della città Patrimonio dell'Unesco, e grazie all'attenzione e collaborazione dell'Amministrazione Comunale che, come in ogni edizione, supporta e sostiene quest'evento ormai longevo. Come da tradizione, infatti, ma con delle interessanti novità, NotArte srotolerà il suo tappeto visivo lungo la splendida via Nicolaci, arricchita da una particolare illuminazione e da strutture che risaltano le opere dei tanti artisti che hanno raccolto l'invito del Direttore Artistico Vincenzo Medica, tutti i giorni dal tramonto in poi.

Dalla prima edizione, targata 2003, ideata dalla stesso Medica insieme con Mario Zuppardo, la manifestazione ha avuto un crescendo esponenziale che ha permesso di renderla uno dei punti forti del programma estivo, nel quale è sempre inserita grazie alla precisa volontà dell'Amministrazione Comunale. Con il Sindaco Corrado Bonfanti una forte spinta è stata impressa in questo tipo di iniziativa culturali ed artistiche di un certo rilievo, perché si ritiene di fondamentale importanza la fruizione per tutti di eventi di questo tipo, anche perché richiamano migliaia di visitatori che contribuiscono a far accrescere l'appeal della manifestazione.

Grazie a questo, alla credibilità degli organizzatori, alla qualità artistica della proposta nel salotto buono della città, si è registrata, per questa edizione la sensibilità di alcune aziende e delle attività imprenditoriali che insistono nella via Nicolaci, che hanno contribuito all'allestimento dell'evento.

Il sipario urbano ci introduce nella scena dell'arte netina, e si alzerà ogg, giovedì 11 agosto 2016, alle ore 21 alla presenza del Sindaco di Noto Corrado Bonfanti, dell'Assessora alla Cultura Sabina Pangallo, del Direttore Artistico Vincenzo Medica e di una madrina davvero eccezionale Florinda Vicari, personaggio poliedrico con importanti esperienze nel piccolo e grande schermo. Un'artista nel senso più purista del termine, una bellezza mediterranea con tanto talento che ha saputo imporsi in set completamente diversi tra loro: il cinema di Damiano Damiani e quello di Andrea Schinaas; la tv con la Rai, Sky, Rai World, Rai Sat Extra; performance dal vivo come La partita nel cuore, live concert di Mario Biondi, di Fiorella Mannoia e live opening di mostre come quella di Picasso e quella di Chagall. Al momento cura la comunicazione e diffusione della mostra "Warhol è Noto".

Da oggi e fino al 27 agosto ogni sera sarà diversa in via Nicolaci con NotArte grazie ad un'altra novità di questa XII edizione, StArt up, Arti performative a cura del Lab/oratorio Sacro Cuore.
 

GLI ARTISTI:
Caterina Aidala, Davide Aricò, Saverio Bertrand, Corrada Caccamo, Veronica Cameo, Giovanna Campisi, Salvatore Castellino, Corrado Cavarra, Carmela Cirinnà, Anna Corsini, Chiara Fronterrè, Montserrat Grau Ferrer, Massimiliano Frumenti, Paolo Golino, Alberto Grande,Cettina Lauretta, Valentina Mammana, Emanuela Minaldi, Fabio Montalto, Fulvia Morganti, Stefano Musso, Maria Nanzarelli, Francesca Nobile, Lucio Pintaldi, Mariella Ricca, Corrado Roccaro, Marcello Scrofani, Andrea Talevi, Mario Zuppardo
 

GLI SPONSOR:
Main Sponsor: Eloro Immobiliare e  Warhol è Noto;
i commercianti della Via Nicolaci: Cantina Modica di San Giovanni, Arato Corrado/Palazzo Nicolaci, Ristorante Vicari, Pic Nic golosità alla frutta;
e gli sponsor: Pacat viaggi, Pizzeria Esperia, Itaca boutique, Sabbenerica a putia d'Ercole, Ristorante Al Terrazzo/Terrazzino, A Cu Sa...? osteria moderna.

*Si avvisa che con la cartolina di NotArte 2016 è possibile visitare la mostra di Andy Warhol, all'ex Collegio dei Gesuiti, usufruendo dell'ingresso ridotto (€7,00 anzichè €10,00)

mercoledì 4 maggio 2016

Metti un giorno a Noto con il magnate cipriota Dakis Joannou alla mostra "Effimera. Stanze per il contemporaneo".


Cosa fa il collezionista d’arte e cipriota Dakis Joannou quando non è nel suo artistico panfilo e nel tempo libero? Passa a salutare gli artisti di Effimera, la mostra sulle Arti Effimere in corso nello splendido Palazzo Rau della Ferla.


E’ accaduto ieri a Noto e, a quanto testimoniano i protagonisti, è stato un pomeriggio speciale da non dimenticare.


Mentre tutti elargiscono commenti più o meno positivi sul suo panfilo ormeggiato e ampiamente fotografato al porto di Siracusa, “Guilty” l’opera d’arte galleggiante disegnata dall'artista americano Jeff Koons, erede di Andy Warhol, il collezionista e cipriota Dakis Joannou si è concesso con parenti e amici un tranquillo pomeriggio nella barocca Noto in cerca di arte.

"Guilty" il mega panfilo di 35 metri disegnato dall'artista Jeff Koons

Ed è così che gli artisti di Effimera, Vincenzo Medica, Saverio Magistri, Salvatore Mauro e Claudio Cavallaro, hanno avuto la piacevole sorpresa, ed il privilegio, di poter dialogare con lui di arte, di storia ed in particolare, citando sue testuali parole, di “ibridazione tra il barocco e il contemporaneo” che ha riscontrato nelle sale dell’antico Palazzo, a suo dire quel raffinato gioco di fusione tra antico e moderno che è una cosa che lo affascina da sempre e che l’ha colpito molto.









photos by courtesy of Salvatore Mauro





EFFIMERA
Stanze per il contemporaneo                   
30 aprile / 29 maggio 2016 
Pallazzo Rau della Ferla
via Silvio Spaventa, Noto

La mostra sarà visitabile tutti i giorni fino a domenica 29 maggio 2016. Orari di apertura: 10.00/13.00 – 17.00/20.00. Chiuso il lunedì.
INGRESSO LIBERO.



mercoledì 20 aprile 2016

CONTENUTI NELL'ARGILLA. Allo Studio Barnum contemporary di Noto, la mostra retrospettiva delle urne ceramiche di Pia Scornavacca, a cura di Vincenzo Medica.

CONTENUTI NELL'ARGILLA
mostra retrospettiva delle urne ceramiche
di Pia Scornavacca

17/30 aprile 2016
Studio Barnum contemporary
via Silvio Spaventa 4
h 10/13_17/20 NOTO

APERITIVO CON L'ARTISTA
Sabato 23 aprile ore 18.00
ingresso libero/free entry
a cura di Vincenzo Medica


***

DEI DESTINI INCAPSULATI
Le urne cinerarie di Pia Scornavacca

Testo critico a cura di Giovanni Miraglia

                                                         

"Rari sono i giorni in cui proiettato nella post-storia io non assista  
all’ilarità degli dei al termine dell’episodio umano."  
Emil Cioran

 
Se l‟urna è quel «recipiente di legno o di cristallo, di varie forme, per raccogliere le pallottole o le schede delle votazioni, o per estrarre le sorti  [nonché] vaso da riporvi le ceneri o le ossa dei morti» (così lo Zingarelli, sottolineatura mia) le urne di Pia Scornavacca stanno lì a rappresentare, dunque, l‟estrazione del destino dei personaggi non ordinari che l‟hanno ispirata; che lei ci restituisce “incapsulato” in questi suoi reliquiari. Sì, perché questi lavori ceramici (che hanno visto la luce fra il „93 e il ‟96) partecipano della funzione ludica (quella di una sarcastica “estrazione a sorte”, appunto) e di quella reliquiaria, per dir così. Ma andiamo con ordine: andiamo all‟origine di questi lavori. Pia Scornavacca – nata nel ‟51, già docente di belle arti e artista di lungo corso – nel lasso di tempo sopra indicato ha tratto ispirazione da alcuni incontri con donne ed uomini poco ordinari;
oltre che dall‟incontrare la se stessa “Efesia”! (ma di questo dirò dopo). In quei giorni della post-storia, infatti, giungevano a singolare maturazione alcuni individui – di entrambi i sessi – che più o meno coetanei dell‟artista erano nel punto più alto di una parabola che li aveva visti dare una “scalata”  alla vita per versanti non battuti, percorrendo i quali quella (e con essa il mondo) sarebbe cambiata; ovvero, sarebbe fuoruscita dalla moderna, mortale trimurti produci consuma crepa per inoltrarsi in un territorio liberato!  

Solo che talvolta quei tentativi furono maldestri e Pia – avendo intercettato in quegli anni alcune di quelle contraddittorie vitalità – dando fondo al suo innato sense of humour le ha “rinchiuse” in 
questi suoi particolari recipienti; aspirando a racchiuderne la “pungente essenza”: per mostrarcela! 
Mi ha scritto un paio di mesi addietro: «Non dimenticare che le urne furono forgiate fra il 1993 e il 1996. Qualche vita fa… In apertura alla mail ho messo una frase di Cioran che avevo trovato molto pertinente alla poetica sarcastica delle mie urne cinerarie. Un divertissement  grottesco sulle nostre umane debolezze […]» . (Solo che qui cinerario va letto come essenziale: conservando, le urne, la “sostanza” di persone vive e vegete).   

Difatti, per quanto mi consta, l‟urna primigenia è quella Di colui che sempre fuggì. L‟epigrafe che l‟accompagna recita: Logorai la mia vita fuggendo invano, da me stesso (e sia detto en passant, 
queste epigrafi di Pia stanno come opere d‟arte a sé, descrivendo perfettamente un destino in una breve, ironica i(n)scrizione).  L‟ispirazione che ha dato vita a questo arte/fatto risiede in una corsa in motocicletta con colui, alla quale Scornavacca fu costretta dalle circostanze. Colui, infatti, correva sempre in moto (una specie di motociclista di Amarcord, ma molto più discreto in questo caso) da se stesso fuggendo invano, giustappunto. E Pia, quindi, ce lo rende nell‟urna con uno sguardo sperso e (ar)reso al fato. Guarda avanti, ma non sembra procedere verso ciò che osserva (nonostante sia in groppa alla sua cavalcatura). Pare guardare – con occhio fesso – ad un imperscrutabile, irraggiungibile al di là. E si condanna all‟immobilità!   

Che dire poi dell‟Urna dell’architetto” (in questo caso di genere femminile)? Ella ci dice di se stessa: “misurai, soppesai, equilibrai, / perduta nei miei calcoli fui preda del caso”. Dirò, allora,  che innanzitutto mi fa venire in mente (un po‟ alla lontana) Aristobolus Ursiclos, importante (e antipatico) personaggio del Raggio verde di Jules Verne, che pretende di “misurare” tutto e tutto spiegare in termini scientifici. Con risultati francamente disumani! E però la nostra architetto non ha l‟arroganza di quello, anzi. Il suo sguardo è rivolto al cielo, agli astri con cui ora si misura, candidamente stupita di quel suo fato inestimabile, da essi capricciosamente determinato.   
 
Però si tenga conto anche di questo: che nell‟iconografia buddhista l‟urna sta a significare «una piccola protuberanza posta tra gli occhi dell‟immagine del Buddha, che in seguito diverrà un punto splendente, simboleggiante il terzo occhio della visione spirituale». (Dizionario delle Religioni Orientali. Vallardi-Garzanti, Milano 1993). Ebbene, Pia Scornavacca ci ha consegnato fra i 
personaggi di queste sue ceramiche – precisamente nell‟Urna delle amiche del cuore - due  figure la cui epigrafe recita: “Gelose serbammo i nostri segreti più cari”. Soltanto che una di quelle due 
donne non solo è stretta nell‟abbraccio all‟altra; ma è anche circoscritta nei mandala che crea regolarmente, aspirando (confusamente?) alla buddhità. E la cui presenza sul vaso vogliamo intendere come rimando a quella dimensione spirituale. 

Ma l‟urna che considero la più emblematica di tutte è quella Di colei che fu prodiga. 
Raccogliendo una confidenza di Pia ho infatti appreso che quella prodiga è lei stessa! Dove però, aggiungo io, la prodigalità va intesa come il sempiterno dono che Scornavacca ha fatto di sé agli altri e all‟arte. (In questo senso è da leggere quel “Generosamente mi offrii alla vita” posto in epigrafe all‟opera). Sottolineando il fatto che la polimastia “sottostante” quel torso, su cui spicca un viso di sublime stupore, non può non rimandare  all‟Artemide Efesia; ossia alla statua della dea, 
risalente al II secolo d.C., presente nel tempio di Artemide a Efeso (Turchia) e attualmente conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. E «sul cui busto propendono un insieme 
di "mammelle”…», simbolo di fertilità. Non mi stupisce, perciò, questo riferimento antico (voluto o meno dall‟artista, poco importa credo). Pia Scornavacca – seppur prestando vigile attenzione 
all‟evoluzione dell‟arte moderna – ha sempre mantenuto un rapporto costante con quella antica. E non solo in termini di studio. Si pensi, ad esempio, al ruolo di salvaguardia che lei e il marito, Carlo Sapuppo, hanno svolto sul campo (letteralmente) per la difesa, attraverso l‟arte, del sito di Noto 
antica! Si pensi, ancora, al “culto della memoria” (artistica e storica) che entrambi praticano. Che ha fruttato, ad esempio, una mostra come “Cari estinti”, prezioso documento etnoantropologico sulle realtà scomparse del territorio dell‟antica Noto, allestita presso la chiesa di S. Caterina, nel 2003. 
Non mi stupisce, allora, che per rappresentare alcune figure della “post-storia” (locuzione che anche Pasolini impiegava; con la variante dopo-storia, però) lei abbia scelto dei contenitori già conosciuti nella proto-storia. E che li abbia forgiati con argilla di divina, moderna ilarità!
 

                                                                                                        

Pia Scornavacca è nata nel 1951, insegnante per molti anni di disegno dal vero, Nel 1978 Pia ha iniziato a tracciare la sua via nell’argilla, ovvero, a dedicarsi all'arte ceramica. Creando opere che hanno incontrato il gradimento dei connaisseurs, l’ospitalità di importanti gallerie in Italia e all’estero e il riconoscimento delle istituzioni. Già nel 1980, infatti, un’opera dell’artista veniva premiata alla Biennale della Ceramica di Caltagirone. Mentre l’anno scorso veniva invitata, dai Musei Civici della stessa Caltagirone, a esporre le sue Urne ceramiche (realizzate fra il ’93 e il ‘96) nell’ambito della mostra “Arte Ceramica al Femminile”. Urne che, come scrive Giovanni Miraglia (che della Scornavacca è appassionato critico e amico maieutico), «stanno lì a rappresentare l’estrazione del destino dei personaggi non ordinari che l’hanno ispirata; che lei ci restituisce “incapsulato” in questi suoi reliquiari». E che, come sottolinea Domenico Amoroso (ex Direttore dei Musei Civici calatini), «dimensionalmente miniaturistiche eppure monumentali e totemiche, nella loro lirica grazia […] risultano meditanti e finanche ammonitrici alla maniera epigrammatica… » Sovrastate dall’ironia di una sentenza di Emil Cioran, scelta come epigrafe dalla stessa ceramista: Rari sono i giorni in cui proiettato nella post-storia io non assista all’ilarità degli dei al termine dell’episodio umano.

martedì 29 marzo 2016

Allo Studio Barnum contemporary di Noto, la mostra "E R O I F E R I T I" dell'artista romano Massimiliano Frumenti Savasta, a cura di Vincenzo Medica.

E R O I    F E R I T I. Questo il titolo del ciclo di opere di grande formato e non solo che l'artista romano Massimiliano Frumenti Savasta, presenta per la prima volta in esclusiva allo Studio Barnum contemporary, nel centro storico di Noto.

Gli Eroi, per Massimiliano, sono gli abitanti del pianeta che continuano ad attraversare l'esistenza offrendosi agli altri senza perdere la loro profonda umanità e traducendo le avversità in occasioni per andare oltre i limiti terreni e apportando Bellezza...

La ricerca dell'artista classe 1966, è stata sempre caratterizzata da un interesse primario per l'uomo e questo ciclo di lavori inediti hanno il valore aggiunto di essere stati realizzati nella città di Noto dove già Massimiliano Frumenti Savasta aveva presentato una grande installazione ambientale all'interno della G.A.M. ex Convitto Ragusa curata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Noto.

dal 26 marzo al 10 aprile 2016 a Noto,

via silvio spaventa 4

ingresso libero
info 347 6390763

a cura di Vincenzo Medica
.....................................................................................
 
BIOGRAFIA

Massimiliano Frumenti Savasta
Roma 12-12-66
vive e lavora tra Roma e Latina.

La sua prima mostra personale si svolge nel 1987 presso la galleria Primo piano di Roma con testo critico curato dallo scrittore Dario Bellezza.Ha all’attivo diverse personali e le sue opere sono presenti in diverse collezioni private in Europa.Inoltre presente nella scuderia di Picasso mio Madrid(galleria privata)Compare tra i fondatori della biennale d’arte contemporanea di Port’Ercole Forte Stella.Si occupa anche di installazioni site specific per il teatro e la danza.Hanno scritto di lui:Luca Nicolai ,Mario Maiorino,Elio Mercuri.Antonio Veneziani,Ottavio Gintoli(La Sicilia) ,Rodolfo di Gianmarco, Antonio Veneziani(Intervista a Massimiliano Frumenti per l’edizioni la porta nella collana colloqui d’arte),Fabio D'Achille,Francesca del Grande(Latina oggi),Alessandro Panigutti….

Collabora con:Galleria Mucciaccia Roma.NOWHERE GALLERY di Orio Vergani Milano,Lift Gallery Roma,Ideas des artistes Parigi,ARTE Y NATURALEZA Madrid .Teatro Sala 1 Roma,BABATEATRH Roma,Compagnia Il Balletto di Spoleto,Compagnia Pina Bausch per il Teatro Argentina.Produzione”OH Dido”.Con i registi Mario Mattolini,Riccardo de torre bruna,Sharou Keradman,Hossein Taheri...

Collezioni Private:Collezione Borgese-collezione Lacchei-Collezione D’Onofrio-C0llezione Keradman-Collezione Veneziani-Collezione Porta-Collezione Pierucci-Collezione Paco Cano,Collezione Aourdui--Collezione D’Oleac...

 

sabato 10 ottobre 2015

Undicesima Giornata del Contemporaneo | Allo Studio Barnum di Noto, le opere di Sergio Fiorentino, a cura di Vincenzo Medica.

Sergio Fiorentino / Dipinti / Painting

Undicesima Giornata del Contemporaneo
 
10/30 ottobre 2015
 
Studio Barnum contemporary
via Silvio Spaventa, 4
 
NOTO - Italia
 
Quattordici tele di grande formato, di Sergio Fiorentino, dipinte ad olio con Sognatori e Tuffatori, saranno esposte fino al 30 ottobre, presso lo Studio Barnum contemporary, galleria di Noto divenuta dal 1999 crocevia di artisti e intellettuali di tutto il mondo, anche grazie alla posizione strategica, nella via Spaventa, luogo cult della movida siciliana.

"Dormivo e sognavo che non ero al mondo".
Alda Merini, aforismi e magie, Rizzoli, Milano, 1999, p.122

"...Il volto dettagliatamente zoomato diventa sua icona privilegiata: una sequenza di volti si squaderna nelle sue tele con un segno moderno, che evoca tuttavia stilemi classici per una predilezione plastica, per una volumetria carnosa, che echeggia la forma essenziale della scultura antica. I suoi volti sembrano manipolati dalla mano anzichè dal pennello, come fossero di terracotta, di marmo, vere sculture dipinte..." 
...<<La vita è sogno>> cantava Calderon de la Barca.
E non è un sogno notturno quello dei volti imbalsamati di Fiorentino, un sogno cupo, doloroso, ma un sogno solare, luminoso come il mondo che si vorrebbe. Vivono per ora in un'atmosfera senz'aria, come dentro una campana di vetro, uomini e donne, in scenari quasi senza scena, immersi in una meditazione silenziosa, ma non assente, che evoca i fluidi sotterranei dell'invisibile, volti ipnotici, misteriosi, ma sereni...>>
Anna Maria Ruta


10 ottobre 2015 ore 20:00
Aperitivo con l'artista
 Studio Barnum, Via Silvio Spaventa, 4 - NOTO
Ingresso libero




*Attività collaterali
Sabato 10 ottobre, Giornata del Contemporaneo, in collaborazione con A.M.A.C.I. Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiani.
Per tutti gli appuntamenti delle gallerie italiane aderenti all'iniziativa, collegarsi a www.amaci.org
 



 
*IN ESPOSIZIONE ANCHE I VASI IN MAIOLICA REALIZZATI DA ROMETTI PER SERGIO FIORENTINO 
(fino al 30 ottobre allo Studio Barnum, in esclusiva per la Sicilia)


 





 

lunedì 29 giugno 2015

BARBIERI DI SICILIA | A Palazzo Rau della Ferla di Noto, si inaugura a luglio la mostra fotografica di Armando Rotoletti

Nelle splendide sale di  Palazzo Palazzo Rau della Ferla, Via Silvio Spaventa, Noto, si inaugura il 4 luglio 2015 alle 19.30 la mostra fotografica “Barbieri di Sicilia”, 40 scatti di Armando Rotoletti sul mondo affascinante e ormai scomparso delle antiche barberie siciliane. L’Autore sarà presente con il pubblico insieme a Maria Virginia Di Martino che farà una presentazione  critica della mostra e Cettina Raudino, Assessore alla Cultura e Vice- Sindaco del Comune di Noto.

Le immagini presentate fanno parte di una ricerca compiuta dal fotografo Armando Rotoletti vent’anni fa, scovando le ultime barberie non ancora travolte dalla modernizzazione, nella profonda provincia dell’isola. Il risultato è un reportage unico, che mescola con eleganza fotogiornalismo, e ricerca antropologica.
Come nasce il progetto de “I Barbieri di Sicilia”? “Nella primavera del 1991”, racconta Rotoletti, “mi trovavo in Sicilia per una storia di copertina da me proposta. Nella piazza di Corleone entrai in una barberia per chiedere un’informazione. Non ricordo se ebbi soddisfazione in ciò che volevo sapere, ma ricordo che ebbi come una rivelazione. Avevo davanti il luogo più autentico della socialità siciliana, dove ogni sussulto della vita del paese veniva passato al pettine fine, con sorniona noncuranza, vedendo senza vedere, dicendo senza dire.” Da questa esperienza inattesa “nasce l’idea”, continua Rotoletti, di “fermare il tempo con la pellicola, cogliendo, prima che fosse troppo tardi, quell’impalpabile impronta culturale, quel distillato di ‘sicilianità’ che io stesso, da siciliano, ben conoscevo e tenevo a documentare.”

Gli scatti fotografici, realizzati tra il 1992 e il 1993, hanno seguito un itinerario dettato dall’istinto, fra barberie di città e di piccoli paesi, procedendo dall’entroterra alla costa per tutta la Sicilia. Un detournemént che ha fatto emergere dei tratti comuni tra queste barberie, creando una narrazione di un mondo popolare e interclassista, che rappresentava il fulcro della comunità di ogni paese, più ancora della chiesa, del corso o del circolo.



Impiegando metodi prossimi a quelli dell’antropologia culturale, integrando gli scatti con conversazioni per comprendere più a fondo caratteri, storie e abitudini, il reportage di Rotoletti va oltre la banalità del pittoresco per cogliere le singole personalità dei barbieri e dei loro avventori, le atmosfere gravide di umanità dei saloni da barba ma anche il pathos e la fatica del lavoro quotidiano. Sono scatti pieni di curiosità ed empatia che ritraggono persone autentiche, sorprese nei momenti più impegnativi e anche più divertenti della loro giornata, in un flusso ininterrotto di voci e silenzi carichi di significati, profumi, musiche e suoni della strada.

Una collezione di foto che ha saputo affascinare anche, Igor Man, al secolo Igor Manlio Manzella grande decano del giornalismo italiano. «Si può commentare una fotografia?», scrive Man. «No, se la fotografia è bella: perché parla da sola. Prendiamo queste che compongono una sorta di “Reportage nella Barberia”, scattate da Armando Rotoletti nella Sicilia che ancora resiste alla volgarità della plastica in saffico connubio con la formica: sono bellissime, veri “pezzi d’arte”. Impossibile commentarle, dunque, ma sollecitano il vecchio cronista a tentare una sorta di fragile amarcord che il rasoio del tempo presente porterà via, proprio come schiuma di sapone sapientemente montata da un effimero barbiere».
Ed è sempre Man, i cui scritti corredano anche il catalogo della mostra, con una serie di rievocazioni, a descrivere una di queste foto, con una memoria di lui 13enne, di una domenica del febbraio ’ 39 nel quartiere Cibali di Catania dove abitava. Il barbiere Don Puddu stava per chiudere per sempre il suo "Salone Venus”  ma ci teneva a fare lui la prima rasatura al giovane Igor. «Il Salone Venus odorava di sapone, di borotalco, di lozione dopobarba contenuta in uno spruzzatore di latta nichelata, con la pompetta avvolta in una sottile reticella di seta. Tutti gli strumenti di Don Puddu erano allineati accanto al lavandino, su di un tavolinetto: come li vedo nelle fotografie di Rotoletti. Prima di attaccare i capelli, Don Puddu sillabò “senta, non le pare sia giunto il momento di farsi la barba? […] Confuso avrei voluto dirgli che la mia barba era poco più di una peluria ma lui, deciso, aveva cominciato a insaponarmi come soltanto i barbieri del Sud sanno fare. Infine estrasse dal taschino della giacca il rasoio, prese ad arrotarlo sul palmo della mano. “Il mio rasoio marca Puma”, sorrise fiero».




Altre storie e suggestioni sono contenute nel catalogo a stampa, con testi di Igor Man e Vincenzo Consolo. Il catalogo è in vendita su iTunes  in versione ebook, arricchita da filmati, brani musicali e testi di approfondimento a corredo delle foto. https://itunes.apple.com/it/book/barbieri-di-sicilia/id689667129?mt=11&ign-mpt=uo%3D4

Armando Rotoletti Armando Rotoletti (Messina, 1958) ha studiato fotografia presso il St. Mary College e il London Polytechnic (ora University of Westimnster) a Londra, città dove ha iniziato la sua attività professionale. Trasferitosi a Milano negli anni ’80 si è quindi dedicato al fotogiornalismo. Tra il 1985 e il 1995 ha prodotto diversi reportage presentati in mostre personali e collettive. Nel 1990, su invito di Grazia Neri, è entrato a far parte della sua storica agenzia, dando avvio all’attività di fotografo-ritrattista di personaggi della cultura, dello spettacolo e dell’economia.

I suoi reportage sono stati pubblicati da molte importanti riviste tra cui i settimanali “Sette” e “Io donna” del Corriere della Sera, Vanity Fair, The Sunday Times, etc.
Contestualmente ai suoi impegni editoriali da una decina d’anni si dedica anche a lavori di ampio respiro e di approfondimento sociale; tra questi Le facce della saggezza (ritratti  di filosofi italiani); Casa della Carità. I volti le storie, dedicato agli ospiti della Casa della Carità di Don Colmegna; Barbieri di Sicilia, un reportage sulle ultime botteghe di barbiere nell’isola. Attualmente, in parallelo alla ritrattistica,  documenta  paesaggi e volti dei distretti agroalimentari (Langhe, Food Valley, ecc.) pubblicando i relativi volumi: Gente di Barbaresco  è il primo risultato di questo nuovo impegno. Con Circoli di conversazione a Biancavilla, Rotoletti esplora la realtà antropologica di un paese siciliano alle pendici dell’Etna, dal destino incerto e in lotta perenne con la modernità. Un altro suo recente volume, Valelapena, racconta storie di riscatto dal carcere di Alba, dove ai detenuti è consentito il lavoro nel vigneto  dello stesso carcere. Scicli, città felice, è il racconto fotografico di una delle più affascinanti città barocche del Sud Est della Sicilia, il suo ultimo libro, Vino e gente dell’Etna documenta lo straordinario territorio dell’Etna e il suo rinascimento enoico.



BARBIERI DI SICILIA Fotografie di Armando Rotoletti


Palazzo Rau della Ferla, Via Silvio Spaventa, Noto (SR)


Dal 4 luglio al 30 settembre 2015

Inaugurazione sabato 4 luglio ore 19.30

La serata sarà allietata dal Duo acustico ARS NOVA, il Maestro Torquato Tricomi alla chitarra e Giuseppe Garozzo al mandolino, suoneranno le antiche musiche dei Saloni da Barba.

Orari d’apertura: 17-23, chiuso il lunedì


La Mostra è organizzata in collaborazione con lo studio Barnum di Noto

Per informazioni: Armando Rotoletti cell. 335 6643389   http://www.armandorotoletti.com