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mercoledì 20 marzo 2019

L’anima rubata. A Urbino, la mostra fotografica di Giordano Morganti, a cura di Carlo Micheli.


Giordano Morganti - L’anima rubata
a cura di Carlo Micheli

Urbino - DATA 
Borgo Mercatale, 61029 Urbino (PU)
29 marzo | 27 aprile 2019
INAUGURAZIONE: venerdì 29 marzo ore 18.00


IDEAZIONE: Vittorio Sgarbi
MEDIAPARTNER: Frattura Scomposta
INFO: 07223091 | 3474337545
MAIL: giordanomorganti11@gmail.com
ORARI: lun-ven 9 - 20 | festivi 10 - 12 | 15 - 18

L’ANIMA RUBATA
La ritrattistica è forse il genere fotografico più antico. Indagare la gente significa penetrare l’animo umano, coglierne le virtù, i difetti, le paure, le speranze. Cercare di capire un territorio attraverso lo studio dei volti dei suoi abitanti, ad esempio, è un po’ come rileggere la cronaca del posto sulla raccolta di un quotidiano locale. Decine, centinaia di faldoni contenenti storie di vita vissuta riassunte nel volto scavato di un contadino, nel portamento fiero di un militare, nella dolcezza immensa di una madre. Se noi siamo ciò che mangiamo e ciò che leggiamo, è pur vero che siamo anche la terra che abitiamo, i valori che condividiamo. Fotografare la gente di una città, di un territorio è un modo per approfondirne la conoscenza, per capire l’orgoglio, la forza, la rudezza dei suoi abitanti e, attraverso i loro occhi, conoscere meglio se stessi. In effetti essere dietro un obbiettivo non pone il fotografo in una posizione di distacco, ma di partecipazione “mirata”, di approfondimento e di conoscenza. I volti fotografati da Giordano Morganti rappresentano il tempo fermato, il tempo senza tempo… Riesaminando il suo immenso patrimonio di immagini si ritrovano e riprovano sensazioni profonde, reali, come le rughe dei pastori piemontesi; sconvolgenti e angoscianti come i volti dei folli; sconfortanti e rabbiose come le mute accuse negli occhi degli homeless; giocose e paradossali come nel caso della comunità trasversale dei sordomuti. Così i vari capitoli di questa pluridecennale ricerca artistica si fondono e confondono, dilatando i confini dei singoli album che li contengono, trovando un comune denominatore nella ricerca di quel “lampo” che sta dietro la maschera del viso, che proviene dal profondo e si apre dinnanzi alla presunta neutralità dell’obbiettivo fotografico, ignorando quanto avessero ragione i “selvaggi” nel ritenere che la fotografia rubasse loro l’anima…



LA MOSTRA
La mostra sarà dunque concepita come un “caos ordinato” e sarà incentrata su ritratti provenienti dalle più svariate raccolte, proposti secondo un ritmo spezzato e serrato, in modo da cancellare ogni aspettativa da parte del fruitore, eliminando l’omogeneità a favore dello stridio degli accostamenti. Capiterà così di trovare un pastore intento a governare il bestiame in cima alle Alpi, accostato ad una bimba sordomuta; un folle delirante contrapposto ad un homeless etilista. L’eterogeneità della proposta renderà ogni immagine unica e svincolata da un contesto tematico, aderente unicamente al tema di fondo: il ritratto. Anche la scelta espositiva rispetterà l’idea di un “disordine controllato”, privilegiando la quantità dei materiali, dando per scontata la qualità degli stessi, presentati secondo un’idea minimalista, ma estremamente coinvolgente, che prevede la realizzazione di lunghe strisce di carta su cui le immagini si susseguono come si trattasse di un enorme “provino” stampato a contatto. 





giovedì 6 luglio 2017

FOTOGRAFIA: IL FRIULI OMAGGIA ELIO CIOL (E PASOLINI) CON 3 MOSTRE.

 
CASARSA DELLA DELIZIA OMAGGIA L'ARTE
DEL FOTOGRAFO ELIO CIOL: DAI GRANDI MUSEI INTERNAZIONALI
AL TRIBUTO ALL'AMICO PIER PAOLO PASOLINI
Tre mostre visitabili per tutta l'estate nella cittadina nel cuore del Friuli Venezia Giulia
 
Tutto luglio (e anche oltre grazie a delle aperture straordinarie) prosegue a Casarsa della Delizia, città di Pier Paolo Pasolini, la mostra “Elio Ciol nei Musei e nelle Collezioni Internazionali”, con 67 opere provenienti dal fondo fotografico di oltre 500 scatti che il grande fotografo Ciol, amico dello stesso poeta e di Padre David Maria Turoldo, ha donato con generosità alla sua comunità. Fotografie in un superbo bianco e nero, tra paesaggi friulani, dettagli di Assisi, volti dell'Italia del dopoguerra, già esposte in grandi musei internazionali a partire dal Metropolitan Museum di New York e dal Victoria and Albert Museum di Londra, solo per citarne due. L’esposizione è stata curata dal maestro Guido Cecere, docente di Fotografia all'Accademia di Belle Arti di Venezia, con la collaborazione del professor Massimo Carboni, docente all'Università della Tuscia di Viterbo e all'Accademia di Belle Arti di Firenze. Ingresso gratuito nello Spazio espositivo di piazza IV Novembre (ex Sala Consiliare) il sabato dalle 15 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. Dal lunedì al venerdì possibili visite per gruppi su prenotazione.


ESPOSIZIONI COLLATERALI - In parallelo proseguono anche le esposizioni collaterali. Nel vicino Centro studi Pasolini (via Guidalberto Pasolini) si può ammirare “A Pier Paolo”, basata sul portfolio di fotografie, raffiguranti Pasolini in varie fasi della sua vita in Friuli e negli anni del successo a Roma fino ai funerali, donato da Ciol alla stessa Città di Casarsa della Delizia nel 2012. L'allestimento di questa sezione, con anche elementi multisensoriali come profumi e musica, è stato curato da Vincenza Crimi con il suo Studio Il Glifo, nella cui sede, sempre in via Guidalberto Pasolini, è visitabile pure la mostra "Arti visive nella poetica di Elio e Stefano Ciol”, con in esposizione le foto del maestro e suo figlio che ne sta proseguendo l’arte nello studio di famiglia.


EVENTI SPECIALI - Collegati alle mostre anche alcuni eventi speciali. Giovedì 6 luglio alle 21 sempre nello Studio Il Glifo di Vincenza Crimi a Casarsa della Delizia in via Guidalberto Pasolini, Elisabetta Borean condurrà la serata d’arte “Il Pordenone attraverso l'obiettivo di Elio Ciol”. Un viaggio nella pittura del grande pittore friulano Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone, tra i più famosi del Rinascimento italiano, e le foto del maestro Elio Ciol alle sue opere. Seguirà brindisi finale con i vini spumanti della selezione Filari di Bolle 2017.
Si proseguirà poi martedì 18 luglio alle 21 nel giardino del Centro Studi Pasolini di Casarsa con l'incontro “Nei Musei e nelle Collezioni Fotografiche Internazionali e Ombre di Luce. L’importanza della pubblicazione di un catalogo a supporto di un progetto fotografico”. Presenterà Valentina Gasparet alla presenza dei fotografi Elio e Stefano Ciol e del professore Guido Cecere che ha curato l'omonima mostra. Seguirà brindisi finale con i vini spumanti della selezione Filari di Bolle 2017.
Per chi volesse fare partecipare una visita guidata alla mostra allestita nell'ex municipio, da non perdere l'appuntamento di domenica 23 luglio alle 17 con il curatore Guido Cecere. Previste ulteriori aperture straordinarie delle mostre il 5, 6, 12 e 13 agosto

ORGANIZZATORI - La mostra “Elio Ciol nei Musei e nelle Collezioni fotografiche internazionali” è promossa dalla Città di Casarsa della Delizia, con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Fondazione Friuli. Il progetto vede la collaborazione di Ambiente Servizi, Centro Studi Pier Paolo Pasolini, Coop Casarsa, Friulovest Banca, Studio Il Glifo, Pro Casarsa della Delizia e Vini La Delizia.


BIOGRAFIA - Elio Ciol nasce a Casarsa della Delizia nel 1929. Inizia giovanissimo a lavorare nel laboratorio del padre, acquisisce esperienza tecnica ed elabora un personale modo di esprimersi attraverso la fotografia, soprattutto riguardo al paesaggio. È sempre alla ricerca di nuove dimensioni espressive. Dal 1955 al 1960 è attivo nel circolo fotografico “La Gondola” di Venezia. Nel 1962 partecipa come fotografo di scena al film Gli Ultimi di Vito Pandolfi e Padre David Maria Turoldo. L'anno dopo, 1963, a Milano, collabora con Luigi Crocenzi alla realizzazione della Fondazione Arnaldo e Fernando Altimani per lo studio e il linguaggio delle immagini. Ha esposto in mostre personali e collettive, in Italia e all'estero. Sue fotografie sono presenti in collezioni private e in istituzioni pubbliche, in Italia e all'estero. Molti i premi e i riconoscimenti ricevuti nella sua lunga attività. Nel dicembre 2001 il New York Times gli ha dedicato uno spazio nella sezione Arts and Leisure. Collabora con importanti case editrici. Ha contribuito alla realizzazione di oltre duecento volumi. Da sessant'anni Elio Ciol scrive con la luce, tracciando un lungo e affascinante itinerario fotografico. È autore di numerosi libri fotografici.

giovedì 6 aprile 2017

INTERVYOU. Nel privè con Livio Moiana, intervistato da Marla Lombardo.

Photographer Credits Yuri Catania

 Amante delle sfide, trasversale ed eclettico, ha da sempre frequentato tanti ambienti.
Negli USA, a Miami, dopo aver lavorato per Mickey Rourke sceglie di allargare il suo lavoro anche al settore pubblicitario e dello spettacolo.

Lavora da venti anni come fotografo, prediligendo il ritratto d’autore. Negli ultimi dieci anni si è focalizzato sulle immagini in bianco e nero e sullo studio del corpo umano, in particolare del nudo artistico, visto come sinonimo di libertà e coniugato senza barriere e chiusure.
Al FIOF international photography awards 2017 si è classificato Vincitore assoluto, sbaragliando tutti e conquistando il primo, secondo e terzo posto nella categoria Nudo, con Menzione d’onore.

Mente erotica sopraffina, ama stupirsi e stupire e nel suo lavoro pignoleria, sentimento e bravura tecnica sono dosate magistralmente.
Per lui “fotografare” non è descrivere vari mondi ma cercare di conoscerli.

Livio Moiana è l'ospite di INTERVYOU, il privé di Untitled Magazine   




Livio fotografi si nasce o si diventa?


Forse si scopre di poterlo diventare.

C'è chi lo è ma non lo fa attraverso una macchina fotografica e chi ne usa una.
Fotografi si può diventare se si sa osservare, se si è curiosi.
Non è una questione di macchine e parametri tecnici, peraltro importanti, ma di pulsioni, di passione e di sensi.


Quando hai cominciato ad approcciarti all'Arte, qual è stata la spinta per cominciare?
La curiosità di conoscere, capire. Una caratteristica che ho da sempre. Sono onnivoro di conoscenza. La comunicazione è uno dei cibi che più mi affascina. Soprattutto quando non è immediata nella sua possibile interpretazione.


Come mai hai scelto come mezzo espressivo la fotografia? Perché ti sei avvicinato a questo linguaggio?
Un po' per caso. Non avevo la passione per la fotografia e non sapevo assolutamente nulla di macchine fotografiche. E' stata una scelta di vita. Volevo fare un lavoro che mi permettesse di viaggiare, conoscere altre culture, vestirmi come mi pare e parlare inglese. Un lavoro che mi desse la possibilità di sentirmi libero. Ho rischiato. E' andata bene e ora non cambierei questo lavoro con nessun altro. Nemmeno se mi permettesse di guadagnare di più. La libertà non ha un prezzo.


Se io dico “Corpo”, tu dici…
Meraviglia. Ammiro, adoro e sento un legame strettissimo col corpo umano. Le sue linee, il suo creare forme ad ogni movimento, l'armonia, i suoi contrasti tra rotondità e spigolosità. Il corpo è arte anche senza che nessun artista lo rappresenti. Lo è nella sua essenza.
Mi fa male quando vedo che alcune persone lo guardano considerandolo volgarità. Come può esserlo qualcosa così puro? La volgarità è un aspetto cerebrale non corporale.











Secondo te, cosa ci definisce? Ciò che siamo o ciò che facciamo?

Penso entrambi. Ciò che siamo emerge anche quando tentiamo di nasconderlo. In ogni nostra manifestazione, anche costruita, siamo noi stessi perché quello è il risultato di una nostra scelta.
Quello che facciamo è un sottotitolo scritto in grassetto.


Chi riconosci come tuoi simili?
Possono esserci varie similitudini. Potrei riconoscermi in più categorie non necessariamente complementari. Se devo sceglierne alcune direi le persone che amano la libertà e rispettano quella degli altri.


Quali sono state le tue collaborazioni più importanti?
Quelle con persone che stimo e con cui è nata un'amicizia che dura da anni.

Portrait Regina e Beppe Baresi

Portrait M. Laudadio

Portrait L. Manera

Portrait F. Trentalance


Come giudichi il Paese ITALIA in genere?
Anni fa avremmo potuto descrivere il nostro paese in 50 parole. Oggi servirebbe un libro. L'Italia è cambiata molto e non mi sembra in meglio. Siamo una nazione con picchi di eccellenza a livello di umanità e opposti di un livello talmente basso da farmi esaltare e vergognare al tempo stesso del mio Paese.
Anni fa ne ero fiero. Ora spesso abbasso lo sguardo.


Tra le tue varie città, in cui hai vissuto, lavorato, amato, fotografato, ce n’è una cui sei più legato, diciamo per “affinità elettive”?
Più che di città preferirei parlare di nazioni, in particolare quelle scandinave. Lì spesso mi sono sentito a casa senza tutte quelle arrabbiature inutili che riempiono le nostre giornate in Italia.
Se una cosa può essere risolta o gestita in modo semplice, in pochi minuti lì avviene così. Da noi invece inciampiamo in mille ostacoli, passaggi inutili, vai e vieni come jo-jo, scortesie, arrabbiature e insensatezze che ci svuotano di energie che avremmo invece potuto usare per costruire qualcosa di positivo.



Cosa accadrà in futuro? Cosa è scritto nell’agenda di Livio?
Nella vita ho imparato che fare progetti e programmi a lungo termine è completamente inutile. E' importante avere sogni, obiettivi ma non programmi perché la loro riuscita non dipende mai totalmente da noi.
Nel mio caso cerco di fare sempre il meglio che posso per crescere come persona e nel lavoro. Soprattutto attraverso l'autocritica. Se dopo mesi mi guardo indietro e mi accorgo di essere allo stesso punto vuol dire che ho sbagliato qualcosa.



Tre aggettivi che ti rappresentano, o ti definiscono.
Non amando, in generale, il parlar bene di se stessi preferisco dire tre difetti: pignolo, rompiballe e a volte pigro.

Qual è il tuo motto?
Non mollare mai

Ed il tuo vizio preferito? O hai solo virtù?
Ho tanti difetti. Un vizio sicuramente è il mangiare! Passerei la giornata a farlo (e a volte lo faccio) assaggiando cibi di ogni tipo. Per fortuna non ingrasso! Sia benedetto il mio metabolismo.

Che cosa ami di più?
La serenità. Stare con le persone che amo e conoscerne altre che mi arricchiscano. Una cosa che nella vita mi entusiasma sono le persone che sanno fare sacrifici ma ti regalano sempre sorrisi senza lamentarsi. Le persone semplici che poi magari raggiungono grandi risultati restando umili. E amo guardare chi fa con passione il proprio lavoro. Qualsiasi esso sia. Non esistono lavori umili. Tutti sono importanti.

Shooting campagna istituzionale AIRC a sostegno della ricerca sui tumori

Qual è la tua più grande paura?
La paura fa parte della vita. Quando arriva il fatto da affrontare non hai molto tempo per riflettere. Ti ci ritrovi faccia a faccia e non puoi nasconderti. In quel momento fai quel che puoi. L'importante è affrontarlo invece di scappare. Avere paura prima che qualcosa succeda è una cosa che la mia mente di solito respinge.
Non sono io a farlo razionalmente. Sono fortunato. Essere credente mi aiuta molto.

Qual è, a tuo avviso, il compito del fotografo? Tu perché fotografi? Cosa ti spinge a dar forma ai tuoi pensieri ed alle tue emozioni?
Dipende quale è il motivo per cui si fotografa. Lavoro, passione, ricerca personale o sfogo.
Penso che un fotografo debba saper ascoltare a fondo, un cliente o la propria passione, e poi cercare il modo migliore per raggiungere il risultato richiesto.
Fotografare è un mio modo di vivere la libertà. Anche se è un lavoro commissionato sono comunque libero di scegliere come scattare una foto perché mi si chiede di farla secondo il mio stile. E' una sensazione bellissima da vivere.



Cosa fa Livio quando non è un “Fotografo”?  Come trascorri i tuoi giorni, e, soprattutto, le tue notti?
Quando posso cerco un contatto con la natura. Ha un enorme potere rilassante su di me. Mi svuota delle arrabbiature dandomi in cambio sorrisi. Poi, sebbene il tempo libero sia poco, amo fare un po' di tutto, anche lavori manuali, oppure cercare nei mercatini non itineranti oggetti usati del passato, vecchie riviste, fumetti o complementi d'arredo. La sera invece, quando sono a casa e non ho impegni, amo godermi in relax qualche serie tv, della musica, leggere o a volte lavorare alle mie foto di Shapes (of freedom). Le notti sono bellissime. I ritmi della vita rallentano, molti rumori si acchetano e c'è la tranquillità per gustarsi la passione che si sceglie di vivere in quel momento.



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