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venerdì 6 febbraio 2015

Hestia. La dimora, cinque artiste e una divinità. | A Bologna una collettiva tutta al femminile curata da Maura Pozzati.


«ΑφΕστίας άρχεσθαι» significa "iniziare con Hestia",
 cioè iniziare bene, dal punto giusto, una cosa

Apre sabato 21 marzo, alle ore 18, presso la sede di ABC in centro a Bologna, la mostra hestiaLa dimora, cinque artiste e una divinità, una collettiva tutta al femminile curata da Maura Pozzati, e fortemente voluta da ABC, da sempre capace di spaziare nei generi più distanti con accuratezza e precisione.

Cinque artiste si sono date appuntamento in una dimora bolognese recentemente diventata spazio espositivo, per esplorare con linguaggi diversi l’universo della “casa”: la casa come spazio architettonico, ma anche come dimensione intima in cui si conservano oggetti e ricordi. La casa, la “dimora”, è uno spazio circoscritto ma così universale e centrale per lo sviluppo dell’essere fin dall’antichità, da avere una divinità a sua protezione: hestia.

Come guidate dallo spirito della divinità, Paola AngeliniValentina D’AccardiMarina GaspariniSabrina Muzi e Anna Rossi, artiste che si sono distinte nel panorama dell’arte contemporanea attuale, porteranno in mostra ad ABC una suggestiva lettura di questo luogo. 

Nella mitologia greca Hestia è la divinità votata alla protezione della dimora, della casa e del focolare; è una dea minore, tra le meno conosciute, che viene però tenuta in grande onore, e nei sacrifici consumati nell'ambiente domestico, viene invocata e riceve la prima offerta. 
Gesti e attitudini che attingono a un universo storicamente femminile si intingono invece di una valenza universale e sociale poiché esplicitano come «Le piccole cose domestiche e i gesti quotidiani che compiamo in casa sono gli aspetti umani comuni a tutti e sono probabilmente anche assai importanti per sviluppare il ragionamento morale e formulare la nozione di bene comune.»
Nel percorso espositivo, la casa non sarà rappresentata solo dal punto di vista architettonico, ma anche nella sua dimensione temporale che ben riesce a comunicare il trittico di nature morte di Paola Angelini. Uno Studio di Luce, realizzato dall’artista durante un soggiorno in Norvegia, paese in cui i fiori e gli oggetti sono i metronomi di una scansione temporale interiore«gli stessi fiori appaiono ripiegarsi su se stessi e gli oggetti tremare e cadere. Per Paola Angelini il tempo diventa davvero “visivo”». 

L’interpretazione di Valentina D’Accardi conduce all’identificazione del tema della dimora con la donna e con la stessa Hestia. Fotografie in bianco e nero ritraggono una donna bella, casta e pura, perché lontana dal mondo delle guerre e delle passioni, che sta a protezione della casa perché è fisicamente dentro di essa, alla finestra. «[…] la finestra è una soglia merlettata e bianca, una “grata” attraverso cui parlare sottovoce, una pellicola tra il dentro e il fuori […]».

Marina Gasparini interpreta la dimora con un’installazione in scala 1:1 che riproduce una cucina da cui poi si intravedono altre stanze e spazi. Walking words on four walls è ingombrante ma leggera e in essa la dimora è racchiusa nel filo rosso che “cuce” insieme i suoi lavori, fatti di oggetti domestici e di parole rubate ad attimi di poesia fatte con un filo rosso che cuciono spazi abitativi che si possono percorrere, guardare, toccare ed esplorare entrandoci: «Un incantesimo […] per entrare in una dimensione metafisica, dove l’orologio non esiste più e dove i gesti ripetutamente eseguiti ordinano la nostra vita».
Le opere di Sabrina Muzi cercano invece nell’armonia con la natura lo spirito di quel focolare che originariamente era fissato nel suolo, «l'ombelico attorno al quale la casa si radica nella terra, la terra intera, che diventa casa di tutti gi uomini». Nello spazio della dimora l’artista ha creato un campo energetico-rituale che ricorda i riti dello sciamanesimo siberiano, in una serie di immagini con cui si tenta di ristabilire il patto con la natura: sull’immagine in bianco e nero dell’artista germogliano semi e piante, radici e tuberi che diventano ornamenti e abbellimenti, come nelle maschere antiche:  «metafisicamente ogni volto è per sempre, purché sia un volto vero ed esprima un daimon»titolo delle opere. 
Anna Rossi presenta “gli umori della famiglia R.”, lavoro inedito concepito per questa mostra che trasforma la stanza in un ricordo comune, legato all’infanzia, alle parole e ai gesti quotidiani delle madri. Una stanza tappezzata di fazzoletti di ogni colore e fattezza, una sorta di protezione di sé e di volontà di restituire a quella frase: “Hai preso il fazzoletto?” tutta la dolcezza del gesto materno, la cura verso il bene più grande, come se davvero il fazzoletto potesse allontanare ogni dolore

INFO | CONTATTI

Titolo Mostra: HESTIA. La dimora, cinque artiste e una divinità.

A cura di: Maura Pozzati 

Conferenza stampa e preview: Venerdì 20 marzo ore 13

Data inaugurazione: Sabato 21 marzo 2015, ore 18 su invito

Sede espositiva: ABC, Via Alessandrini 11 – Bologna 

Periodo di apertura al pubblico: 21 marzo / 15 maggio 2015

Orario di apertura: dal martedì al sabato - dalle 17.30 alle 19.30 / Domenica e lunedì chiuso

Ingresso: gratuito per i soci
Euro 3 per il pubblico

Contatti per il pubblico: 
abc.bo@libero.it | Tel: 320 918 83 04

Link utili Sito webwww.abcbo.it/abc

“Concetti spaziali” | Alla Galleria Statuto13 di Milano la mostra bi-personale di BATT Doriam Battaglia e Roberto Biondi, a cura di Massimiliano Bisazza.


Vi è una sorta di mitologia cresciuta intorno a quanto accaduto che è diversa da ciò che realmente è accaduto”. 
(cit. Peter Higgs)

Due artisti a confronto che riescono a emozionarci seguendo percorsi completamente diversi possono esprime afflato creativo compenetrando le rispettive poetiche seppure si palesino con tecniche così distanti tra loro:

Roberto Biondi è dotato di un certo purismo formale che è estrinsecato chiaramente dalle sue opere, più marcatamente scultoree, nonostante possano riportare spesso alla nostra attenzione visiva dei veri e propri quadri - anche se non sono realmente dipinti mostrano un’indagine tipicamente dadaista in cui il “ready made” scelto dall’artista ne è la riprova - ma dotati di quella tridimensionalità che proviene, di fatto, spiccatamente dall’arte della scultura.
Opere tracciate su cartoni, altre su lamiere di alluminio e di rame, tagliano l’aria con composizioni acuminate, diagonali e linee rette mentre “preferiscono” - poeticamente parlando - stagliarsi nello spazio attorno ad esse. Un intendimento quasi di natura concettuale di monocromie, bicromie, assenze di colore, ritagli di carta, metalli.




Doriam Battaglia ama riconoscersi sulle ampie tele ricche di cromature e di matericità pittorica, dove il colore è ben dosato sia nel suo peso sia nelle sue affinità tecniche, steso su ampie campiture che a loro volta sono ricche di pregevoli particolarismi volutamente ridotti e spesso ton sur ton. Presenta in questa mostra anche lavori più piccoli che rientrano nel suo universo cosmico che è alla base della sua poetica:
Le sue “Frequenze” dello spettro visibile, particellari e molecole che compongono il nostro universo. Indaga oltremodo sul concetto della forma sferica - le sue “Immanenze” - che è l’archetipo di ogni forma, pre-esistente, perfetta  sfericamente ma illusoria, quindi paradossalmente imperfetta come simbolo.






“Concetti spaziali”

Mostra bi-personale di:

BATT Doriam Battaglia e Roberto Biondi

A cura di Massimiliano Bisazza

Opening:  11 marzo 2015 dalle h 18,30 alle h 21,00
In mostra fino al 24 marzo 2015 mattino

Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13
Via Statuto, 13 (corte int.) –  Milano
  

INFO
Cell. +39 347 2265227 | info@statuto13.it


VORTEX | Alla BI-BOx Art Space di Biella la mostra personale di Opiemme, a cura di Daniele Decia

Inizia con un primo appuntamento a Biella, presso BI-BOx Art Space di Via Italia 39, “Vortex”, una serie di mostre personali che propongono l’ultimo ciclo di lavori di Opiemme e che nei prossimi mesi approderà a Bologna il 6 Marzo presso Portanova12 e a Milano il 12 Novembre presso Studio D'Ars.
Progetto presentato al pubblico alle fiere off di Torino e Bologna (The Others 2014, Setup 2015) negli ultimi mesi, la cui prima sperimentazione risale ad Arte Fiera 2014. In tale occasione l'artista partecipò al concorso curato da Valerio Dehò “Prima Pagina Art Prize”, realizzando una palla scura da cui si irradiavano lettere su un collage di copertine d'epoca de “Il Resto del Carlino. (Opiemme, Vortex - Resto del Carlino, 2014).

A Biella la personale sarà curata da Daniele Decia con il testo “Lettere informali”. Titolo che lancia un riferimento a due forti elementi contenuti in questi lavori di Opiemme, spiega Decia: “un gioco di parole che utilizzo per fondere due generi artistici, l’informale e la poesia visiva, così come l’artista li incorpora nei suoi lavori murali e pittorici”.
La sua poetica prima di questo nuovo ciclo di “Vortex” si esprimeva con la composizione di immagini nette fatte con parole e poesie in un richiamo riconducibile all'avanguardia della poesia visiva e ai calligrammi di Apollinaire, a maestri quali Nanni Balestrini, e il biellese Luciano Pivotto, al ricordo del quale Opiemme dedica un lavoro. Con queste parole, scritte in occasione della scomparta dell'artista nel 2013, “Le parole che non ti ho detto. Le parole che non mi hai insegnato.Le parole che disegneremo, ti ricorderanno”, pone Pivotto come una guida per il suo lavoro e per quello dell'artista bolognese e compagna di galleria Alessandra Maio.
Nella sua nuova ricerca i supporti si arricchiscono con cartine e pagine ingiallite di giornali, la pittura composta da intense gocce richiama sempre più cieli stellati, e le parole vanno ad appoggiarsi a  stelle nere che vorticano, irradiando lettere tutt’intorno come fossero luce. A porre le basi di questa ricerca è un libro, “L'alfabeto scende dalle stelle” del genetista italiano Giuseppe Sermonti,  il quale sostiene che l’alfabeto non sarebbe altro che un’immagine derivata delle forme delle costellazioni. 
Francesco Sala, sulle pagine di Sky Arte scrive, in merito al murales di 10 piani realizzato a Gdansk e tributo al premio Nobel per la poesia 1996, Wislawa Szymborska: “L’effetto, esteticamente stupefacente, trova forza concettuale nelle teorie sull’origine astrale del linguaggio proposte a suo tempo da  Sermonti. Esiste una correlazione tra la scrittura e le forme e formule che regolano l’universo? L’immagine delicata di un alfabeto che cade direttamente dal cielo, come sublime polvere di stelle, sembra indurre una risposta fascinosamente positiva.”




Opiemme “appoggia” pensieri, poesie e riflessioni su questi astri neri, che a loro volta si incastrano sui paesaggi stilizzati di antiche mappe, sulla impaginazione tipografica ordinata dei quotidiani degli Anni Trenta. Tra il cielo della notte e l'atto creativo dell'artista si intreccia un rapporto ermetico, emozionale, da scoprire in relazione ai fatti narrati dai titoli, e ai luoghi delle cartine, in un gioco di incastro che sviluppa storie, racconti.
Opiemme viene affascinato dallo studio di Sermonti che correla la nascita dell'alfabeto con la  posizione degli astri in cielo. Per lo scienziato l'alfabeto è disegnato, nel cielo notturno, con i tratti delle costellazioni boreali. La prima metà dell'alfabeto greco (da alfa a epsilon) ricalca le costellazioni zodiacali, marcando una stazione lunare per ogni segno. La seconda metà (da csi a omega) ricopia intere costellazioni ordinate sulla Via Lattea. Il cerchio zodiacale allinea animali (da Toro ad Ariete), l'arco galattico eroi, volatili e il cane infernale (da Orione, al Cigno, al Cane maggiore). Il riferimento astrale fissa l'ordine e la perennità dell'alfabeto, che fu prima un calendario e solo più tardi un glossario, le cui iniziali (acronimi) offrirono voce all'alfabeto.

Opiemme dal 2013 ha intensificato i suoi interventi pubblici non solo in Italia, con lavori  site-specific di poesia di strada in Thailandia, Haiti, Polonia, e Argentina (dove è stato invitato alla 4° edizione della “Biennale della Fine del Mondo”), grazie al progetto “Un viaggio di pittura e poesia”. Questo ha portato i media a definirlo “poeta della street art”, sebbene il suo lavoro sfugga all'epiteto stesso, e spesso i suoi siano interventi murali autorizzati.
A Bologna ha recentemente effettuato un intervento in Piazza XX Settembre. Intitolato "Irradiation/Irradiazione" – omaggiando il dottor Giuseppe Sermonti-, il lavoro si trova sul tetto dell'Autostazione di Bologna, punto nevralgico e cruciale per la centralità e la visibilità, a poche centinaia di metri dalla Stazione Centrale e all'inizio di via Indipendenza, e sede della fiera Setup nel Gennaio 2015.
La posizione è determinante nel definire lo statuto del lavoro come arte pubblica, pensato e strutturato con la consapevolezza di essere messaggio ed esempio di bellezza, esempio di riqualificazione attraverso l'arte e la poesia.  Il lavoro si evolve fino ad assumere la forma monumentale del muro bolognese che diventa l'emblema della contemporaneità nella dimensione di una Babele del XXI secolo in cui il messaggio, i testi, le parole si perdono in un vortice energetico con l'auspicio, della creazione di un nuovo universo linguistico di cui l'arte stessa ne è l'esempio.

Nel 2014,  in occasione della seconda edizione di Setup art Fair, Opiemme vince il premio “Talent Scout”, offerto da La Molisana. La giuria, composta da Rossella Ferro e Fabrizio Savigni in rappresentanza de La Molisana, e dai critici Valerio Dehò e Antonio Arévalo, ha scelto il suo lavoro per "la capacità di mescolare la poetica quotidiana alla poetica del cibo, l’intelligenza con cui ha legato temi di natura internazionale a socialità intesa come semplicità di lettura dell’opera”. Decisione sottolineata dalle parole di Arévalo: “[...]perché la poesia è dappertutto basta scovarla ed è questo che sta facendo da tempo l'artista Opiemme.[...]”, che confermano gli intenti espressi dall'artista stesso di voler portare la poesia incontro alle persone, e a occhi che possano leggerla.



“VORTEX”
mostra personale di Opiemme
06.02. - 8.03.2015
BI-BOx Art Space
Via Italia, 39 – Biella

info.bibox@gmail.com | +39 349 7252121


OPIEMME

giovedì 5 febbraio 2015

TOPOPHILIAS| In mostra a Berlino REBECCA AGNES - STEFANIA MIGLIORATI - IVANA SPINELLI

Ivana-Spinelli. Cannot see all

TOPOPHILIAS
Testo a cura di Arianna Miotto



L’artista è un radicante, un rizoma, ripensando alla definizione deluziana-guattariana del termine nel capitolo omonimo di Mille Piani. Un rizoma è una radice, ma di un particolare tipo. Una radice che non vive di vita propria ma come protuberanza che si sviluppa da un’altra. La sua principale funzione è quella di riserva di sostanze che permettono la vita della radice a cui è attaccato. Potremmo definirla una radice-relazionale.

Un’illuminante pensatore del nostro tempo, Éduardn Glissant, difensore della diversità e dell’unicità che tutti ci distingue scrive:

Non è per il fatto di essere aperte che le identitàrelazione non sono radicate. Ma la radice non è più un perno, an chouk, non uccide più quello che trova intorno a sé, corre (…) a incontrare altre radici con le quali condivide il succo della terra. Così come sono esistiti gli Stati-nazione, ci saranno nazionirelazioni. Come ci sono state frontiere che separano e distinguono, ci saranno frontiere che distinguono e collegano, e che non distingueranno se non per collegare.

Il lavoro di Stefania Migliorati, Geografie domestiche, parte da quest’idea di radice che vive proprio della relazione con l’altro. Una serie di fotografie lavorate a computer e stampate su carta d’acquerello ritraggono una serie di piante regalate all’artista da vari visitatori che passarono per il suo appartamento di Berlino: ad ogni pianta corrisponde nella fotografia il nome di colui che la regalò, il nome biologico della pianta, il suo paese di provenienza. Le piante nell’immaginario dell’artista registrazione delle persone che passarono per la sua casa e le fecero questo regalo. Sono tracce di identità, metamorfosi di un passaggio. Il lavoro dell’artista si fa metafora di una botanica classificazione spaziale e relazionale, un catalogo degli incontri, dei passaggi, fermati in questi disegni, come testimonianze delle persone che passando per la casa dell’artista diedero inizio a quel legame relazionale che la pianta testimonia.

Stefania Migliorati. Domestic Geographies

La “stanza superflua” presente nel vecchio appartamento di Mitte, permise all’artista di ospitare molte persone per periodi più o meno lunghi. L’artista chiedeva a ogni visitatore di lasciare nel Libro degli Ospiti un disegno, un pensiero, un ricordo legato alla permanenza nella sua casa. Il libro si fa dunque memoria di uno spazio e della condivisione quotidiana tra l’artista e gli ospiti che vi passarono tra il giugno 2008 e il marzo 2013, quando si è trasferita in un’altra casa in un diverso quartiere perchè nel palazzo dove si trovava sono cominciate opere di ristrutturazione; L’opera è un documento di tracce, condivisioni che l’artista rivive nel gesto del ricamo: disegni e parole scritte vengono ricamati a mano dall’artista, a filo d’erba, e riportati su stoffa. Rebecca Agnes si riappropria in questo modo dei loro gesti; ripercorre la presenza dell’altro, non solo con il ricordo, ma attraverso la più diretta gestualità mnemonica.

Rebecca Agnes. Guest Book
Ivana Spinelli comincia qualche anno fa ad osservare e disegnare le cellule delle radici, scoprendo poi (attraverso la neurobiologia vegetale) che quel micro-mondo complesso è un sistema pienamente intelligente che entra in relazione e comunicazione tra il suo interno e il mondo esterno. Rileggendolo in scala macroscopica, il lavoro dell’artista si fa metaforica lettura dell’umana tendenza alla relazione e al contatto con l’altro, come le cellule, che contaminandosi tra loro danno vita a nuove forme particellari. Cannot see all è il titolo dell’opera un’installazione composta da un disegno eseguito a matita e inchiostro di china, ed elementi scultorei che continuano il disegno nello spazio. Movimenti minimi di fusione e separazione. Incontri vitali. Non completamente visibili (dunque non completamente disegnati). È di questi dettagli minimi che si compongono i nostri rapporti e le nostre relazioni. Di questi dettagli sfuggenti e non del tutto decifrabili, si formano le nostre infinite interconnessioni, con altri esseri umani e con tutto il non-umano (natura, luoghi, oggetti..). L’artista prova a cercare nelle cellule delle radici questo tutto relazionale di cui si compongono le nostre esistenze, ma sa di non poter vedere tutto; il contatto è invisibile agli occhi. 

L’altro vive in noi e noi viviamo nell’altro. L’artista, al quale la relazione con l’altro è implicita, vive di questi contatti, di questi gesti scambiati, ripetuti, condivisi. Vive sul confine, tra sé e l’altro, fedele alla sua unicità, e aperto alla relazione che ogni rizomatica radice richiede per rimanere in vita.



OPENING 14.02.2015, 8pm TOPOPHILIAS
REBECCA AGNES - STEFANIA MIGLIORATI - IVANA SPINELLI

KREUZBERG PAVILLON
Gartenstudio, Naunynstrasse 53, 10999 Berlin