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lunedì 10 novembre 2014

HORROR VACUI Chi ha paura dello spazio tra le righe? | La mostra personale di Stefano Cerioli riflette sulla paura dello spazio vuoto, a cura di Arianna Beretta.

Il nuovo progetto di Stefano Cerioli, composto da carte, tele e un grande lavoro a parete, abiterà lo spazio di Avantgarde, Tattoo Parlour & Artgallery da martedì 25 novembre. Figure enigmatiche, uomini barbuti, animali dalla provenienza lontana, simboli ancestrali e misteriosi si muovono in uno spazio senza tempo, grazie al segno, alle texture e alla cifra stilistica peculiare dell’artista milanese.


Il nuovo progetto di Stefano Cerioli, Horror vacui. Chi ha paura dello spazio tra le righe?, si concentra su un’idea portante: sulla paura dello spazio vuoto. Uno spazio che è un luogo metaforico: non solo quello della pagina bianca, ma quello delle nostre esistenze. Sempre tesa a riempire questi “momenti”, la maggior parte di noi teme il silenzio e il vuoto e a volte, nello sforzo di realizzare forzatamente un obiettivo, fallisce miseramente. Cerioli, che spesso utilizza per i suoi lavori pagine di vecchi libri, vuole mostrare come questa paura si annidi anche nei luoghi infinitamente piccoli della nostra vita, tra le righe, appunto.
I vuoti dei suoi lavori sono riempiti da texture che l’artista esegue con precisione minuziosa, quasi un mantra a depotenziare questo horror vacui, ma se allontaniamo lo sguardo, che viene inevitabilmente attirato da questi motivi ipnotici, e guardiamo le sue opere nella loro totalità scopriamo come questa paura del vuoto e del “non fare” venga superata dalla gioia e dalla pienezza del fare, del creare, del dipingere.


Le carte e le tele di Stefano Cerioli sono un inno alla vita e alla creazione: sulla loro superficie prendono vita simboli, animali e uomini in un universo che spinge l’osservatore a una molteplicità di interpretazioni e letture, grazie ad un continuo rimando tra antico - impossibile non pensare alle xilografie medievali - e moderno nell’uso sintetico di segno e colore.
L’uso dell’oro, nel nero e del bianco, il tratto morbido e fluido vanno a comporre una stratificazione a livello visivo e culturale: antico e contemporaneo si fondono armoniosamente in un linguaggio che non ha paura di andare a fondo nella lettura, fra le righe, dell’uomo di oggi.

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Stefano Cerioli (1966), graphic designer dalla nascita e artista per vocazione, vive e lavora a Milano. Ha partecipato a diverse collettive nazionali, tra cui quelle alla Galleria PassepARTout Unconventional Gallery di Milano, alla Galleria Simultanea Spazi d’Arte di Firenze e alla Galleria Civica di Monza. Dal 2012 collabora con Comitato Padiglione Tibet partecipando a diverse mostre: Museo Diotti di Casalmaggiore (CR), Biblioteca Laudense di Lodi per approdare alla Biennale di Venezia del 2013 con “Padiglione Tibet” allo Spazio Porto nella Chiesa Santa Marta di Venezia. Ha partecipato alle mostre Statement 2013 e Postqards di Circoloquadro Milano. I suoi lavori sono fortemente influenzati dalla street art. Passare dai tattoo alle grafiche per skateboard è un’esigenza irrinunciabile. Le sue opere evocano messaggi e accompagnano l’osservatore in un percorso visivo fatto di contraddizioni e contrapposizioni, di evocazioni e assenze descrittive. La ricerca e il tentativo di far convivere elementi, linguaggi e mezzi distanti e differenti tra loro è il concetto che sta alla base del suo lavoro.

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Stefano Cerioli ½ Horror vacui. Chi ha paura dello spazio tra le righe?
a cura di Arianna Beretta
Inaugurazione martedì 25 novembre 2014, dalle 18.30
In mostra dal 25 novembre al 5 dicembre 2014
Orari da lunedì a sabato dalle 13 alle 20, o su appuntamento

Avantgarde, Tattoo Parlour & Artgallery
Via F. Corridoni 148, Sesto S. Giovanni (MI)

Informazioni
 info@avantgardetattoo.it - 02 49473254

sabato 8 novembre 2014

“Oplita” di Alberto Emiliano Durante | A Roma la scultura in travertino dell'altezza di tre metri installata in maniera permanente sul Lungo Tevere del Risorgimento.

Il giorno 6 dicembre 2014 alle ore 18:00 è stata inaugura nello spazio esterno del centro espositivo Plus Arte Puls in Viale Mazzini 1, l'opera “Oplita” di Alberto Emiliano Durante. Si tratta di una scultura in travertino dell'altezza di tre metri installata in maniera permanente sul Lungo Tevere del Risorgimento.

Oplita

L’opera rappresenta un guerriero del mondo greco antico l’oplita e si ispira pertanto alla storia mitica della città di Roma, le cui origini risalgono agli antichi insediamenti degli Argivi, ossia di quei Greci, provenienti da Argo, che si insediarono nella zona del Palatino.
La scultura intende esprimere i valori e ricordare le conquiste attuate dalle antiche civiltà, così come la fusione culturale e religiosa conosciuta dai diversi popoli, anche come diretta conseguenza delle guerre. 

Gli opliti si distinguevano per la loro tecnica e preparazione, combattendo come una singola impenetrabile unità denominata “falange”; questa tecnica permetteva loro di sfidare e vincere eserciti numericamente superiori. 
Tante grandi imprese e grandi conquiste da parte degli antichi Greci furono rese possibili proprio dall’invenzione delle falangi di opliti, che rivoluzionarono radicalmente il sistema di combattimento in uso sino ad allora.

L’oplita simboleggia, dunque, la figura del guerriero che, attraverso l’azione, eleva il suo spirito a uno stadio superiore, lasciando un segno indelebile nella storia.
La sua forza si esprime attraverso l'uso della geometria che richiama le forme ieratiche del mondo arcaico e delle grandi civiltà del passato. La scultura prende vita dall'elaborazione degli elementi dell’elmo greco corinzio: la celata, le paragnatidi e il cimiero. Questi elementi chiave si legano tra di loro sviluppandosi ed estendendosi sulla superficie senza interruzione di linee, in una continuità che tende all’infinito.
La simmetria e l’equilibrio conferiscono all’opera un senso di trattenuta potenza.


Plus Arte Puls
Viale Mazzini 1/Lungo Tevere del Risorgimento 35
00195 Roma

Inaugurazione: Dalle ore18
L'opera è sempre visibile

Per informazioni: 



Telefono: +39 3348375279

“Judas’ Mystery” | A Berlino la mostra personale dell’artista italiano Paolo Maggis che sonda il mistero ed il limite tra il bene e il male e


Paolo Maggis – Judas’ Mystery 22.11.14 – 17.1.15 
Conferenza Stampa Giovedí 20.11. 2014, 12h (con aperitivo)

Vernissage Sabato 22.11. 2014, 18-21h

Introduzione a cura di Claudia Cosmo – Giornalista e curatrice di ROMPONE artspace

La galleria burster presenta a Berlino “Judas’ Mystery” la mostra personale dell’artista italiano Paolo Maggis. In questa nuova serie l’artista sonda il limite tra il bene e il male e ne aproffondisce il mistero che li fa coesistere.
Il lavoro di Paolo Maggis, che si situa nella corrente della pittura figurativa gestuale, mantiene la tradizione italiana nell’uso estetico del colore e della stesura. Le sue tematiche e cromie si trovano in continua evoluzione delineando una indagine a 360o sulla societá che lo circonda. I suoi grandi formati, di forte impatto emotivo scuotono lo spettatore con l’intenzione di riportare la riflessione dall’universale all’essenza del essere umano.
Paolo Maggis, nato a Milano nel 1978 riscuote fin da giovane un grande successo di pubblico e critica, ed in poco tempo diventa un artista di riferimento nell’ambito della pittura figurativa in Italia. Nel 2005 si trasferisce a Berlino dove vive e lavora per due anni. Contemporaneamente le sue opere vengono esposte in Germania e in Italia presso spazi pubblici ed istituzioni museali oltre che gallerie private. Nel 2008 si trasferisce a Barcellona dove tutt’ora vive e lavora.

Per ulteriori informazioni contattare Rakel Ochoa rakel@galerieburster.com 



kurfürstendamm 213
10707 berlin

phone +49 (0) 30 243 34 983
fax +49 (0) 30 243 34 985




martedì 4 novembre 2014

Consiglio di lettura... Navi Grigie Di Alessio Brugnoli


Partendo da un’idea di Giorgio Sangiorgi, Brugnoli ha realizzato un romanzo intriso di humor, e di proiezioni illuminanti sul futuro tecnologico e culturale della nostra società.

Un brillante scienziato italiano è il protagonista della prima parte del romanzo. Quando inaspettatamente arrivano decine di navi aliene, per lungo tempo esse rimangono inerti nel cielo, lasciando lo scienziato a proseguire i propri monologhi interiori e le sue attività quotidiane. Ma ha un certo punto sono gli alieni a chiamarlo, perché suo tramite vogliono spiegare ai terrestri che i loro intenti non sono malevoli, benché alla lunga la loro presenza potrebbe causare un danno alla specie umana.

Per capire cosa avviene ci spostiamo qualche secolo più avanti per assistere alla divertente epopea di Caudì e Papesci, pronipoti primitivi dell’uomo in cerca della verità.


Con questo romanzo, Brugnoli e Sangiorgi vogliono rendere omaggio ad un altra importante opera della fantascienza mondiale: “Le guide del tramonto” di Arthur C. Clarke.


“Tra segno e di-segno” | Alla galleria Statuto 13 di Milano la personale di pittura di Monica Temporiti, cura di Massimiliano Bisazza

Mentre Giulio Paolini dal 1960 opera esercizi di analitica intorno all’ “oggetto” pittura, tela, superficie, colore; dal 1958 Robert Ryman istituisce una via analitica del cosiddetto “Sistema Arte” a partire dal “colore” bianco, implicante supporto, stesure, materiali, gestualità, spatole, pennelli.

Oggi Monica Temporiti riflette l’esperienza pittorica del Minimalismo.
L’unicità valoriale del colore è esperita in lei tramite la concretezza della stesura e la sua possibile fenomenologia. Anche questo passo sta sotto il segno dell’ “oggettivizzazione” dell’esperienza artistica, solo che la pittura di questa giovane artista è assunta nel suo elemento essenziale, di colore/luce, seppur decida di non lasciar cadere la tradizione disegnativa sintetica e geometrizzata - si pensi alla lezione del Neoplasticismo in Olanda che si diffuse poi in tutto il mondo -.

Temporiti artista reinterpreta dunque in chiave minimalista ma del tutto personale il proprio modo di percepire la realtà circostante ma consapevole di mantenere un gusto dedito ai delicati equilibri compositivi dei suoi lavori artistici.

Quanto percepisco in qualità di curatore della sua mostra milanese è una voluta asetticità, un voluto distacco dal mondo ma non per mancanza di sensibilità, anzi, tutt’altro: per una decisa azione di auto protezione.

La Galleria d’Arte Statuto13 presenta in Brera a Milano, una mostra molto diversa dagli schemi del passato augurandosi che un’artista come Monica Temporiti possa essere apprezzata non solo da un pubblico di nicchia ma da tutti gli astanti…e non solo.


“Tra segno e di-segno”

Mostra personale di pittura di:

Monica Temporiti

A cura di Massimiliano Bisazza

       -Opening:  14 gennaio 2015 dalle h 18,30 alle h 21,00
In mostra fino al 27 gennaio 2015 mattino

Presso: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13
Via Statuto, 13 (corte int.) – 20121 Milano

Apertura al pubblico: dalle h 11 alle h 19 dal martedì al sabato

INFO
 Cell. +39 347 2265227 | info@statuto13.it


Varva. Quello che avrei voluto vedere di Alessandro Sambini | A Circoloquadro di Milano il cortometraggio che invita a riflettere - a partire da fatti di cronaca - sul condizionamento e sull’influenza dei mezzi di comunicazione sull’immaginario comune.

Mercoledì 12 novembre Circoloquadro presenta Varva. Quello che avrei voluto vedere di Alessandro Sambini. Una serata dedicata all’opera più recente del giovane artista veneto di stanza a Milano, una riflessione sviluppata a partire da fatti di cronaca - le esecuzioni dell’Isis - per analizzare i meccanismi di comunicazione e di lettura delle immagini.
Quello che avrei voluto vedere è un progetto sul condizionamento e sull’influenza dei mezzi di comunicazione sull’immaginario comune. Sulla differenza tra finzione e realtà. Sull’affezione alle immagini di morte e alla loro spettacolarizzazione. Sull’abitudine a una visione superficiale.
Ideato originariamente nell’ambito della IV edizione di CICI Film Festival a Castellammare del Golfo (TP), l’allestimento per gli spazi di Circoloquadro prevede una videoinstallazione all’interno del cortile della Fonderia Napoleonica Eugenia di Milano e la proiezione di un cortometraggio, introdotto da Angela Madesani.

Alessandro Sambini (Rovigo, 1982; vive a Milano) si è laureato in Design alla Libera Università di Bolzano, con una specializzazione in Research Architecture nel dipartimento di Visual Cultures al Goldsmiths’ College di Londra. Attraverso la fotografia, il video e l’utilizzo di supporti multimediali riflette sulla necessità e le modalità di produzione di nuove immagini, la loro circolazione e diffusione, la relazione con il pubblico.

Angela Madesani storica dell’arte e curatrice indipendente è autrice, fra le altre cose, del volume Le icone fluttuanti Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia e di Storia della fotografia per i tipi di Bruno Mondadori. Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere, collabora con alcune testate di settore. È autrice di numerosi volumi di prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Oltre che all’Accademia di Brera di Milano, insegna all’Istituto Europeo del Design di Milano e a Corsi Arte.

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Alessandro Sambini
Varva. Quello che avrei voluto vedere
introduce Angela Madesani

mercoledì 12 novembre 2014
proiezioni alle 20.00 e alle 20.30
ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili

Circoloquadro
via Thaon di Revel 21, Milano
tel. 339 3521391 – 02 6884442

info@circoloquadro.com