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lunedì 19 dicembre 2016

La Cabina dell’Arte Diffusa di Torino, a cura di Daniele D'Antonio.

La Cabina dell’Arte Diffusa di Torino (una ormai ex cabina telefonica all’interno dei giardinetti di Piazza Peyron) costituisce un esempio di riconversione di elementi dell’arredo urbano, nello specifico in disuso, attraverso una azione spontanea “dal basso”.
Metaforicamente “occupata” artisticamente nel marzo 2016, successivamente dismessa come impianto telefonico da Telecom nell’estate, è stata presa in carico dalla città e affidata in concessione all’Associazione Culturale Tribù del Badnightcafè, a seguito della proposta di realizzazione di un progetto artistico/culturale presentato dalla medesima associazione, che in sostanza sanciva e codificava l’ipotesi progettuale iniziale di Daniele D’Antonio, promotore e ideatore dell’iniziativa.
La Cabina è uno strumento che in primis fissa una marca identitaria all’interno di una piazza che si intende promuovere nel suo complesso all’arte attraverso forme di partecipazione e di interazione diretta tra artisti locali e pubblico.
La Cabina è di per sè luogo dove accadono cose: nel corso della sua prima stagione, nel corso delle Domeniche in Cabina (appuntamenti settimanali fissi alla domenica mattina), tra mostre, readings, performances, presentazioni di libri sono transitati circa una trentina di artisti. Esperienza recente è stata quella degli ultimi week-end, con la manifestazione “Una piazza d’arti” aperta in forma autogestita agli artisti locali, che ha registrato apprezzamenti sia dalla popolazione residente, che dalle attività commerciali che gravitano nell’intorno della piazza: una proposta di divulgazione dell’attività degli artisti torinesi, di immediata relazione tra questi e il pubblico, non mediata da filtri di altra natura.




La natura concettuale della Cabina rimanda alla funzione originaria della ex cabina telefonica: nata come contenitore di uno strumento di comunicazione uno-a-uno, il telefono pubblico, ritorna ad essere contenitore, icona e marker territoriale di una comunicazione evoluta molti-a-molti, uno-a-molti, molti-a-uno.
A differenza di tanti riutilizzi di ex cabine telefoniche, all’estero e di recente anche in Italia, questa Cabina dell’Arte Diffusa non è elemento statico: non è un contenitore, ad esempio di libri per il book-crossing, non è cabina d’arte come semplice oggetto da decorare, ma è elemento dinamico, luogo di aggregazione, di scambio, di arricchimento sia degli individui che del territorio.
Cambiano le forme del comunicare, cambiano i temi, così come è nel tempo cambiata la tecnologia che ruota intorno alla Cabina: in questo senso ci sembra realistico pensare alla funzione sociale che di cui si fa carico il messaggio artistico, e le azioni con cui questo viene espresso, divulgato e utilizzato, come anticipazione, sperimentazione e realizzazione innovativa di ipotesi progettuali da applicarsi in altri contesti di una società in rapido e incontrollato mutamento.


Daniele D'Antonio, promotore e ideatore dell’iniziativa.
ph. Marco Petrino

 #lacabinadellartediffusa #Torino

sabato 9 aprile 2016

"Le Domeniche in Cabina #0". Al via a Torino una serie di appuntamenti artistici e letterari. Si inizia con Federico Fabbri.



Domenica 10 aprile 2016 dalle ore 12:00 alle ore 13:00
Piazza Peyron, 10143 Torino
Un via informale alle Domeniche in Cabina.
L'#0 di una serie di appuntamenti domenicali, durante i quali sarà possibile incontrare artisti, vedere mostre site-specific, assistere a readings e incontri letterari, il tutto nell’ambiente tranquillo e non paludato di un giardinetto pubblico alla domenica mattina.
Una iniziativa indipendente, autogestita, di valorizzazione del territorio attraverso le risorse esistenti messe a disposizione da artisti e pubblico, dove il territorio in senso lato non viene usato, bensì arricchito con un valore aggiunto dato dagli elementi fisici dell’arte, destinati a rimanere sul territorio stesso, per un tempo più o meno lungo.

Prendiamo il via con un artista romagnolo, Federico Fabbri, scrittore della classe 1978 e scrittore di classe che, di passaggio a Torino domenica 10 aprile, ha voluto omaggiare la Cabina con alcuni suoi scritti dai quali trarrà alcune suggestioni a beneficio del pubblico presente.
L’ingresso è libero, manco a dirsi.

Federico Fabbri, nato nel 1978 a Santa Sofia, pease nel cuore della Romagna, ricco di tradizione e cultura. Federico si avvicina alla scrittura sin da ragazzo, riempendo pagine e pagine di pensieri ed emozioni. Pagine che restano chiuse in fondo a vecchi cassetti fino a pochi anni fa, quando pubblica la sua prima raccolta di poesie “Sino alla fine”, dedicata al ricordo del fraterno amico Denis. Assenza il cui vuoto non colmato da questa prima opera, lo spinge ad un secondo lavoro “PerSino poesie”. Si cimenta ora con un nuovo genere letterario, l’autobiografia “La mia vita durata 90 anni, scritta a 36, finita di scrivere a 37”.

martedì 4 novembre 2014

( ...) SAVE THE DATE > 6 NOVEMBRE 2014 ORE 18 TORINO


"L'Arte è un modo di amare le cose"

Ci presentiamo nudi, privi di bandiere che annuncino il nostro lavoro.

Partiamo dall'essenziale del pensiero e dell'opera d'artista mettendone a fuoco la centralità.
Eliminiamo le sovrastrutture che allontanano i linguaggi dell'arte dalla loro funzione sociale.
L'obiettivo è connettere gli artisti con i fruitori d'arte attraverso l'essenziale, non ci interessa oggi appendere mille opere a mille chiodi su mille muri.
L'opera è un mezzo e non un fine.
Trovare gli artisti significa comprenderne il linguaggio e fruirne, renderlo patrimonio disponibile e sostenibile attivamente.
Significa rendere il processo di trasmissione del linguaggio dell'arte, un linguaggio universale e condiviso.