STAY COOL. BE SOCIAL.

venerdì 6 febbraio 2015

“Concetti spaziali” | Alla Galleria Statuto13 di Milano la mostra bi-personale di BATT Doriam Battaglia e Roberto Biondi, a cura di Massimiliano Bisazza.


Vi è una sorta di mitologia cresciuta intorno a quanto accaduto che è diversa da ciò che realmente è accaduto”. 
(cit. Peter Higgs)

Due artisti a confronto che riescono a emozionarci seguendo percorsi completamente diversi possono esprime afflato creativo compenetrando le rispettive poetiche seppure si palesino con tecniche così distanti tra loro:

Roberto Biondi è dotato di un certo purismo formale che è estrinsecato chiaramente dalle sue opere, più marcatamente scultoree, nonostante possano riportare spesso alla nostra attenzione visiva dei veri e propri quadri - anche se non sono realmente dipinti mostrano un’indagine tipicamente dadaista in cui il “ready made” scelto dall’artista ne è la riprova - ma dotati di quella tridimensionalità che proviene, di fatto, spiccatamente dall’arte della scultura.
Opere tracciate su cartoni, altre su lamiere di alluminio e di rame, tagliano l’aria con composizioni acuminate, diagonali e linee rette mentre “preferiscono” - poeticamente parlando - stagliarsi nello spazio attorno ad esse. Un intendimento quasi di natura concettuale di monocromie, bicromie, assenze di colore, ritagli di carta, metalli.




Doriam Battaglia ama riconoscersi sulle ampie tele ricche di cromature e di matericità pittorica, dove il colore è ben dosato sia nel suo peso sia nelle sue affinità tecniche, steso su ampie campiture che a loro volta sono ricche di pregevoli particolarismi volutamente ridotti e spesso ton sur ton. Presenta in questa mostra anche lavori più piccoli che rientrano nel suo universo cosmico che è alla base della sua poetica:
Le sue “Frequenze” dello spettro visibile, particellari e molecole che compongono il nostro universo. Indaga oltremodo sul concetto della forma sferica - le sue “Immanenze” - che è l’archetipo di ogni forma, pre-esistente, perfetta  sfericamente ma illusoria, quindi paradossalmente imperfetta come simbolo.






“Concetti spaziali”

Mostra bi-personale di:

BATT Doriam Battaglia e Roberto Biondi

A cura di Massimiliano Bisazza

Opening:  11 marzo 2015 dalle h 18,30 alle h 21,00
In mostra fino al 24 marzo 2015 mattino

Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13
Via Statuto, 13 (corte int.) –  Milano
  

INFO
Cell. +39 347 2265227 | info@statuto13.it


VORTEX | Alla BI-BOx Art Space di Biella la mostra personale di Opiemme, a cura di Daniele Decia

Inizia con un primo appuntamento a Biella, presso BI-BOx Art Space di Via Italia 39, “Vortex”, una serie di mostre personali che propongono l’ultimo ciclo di lavori di Opiemme e che nei prossimi mesi approderà a Bologna il 6 Marzo presso Portanova12 e a Milano il 12 Novembre presso Studio D'Ars.
Progetto presentato al pubblico alle fiere off di Torino e Bologna (The Others 2014, Setup 2015) negli ultimi mesi, la cui prima sperimentazione risale ad Arte Fiera 2014. In tale occasione l'artista partecipò al concorso curato da Valerio Dehò “Prima Pagina Art Prize”, realizzando una palla scura da cui si irradiavano lettere su un collage di copertine d'epoca de “Il Resto del Carlino. (Opiemme, Vortex - Resto del Carlino, 2014).

A Biella la personale sarà curata da Daniele Decia con il testo “Lettere informali”. Titolo che lancia un riferimento a due forti elementi contenuti in questi lavori di Opiemme, spiega Decia: “un gioco di parole che utilizzo per fondere due generi artistici, l’informale e la poesia visiva, così come l’artista li incorpora nei suoi lavori murali e pittorici”.
La sua poetica prima di questo nuovo ciclo di “Vortex” si esprimeva con la composizione di immagini nette fatte con parole e poesie in un richiamo riconducibile all'avanguardia della poesia visiva e ai calligrammi di Apollinaire, a maestri quali Nanni Balestrini, e il biellese Luciano Pivotto, al ricordo del quale Opiemme dedica un lavoro. Con queste parole, scritte in occasione della scomparta dell'artista nel 2013, “Le parole che non ti ho detto. Le parole che non mi hai insegnato.Le parole che disegneremo, ti ricorderanno”, pone Pivotto come una guida per il suo lavoro e per quello dell'artista bolognese e compagna di galleria Alessandra Maio.
Nella sua nuova ricerca i supporti si arricchiscono con cartine e pagine ingiallite di giornali, la pittura composta da intense gocce richiama sempre più cieli stellati, e le parole vanno ad appoggiarsi a  stelle nere che vorticano, irradiando lettere tutt’intorno come fossero luce. A porre le basi di questa ricerca è un libro, “L'alfabeto scende dalle stelle” del genetista italiano Giuseppe Sermonti,  il quale sostiene che l’alfabeto non sarebbe altro che un’immagine derivata delle forme delle costellazioni. 
Francesco Sala, sulle pagine di Sky Arte scrive, in merito al murales di 10 piani realizzato a Gdansk e tributo al premio Nobel per la poesia 1996, Wislawa Szymborska: “L’effetto, esteticamente stupefacente, trova forza concettuale nelle teorie sull’origine astrale del linguaggio proposte a suo tempo da  Sermonti. Esiste una correlazione tra la scrittura e le forme e formule che regolano l’universo? L’immagine delicata di un alfabeto che cade direttamente dal cielo, come sublime polvere di stelle, sembra indurre una risposta fascinosamente positiva.”




Opiemme “appoggia” pensieri, poesie e riflessioni su questi astri neri, che a loro volta si incastrano sui paesaggi stilizzati di antiche mappe, sulla impaginazione tipografica ordinata dei quotidiani degli Anni Trenta. Tra il cielo della notte e l'atto creativo dell'artista si intreccia un rapporto ermetico, emozionale, da scoprire in relazione ai fatti narrati dai titoli, e ai luoghi delle cartine, in un gioco di incastro che sviluppa storie, racconti.
Opiemme viene affascinato dallo studio di Sermonti che correla la nascita dell'alfabeto con la  posizione degli astri in cielo. Per lo scienziato l'alfabeto è disegnato, nel cielo notturno, con i tratti delle costellazioni boreali. La prima metà dell'alfabeto greco (da alfa a epsilon) ricalca le costellazioni zodiacali, marcando una stazione lunare per ogni segno. La seconda metà (da csi a omega) ricopia intere costellazioni ordinate sulla Via Lattea. Il cerchio zodiacale allinea animali (da Toro ad Ariete), l'arco galattico eroi, volatili e il cane infernale (da Orione, al Cigno, al Cane maggiore). Il riferimento astrale fissa l'ordine e la perennità dell'alfabeto, che fu prima un calendario e solo più tardi un glossario, le cui iniziali (acronimi) offrirono voce all'alfabeto.

Opiemme dal 2013 ha intensificato i suoi interventi pubblici non solo in Italia, con lavori  site-specific di poesia di strada in Thailandia, Haiti, Polonia, e Argentina (dove è stato invitato alla 4° edizione della “Biennale della Fine del Mondo”), grazie al progetto “Un viaggio di pittura e poesia”. Questo ha portato i media a definirlo “poeta della street art”, sebbene il suo lavoro sfugga all'epiteto stesso, e spesso i suoi siano interventi murali autorizzati.
A Bologna ha recentemente effettuato un intervento in Piazza XX Settembre. Intitolato "Irradiation/Irradiazione" – omaggiando il dottor Giuseppe Sermonti-, il lavoro si trova sul tetto dell'Autostazione di Bologna, punto nevralgico e cruciale per la centralità e la visibilità, a poche centinaia di metri dalla Stazione Centrale e all'inizio di via Indipendenza, e sede della fiera Setup nel Gennaio 2015.
La posizione è determinante nel definire lo statuto del lavoro come arte pubblica, pensato e strutturato con la consapevolezza di essere messaggio ed esempio di bellezza, esempio di riqualificazione attraverso l'arte e la poesia.  Il lavoro si evolve fino ad assumere la forma monumentale del muro bolognese che diventa l'emblema della contemporaneità nella dimensione di una Babele del XXI secolo in cui il messaggio, i testi, le parole si perdono in un vortice energetico con l'auspicio, della creazione di un nuovo universo linguistico di cui l'arte stessa ne è l'esempio.

Nel 2014,  in occasione della seconda edizione di Setup art Fair, Opiemme vince il premio “Talent Scout”, offerto da La Molisana. La giuria, composta da Rossella Ferro e Fabrizio Savigni in rappresentanza de La Molisana, e dai critici Valerio Dehò e Antonio Arévalo, ha scelto il suo lavoro per "la capacità di mescolare la poetica quotidiana alla poetica del cibo, l’intelligenza con cui ha legato temi di natura internazionale a socialità intesa come semplicità di lettura dell’opera”. Decisione sottolineata dalle parole di Arévalo: “[...]perché la poesia è dappertutto basta scovarla ed è questo che sta facendo da tempo l'artista Opiemme.[...]”, che confermano gli intenti espressi dall'artista stesso di voler portare la poesia incontro alle persone, e a occhi che possano leggerla.



“VORTEX”
mostra personale di Opiemme
06.02. - 8.03.2015
BI-BOx Art Space
Via Italia, 39 – Biella

info.bibox@gmail.com | +39 349 7252121


OPIEMME

giovedì 5 febbraio 2015

TOPOPHILIAS| In mostra a Berlino REBECCA AGNES - STEFANIA MIGLIORATI - IVANA SPINELLI

Ivana-Spinelli. Cannot see all

TOPOPHILIAS
Testo a cura di Arianna Miotto



L’artista è un radicante, un rizoma, ripensando alla definizione deluziana-guattariana del termine nel capitolo omonimo di Mille Piani. Un rizoma è una radice, ma di un particolare tipo. Una radice che non vive di vita propria ma come protuberanza che si sviluppa da un’altra. La sua principale funzione è quella di riserva di sostanze che permettono la vita della radice a cui è attaccato. Potremmo definirla una radice-relazionale.

Un’illuminante pensatore del nostro tempo, Éduardn Glissant, difensore della diversità e dell’unicità che tutti ci distingue scrive:

Non è per il fatto di essere aperte che le identitàrelazione non sono radicate. Ma la radice non è più un perno, an chouk, non uccide più quello che trova intorno a sé, corre (…) a incontrare altre radici con le quali condivide il succo della terra. Così come sono esistiti gli Stati-nazione, ci saranno nazionirelazioni. Come ci sono state frontiere che separano e distinguono, ci saranno frontiere che distinguono e collegano, e che non distingueranno se non per collegare.

Il lavoro di Stefania Migliorati, Geografie domestiche, parte da quest’idea di radice che vive proprio della relazione con l’altro. Una serie di fotografie lavorate a computer e stampate su carta d’acquerello ritraggono una serie di piante regalate all’artista da vari visitatori che passarono per il suo appartamento di Berlino: ad ogni pianta corrisponde nella fotografia il nome di colui che la regalò, il nome biologico della pianta, il suo paese di provenienza. Le piante nell’immaginario dell’artista registrazione delle persone che passarono per la sua casa e le fecero questo regalo. Sono tracce di identità, metamorfosi di un passaggio. Il lavoro dell’artista si fa metafora di una botanica classificazione spaziale e relazionale, un catalogo degli incontri, dei passaggi, fermati in questi disegni, come testimonianze delle persone che passando per la casa dell’artista diedero inizio a quel legame relazionale che la pianta testimonia.

Stefania Migliorati. Domestic Geographies

La “stanza superflua” presente nel vecchio appartamento di Mitte, permise all’artista di ospitare molte persone per periodi più o meno lunghi. L’artista chiedeva a ogni visitatore di lasciare nel Libro degli Ospiti un disegno, un pensiero, un ricordo legato alla permanenza nella sua casa. Il libro si fa dunque memoria di uno spazio e della condivisione quotidiana tra l’artista e gli ospiti che vi passarono tra il giugno 2008 e il marzo 2013, quando si è trasferita in un’altra casa in un diverso quartiere perchè nel palazzo dove si trovava sono cominciate opere di ristrutturazione; L’opera è un documento di tracce, condivisioni che l’artista rivive nel gesto del ricamo: disegni e parole scritte vengono ricamati a mano dall’artista, a filo d’erba, e riportati su stoffa. Rebecca Agnes si riappropria in questo modo dei loro gesti; ripercorre la presenza dell’altro, non solo con il ricordo, ma attraverso la più diretta gestualità mnemonica.

Rebecca Agnes. Guest Book
Ivana Spinelli comincia qualche anno fa ad osservare e disegnare le cellule delle radici, scoprendo poi (attraverso la neurobiologia vegetale) che quel micro-mondo complesso è un sistema pienamente intelligente che entra in relazione e comunicazione tra il suo interno e il mondo esterno. Rileggendolo in scala macroscopica, il lavoro dell’artista si fa metaforica lettura dell’umana tendenza alla relazione e al contatto con l’altro, come le cellule, che contaminandosi tra loro danno vita a nuove forme particellari. Cannot see all è il titolo dell’opera un’installazione composta da un disegno eseguito a matita e inchiostro di china, ed elementi scultorei che continuano il disegno nello spazio. Movimenti minimi di fusione e separazione. Incontri vitali. Non completamente visibili (dunque non completamente disegnati). È di questi dettagli minimi che si compongono i nostri rapporti e le nostre relazioni. Di questi dettagli sfuggenti e non del tutto decifrabili, si formano le nostre infinite interconnessioni, con altri esseri umani e con tutto il non-umano (natura, luoghi, oggetti..). L’artista prova a cercare nelle cellule delle radici questo tutto relazionale di cui si compongono le nostre esistenze, ma sa di non poter vedere tutto; il contatto è invisibile agli occhi. 

L’altro vive in noi e noi viviamo nell’altro. L’artista, al quale la relazione con l’altro è implicita, vive di questi contatti, di questi gesti scambiati, ripetuti, condivisi. Vive sul confine, tra sé e l’altro, fedele alla sua unicità, e aperto alla relazione che ogni rizomatica radice richiede per rimanere in vita.



OPENING 14.02.2015, 8pm TOPOPHILIAS
REBECCA AGNES - STEFANIA MIGLIORATI - IVANA SPINELLI

KREUZBERG PAVILLON
Gartenstudio, Naunynstrasse 53, 10999 Berlin 


venerdì 30 gennaio 2015

La Materia dell’Assenza. Al Museo Civico Umberto Mastroianni di Marino di Roma, la mostra di arte contemporanea degli artisti Sergio Angeli e Corrado Delfini, a cura di Lorenzo Canova.

La limpida architettura gotica del Museo Civico Umberto Mastroianni di Marino (Roma) – unico esempio presente nel territorio dei Castelli Romani, ospiterà dal 7 al 28 marzo 2015 “La Materia dell’Assenza ”, mostra di arte contemporanea che vede protagonisti gli artisti Sergio Angeli e Corrado Delfini.
L’esposizione - curata da Lorenzo Canova, promossa e patrocinata dalla Regione Lazio, dal Comune di Roma e dal Comune di Marino- Assessorato alla Cultura - presenta un percorso alla scoperta di nuove suggestioni e sperimentazioni, dove un impotente senso di disperazione di fronte ai problemi della società, diventa il leit motiv dei lavori presenti in mostra.
Le opere esposte al Museo Mastroianni raccontano, come afferma il curatore: “Un mondo industriale e un mercato mondializzato che per sopravvivere debbono creare oggetti destinati a diventare presto rottami, un sistema delle merci che non potrebbe perpetuarsi se le sue produzioni non si trasformassero in rifiuti e carcasse da sostituire con altre produzioni più aggiornate, un vortice inarrestabile che determina un mondo parallelo di scorie e di scarti e che dà vita a distese di cose che non riescono tutte a essere riciclate e che compongono una delle testimonianze più efficaci della civiltà dei consumi globali”.
L’esposizione mostra ai visitatori un lavorio di palcoscenici, un dialogo continuo tra i due artisti, da una visione più intimistica, quasi metafisica che combatte, si rigenera e diventa impenetrabile, enigmatica di Sergio Angeli a una sconcertante presa di coscienza di “un’umanità riprogettata dalla mano dell’artista e sospesa tra l’oblio della sparizione e la speranza della rinascita” in Corrado Delfini.
Un vero e proprio ciclo itinerante, che offre ai suoi fruitori un fagocitante universo industriale, il quale non si limita a creare ma che distrugge e/o dimentica gli oggetti stessi che ha prodotto; un tentativo di trasmettere tale consapevolezza anche a chi li osserva, “celebrando cose assenti nella loro fisicità ma ancora più presenti nella fissità fluida della tessitura cromatica, macchine inutili per l’industria ma esseri pulsanti del sangue vibrante e misterioso di una materia esistenziale che si fa pittura”.

Corrado Delfini, Senza Titolo N 9 dal ciclo Figura Meccanica. Tecnica mista su tela cm 180x200 2014

Sergio Angeli, Fin dentro me dal ciclo Embryo. Tecnica mista su tela cm 180x200 2014

La mostra, inoltre comprende una video-installazione di Angelo Secondini che raccoglie i vari step di realizzazione delle opere degli artisti. Una mostra fotografica di Marcella Persichetti che documenta gli artisti al lavoro nei propri studi e l’artista Giorgio Capogrossi in arte “Montez”, che parteciperà al progetto “La Materia dell’Assenza” con una serie di opere create ad hoc ed in fase di realizzazione.
Un particolare ringraziamento al Comune di Marino nella persona del Sindaco Fabio Silvagni e dell’Assessore alla Cultura Arianna Esposito per la disponibilità e la sensibilità con la quale hanno accolto il progetto.
Prossime esposizioni del 2015:
Aratro (Archivio delle Arti Elettroniche) Museo dell’Università di Campobasso Ex GIL Museo di Arte Contemporanea – Roma

*Catalogo
“La Materia dell’Assenza”, catalogo della mostra, sarà in vendita presso il Museo Civico Umberto Mastroianni e disponibile sul sito dell’editore.
Rubbettino Editore - www.rubbettinoeditore.it 



La Materia dell’Assenza

Museo Civico Umberto Mastroianni, Marino (Roma) Vernissage 7 marzo 2015 ore 18

A cura di Lorenzo Canova

Artisti: Sergio Angeli, Corrado Delfini www.sergioangeli.it; www.corradodelfini.it; Video installazione: Angelo Secondini https://it-it.facebook.com/cometa1958 Fotografie: Marcella Persichetti www.marcellapersichetti.it
Sculture: Montez www.montez.it

Sede:

Museo Civico Umberto Mastroianni, Marino (Roma)
Piazza G. Matteotti, 13
00047 Marino (RM)
Tel: 06 938 5681
E- mail: museocivico@comune.marino.rm.it
Sito internet: http://www.comune.marino.rm.gov.it


mercoledì 28 gennaio 2015

Serata multidisciplinare per sancire la nuova collaborazione tra MAU Museo d'Arte Urbana di Torino e l'Associazione HulaHoop Torino/Roma. Mostra personale "Sublimazioni” _ “INANIMA” _ “Le Regioni dell'Anima” di Flavio Parente, a cura di Togaci ed Edoardo Di Mauro.


Venerdì 6 febbraio 2015, dalle 19.00 alle 00.00 in via Rocciamelone 7 c a Torino, presso la sede del Museo d'Arte Urbana, serata multidisciplinare che sancisce la nuova collaborazione tra il MAU e l'Associazione HulaHoop Torino/Roma

Il Museo d'Arte Urbana, dopo la collaborazione con la galleria Pow di Alessandro Icardi, inizia una nuova collaborazione con l'Associazione HulaHoop Torino/Roma, all'insegna della comunanza progettuale, della multidisciplinarietà e dell'apertura verso il territorio e la città.
L'Associazione HulaHoop, e relativo progetto, nascono a Roma nel 2009 dallo spirito spontaneo e appassionato di Gerlanda Di Francia, pittrice, Elisabetta Trova, filosofa, Togaci, critica e curatrice artistica, e Ottavia Starace, architetto.
L'HulaHoop è il nome comune di un gioco di forma circolare, privo quindi di gerarchie, che gira intorno alla vita, quando riesce. Un gioco che può passare da semplice a complesso, da divertente a spettacolare. L'HulaHoop è un movimento che si compie intorno all'arte, in tutte le sue forme espressive. Arte visiva, teatro, concerti, cabaret, mostre, costituiscono l'offerta culturale ampia ed articolata di HulaHoop che, tramite la collaborazione con il Museo d'Arte Urbana, troverà in Torino un nuovo e stimolante palcoscenico.

Programma della serata: 

Personale di Flavio Parente

“Sublimazioni” _ “INANIMA” _ “Le Regioni dell'Anima”

a cura di Togaci ed Edoardo Di Mauro

Apertura della serata a cura della danzatrice e performer Noemi Valente, crotonese e torinese d'adozione.
Noemi Valente ha la capacità di filtrare l’aspetto individuale per farne un tema universale.

A seguire le “Let's Combo” (Torino)
Elisa Aragno al flauto e la selezione musicale della dj Beatrice Tarantino creeranno un tappeto musicale trovando ispirazione nei video frattali di Flavio Parente.
Il risultato è un vivace e trascinante dialogo tra dj e flautista, all'insegna della libera improvvisazione di suggestioni sonore.

Per finire Michele Papa, musicista romano e scrittore, presenterà il progetto musicale “Lande” e il suo libro, raccolta di poesie, “Ottantotto dita meccaniche”, edito da Ensemble. L'attrice Matilde Vigna, di Rovigo e torinese d'adozione, leggerà alcuni brani più significativi.

MAU Museo d'Arte Urbana di Torino 
L'Associazione HulaHoop Torino- Roma
via Rocciamelone ,7 Torino
orari chiuso il lunedì
martedì al sabato 13:00 alle 20:00

Info : 335 6398351-320 3542037 

Grafica :Chiara Luzi

Ufficio stampa :Galleryhulahoop 


Testo critico a cura di Edoardo Di Mauro

Il concetto e la pratica della rappresentazione artistica intesa come mimesi naturalistica ed il conseguente predominio della pittura entrano in crisi proprio dall’avvento della fotografia nella prima metà dell’ 800, estrema e conclusiva propaggine della modernità. Inizia da allora, e prosegue lungo il crinale novecentesco, quello che alcuni teorici definirono un vero e proprio “combattimento per un’immagine”, una tenzone tesa a stabilire il dominio sulla riproduzione del reale, con gli Impressionisti primi a scendere massicciamente in campo pronti a sfidare la tecnica fotografica nell’impari cimento della rappresentazione naturalistica. In realtà si tratta di un combattimento privo di senso e teso, semmai, a raggiungere un pareggio, una sostanziale pacificazione, come appare evidente analizzando le vicende storiche del Novecento, i cui effetti si prolungano ad occupare anche la prima parte di questo nuovo millennio. Come sostenuto da uno dei più preparati storici italiani della fotografia, Claudio Marra, con una tesi che mi sento di condividere, in realtà solo in parte la fotografia è stata un prolungamento della pittura con altri mezzi, più semplici ed immediati, al punto, in certi casi, da non richiedere neppure una particolare preparazione e professionalità nell’uso dello strumento, adoperato come una vera e propria protesi. In realtà la fotografia è dotata di uno statuto linguistico proprio e di un diverso livello referenziale nella rappresentazione della realtà, tali da apparentarla, semmai, alle modalità “extra - artistiche” introdotte nella teoria delle avanguardie storiche e portate a piena diffusione tra gli anni ’50 e ‘ 70 del secolo scorso, con la fuoriuscita dell’arte dal tradizionale alveo bidimensionale tipico della pittura per procedere verso una volontà di contaminazione con l’ambiente esterno inteso come piena omologia con il mondo, nel perseguimento di una esperienza estetica, quindi polisensoriale, totalizzante. Non che la pittura si sia arresa, tutt’altro. Ritornata prepotentemente sulla scena nella seconda metà degli anni ’70, dopo che il Concettuale l’aveva bandita come pratica manuale, quindi non totalmente asservita ad una dimensione noetica tipica dell’ala più radicale di quello stile, essa ha saputo rinnovarsi stante la sua innata capacità di metabolizzare, con procedimento metamorfico, tutto quanto proviene dall’esterno, interpretandolo con l’ atteggiamento tipico della dimensione simbolica ed allegorica, mediano tra pulsione interiore e distacco concettuale. La fotografia, nell’ultimo trentennio, si è avvalsa della disinibizione formale cifra stilistica del postmoderno per riversarsi massiccia nel panorama eclettico della contemporaneità privilegiando la funzione piuttosto che l’oggetto e diventando, negli anni ’80 ma ancora di più nel decennio successivo, la dimensione narrativa maggioritaria, in compagnia di quello che è stato il suo primo derivato tecnologico, il video. L’atteggiamento si è manifestato nella duplice accezione di una partecipazione “fredda”, tendente a privilegiare una classificazione impersonale ed asettica dell’esistente e della banalità quotidiana, ed un’altra dimensione “calda”, “psicologica”, in cui gli artisti hanno adoperato il mezzo come estensione del proprio io, per calarsi nel reale con atteggiamento di empatica partecipazione. Flavio Parente adopera il linguaggio della fotografia e, più in esteso, quello della tecnologia, per sfruttarne appieno le potenzialità di allargamento delle facoltà sensoriali, in una accezione autenticamente “estetica”, in pieno rispetto dell'etimologia del termine. La sua eclettica ed irrequieta ricerca sulle nuove frontiere dell'immagine lo porta a spaziare dalla fotografia, alla videoarte, alla regia cinematografica e documentaristica, dove l'esigenza di sperimentare si coniuga all' impegno sociale.I suoi scatti fotografici non si manifestano come casuali e puramente documentari, ma testimoniano un'accuratezza formale mai fine a se stessa, frutto dell'importanza che l'artista dà ad un effetto finale che vuole essere il più preciso possibile. Quindi Parente coniuga una attenzione evidente ai temi del disagio individuale e collettivo, all'eclissi del sacro nella nostra dimensione sociale, con una resa estetica estremamente rigorosa ed appagante. Nei vari filoni di indagine visiva perseguiti dall'artista negli ultimi anni figurano volti umani resi con rara efficacia espressionista e senso della reatralità, adoperando i toni sfumati ed evocativi del bianco e nero ed una tecnica che si collega alla lezione delle avanguardie storiche, in particolare il fotodinamismo di Bragaglia. Una linea di ricerca recente vede Parente intento a scandagliare paesaggi, persone ed immagini, per dare conto ed evidenza della presenza della dimensione visiva del frattale. Il frattale è, in sintesi, un oggetto geometrico che si replica nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, presente in natura. Questa evidenza viene indagata da Parente, ad esempio con immagini subacquee di rara suggestione, dove la figura umana, insieme all'oggetto, assume pose di ineccepibile regolarità geometrica. Di grande interesse anche l'ultima serie di opere. L'artista gira per chiese e musei di Roma, sua città di residenza, alla ricerca dei significati e dei simboli riposti tra le pieghe talvolta ermetiche dei grandi capolavori del passato, in particolar modo di quei dipinti e sculture del Cinque e Seicento dove gli artisti, per aggirare le imposizioni della Controriforma, insinuavano tra i meandri della composizione tracce di un ispirazione che non poteva manifestarsi in maniera diretta, ma doveva celarsi dietro nascoste allegorie, che la tecnologia contemporanea, così abilmente adoperata da Parente, è in grado di svelare ai nostri occhi, donandoci un'autentico reincanto dell'immagine.