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lunedì 14 novembre 2016

BookCity Milano. Alla Fondazione Gianfranco Ferré si presenta il libro: "Fashion Intelligence”, Edizioni dal Sud.


In occasione dell’edizione 2016 di BOOKCITY Milano, la Fondazione Gianfranco Ferré ospiterà venerdì 18 novembre alle ore 17.00, in Via Tortona 37, la presentazione del libro “Fashion Intelligence”, pubblicato lo scorso giugno dalla casa editrice Edizioni dal Sud di Bari.
L’evento vedrà la partecipazione delle autrici e di ospiti del mondo della moda.

“Fashion Intelligence” affronta il tema della moda contemporanea affermando e motivando la convinzione di come essa dovrebbe puntare alla differenziazione, essere misurata sui desideri, sulle  attitudini, sui  gusti personali, anziché sull’imitazione del gruppo sociale o sul diktat dei media.
Imitazione e distinzione, dunque. 
Al presente si fa strada un distinguersi non ostensivo, non inteso come lusso o privilegio, ma come adattamento dell’indumento o dell’oggetto alla più personale e intima configurazione dell’idea di corpo proprio e di creatività individuale.

La moda è un “modo di essere nel mondo”, è in ognuno di noi.
La moda è progetto, realtà in divenire, intelligenza del gusto.

Introduce Rita Airaghi, Direttore Fondazione Gianfranco Ferré

Modera:
Cinzia Ponticelli 
Edizioni dal Sud

Intervengono:
Patrizia Calefato  
La fine della Moda?

Claudia Attimonelli  
Il disavvenire della Moda, immaginario ed estetiche

Florisa Sciannamea  
Moda e poesia: letture visive

Andrijana Popovic  
La Moda come inizio della fine e fine dell'inizio

Partecipano:
Francesco Lenoci 
Docente Università Cattolica del Sacro Cuore Milano

Ivana Pantaleo  
Stilista - Moda Etica, testimonial gruppo FI-Puglia

Contributi:
Amalia Di Lanno, graphic&webcommunication
Giulio Spagone, video art
 



BOOKCITY MILANO
Fondazione Gianfranco Ferré
via Tortona 37, Milano
Venerdì 18 novembre 2016 ore 17.00

domenica 29 novembre 2015

In Triennale, a Milano, è di scena "Il nuovo vocabolario della moda italiana". Fino al 6 marzo 2016.

La mostra è dedicata a Elio Fiorucci
A cura di Paola Bertola e Vittorio Linfante
Progetto di allestimento: Martino Berghinz

Progetto grafico: Zetalab

Una mostra unica nel suo genere, nata dall’esigenza di riconoscere e celebrare l’Italia della moda contemporanea e i suoi protagonisti. Marchi e creativi che negli ultimi 20 anni hanno rinnovato e recuperato il DNA culturale, tecnico e tecnologico della tradizione, riscrivendolo in un linguaggio del tutto originale.
Il nuovo vocabolario della moda italiana analizza questo linguaggio e la nuova natura della moda italiana attraverso il lavoro dei suoi protagonisti e le loro molteplici espressioni. Dal prêt-à-porter allo streetwear, dalle calzature agli occhiali, dai bijoux ai cappelli: un inedito vocabolario di stile e produttività.
La mostra è un’accurata messa in scena del tratto di storia recente del made in Italy, a partire dal 1998, l’anno che segna il concreto passaggio a un mondo interconnesso dal web, alle nuove forme della comunicazione;  dieci anni prima della grande crisi globale del 2008, che investe le economie occidentali e mette in crisi i paradigmi economici, sociali e culturali della post-modernità. Il 1998 è l’anno spartiacque tra il “prima” e il “dopo”; tra chi ha attraversato la crisi rigenerandosi e chi ne ha tratto la spinta per intraprendere un percorso autonomo.
Oltre cento realtà tra le più importanti del panorama contemporaneo partecipano alla mostra con i propri prodotti e progetti. Sono stilisti e marchi, selezionati con l’approccio didattico-scientifico di un sistema a fasi successive dai curatori Paola Bertola e Vittorio Infante insieme con il Comitato Scientifico della mostra (presieduto da Eleonora Fiorani e composto da Silvana Annicchiarico, Gianluca Bauzano, Patrizia Calefato, Enrica Morini, Domenico Quaranta e Salvo Testa), e avvalendosi di un nutrito gruppo di “advisor” esperti del mondo della moda (comunicatori, stilisti, giornalisti, produttori, distributori…).


Perché “vocabolario”? Per sintetizzare, illustrare, definire le caratteristiche fondanti del made in Italy contemporaneo, oggi ancora in fase di scrittura e di evoluzione.
 «Se da una parte il “fatto in Italia” è riconosciuto nel mondo come eccellenza, dall’altra è tipicamente rappresentato da marchi e stilisti affermatisi sino agli anni Novanta, negando in un certo senso la sua capacità di rigenerazione. Eppure, confermando la storica attitudine all’auto-organizzazione italiana, una nuova generazione sta scrivendo da tempo un linguaggio riconfigurato della moda italiana. Questo grazie alla valorizzazione di risorse accessibili in Italia e scomparse altrove: l’attitudine progettuale diffusa, i patrimoni di cultura materiale, le piccole reti di laboratori, le manifatture periferiche», spiegano i curatori Bertola e Linfante.
“Vocabolario”, dunque, nel suo significato di “repertorio di termini e locuzioni” è il mezzo per definire e cristallizzare il nuovo linguaggio del made in Italy.
Per valorizzare il contenuto progettuale dei capi, degli accessori e per esprimere con forza il concetto di “vocabolario”, la mostra è strutturata in un percorso composto da Lemmi che sintetizzano ognuno un concetto tipico e rinnovato del made in Italy. Per esempio: Materia, Costruzione, Ornamento, Dettaglio, Laboratorio… ognuno caratterizzato da istallazioni che illustrano il prodotto e il relativo processo creativo, dal cartamodello, agli accessori, dalle prove di lavorazione alle componenti.


La mostra è articolata in 3 macro sezioni:
Vocabolario: qui i prodotti sono organizzati intorno a concetti chiave, così da rappresentare i diversi approcci progettuali che ricontestualizzano gli elementi archetipici del prodotto italiano.
Narrazioni: dove viene tracciata la mappa del sistema di produzione culturale e comunicativa che ruota intorno alla moda: fotografia, illustrazione, nuovi media, editoria, video-arte.
Biografie: è la sezione che concentra la narrazione sulle storie dei singoli stilisti e marchi cui si deve il nuovo linguaggio della moda made in Italy.



TRIENNALE DI MILANO
Orari
Martedì - Domenica
10.30 - 20.30
Lunedì chiuso

Ingresso
8,00/6,50/5,50
Biglietto unico per tutte le mostre 10,00 Euro



giovedì 26 novembre 2015

INTERVYOU. Nel privé con Sergio Daricello, intervistato da Marla Lombardo.


"Semplicemente un giorno mi sono svegliato con la convinzione di voler fare lo stilista.

Creatività in tumulto e talento di rara intensità seduttiva. Il suo rapporto con la moda lo definirei "una bellissima storia d'amore", in cui la passione è l'ingrediente magico di ogni sua creazione sartoriale e visione artistica.
Passione per la propria terra, la propria cultura, le proprie origini, passione per il bello che prende sorprendentemente vita negli abiti del talentoso designer palermitano. 

Sergio Daricello è l'ospite di INTERVYOU, il privé di Untitled Magazine.


Fashion designer, artista e professore all’Accademia delle Belle Arti. Un curriculum di tutto rispetto il tuo in cui spiccano i nomi di Anna Gemma Lascari, di Etro e Dolce e Gabbana, e ancora Gianni Versace e Giuliano Fujiwara ed infine la regina del pop Madonna. Premesso che pretendo risposte che vanno in profondità, e non in lunghezza, chi è, a parte tutto questo Sergio Daricello?

Beh, aiuto, difficile parlare di me in terza persona... Credo di essere una persona che crede fermamente che il sogno possa diventare una realtà, capace di affrontare quei lati oscuri e difficili che nelle favole vengono accennati. La caparbietà mi distingue credo, la voglia di cimentarmi in avventure che mi piacciono un sacco nonostante mille casini, sono un uomo che non ha mai perso il bambino che era, e credo di essere un creativo. Per creativo intendo quell'essere sempre con le mani e la testa indaffarate a disegnare, pensare e costruire, a smontare e rimontare. Ho sempre amato disegnare, e quindi credo di essere un buon disegnatore, ho sempre amato leggere, e sono un buon lettore, sono un amante dei gatti perché li ritengo esseri speciali. Sono uno che non ama per nulla i cani e non mangio pesce. 
Sono un amante della Regina Marie Antoinette e colleziono oggetti artistici e porcellane e libri che la riguardano, sono un siciliano innamorato della sua Palermo e vorrei poter avere braccia grandi per poterne abbracciare ogni singola pietra. Sono un fotografo innamorato dei soggetti che ritrae (monumenti per lo più) sono un buon amico spero, anche se non molti capiscono che non sono sempre libero. Sono un professore che ama trasferire quanto imparato ai suoi studenti, sono uno stilista che ama creare un mondo con il proprio gusto e che spera che anche gli altri lo amino, sono una parte della mia famiglia che amo, sono quello che non ha mai tempo e che cerca in ogni modo di far tutto, sono una persona che ama il proprio compagno e vorrebbe sposarlo ma la legge non glielo permette, sono quello che a volte ride quando dovrebbe incazzarsi, e si incazza quando dovrebbe ridere, sono quella persona che combina cavolate e poi trova il modo per recuperare bene, sono quello che difenderebbe la propria libertà, e che difende i propri gusti musicali che tutti gli criticano ma un po' me ne frego se certe cose mi danno gioia; sono quello che soffre per le cattiverie fatte senza motivo e per alcune invidie, e sono quello un po' sbadato che dimentica di pagare le bollette perché rimanda al giorno dopo perché non ha tempo, e poi si ritrova senza gas e luce. 
Insomma sono un "Pesci" con un ascendente "Gemelli" tendente al biondo, ma in molte cose ho un senso pratico che gli altri non si aspettano e forse invidiano. Sono uno che non sta mai fermo,  che vorrebbe girare per un mese tutto il mondo, non per lavoro, ma per conoscere e magari poter dormire di più la mattina. Cambia l'ordine a tutte queste cose e il risultato non cambia.

Sergio chi o cosa ti ha portato al mondo della moda?
Mi ci ha portato un insieme di cose tutte accadute nello stesso momento: un viaggio a Parigi,  l'amore per la creatività, un consiglio di una zia molto amata, una professoressa di accademia,  un amore che mi ha rifiutato perché impossibile e lontano, e la voglia di costruire uno stile, e quella voce che mi diceva dentro da tanto tempo che quella era la strada giusta per me.

Se dico “Istanbul”, tu dici…
Una delle porte del mio cuore.
La città che mi ha permesso di tagliare con un passato che non mi apparteneva più e che non riuscivo a scollarmi di dosso, la città che amo e che mi ha riportato alle mie radici, alla mia Palermo. Istanbul mi parla di tradizioni, di grandi amici, di persone che sono entrate nel mio cuore, di lunghe passeggiate sul bosforo a guardare i minareti mentre il sole sta calando e restituisce un cielo di un blue violaceo trapuntato di stelle. Istanbul e i suoi suoni, la sua luce, il suo cibo, resta, quando chiudo gli occhi un rifugio, un profumo che si insinua senza che non ci sia una lacrima di nostalgia quando sta per svanire. Istanbul è la città che ha rifinito l'uomo che sono.



In che cosa consistono le tue “creazioni”: che temi affronti e con quali materiali? Puoi citarne alcuni?  
Le mie creazioni oggi sono prevalentemente abiti. Purtroppo il tempo libero a disposizione per dipingere o modellare è davvero poco, per cui quello che resta lo dedico ai miei affetti. Il mio lavoro è comunque anche il mio divertimento, il modo che ho per riversare la voglia di fare e di creare. I temi che affronto sono sempre legati alla mia terra, alla mia città, non guardo troppo alle tradizioni ma allo snodarsi artistico architettonico che le varie dominazioni hanno avuto a Palermo. Mi piace entrare dentro le linee, trovarne sintesi modellistiche e stilistiche per poi avere invece chiari rimandi con le stampe che raccontano forse un po' più didascalicamente (ma spero non con accezione negativa) quanto mi abbia ispirato. Per i materiali amo sempre le sete e le organze, non so perché, forse perché sebbene trasparenti e leggere mi permettono di poter usare delle strutture ben definite in grado di restituire alla fine dei volumi netti.




*Foto: Credo Photography

Model : Glora Ascolese 

MUA:  Fabiana Amabile 


Chi riconosci come tuoi simili?
Quelli che sognano sempre, che provano a sorridere e ci credono, quelli che non se la tirano, e quelli che non hanno paura, mi piacciono le persone semplici che hanno comunque una personalità molto ben definita. E mi piacciono le persone complesse che però una volta che hai capito le loro ascisse e coordinate diventano di semplice lettura.

Nel tuo lavoro creativo, a cosa ti ispiri? Come nascono le tue collezioni?  
Le mie collezioni nascono da lunghe passeggiate domenicali in cui la città mi entra dentro e ascolto certi stimoli anziché altri. E' lì il momento in cui tutto ha inizio. E così fotografo ed incamero, e poi la testa fa il resto.

Come giudichi il Paese ITALIA in genere?
Paese esteticamente molto bello, troppo diverso al suo interno, troppe divisioni e razzismi che non portano sicuramente alla crescita. A livello politico avrei da scrivere un'enciclopedia ma meglio tacere, forse perché non ho una levatura rilevante, o forse perché comunque sarebbe inutile. Quello che vedo però è che ogni bene che ne viene fuori nasce dal singolo e non dall'istituzione statale, ma lamentarsi non serve comunque.

E a Palermo, dove vivi e lavori, che scena vedi? Cosa sta succedendo in questa città?
Io sono pazzo visionario temo, ma io vedo una città che sta riprendendosi dopo decadi buie, vedo una città bellissima che evolve e con mille opportunità da cogliere ma che nessuno vede perché sempre tutti convinti che nulla cambi. Io le vedo invece e do tempo cinque anni affinché anche gli altri possano vederne effettivamente il miglioramento.

Pensi davvero che oggi sia più facile?
Non l'ho mai pensato, anzi penso tutto il contrario, ma non per questo penso sia impossibile, forse più ardimentoso ma anche divertente, se fosse facile non ci sarebbe nessun piacere. Bisogna studiare tutte le situazioni più in profondità e soprattutto essere pronti ad ascoltare anche il vento che spesso ci racconta cose che non ascoltiamo per distrazione.



*Foto: Marco Mezzani
MUA: Roberto Mambretti


Cosa accadrà in futuro? Hai qualche progetto o evento in programma?
Vorrei Sposarmi ma non posso... Ma forse la domanda era professionale?
Allora, in futuro la mia collezione sarà presente in Francia, a Parigi con l'ufficio stampa e con lo showroom vendita. Magari a marzo proprio in Francia faremo una presentazione della collezione. Ma non aggiungo nulla di più. Stay tuned, direbbe qualcuno.

Tre aggettivi che ti rappresentano.
Caparbio, sognatore, emotivo (in bilico con sensibile che ha un'accezione più positiva)

Cosa fa Sergio quando non è un "Fashion Designer"?
Legge, si occupa dei gatti, fa il turista, sta con la sua nonna, sta con il suo compagno, prova a cucinare, e canta, canta sempre anche quando è un fashion designer.







martedì 14 aprile 2015

INTERVYOU. Nel privé con Angelo Cruciani, intervistato da Marla Lombardo.

Photographer Credits – Manuel Scrima
È tempo di nuove regole, nuove estetiche, nuove filosofie. E’ tempo in cui “l’amore torni di moda

Il prossimo ospite nel privè di Untitled Magazine è una personalità creativa e onnivora che si divide per natura tra due mondi: il concreto e lo spirituale. Due anime e due menti diverse ma che dialogano costantemente tra di loro, in continua esplorazione di simboli fuori dagli schemi e di gusti non convenzionali, ispirati, però, entrambi da un comune denominatore: l’Amore per il bello.



Angelo Cruciani you are in, then you are cool.


1Quando hai cominciato ad approcciarti all’arte della moda, qual è stata la spinta per cominciare?
Ho iniziato a un anno e mezzo di età a fare disegni compiuti dai ricordi di mia madre, non ricordo la mia infanzia senza una penna in mano, a 5 anni mio Zio mi regalò un libro di Argan sulla storia dell'arte, a 6 anni il primo cavalletto, facevo vestiti per le bambole.. Credo che fosse scritto nella mia anima l'esprimermi, l’amore per la creatività, la moda era una possibilità per migliorare le persone... E avrei voluto che tutti fossero più belli fin da piccolo.

2. In che cosa consistono le tue “opere”: che temi affronti e con quali materiali? Puoi citarne alcuni?  
Utilizzo l'abbigliamento come se fosse una tela per interpretare concetti e messaggi, la vita mi ha portato a sviluppare una doppia carriera, una espositivo/artistica e una più comunemente definita moda. I miei temi arrivano dalla visione futuristica dell'evoluzione umana, utilizzo citazioni del passato per ricodificare un’estetica più divina e meno umana. 

Photographer Credits – Manuel Scrima
3. Cos'è per te la moda? La tua visione della moda contemporanea?
Moda è un concetto sociale, il riassunto di scelte, regole e bisogni che contraddistinguono generazioni, culture e popoli: un fenomeno collettivo che allinea inconsciamente tutti, anche se spesso poi viene strumentalizzato a favore del consumismo. Infatti vedo così la moda contemporanea: un mezzo che produce desideri a favore di un economia globale. Ma la mia moda è rivolta alle pecore nere, quelle che escono dal gregge, e che poi alla fin fine lo comandano.

ARMY OF LOVE / FW 15-16 COLLECTION

Photographer Credits – Manuel Scrima

4. E a Milano, che scena vedi? Cosa sta succedendo in questa città?
Milano è diventata con il tempo la capitale  dell'apparire, annuso sempre più fumo e mangio sempre meno arrosto... Ma cercando bene, dietro angoli e sotto strati di noia ci sono ancora tante idee e creativi validi, che faticano ad emergere perché “anticonformi” ad un sistema. Milano è l’unica possibilità per l'Italia di essere allineati ad un internazionalizzazione fondamentale allo sviluppo globale. Milano è ancora un "paesone" ma ricco di personaggi che sono arrivati qua per realizzare i loro sogni. Milano è una grande scatola di speranze che possono diventare il futuro di tutta una nazione. Amo Milano.

5. E in Asia? Come mai questa scelta?
Ho iniziato a dividere la mia vita tra 2 continenti dal lontano 1999, è stato amore a prima vista, credo di aver trascorso in Asia molte vite passate. L’occidente è il mio vivere concreto ma nelle tradizioni orientali ritrovo la mia spiritualità. Io sono un gemelli, ho bisogno di vivere costantemente due realtà.

6. Ci sono alcuni artisti, o stilisti, che influiscono sul tuo lavoro? A cosa ti ispiri? Come nasce la spinta creativa?  
Non ho artisti di riferimento, ma godo dell'emozione che tutti loro sanno darmi, amo le idee, i nuovi linguaggi, ogni grande personalità mi sprona a continuare a ricercare il mio linguaggio nel profondo del mio "se" . Tutto è fonte di ispirazione per fare emergere messaggi che sento di avere già tatuati nel mio destino.

7. Cosa accadrà in futuro? Hai qualche evento in programma?
Grazie, bella domanda, mi costringe a riflettere... Partiamo dagli eventi in programma: il 1 luglio aprirà a Milano per Expo la mia nuova mostra personale al Milan Art and Event Center, unica galleria cinese in Italia. Sarà un sunto della mia ricerca sull'amore svolta in questi ultimi 3 anni, che ha già toccato flashmob, streetart, moda e ora arrivano elaborati pittorici e interazioni fotografiche (in collaborazione con Manuel Scrima). 
Per il futuro invece non sto progettando nulla, per adesso sono concentrato a trovare una formula per non tradirmi, per non scegliere quel che sarebbe più comodo o più conveniente. Prevedo soltanto un Angelo più profondo e meno superficiale, ma non per questo smetterò di essere un "animale da party".

Il cantautore LINFANTE come testimonial della collezione "Happy Dandy" SS 2015
Photographer Credits – Manuel Scrima

8. Tre aggettivi che ti rappresentano o ti definiscono. 
Coraggioso, dolce, determinato. Per par condicio ne metto anche 3 negativi, troppo facile auto definirsi solo nei lati migliori... Quindi aggiungo: Insicuro, egoico e prepotente.

9. Cosa fa Angelo quando non è "artista"?
A dir la verità, quando non sono operativo, studio e ricerco. Mi perdo tra libri e video di YouTube, documentazioni, praticamente non stacco mai la spina da me stesso, senza arte non mi sento vivo... Anche semplicemente per “crearmi” un panino. 


Photographer Credits – Manuel Scrima