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giovedì 15 febbraio 2018

LASTLIFE. Al Maam, Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz di Roma, la mostra di Sergio Angeli, con installazione vivente e performances.


LASTLIFE

sabato 10 marzo 2018 ore 16.00
Maam, Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz
via Prenestina 913, Roma

Installazione vivente e pittura: Sergio Angeli
Fotografia: Marino Festuccia
Testi e curatela: Silvia Colasanto
Performer: Michela Turci
Performance musicale: Ipnoteka


Il concept, nato da un’idea di Sergio Angeli, è una riflessione sulla caducità e sulla speranza, sulla morte e sulla rigenerazione. La natura, osservata e compianta durante e dopo la sua fine, è lettura decodificata di umane parabole e terrestri traiettorie.
La mostra itinerante è composta da 7 dipinti, 3 fotografie che documentano l'installazione vivente e 12 lavori su carta.
Il progetto sarà presentato per la prima volta al MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz il 10 marzo 2018 e in quell’occasione l’artista Sergio Angeli e il fotografo Marino Festuccia doneranno alla sede espositiva un quadro e una fotografia della serie Lastlife che entreranno così a far parte della collezione permanente del Museo.
Prologo e compimento della esibizione al MAAM sarà la performance elettro-tribale degli Ipnoteka in un crescendo di ritmi ancestrali e influenze contemporanee.
Dopo la prima tappa al MAAM, Lastlife cercherà la sua evoluzione interagendo con gli altri spazi ospitanti grazie a installazioni site specific, proiezioni video e sviluppi musicali che ne evidenzieranno il carattere contaminato e a sua volta contaminante.



Dal testo di Silvia Colasanto:

“Una donna, un bagliore, una terra bruciata, desolata e abbandonata.
La donna, di bianco vestita, è vita. L’ultima, forse. È speranza che insorge e luce che rischiara.
È luce tenace che filtra attraverso una lampada dai perimetri misteriosi, assemblata con i resti di un mondo tecnologico sfruttato e ripudiato in un oblio che lo traghetta lontano dagli occhi e dalla memoria.
È mondo rifiutato che si trasforma in miraggio fiducioso, riverbero e conforto che illumina un cammino da qualcun altro violato e trasfigurato in un tappeto di foglie e cenere.
È fiducia che si stringe e si protegge, che si carezza come farebbe una mamma con il figlio neonato.
È aspettativa o forse solo chimera da desiderare e inseguire in un viaggio mentale dalle traiettorie imprevedibili, continua tensione alla rinascita invisibile e spirituale.
È il sentiero immaginario da tracciare prima che i lampi annuncino una nuova tempesta e i tuoni annientino la fede.”



CONTATTI:



martedì 1 novembre 2016

"LA BELLEZZA E LA RUGGINE". A Roma, l'installazione di ALESSIO DELI in occasione della V EDIZIONE di AUTUNNO CONTEMPORANEO 2016.


ALESSIO DELI
LA BELLEZZA E LA RUGGINE

a cura di Lorenzo Canova
con una poesia inedita di Marco Lodoli

Roma, Sala Santa Rita

Dal 13 al 26 Novembre 2016
Inaugurazione sabato 12 novembre ore 17
 

La Sala Santa Rita, nell’ambito della V edizione di Autunno Contemporaneo, presenta La bellezza e la ruggine di Alessio Deli all’interno di un ciclo di tre mostre di artisti che, in modi differenti, si rivolgono al tema del sacro e della sacralità inteso come memoria originaria, ma anche come fondamentale istanza antropologica. Non sempre, infatti, l'arte sacra è rivelativa del sacro, ma sempre il sacro nell'arte dà voce a questa innata dimensione esistenziale dell'uomo, così da rendere l'arte una manifestazione fondamentale del processo d'identità umana e culturale.
Le installazioni site specific nella Sala Santa Rita di Roma sono dedicate alla riflessione sul rapporto tra arte contemporanea, sacro e sacralità, analizzando e contestualizzando il concetto di arte sacra moderna, sottolineando attualizzazioni, tendenze diverse e talvolta conflitti nel rapporto fra arte e sentimento del sacro e della sacralità.
Alessio Deli ha ideato dunque un incontro misterioso tra epoche e stili differenti, in un’installazione che lavora sulla memoria e sulla nostalgia in cui è presentato un ciclo di sculture recenti che fondono sacralità, classicità e avanguardia.
Deli così interviene nei suggestivi spazi della ex chiesa di Santa Rita facendone dialogare l’impianto barocco con le presenze plastiche e angeliche di opere che evocano antiche liturgie, memorie rinascimentali ed elementi di forte contemporaneità, nel mistero di un misticismo legato allo splendore delle figure femminili.
Deli coniuga con maestria la grazia misteriosa e celestiale delle donne rinascimentali scolpite da Francesco Laurana, da Verrocchio o da Jacopo della Quercia alla ricerca sui nuovi materiali e sui materiali di recupero nata col Futurismo e giunta fino all’Arte Povera e oltre, in una ricerca che ha avuto il suo apice nell’opera di Alberto Burri insieme a quella di Ettore Colla, Mimmo Rotella e Jannis Kounellis. La capacità del giovane artista, infatti, non è solo quella di lavorare con il ready-made in senso installativo, ma anche di creare un’armonia tra il polimaterismo e la sua capacità di modellare e comporre le anatomie e i volti, con una qualità formale da scultore antico che nella sua leggerezza si redime da ogni possibile accademismo evidenziando invece una finissima intensità di immaginazione e realizzazione iconica. Le opere di Deli si trasformano così in una vera e propria sublimazione sacrale della materia brutale del mondo, degli scarti della civiltà postindustriale e delle cose neglette, consumate dal tempo e dall’uso, abbandonate ai margini delle nostre città, in un’azione di redenzione degli oggetti scartati, che vengono riscattati dalla loro condizione di inutilità, per trasformarsi negli abiti sontuosi di figure metaforiche che portano con sé allusioni enigmatiche. Così, così come un fiore nato in luoghi contaminati e in rovina, la grazia spirituale delle donne di Deli sboccia dal metallo arrugginito e dalla materia corrosa, metafora di una bellezza che trova sempre la sua via di rinascita.
In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo con un testo del curatore Lorenzo Canova e una poesia inedita di Marco Lodoli ispirata alle opere di Alessio Deli. 






Alessio Deli
BIOGRAFIA:

Nato a Marino, in provincia di Roma, nel 1981. Dopo gli studi all’Istituto d’Arte di Marino si è diplomato con il massimo dei voti all’Accademia di Belle Arti di Carrara dove si è specializzato in scultura. Successivamente ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento delle discipline plastiche presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.
La sua area di ricerca e di produzione artistica, iniziata fin dagli anni della formazione, si è sviluppata e arricchita nell’ultimo decennio, su tematiche di natura figurativa, sia nel disegno che nella scultura. Per la scultura in particolare l’impronta che imprime alle opere si rivela mediante l’assemblaggio e la modellazione di materiali di recupero. Sebbene il suo stile abbia profonde radici nella tradizione classica, il suo desiderio di ridar vita ai materiali abbandonati e di riciclo dà al suo lavoro un pertinente taglio postmoderno. Recentemente Arte Rai ha realizzato un documentario sul suo lavoro dal titolo “La Scultura Ecologica”. I suoi lavori sono collocati in spazi pubblici come la Basilica di S. Maria in Aracoeli a Roma, il MacS di Catania, la Raccolta Civica d’Arte Contemporanea di Palazzo Simoni Fè di Bienno, il Museo d’Arte Contemporanea Roberto Bilotti a Cosenza.




Info:
Sala Santa Rita
via Montanara (adiacenze piazza Campitelli).
dal 13 al 26 Novembre 2016

Orario di apertura:
Da Martedì a Sabato ore 15.00-19.00;
chiuso Domenica e Lunedì

Ingresso libero
Info 060608 www.comune.roma.it/cultura


Ufficio stampa: Caterina Falomo; cell. 346.8513723; e-mail: caterina@pennarossapresslab.it

Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura: Gabriella Gnetti tel. 06.82077305 g.gnetti@zetema.it

mercoledì 22 giugno 2016

BUTTERFLY EFFECT. A Spoleto, per il terzo appuntamento di Opera Celibe, l'installazione di Donato Piccolo, a cura di Isabella Indolfi, in collaborazione con Bibo’s Place.

DONATO PICCOLO
Butterfly Effect (Opera Celibe #3)

a cura di Isabella Indolfi
in collaborazione con Bibo’s Place

Opening 25 Giugno 2016 ore 19:00

Nel sacrale silenzio di un’antica chiesa medievale, si amplifica il suono impercettibile e si misura la profondità dello spazio e del tempo.
Il terzo appuntamento di Opera Celibe, il ciclo di installazioni di arte digitale che dal 2015 anima l’ex chiesa SS Giovanni e Paolo di Spoleto in una ricerca sul suono e sulla memoria, presenta Butterfly Effect di Donato Piccolo, in collaborazione con la galleria Bibo’s Place di Todi e il contributo della Scuola Umbra Counseling Filosofico e dell'Associazione Zafferano del Ducato.

Partendo dal battito d’ali di una farfalla su un tamburo, prende forma una scultura modulare, una specie di enorme alambicco, che penetra lo spazio della chiesa nella sua interezza, trasportando il suono fino all’abside, per sposarsi finalmente con il luogo.
Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. In questa metafora è racchiuso uno dei postulati della teoria del caos, che spiega come la più piccola variazione in un sistema è capace di causare una catena di eventi generando un effetto fisico ed emotivo di portata fortemente maggiore. In questa scultura di Donato Piccolo il movimento di una farfalla con le ali tassidermizzate, rivitalizzata artificialmente grazie ad impulsi elettronici, produce un rumore che viaggia lungo tutta la struttura tubolare, finchè non raggiunge l’estremità opposta dove un cono altoparlante lo amplifica e lo diffonde nello spazio.
Qui il suono, che nella ricerca dell’artista ha il ruolo fondamentale di attivazione dello stato percettivo, “non ha una finalità estetica, ma è un impulso mentale, come una scintilla che cerca di generare uno scoppio”; ecco che nell’alchimia degli elementi, si fa strada  una visione olistica dell’arte la cui funzione essenziale è esplorare i processi fisici e trasmutarli in stati mentali. Le scintille che danno vita alle opere di Donato Piccolo, azionano i meccanismi che le fanno muovere e respirare, come se fossero vive e avessero una propria anima e volontà, all’inseguimento di leggi probabilistiche che riportano il caos alle sue origini: dentro di noi.
Così, quelle macchine che da Duchamp in poi sono diventate celibi per la loro incapacità di sposare l’ordine funzionale imposto alle cose, ora rispondono solo all’impulso creativo dell’artista, ponendosi sul confine immaginario tra arte e scienza, scultura e macchina, forma e processo.

Opera Celibe è un progetto Satellite di Palazzo Collicola Arti Visive, realizzato con il patrocinio del Comune di Spoleto e il supporto tecnico di Sistema Museo.


INFO:
Fino al 10 Luglio 2016 (dalle 19:00 alle 22:00)
ingresso libero
Ex Chiesa SS Giovanni e Paolo_ Via Filittéria _ Spoleto

giovedì 12 maggio 2016

Riflesse tra cielo e specchio, tornano a Noto le “Visioni al Confine” di Luisa Mazza e Christian Zanotto.


VISIONI AL CONFINE

GOCCE RIFLESSE / COME IN CIELO COSI' NELLO SPECCHIO
LUISA MAZZA / CHRISTIAN ZANOTTO

Due visioni che si incontrano al confine per generare insieme un nuovo Luogo di Bellezza

Con il Patrocinio del Comune di Noto – Noto 2016
Testo critico di Massimo Scaringella
Evento in collaborazione con Red Stamp Art Gallery – Amsterdam
Date: 13/14/15 Maggio 2016
Orario: a partire dalle 20:30
Location: Ex Chiesa di Santa Caterina, Via Fratelli Ragusa, Noto (Siracusa)

A seguito del successo di critica e pubblico riscosso alla sua prima presentazione, il coinvolgente evento installativo “Visioni al Confine” di Luisa Mazza e Christian Zanotto ritorna a Noto all'interno della suggestiva cornice della Ex Chiesa di Santa Caterina durante i vivaci giorni dell'Infiorata, il rinomato appuntamento della Primavera Barocca che avrà, nel 2016, respiro mondiale.
L'opera "Gocce Riflesse / Come in Cielo così nello Specchio", installazione proiettiva olografica di figure digitali animate su struttura scultorea, è stata concepita e realizzata da Luisa Mazza e Christian Zanotto in occasione della VI Edizione della prestigiosa rassegna "Nei Luoghi della Bellezza";  l' innovativa operazione di interazione, presentata dal testo critico di Massimo Scaringella, vede il dialogo tra due diverse modalità espressive, accomunate dalla relazione che entrambe intrattengono con la luce, lo spazio, la trasparenza e la riflettenza, a generare insieme  l'inaspettata ed eterea apparizione di un empireo, imponderabile "luogo" sospeso e luminoso.
L'installazione si compone di "Gocce Riflesse", costruzione plastica di Luisa Mazza che mette in scena una nuova e contemporanea poetica di traslucidità, leggerezza, purezza e armonia ritmica, in relazione con "Come in Cielo così nello Specchio", intervento proiettivo olografico di Christian Zanotto in cui una schiera di alate figure digitali, argentei angeli pinnati, si anima in una coreografia di movimenti fluttuanti entro una sfera priva di gravità. La tessitura di limpide e cristalline gocce, modulata nei molteplici livelli di "strati atmosferici" di superfici lisce e curve, capta e riflette le lucenti entità, moltiplicandole e riverberandole nello spazio dello scenografico contesto barocco, dando vita ad una sorta di inedito e fluido affresco in perpetua mutazione.



I due artisti, dopo un riscontro di affinità e potenzialità espressive da esplorare, nell'arco di tre mesi hanno elaborato il progetto attraversando virtualmente i confini, coordinandosi in un lavoro di progressive verifiche e definizioni per mezzo di un rapporto di videoconferenze tra Italia e Olanda.
Come ha osservato il critico d'arte Massimo Scaringella nel testo dedicato all'opera: "Non è facile che due artisti decidano di presentare insieme e in un unico ambiente le loro creazioni trasformandole in un’opera unica[...]Luisa Mazza e Christian Zanotto hanno accettato questa sfida per interferire l’una con l’opera dell’altro e dimostrare che lo spettatore può così passare ad un altro piano dimensionale della materia[...]La dinamica ed evanescente virtualità, molto concreta, di Christian Zanotto incontra, nella complessa trasparenza dell'opera di Luisa Mazza, un gioco traslucido di universi che divengono, nello stesso modo in  cui un caleidoscopio ci evoca quelle multiple e policrome scintille divine isolate che emergono dall’Uno neoplatonico".


VISIONI AL CONFINE
GOCCE RIFLESSE / COME IN CIELO COSI' NELLO SPECCHIO
LUISA MAZZA / CHRISTIAN ZANOTTO

Con il Patrocinio del Comune di Noto – Noto 2016 –  Regione Siciliana - Infiorata di Noto

Testo critico di Massimo Scaringella

Date: 13/14/15 Maggio 2016
Orario: a partire dalle 20:30
Location: Ex Chiesa di Santa Caterina, Via Fratelli Ragusa, Noto (Siracusa)


Evento in collaborazione con:
Red Stamp Art Gallery – Amsterdam
Associazione Culturale  Ri-flexus - Roma

Info Contatti:

Red Stamp Art Gallery, Rusland 22, 1012 CL  Amsterdam, NL
Direttore: Sonia Arata
Tel.: +31 20 4208684
Cell. IT: +39 347 1917003
Cell. NL: +31 6 46406531

Associazione Culturale Ri-flexus
Via Rosario Nicolò 10, 00156 Roma, IT
Cell.: +39 329 0614759

Luisa Mazza
luisa.mazza@inwind.it

Christian Zanotto



venerdì 29 aprile 2016

“Relazioni Impossibili” una mostra sul rapporto tra Dino Buzzati e Santa Rita da Cascia.

Alla scoperta della Belluno di Dino Buzzati. E di un rapporto speciale  con Rita da Cascia, la santa degli impossibili.

Oggi c'è chi nel merito ha creato un'installazione – o meglio, una videoinstallazione site-specific: dal 14 maggio all'8 giugno (mart-ven 17.00-19.30 e sab-dom 10.00-12.30 e 17.00-19.30), Luigi Manciocco è esposto a palazzo Crepadona (a due passi dalla piazza principale di Belluno, piazza dei Martiri) con “Relazioni possibili”, una riflessione complessa ma immediata sul misticismo sacro, sul rapporto artistico e intellettuale che si creò tra Dino Buzzati e l'artista francese Yves Klein, e sull'influenza che la santa degli impossibili Rita ebbe su entrambi.
L'installazione si trova all'interno del Cubo di Botta, uno spazio felpato ricavato nella corte interna dell'antico palazzo sede anche della biblioteca comunale. Un'installazione suggestiva ed essenziale: tre volti che dialogano, la stigmata della santa – sulla fronte – e le api (dorate) del suo primo miracolo di bambina.
Yves Klein è uno dei più grandi artisti del XX secolo, scomparso nel 1962 a soli 34 anni. Originario di Nizza, era stato educato al culto di santa Rita in famiglia, sin da bambino. Conobbe Dino Buzzati in occasione di una sua mostra alla galleria Apollinaire di Milano, in merito alla quale lo scrittore e giornalista bellunese ebbe a scrivere un articolo per il Corriere della Sera. «Meravigliosamente insensibile alla razionalità del nostro mondo» Buzzati definiva Klein: gli piaceva molto, lo sentiva affine. E Luigi Manciocco va a indagare questa affinità, seguendo le tracce comuni al francese e al bellunese, che hanno i passi lievissimi di una santa estrema, semi sconosciuta e potentissima nel miracolo. La santa degli impossibili è il filo rosso che tiene assieme le due personalità  – anzi, le tre, se contiamo anche l'artista antropologo Manciocco – in mostra.  La curatrice dell’esposizione è Angela Madesani.
La videoinstallazione “Relazioni possibili” sarà inaugurata sabato 14 maggio alle 18. Dalle 16,30 però ci sarà un'anteprima presso il granaio di villa Buzzati san Pellegrino, in via Visome 18. È questa la casa natale dello scrittore giornalista: qui, al cospetto delle sue montagne del cuore – le Dolomiti aguzze di cui tanto fantasticava e raccontava nelle sue notti milanesi – Dino bambino trascorse la prima infanzia tra prati e crode grigio rosate. La casa è sempre qui, rosso scolorito sui cieli ora plumbei ora blu intensi che illuminano la valle su cui sorge la città di Belluno, in cui scorre gorgogliante la Piave.

Poco lontano da villa Buzzati, a Giaon parte il bel sentiero nel bosco che sale lento verso i prati spettacolari di Valpiana, in Valmorel. La prima parte della salita è una via crucis di capitelli dedicati alla santa degli impossibili. È proprio in questi luoghi che Dino Buzzati torna, alla fine della sua vita, per ricreare (a Milano, in esposizione al Naviglio) un piccolo santuario di montagna, fatto di miracoli quasi assurdi – miracoli testimoniati in coloratissimi ex-voto realizzati dallo scrittore pittore. I dipinti degli ex-voto dedicati a santa Rita sono stati trasposti in brevi racconti e sono diventati l'ultimo spettacolare libro di Buzzati, “I miracoli di Val Morel”. La passeggiata in salita verso Valmorel è da fare con il libro alla mano, godendosi le storie del gatto mammone, del Colombre, dei Vespilloni, del pettirosso gigante nei luoghi dove la maggior parte dei miracoli attribuiti a santa Rita da Buzzati sono accaduti (davvero?), tra le splendide Dolomiti Bellunesi.

Delle sue montagne di casa – la Schiara in primis: la vedete svettare provocante con la Gusela sullo sfondo blu del cielo – Buzzati era profondamente innamorato. Era anzi quasi infastidito dalla presenza delle Dolomiti da turismo, poco più in su, perché oscuravano con la loro pur meritatissima fama la bellezza delle crode e dei luoghi bellunesi: “Esistono da noi valli che non ho mai viste da nessun’altra parte. Identiche ai paesaggi di certe vecchie stampe del romanticismo che a vederle si pensava: ma è tutto falso, posti come questi non esistono. Invece esistono: con la stessa solitudine, gli stessi inverosimili dirupi mezzo nascosti da alberi e cespugli pencolanti sull’abisso, e le cascate di acqua, e sul sentiero un viandante piuttosto misterioso. Meno splendide certo delle trionfali alte valli dolomitiche recinte di candide crode. Però più enigmatiche, intime, segrete”.
Non fate quindi come i turisti più superficiali, che sgommano veloci verso Cortina d'Ampezzo e del Bellunese si godono solo la parte alta (meravigliosa): approfittate della mostra in Crepadona, immergetevi nelle “Relazioni possibili” di Manciocco e poi fate una passeggiata nel centro storico di Belluno, sotto l'affettuoso abbraccio d'erba del Serva e lo sguardo attento delle cime disposte a corona attorno alla città. Scendete al vecchio porto sul Piave – Borgo Piave – un tempo fiume di traffici, commerci e scambi ricchissimi con la Serenissima; cercate le impronte della dominazione veneziana nelle trifore delle case rosso mattone e nei palazzi del potere; seguite il gorgoglio delle acque che continuano a scorrere nelle tante antiche fontane cittadine; scovate lo splendido affresco nascosto in piazza delle Erbe; percorrete via Mezzaterra e gli altri vicoli della Belluno medievale fino alla sua porta antica, porta Rugo; prendete un caffè al sole in piazza dei Martiri dopo aver fatto un listòn (guardandovi attorno e lasciandovi guardare); fatevi guidare al Duomo dal suo campanile allampanato, dall'angelo scuro di Andrea Brustolon che sopra la cipolla sembra spiccare il volo e sfidare il dito di pietra della Gusela, in lontananza.
E poi, dopo aver visitato Belluno, uscite di un paio di chilometri fino a Giaon, con il sole ancora alto sui prati di primavera, e incamminatevi verso Valmorel in compagnia di santa Rita, dei disegni e delle parole di Buzzati. Chissà che anche a voi non capiti di beneficiare del pellegrinaggio in quota – avete forse un (bi)sogno impossibile nel cassetto?”


AIT DOLOMITI
AIT Dolomiti (www.aitdolomiti.it) è l’agenzia giornalistica di informazione turistica di Confindustria Belluno Dolomiti, che si occupa della promozione e della valorizzazione del territorio bellunese e delle sue montagne, riconosciute Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Agenzia di Informazione Turistica
Confindustria Belluno Dolomiti

Anna Crestani tel. 0437/951202347 5150919

Via San Lucano, 15
32100 - Belluno (BL)
Direttore responsabile Andrea Ferrazzi
email: redazione@aitdolomiti.it

mercoledì 9 marzo 2016

“IMPRINT”. Al Con-Temporary Art Circle | Studio di Saba Najafi di Milano, la rassegna al femminile comprendente opere a muro, video, installazioni e performance.


Dal 15 al 19 marzo 2016, per Studi Festival – il Festival degli Studi d’artista milanesi, lo Studio di Saba Najafi  artista iraniana classe 1979, si apre al pubblico per una rassegna al femminile comprendente opere a muro, video, installazioni e performance.
Il titolo del progetto realizzato per Studi Festival è “IMPRINT”. Impronta.
Partendo dal significato proposto dall'artista francese Yves Klein che voleva evocare L'impronta della sentimentalità dell'uomo, quell'impronta che segna l'esistenza dell'uomo e della società in cui vive, questo concept rimanda alle  tracce e gli stati-momenti che possono segnare l’intera esistenza dell’uomo , che connessa all’intero universo va ad avere un effetto cosmico.

L'opera d'arte, del resto,  non è altro che la traccia della comunicazione dell'artista con il mondo. Come diceva lo stesso  Yves Klein “I miei dipinti non sono altro che la cenere della mia arte”

Attualizzando questa concezione dello stato dell'arte suggeriamo di creare opere che vanno a indicare questi stati sensibili dell'artista in contatto con il mondo che vuole in qualche modo connettere l'uomo con l'indefinibile. Anche il silenzio può diventare una traccia, può segnare in profondità, può lasciare un’impronta e un impatto immediato nell'individuo.

Ioltre il verbo “imprimere”, riferendosi alla tecnica della stampa, significa premere in modo da lasciare una traccia, un'impronta. Rapido ed irreversibile, lo stesso verbo può riferirsi  anche a qualcosa che s’ imprime nel cuore;  un ricordo che si fissa nella memoria. Un impressione può stravolgere criteri di percezione e mettere in discussioni forme-pensiero alimentate nel tempo.
Questa “impressione” arriva ai nostri sensi: un’immagine, una parola, un tono di voce, un odore, una consistenza….

Il nostro progetto vuole riflettere sull’ imprinting ricevuto e suggerito. Nel primo caso il nostro vissuto, i nostri ambiti educativi e culturali, i nostri riferimenti formativi, i nostri incontri significativi. Nel secondo caso la trasmissione del nostro “punto di vista” all’altro, le tracce lasciate dai nostri pensieri, le impronte delle nostre parole e delle nostre azioni, la seduzione del fare artistico. L’imprinting emozionale originario, l’imprinting affettivo, traumatico. Quello che poi può generare un cortocircuito. Ma anche il superamento di tale imprinting. La cancellazione di un’impronta e l’impressione di una nuova, per volontà di cambiamento.

L’individuo e poi l’artista quanto può,  mediante  l’ausilio del mezzo evocativo della creazione artistica, persuadere e condizionare?
Può un segno, in quanto portatore di senso, indurre une credenza o sradicarla?
La possibilità d’ influenzare è illusoria o ripaga l’impegno sotteso del fare artistico?
Riconoscersi in un’intenzione è sufficientemente rassicurante?
IMPRINT è allora  come un bacio che s’imprime sulle labbra della  persona amata,  quel momento così intenso, temporalmente indefinibile  chesuggella l’istante; è  l’ichinen dopo il quale qualcosa è cambiato.
L’ichinen: questo fondamentale principio buddista mostra la compenetrazione, momento per momento, tra il mondo fenomenico e la realtà fondamentale della vita, per cui tutti i fenomeni esistono in ciascuno degli istanti di una vita individuale, e che in ogni istante esiste un illimitato potenziale. Semplicemente significa che in un singolo istante, che viene paragonato alla durata della sessantesima parte di uno schiocco delle dita, è contenuto ogni possibile sviluppo di vita. Per cui ogni possibile cambiamento.

Artisti in mostra:
Sevil Amini
Mandra Cerrone
Loredana Galante
Giovanna Lacedra
Saba Najafi
Guido Nosari

Con-Temporary Art Circle  | Studio di Saba Najafi
Via Ruggiero Di Lauria n. 15 – Milano
Info:  3271767707 | 02 39443696

Appuntamenti dal  15 al 19 marzo 2016:
15-18 marzo dalle ore 14.00 alle ore 17.00 .
16 marzo doppio appuntamento con doppia sede,
presso LAB7  di Angela Trapani - via Stilicone n. 21
Focus: Sabato 19 marzo dalle ore 18.00 alle ore 21.00
E sempre sabato 19 alle ore 19.00 la nuova  Performance di Giovanna Lacedra:
EMOTIONAL REVOLUTION | RIVOLUZIONE EMOZIONALE 

​Foto di Cecilia D'Aliberti

 
"L’impronta mnemonica è sotto le mie dita e dentro agli occhi. La sento vivere come un rumore. Ma le mani in pasta al cuore sono la mia rivoluzione..." [Giò Lacedra]

mercoledì 17 febbraio 2016

PREMIO COMBAT PRIZE. Al Museo G. Fattori di Livorno la VI Edizione dal 25 giugno al 16 luglio. Deadline: 16 aprile 2016

Si presenta come un appuntamento imperdibile la sesta edizione del PREMIO COMBAT PRIZE, che quest'anno vedrà la partecipazione in giuria di Adriana Polveroni (direttrice di Exibart), Antonello Tolve (curatore indipendente), Cristiana Perrella (curatrice della 16^Quadriennale di Roma) Francesca Baboni (curatrice indipendente), Ilaria Bonacossa (direttrice Museo di Villa Croce di Genova), Luca Panaro (curatore indipendente) e Stefano Taddei (curatore indipendente).
La prestigiosa location del Museo Fattori di Livorno sarà la meravigliosa cornice per la mostra finale di giugno, dove esporranno gli 80 finalisti delle cinque sezioni in gara. Tra le nuove opportunità, spicca il premio Fattori Contemporaneo, al vincitore del quale sarà offerta la possibilità di essere inserito nella programmazione annuale del Museo Fattori con una mostra personale, e la pubblicazione del catalogo, oltre alle residenze d'artista a Firenze e Belgrado dove gli artisti saranno invitati a sviluppare un progetto in situ. Al termine della residenza le opere saranno esposte in mostra a Firenze e nella capitale serba, la cui vivacità artistico-culturale si è confermata negli ultimi anni una tra le più stimolanti a livello europeo.



 
::: ISCRIVITI ONLINE :::

 
Sezioni: Pittura, Grafica, Fotografia, Scultura e Installazione, Video
Chiusura iscrizioni: 16 aprile 2016
Partecipazione: Il concorso è aperto a tutti gli artisti contemporanei e di ogni nazionalità
Finalisti: 80 Artisti
Pubblicazione facoltativa sul sito www.premiocombat.it
Giuria: Adriana Polveroni, Antonello Tolve, Cristiana Perrella, Francesca Baboni, Ilaria Bonacossa, Luca Panaro, Stefano Taddei
 
Mostra finale: dal 25 giugno al 16 luglio 2016 Sede: Livorno "MUSEO CIVICO G.FATTORI ex GRANAI di VILLA MIMBELLI"
Premi: 6000 € vincitore sezione Pittura
Premi: 6000 € vincitore sezione Fotografia
Premi: 4000 € vincitore sezione Grafica
Premi: 4000 € vincitore sezione Video*
Premi: 4000 € vincitore sez. Scultura/Installazione*
*(l'opera vincitrice rimarrà di proprietà dell'artista)

Premi speciali
Fattori Contemporaneo - Museo Fattori Livorno

Premi speciali*
Residenza d'artista di 45 giorni a Firenze
Premi speciali per artisti under 35*
Residenza d'artista di due mesi a Belgrado
Premio giuria popolare: 500 €
Catalogo: Sillabe

 

Info: Associazione Culturale Blob ART
corso Amedeo 118 Livorno - Italy
T +390586881165
www.premiocombat.it

giovedì 11 febbraio 2016

Alla Fabbrica del vapore di Milano, la Mostra "Gocce di spazi paralleli" di Klaus Münch, a cura di Pietro Bellasi e Bruno Corà.


La Fabbrica del Vapore
Edificio Messina Due
Milano, via Procaccini 4

Klaus Münch. Gocce di spazi paralleli
a cura di Pietro Bellasi e Bruno Corà

17 febbraio - 23 marzo 2016
inaugurazione martedì 16 febbraio, ore 18.30



Una grande installazione di Klaus Münch “Gocce di spazi paralleli” è in mostra alla Fabbrica del Vapore di Milano - Edificio Messina Due a cura di Pietro Bellasi e Bruno Corà con il contributo scientifico di Aldo Iori, dal 17 febbraio al 23 marzo.
Oltre cinquanta sculture policrome semisferiche in plexiglas, serigrafate internamente con immagini di cellule minerali, vegetali e animali ricavate al microscopio, dialogano con grandi opere su carta a grafite e cera, disegni realizzati con resina e pigmenti che illustrano un universo dove micro e macrocosmo si riflettono continuamente l’uno nell’altro.
Il rapporto tra arte e scienza è sapientemente espresso in tutta l’opera dove le “cupole” di varie forme e dimensioni diventano “spazio abitativo” per l’origine della vita, in cui le nanostrutture cellulari rimandano a pianeti, a mondi più vasti, a costellazioni astratte.
  
L’esposizione promossa da Magonza Editore e Atlante Servizi Culturali in collaborazione con il Comune di Milano, La Fabbrica del Vapore, presenta attraverso inediti e opere degli ultimi anni il lavoro dello scultore tedesco che, formatosi tra Carrara e Monaco, si esprime attraverso la realizzazione di opere che evocano la formazione della vita nel cosmo in una concezione spaziale in divenire, avvicinandosi alla teoria degli universi paralleli.





In mostra, i lavori posizionati a terra e alle pareti definiscono lo spazio espositivo e collocano il visitatore all’interno di una galassia di organismi plastici che induce alla riflessione sulla natura stessa dell’uomo e dell’universo. Ne sono esempi le opere in cui la texture cellulare serigrafata sulla superfice ricorda l’immagine di un mondo lontano, in altre opere  impronte cromatiche evocano paesaggi lunari, ed in altre la trasparenza del colore su plexiglas richiama la vita nel suo stadio embrionale. Afferma il curatore Pietro Bellasi: “Nelle sue ‘bolle’ o ‘gocce’ incinte, gonfie di spazio quasi a far scoppiare quei gusci traslucidi e cheratinosi, forme e colori alludono ad aspetti ed ‘espressioni’ primordiali, archetipiche della materia stessa, che Münch sembra racchiudere in vitro con una attenzione quasi naturalistica a catturarne fluidità e consolidamenti, deflagrazioni e implosioni, fratture e saldature, luminescenze, riverberi, luccichii… Osservando le più voluminose a forma rotonda o ellittica subito vengono in mente certe rappresentazioni stupefacenti della ‘radiazione cosmica di fondo’, quel remoto debole bagliore che ci giunge dall’inizio di tutto”. 

Evidenti analogie formali e poetiche si scorgono con emblematiche opere come il Trittico del giardino delle delizie, dove spazi immaginari, caratterizzati da forme curve, da cupole, sono scenari del mondo vivente. Nel suo testo critico il curatore Bruno Corà commenta: “È evidente, a proposito delle calotte semisferiche di Klaus Münch che in esse si manifesta la memoria di un archetipo. Tanto esplicito per quanto già intuito e celebrato da Hieronymous Bosch e in seguito, con forme diverse, da altri artisti interessati all'entità e al concetto di spazio. Detto archetipo è quello della curvatura dello spazio e, al contempo, quello stesso dell'origine della vita sul pianeta e in altri mondi”. Proprio all’interno di queste calotte, avviene la nascita della vita - come documentano gli scatti in mostra della performance del 2006 al CAMeC di La Spezia - emulata dai lenti movimenti di una modella all’interno di una semisfera.

A partire dagli anni novanta, come sottolinea Aldo Iori, nel lavoro plastico di Klaus Münch il disegno assume un ruolo di imprescindibile importanza: “Esso è realizzato a grafite o tecnica mista su carta, quasi a dare risposta, come prima accennato, alla necessità di esperire un rapporto fisico ed energetico con la materia e con la forma; anche la dimensione spesso cambia e in alcuni casi assume dimensioni antropometriche”. Caratterizzato da una forte enfasi del gesto, il disegno è in costante evoluzione e le immagini pur rimanendo molto astratte, nel corso del tempo vanno riferendosi ad un universo più organico fitomorfico e zoomorfico, con continui riferimenti al micro e macrocosmo.

Completa la mostra un catalogo di Magonza Editore con testi dei curatori e di Aldo Iori.

Cenni biografici
Klaus Münch nasce nel 1953 a Freiburg in Germania da genitori tedeschi, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Carrara dove si diploma in scultura e in seguito studia a München dove consegue il diploma in pittura. Da allora, per scelta personale vive e lavora in Italia a Casal Borgone, vicino a Torino, dove ha il suo studio.
Nel corso degli anni partecipa a numerose mostre nazionali e internazionali.
Inizia la sua attività espositiva frequentando l’ambiente torinese degli anni Ottanta, in cui è vivo il fermento prodotto da artisti che conosce personalmente come Mario e Marisa Merz, Gilberto Zorio, Giovanni Anselmo, Marco Gastini e alcuni coetanei come Vittorio Messina e Eduard Winklhofer. Nel 1986 espone per la prima volta a München e successivamente a Torino, Metz, Parigi, Modena, Freiburg, e altre città europee. Seguono numerose mostre di cui si ricorda la personale nel 2006 presso il Centro Arte Moderna e Contemporanea – CAMeC di La Spezia; nello stesso anno è invitato alla XII Biennale Internazionale di Scultura a Carrara e espone a Palazzo San Clemente a Firenze; nel 2007 partecipa alla Rassegna internazionale Artempo, a Palazzo Fortuny nell’ambito della 52° Biennale di Venezia. Nel 2008 lo vediamo ad Artissima a Torino. Nel 2012 vince il concorso per l’installazione di un’opera nella città di Donaueschingen in Germania, nell’ambito della manifestazione “Heimattage Donaueschingen Skultpurenweg” del Museo Biedermann. Nel 2013 tiene una personale presso Palazzo Panichi a Pietrasanta dal titolo “Nuovi Organismi Spaziali”; nel 2015 espone presso il CaMusAC Museo d’Arte Contemporanea di Cassino.
Diverse sue opere si trovano in permanenza in importanti collezioni in Italia e all’estero.


Coordinate mostra
Titolo Klaus Münch. Gocce di spazi paralleli
A cura di Pietro Bellasi, Bruno Corà
Sede La Fabbrica del Vapore - Edificio Messina Due, via Procaccini 4, Milano
Date 17 febbraio - 23 marzo 2016
Inaugurazione martedì 16 febbraio, ore 18.30
Orari da martedì a domenica, ore 15-20
Catalogo Magonza Editore - www.magonzaeditore.it
Info pubblico tel. 075 372 1525 - atlanteserviziculturali@gmail.com - www.atlantecooperativa.it

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