STAY COOL. BE SOCIAL.

giovedì 10 novembre 2016

INTERVYOU. Nel privè con Antonio Cannizzo, intervistato da Marla Lombardo.


Spirito dalla creatività in tumulto, individualista emozionale amante della tecnologia e cacciatore di sogni da realizzare che con i codici dell’eleganza e del lusso ha rivoluzionato la semplice definizione di “gioiello”.

Le sue non sono semplici creazioni perché c’è una ricerca e un impegno nel creare un qualcosa di speciale, fuori dal coro.

Materiali inusuali, tra cui il misterioso oro nero, grande studio sulle forme e sull’esecuzione, che, utilizzando la tecnica della progettazione 3D e della stampa tridimensionale, diventano esempio di eccellenza e creatività del “Made in Italy” contemporaneo che incanta e seduce.


Antonio Cannizzo è l'ospite di INTERVYOU, il privé di Untitled Magazine. 



Antonio creativi si nasce o si diventa?

Grazie prima di tutto per questo Privè dedicatomi, bella domanda questa, Penso che creativi in un certo senso si nasca e che Artisti o Designer si diventi. Io sono sempre stato sin da piccolo una persona che amava smontare e rimontare gli oggetti che avevo sotto mano, e questo sentimento di voler cambiare le cose me lo sono sempre portato dentro. Tanto che dopo i primi due anni di studi in Ingegneria Elettronica mi sentivo incatenato ed impossibilitato ad esprimere tutta la creatività che mi cresceva dentro giorno dopo giorno.  Penso che la creatività sia strettamente legata ed interconnessa con il nostro carattere ed in questo la nostra anima ha un ruolo fondamentale, ecco perché ritengo che Tutti possano diventare artisti ma per essere dei creativi, nel senso più genuino del termine, serva qualcosa in più, che non possiamo cercare, o si ha o non si ha.


Quando hai cominciato ad approcciarti all’Arte del Gioiello, qual è stata la spinta per cominciare?
Ho cominciato ad approcciarmi a questo mondo quando ho intrapreso un percorso di studi a Brescia, città con una forte storia di orafi e legata indissolubilmente al mondo della moda e del fashion. Ho sempre Amato i metalli e gli effetti di luce che essi producevano. Grazie a mia madre Geologa ho da sempre potuto osservare diversi tipi di minerali e rimanevo sempre positivamente colpito ed affascinato dalle loro strutture e colori, ecco altro fattore determinante, amo i colori. Nel settore della gioielleria ho potuto trovare questi due elementi che si sposavano in maniera perfetta ed armoniosa ma non trovavo gioielli che rispecchiassero il mio gusto, ecco perché ho dato vita al mio Brand.

Il processo creativo come arriva? Perché crei? Cosa ti spinge a dar forma ai tuoi pensieri ed alle tue emozioni?
Come un fulmine a ciel sereno a volte sento la necessità di esprimere le mie emozioni. Sono una persona molto emotiva ma che per questioni caratteriali non sono abituato ad esprimere le mie paure o gioie con le parole. L’arte è nata proprio per questo, per dar voce ai sentimenti ed esprimere ciò che con le parole non si sarebbe in grado di manifestare. Quando Creo mi sfogo, e tutti i miei gioielli sono la manifestazione fisica di un mio stato d’animo.  La maggior parte delle volte dal nulla sento il bisogno di progettare e disegnare,  e non appena comincio non mi fermo più anche per giorni. Entro in un loop creativo,  un tunnel senza fine la cui fine si manifesta solamente quando sento di aver sfogato tutto le mie emozioni. In uno dei periodi più difficili della mia vita sono riuscito in un solo giorno a creare una intera collezione di accessori. Le difficoltà e le gioie sono la forza motrice del mio processo creativo.  

Faceted Ring
Se io dico “3D”, tu dici…
Futuro. Il 3d è il futuro ed il presente. Io sono un Maestro D’arte e in particolare mi sono impegnato a diventare un 3D Artist. Ho capito sin da subito il potenziale della modellazione tridimensionale e della combinazione di progettazione e stampa 3D. Questo mi ha consentito senza avere una gioielleria o un laboratorio orafo di entrare dalla porta principale in un settore talmente chiuso e ristretto che mai avrei pensato di poter raggiungere in così relativamente breve tempo.  Non avrei mai pensato di poter far parte di questo mondo per me affascinante dal quale mi sentivo escluso, ma io volevo entrare.. e quindi anche qui la creatività ha svolto un ruolo fondamentale, facendomi sfruttare le mie competenze apprese al fine di entrare in un settore apparentemente troppo lontano ed estremamente serrato. Ma Eccomi qui a raccontarmi a voi, per cui penso di essere riuscito nel mio intento iniziale.

Tra le tue creazioni, ce n’è una cui sei più legato, diciamo per “affinità elettive”?
Tutte le mie creazioni sono la manifestazione concreta di uno stato d’animo che cerco di trasmettere, e ovviamente c’è un design al quale sono particolarmente legato, ed è il primo Design che abbia creato in assoluto, ovvero l’anello CHAOS. Con questo anello ho intrapreso il mio percorso che mi ha portato dove sono ora. E’ un anello che ho sviluppato durante uno dei periodi più belli e sereni della mia vita fin ora. Avevo al mio fianco una persona davvero speciale ed unica alla quale ho dedicato questo design. I creativi non amano l’ordine o meglio abbiamo un nostro ordine che spesso vede la sua manifestazione in un apparente Chaos. Tutti gli altri gioielli che ho sviluppato hanno un appeal completamente diverso, e sicuramente più personale.

Chaos Ring
Chi riconosci come tuoi simili?
Sinceramente non mi identifico in nessun mio Competitors, poiché ritengo che già nel momento in cui ti identifichi in qualcuno, è troppo alto il rischio di finire per imitarlo o per semplicemente farsi condizionare. Come detto i miei gioielli rappresentano ciò che con le parole non riesco o spesso non voglio esprimere.

Quali sono state le tue collaborazioni più importanti?
Ho collaborato con due brand uno Italiano e un altro Internazionale e stiamo lavorando per sviluppare collaborazioni con altri brand molto importanti dei quali non vi dico il nome ma vi posso assicurare che se tutto procedesse secondo i piani sicuramente ci faremo notare. Attualmente la collaborazione più importante che ho instaurato è con l’azienda  “ The Guild Of Storytellers”    
( www.gostorytellers.com) azienda leader nel settore dell’ alta gioielleria di lusso, con sede a Singapore. Per loro ho realizzato diversi design prima di intraprendere la scelta di registrare il mio proprio brand, ma continuo ad essere annoverato tra i loro designer e sono l’unico Italiano che collabora con loro.

Come giudichi il Paese ITALIA in genere?
Questa è una domanda abbastanza scomoda, e vi rispondo con una frase che può suonare esagerata ma che è solamente la rappresentazione di ciò che ho visto, che vedo e che sono sicuro che continuerò a vedere. “In Italia le persone non vivono i proprio sogni perché sono troppo impegnati a vivere le loro paure”. Siamo un Paese anomalo, perché siamo in assoluto il Paese culturalmente più sofisticato del mondo, e ricco di meraviglie che non riusciamo ad apprezzare ma solo a vantare. In Italia vedo la tendenza di tutti a fare quello che la società chiede senza mai porsi il problema se è quello che realmente noi vogliamo. La maggior parte degli Italiano sono convinti che gli unici professioni che contino siano  Medici, Avvocati, Ingegneri ed Economisti.  In poche parole “Non è un paese per creativi”, è un paese che li forgia ma che non li valorizza e che non li stimola in alcun modo. Purtroppo mi rendo conto di far parte di quella porzione di popolazione che rappresenta l’eccezione che però conferma la regola. E’ un paese per vecchi, e non mi rappresenta più ormai. 



Cos'è il lusso per Antonio Cannizzo?
Aspettavo questa bellissima domanda.
In una sola parola? Esclusività. Il Lusso è un concetto strettamente legato a diversi fattori, il primo più concreto riguarda i materiali utilizzati per un prodotto, ma questo non basta quando si parla di lusso. Basterebbe nel momento in cui si parlasse di preziosità, essa è sicuramente legata al fattore economico, ma per me il lusso va altro e pretende qualcosa di più. Ecco perché parlo di Esclusività. Ho sempre voluto distinguermi nel mio modo di essere , di vestire, di comportarmi. La distinzione dalla massa è già un elemento di distinzione. Tutti i miei gioielli sono Elementi di Design che verranno prodotti e saranno disponibili per un periodo limitato di tempo così da garantire al cliente sempre un certo livello di esclusività. Non c’è cosa più bella dell’avere qualcosa che nessun altro possa avere. Ecco perché ho incentrato tutto il mio Brand sul fattore dell’unicità e dell’esclusività,  ed ecco perché nello store ufficiale www.antoniocannizzo.com saranno disponibili gioielli pezzi unici di cui un solo esemplare verrà prodotto. Così chi vuole distinguersi potrà contare su un Brand che punta proprio a dare ai suoi clienti la possibilità di distringuersi. Qualità ed Esclusività sono la forza trainante del brand.



Cosa accadrà in futuro? Cosa è scritto nell’agenda di Antonio?
Mi piacerebbe avere una sfera di cristallo per poter rispondere al meglio a questa domanda, però posso dirti cosa c’è scritto nella mia agenda.  Conquistare il mondo della moda e del lusso stabilendo nuovi standard oggi e per il futuro. Il mio stile è un omaggio agli individualisti della moda che vogliono fare si che i loro desideri interiori diventino realtà. Perché se non si dispone di sogni  sopravvive e basta.

Tre aggettivi che ti rappresentano, o ti definiscono.
Creativo, Solare, Emozionale. Sono proprio questi elementi la forza trainante che mi hanno spinto a dar vita al mio brand, che è il mezzo attraverso il quale credo di poter esprimere e diffondere al meglio questi valori.

Qual è il tuo motto?
Molte persone a questa domanda probabilmente risponderebbero dicendo che non hanno un proprio motto, ed io da buon creativo ne ho ben due, uno relativo alla mia persona, ed un altro frutto di quello che sto realizzando. “Sii una brava persona ma non perdere tempo a dimostrarlo”  l’altro motto suona meglio in lingua Inglese e pertanto ve lo recito così “Have an Idea and make it Real”.

Brutal Ring

Ed il tuo vizio preferito? O hai solo virtù?
Sono intollerante, e mi spiego meglio. Non tollero chi parla senza sapere, o chi tace pur sapendo, non tollero la violenza in nessuna sua espressione poiché  ci rende simili alle bestie. Non tollero l’arroganza che spesso sfocia nella maleducazione, Non tollero gli indecisi,  o chi pone un problema  e mai una soluzione, chi trova scuse e non motivazioni. Non tollero chi pretende, non tollero gli egoisti, soprattutto non tollero questa società, o meglio il modo di pensare del 90% di essa. potrei andare avanti a scrivere un libro intero ma tra le tante cose non tollero c’è chi si dilunga quando non necessario e non ha capacità di sintesi. Ho sicuramente un problema d’intolleranza non alimentare ma sociale. Ci tengo però a precisare un almeno una mia Virtù, sono estremamente altruista, e cerco sempre di mettermi nei panni degli altri. Cerco di fare del bene ogni volta che ne ho la possibilità.


Qual è la tua più grande paura?
Vivo di sogni non di paure, per cui non so dare una risposta a questa domanda. Sono un sognatore che crede fermamente che la paura sia uno stato d’animo che prima o poi passa, per cui le paure le lascio fuori dalla mia mente.


Cosa fa Antonio quando non è un “Creatore di Gioielli”?  Come trascorri i tuoi giorni, e, soprattutto, le tue notti?
Creo gioielli per passione, e li vendo per lavoro. Amo la tecnologia e amo conoscere. Se potessi essere pagato per studiare, probabilmente ci avrei fatto un pensierino. Amo la musica e quindi ballare, e credo che l’attività fisica sia fondamentale per poter rendere al massimo nella vita di tutti i giorni. Le mie notti le passo a pensare a cosa fare l’indomani perché non voglio annoiarmi. Penso che la noia sia la morte dell’uomo e rientra nella tante cose che non tollero. Durante le notti ho avuto le migliori idee della mia vita. Dicono che la notte porti consiglio, a me porta ispirazione, e fosse per me dormirei il meno possibile perché ho troppe idee e progetti da voler realizzare. Per me dormire non è un piacere ma un bisogno per cui non vedo l’ora che inizi la giornata successiva. 

Il designer palermitano Antonio Cannizzo

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15 novembre/4 dicembre | Al Teatro Elfo Puccini di Milano in scena L'Eclisse di Joyce Carol Oates, regia di Francesco Frongia.


15 novembre/4 dicembre | Teatro Elfo Puccini
L’eclisse
di Joyce Carol Oates
regia di Francesco Frongia
traduzione di Luisa Balacco
con Ida Marinelli (Muriel), Elena Ghiaurov (Stephanie),
Cinzia Spanò (Aileen) e Osvaldo Roldan (Señor Rios)
costumi Ferdinando Bruni
coreografia di Osvaldo Roldan
produzione Teatro dell’Elfo
prima nazionale

Dopo Dissonanze, messo in scena nel 2010, il regista Francesco Frongia torna a indagare la drammaturgia della scrittrice americana Joyce Carol Oates, scegliendo l’atto unico intitolato L’eclisse, apparso anch’esso nel volume Nel buio dell’America pubblicato da Sellerio.
L’eclisse è un dramma in otto scene che inizia in un interno borghese. Due donne rientrano dal supermercato dove hanno fatto la spesa. Sono una madre e una figlia; Muriel (Ida Marinelli) è una stravagante e un po’ sinistra ex professoressa di scienze e Stephanie (Elena Ghiaurov), sua figlia, un’attivista che lotta per la formazione di un partito politico femminile.
Francesco Frongia, invita il pubblico a spiare questa storia come dal buco della serratura. Scopriremo il loro rapporto, i sogni segreti, le paure e le ambizioni che ribalteranno i luoghi comuni e indagheranno nelle pieghe della nostra società.
«Un testo commovente, caustico e divertente che racconta di una madre e di una figlia che imparano quanto è difficile vivere insieme. Nello spettacolo le due donne si affrontano, si sfidano, divise dalle differenze generazionali e dalle scelte personali. La madre non vuole chiedere aiuto, ha imparato il valore dell’indipendenza, ma sente che il mondo intorno a lei sta cambiando, che i contorni sfumano e si alterano, si sente accerchiata, controllata. Ha paura di avere bisogno. La figlia, brillante attivista per i diritti delle donne all’apice della propria carriera, sente che il proprio ruolo, la propria affermazione dipendono anche dalla relazione con la madre, anche se questa rifiuta di farsi chiamare ‘mamma’. 

 
Chi siamo, cosa ci lega ai nostri genitori, come possiamo renderci utili quando ne hanno bisogno, come dobbiamo agire quando li vediamo in difficoltà?
L’eterno tema del rapporto tra figli e genitori in L’eclisse assume i toni di uno scontro.
Muriel Washburn è una donna combattiva e stralunata che sta scivolando verso una demenza che è contemporaneamente un rifugio e una via di fuga. È alla costante ricerca di un equilibrio cosmico che influenzi il suo squilibrio terrestre. Viene accudita da sua figlia Stephanie, dolce ma determinata, bisognosa di fare i conti con la propria storia. Il loro rapporto si sviluppa tra i fantasmi del passato e i sogni sul futuro che rischiano di trasformarsi in incubi.
Muriel è abile nel creare confusione intorno a sé, nel ‘depistare e distrarre il predatore’, per garantirsi la sopravvivenza. La figlia non vuole rendersi conto che il limite della presunta ‘normalità’ è stato superato, che sua madre è totalmente immersa in quel ‘sentimento tragico della vita’ che non le permette più di vedere la realtà per quello che è.
In questo contesto di differenti percezioni si muove L’eclisse che racconta con dialoghi e situazioni quotidiane il passaggio dalla luce all’ombra nella mente umana. Muriel e Stephanie vengono travolte dal destino che le lega l’una all’altra in un rapporto vittima-carnefice creato dalla dipendenza affettiva, ogni battuta del testo diventa duplice: attrazione/repulsione, buio/luce, amore/odio, panico/serenità».
Francesco Frongia



Elfo Puccini, corso Buenos Aires 33, Milano – Martedì/sabato ore 21:00, domenica ore 16:30 - Info e prenotazioni 02/0066.06.06 - www.elfo.org – PREZZI: Intero 32.50 € - Martedì 21.50 € - Ridotto giovani e anziani 17 €

Celeste Network lancia il suo Shop online per acquistare e vendere le opere di artisti emergenti in tutto il mondo.


Celeste Network presenta il suo nuovo Shop online, una galleria internazionale con migliaia di opere d'arte uniche di artisti emergenti e mid-career .
Celeste Network è una web community internazionale che dal 2007 mostra e promuove il talento creativo. Ha svolto negli anni un efficace lavoro di selezione delle opere pubblicate, attraverso l’attività dei premi e delle open calls tematiche. Giurie composte dai curatori più significativi nel mondo dell’arte contemporanea hanno vagliato e selezionato le opere.
Presidenti di giuria del calibro di Lorenzo Benedetti, Antonio Marras, Andrea Bruciati, Gabi Scardi, Marco Bazzini, Elena Forin, Julia Draganovic e Gianluca Marziani hanno dato ancora più validità a queste selezioni.
Le opere degli artisti finalisti e vincitori dei premi e tante altre opere di artisti emergenti sono adesso acquistabili nel nuovo shop, dedicato a tutti gli appassionati e collezionisti d’arte.

Fai un giro nello Shop di Celeste Network >>
www.premioceleste.it/shop

Maggiori informazioni Celeste Network, Via Sangallo 23, 53036 Poggibonsi (Siena), Italia. +39 0577 1521988 shop@premioceleste.it http://www.premioceleste.it/shop


LAURA ZENI. PASSWOR(L)D a cura di Fortunato D’Amico e Maria Flora Giubilei.


MUSEI DI NERVI
Galleria d'Arte Moderna di Genova

NaturaConTemporanea
Rassegna d’arti 2016 - 2017

LAURA ZENI. PASSWOR(L)D

a cura di Fortunato D’Amico e Maria Flora Giubilei

13 novembre 2016 - 12 febbraio 2017
inaugurazione sabato 12 novembre, ore 16



La Galleria d’Arte Moderna di Genova, uno dei quattro Musei di Nervi, ospita dal 13 novembre al 12 febbraio la personale “LAURA ZENI. PASSWOR(L)D” a cura di Fortunato D’Amico e Maria Flora Giubilei all’interno della rassegna d’arti 2016-2017 dal titolo “NaturaConTemporanea”. La mostra si avvale del patrocinio dell’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio Sezione Piemonte-Valle d’Aosta.
Laura Zeni entra in dialogo con le opere delle collezioni museali, evidenzia analogie e differenze tra contemporaneità e recente passato grazie a un corposo nucleo di installazioni, opere pittoriche, collage e disegni fra cui spiccano numerosi inediti pensati ad hoc per lo spazio espositivo.

Il titolo della mostra, PASSWOR(L)D, gioca sull’ambiguità dei significati attribuibili a questo termine togliendo la lettera “L”. Commenta Fortunato D’Amico: “Quella attuale è un’epoca di passaggio tra vecchio e nuovo mondo, è un tempo storico di transizione e di disagi in cui non si vedono con chiarezza le prospettive future. La Galleria di Arte Moderna di Genova Nervi è un luogo dove le opere dei Maestri dell’Ottocento e del Novecento rivelano momenti di vita, sia positivi sia negativi, rappresentativi della grande transizione epocale che nei due secoli precedenti ha trasformato la società da contadina a industriale”.

Di particolare rilevanza sono le grandi installazioni site specific con cui Laura Zeni interviene sui tre piani del Museo; ne sono esempio la grande ruota in ferro di due metri collocata al piano terreno, nella sala col bovindo proiettato nel parco, verso l’orizzonte marino, un rimando al viaggio e all’apertura verso l’esterno, simbolicamente contrapposta a Change your Wor(l)d, l’installazione di fili di cotone blu su cui è adagiata la sagoma  frammentata di un uomo, realizzata in plexiglass specchiato, a evocare una condizione di isolamento e di naufragio proprio sotto il mare dipinto che lambisce le coste italiane del grande olio su tela dell’olandese Petrus Theodor Tetar Van Elven, Veduta fantastica dei principali monumenti d’Italia, prefigurazione, nel 1858, dell’unità italiana.  
Un riferimento alla relazione tra mondo interiore ed esteriore si scorge nella sala 4 del museo, dedicata alla pittura di paesaggio e di genere in cui, come nella poetica dell’artista, uomo e natura convivono apparentemente in una dimensione armonica. Qui una moltitudine di pezzi di carta, ritagli di volti e vedute, ricoprono i pilastri che scandiscono lo spazio e si ricompongono sotto le antiche volte in assembramenti cartacei simili a nuvole.

Un’interpretazione ludica del paesaggio è offerta da Jumping, rivisitazione da parte dell’artista di “cielo e terra” - ovvero del gioco della “campana” o del “pampano” ben noto all’infanzia pre-era televisiva e digitale -,  un percorso composto da caselle numerate tracciate sul pavimento con cui il visitatore è invitato a interagire.
Prima di salire al piano nobile della villa, nelle sale del Novecento, in stretta relazione con la sezione dei ritratti e degli autoritratti delle raccolte della GAM, dialogano le “teste” realizzate dall’artista con una linea ininterrotta, elementi ricorrenti della sua espressività da sempre incentrata sull’individuo e sull’interiorità, e intese come contenitori di pensieri, storie e stati d’animo. Colpiscono in proposito l’imponente profilo umano dipinto su tela con i toni del nero dal titolo Nowhere Man, i numerosi disegni su carta dai colori vivaci e le opere della serie Ritratti interiori



Al piano nobile della Galleria è decisamente significativa l’installazione La cura concepita per la bellissima terracotta del 1932 di Arturo Martini realizzata nel pieno del Novecento e intitolata La convalescente. L’opera ritrae a grandezza naturale la figlia Maria (la famosa Nena) con un libro fra le mani, stremata dopo la malattia, ai piedi della quale Laura Zeni dispone diversi volumi aperti sui quali disegna delicate figure di donna. Nella stanza successiva, dedicata agli interpreti di quell’avanguardia, da Depero a Fillia, la tela Geometrie femminili, fitta composizione di sagome intrecciate, evoca l’idea di movimento e si relaziona alle opere futuriste esposte.
Un omaggio ai numerosi lavori in blu oltremare del pittore ligure Rubaldo Merello,  oscillanti tra simbolismo e divisionismo, è dato dal fascio di fili blu che cade dall’alto dal titolo Dal cielo al mare, una sorta di pioggia che è possibile attraversare, ammirando al contempo le opere della collezione museale.
E torna ancora il blu nello splendido dipinto dell’inglese William Scott, Blue still life, acquistato dalla Galleria genovese alla Biennale veneziana del 1958, esposto al piano ammezzato del museo: la sua presenza internazionale nel percorso delle raccolte permanenti è sottolineata da Laura Zeni con una installazione che propone al pubblico l’attività di designer dell’artista milanese.


Cenni biografici
Laura Zeni, artista poliedrica, ama sperimentare i linguaggi dell’arte e del design. Dopo l’Accademia di Brera espone con successo in diverse sedi in Italia e all’estero. Negli ultimi anni è presente con mostre personali presso Superstudio Più (Milano), Spazio Tadini (Milano), Palazzo Comunale di Cremona, Triennale di Milano, Eataly Smeraldo (Milano), DAI Studio (Roma), ArtMoorHouse (Londra), Fiat Chrysler Motor Village (Londra), Chiostri dell’Umanitaria (Milano) e Jannelli&Volpi (Milano). Partecipa inoltre a numerose collettive e manifestazioni artistiche, tra le più recenti si ricordano l’International Festival Art Expo Spoleto, la Biennale Italia-Cina (Torino) e quelle presso la Fortezza del Priamàr (Savona), l’Archivio Centrale dello Stato (Roma) e Onishi Project (New York). Vive e lavora a Milano. www.laurazeni.it
 

 

Coordinate mostra
Titolo LAURA ZENI. PASSWOR(L)D
A cura di Fortunato D’Amico e Maria Flora Giubilei
Sede MUSEI DI NERVI - Galleria d'Arte Moderna di Genova 
Villa Saluzzo Serra, Via Capolungo 3, Genova - Nervi
Date 13 novembre 2016 - 12 febbraio 2017
Inaugurazione sabato 12 novembre 2016, ore 16
Orario invernale martedì - domenica, ore 11 - 17
Lunedì chiuso
Ingresso € 6 intero; € 5 ridotto
Info e prenotazioni: biglietteriagam@comune.genova.it - Tel. +39 010 3726025 – 010 5574739


Ufficio stampa per Laura Zeni
IBC Irma Bianchi Communication
Tel. +39 02 8940 4694 - mob. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it
testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it

IL GIRO DEL MONDO IN 30 m². Alla Nardi Arte di Roma in mostra le opere di Vania Elettra Tam.


IL GIRO DEL MONDO IN 30
opere di Vania Elettra Tam
19 novembre 3 dicembre 2016
inaugurazione sabato 19 novembre ore 18
NARDI ARTE
Via Arturo Graf 74 – Roma
12 sono le opere che Massimiliano Manoli ha scelto di mettere in mostra alla Nardi Arte dal 19 di novembre al 3 di dicembre. 4 dipinti per ogni ciclo pittorico dell’artista comasca Vania Elettra Tam. I cicli in questione, realizzati fra il 2008 e il 2012, sono quelli delle “Casalinghe disperate”, di “Cronaca rosa” e delle “Ombre”, che hanno creato attorno alla Tam una notevole attenzione da parte della critica e del collezionismo.
Nelle suddette opere l’ironia e la seduzione si sovrappongono ad una velata critica sociale ma dallo sguardo lieve, divertito e surreale. I rifugi casalinghi, la delicatezza e l’instabilità dei suoi microcosmi quotidiani mostrano autoritratti dell’artista mentre indaga le abitudini ossessive del mondo femminile contemporaneo.
Lo spettatore è invitato a giocare con forme ed ombre e con la consapevolezza che nulla è come sembra.




Ecco cosa scrivono di lei 3 celebri critici:
Igor Zanti sulle “Casalinghe disperate”: Difficilmente si trova un artista con tali qualità tecniche e attenzione al particolare che scelga di metterle al servizio di un linguaggio ironico ed irriverente. Mi ha ricordato l’atteggiamento di alcuni artisti che, all’indomani della promulgazione delle norme sull’arte stabilite dal Concilio di Trento, si sbizzarrirono con irriverenza nelle committenze private, creando dei veri e propri capolavori. La cucina, il bagno, il salotto, la camera da letto, e gli strumenti quotidiani che accompagnano la casalinga nella ripetitiva ritmicità dei lavori domestici, si trasformano per dar vita ad una plausibile irrealtà, dove ogni scena acquista un sapore epico, poetico e teatrale. Un mondo, quello immaginato da Vania Elettra Tam, dove è concesso a chiunque, con pochi mezzi e molta fantasia, di sentirsi dea o diva, santa o peccatrice, popolana o regina.
Alessandra Redaelli su “Cronaca rosa”: Vania Elettra Tam è una filosofa del nostro tempo che con un tono leggero, quasi da talk show, riesce a dire cose davvero terribili. Condita di un’ironia sagace e crudele è questa solitudine che si respira – affogata nel rosa. Da dentro i suoi dipinti, dove si autoritrae insieme alle amiche più care, oppure da fuori, con i suoi occhioni spalancati sul mondo, osserva tutto quanto con un sorriso indecifrabile stampato sul viso. Insomma, se il suo sventolante vessillo rosa sia la bandiera di una solitudine disperata o di una libertà affermata sta a noi deciderlo.
Ivan Quaroni sulle "Ombre": Una pittura Pop, di chiara ascendenza illustrativa, è quella di Vania Elettra Tam, che usa l’autoritratto come pretestuoso leit motive per indagare tic e ossessioni del femminino contemporaneo. L’artista ritrae i suoi alter ego impegnati in banali azioni quotidiane, come truccarsi, farsi il bagno o cucinare, proiettando sulle mura domestiche ombre fantastiche, che non collimano con i gesti e le movenze reali dei protagonisti. Costruisce una narrazione ironica, che scorre parallelamente alle vicende rappresentate in primo piano, come una sorta d’ipertesto visivo. La sua è, dunque, una figurazione che mescola mimesi realistica e trasfigurazione fantastica, disseminando le immagini di dettagli indiziari, che suggeriscono una chiave d’interpretazione.

info:
NARDI ARTE di Massimiliano Manoli
Via Arturo Graf, 74 - 00137 Roma
arte.nardi@gmail.com
cel +39 3381419742
tel 06 827 1920

lunedì 7 novembre 2016

Alla Galleria Statuto13 di Milano, “Non finito” la mostra personale d'arte di Pedro Zamora, a cura di Massimiliano Bisazza.


“Non finito”

Mostra personale d'arte di:

Pedro Zamora

A cura di Massimiliano Bisazza

Opening:  9 novembre 2016 dalle h 18,30 alle h 21,00
In mostra fino al  22 novembre 2016 mattino

Presso: Galleria d’Arte  Contemporanea Statuto13
Via Statuto, 13 (corte int.) – 20121 Milano

Apertura al pubblico: dalle h 11 alle h 19 dal martedì al sabato

Pedro Zamora torna con una nuova esposizione a Milano, nel cuore di Brera, presso la Galleria STATUTO13, per presentarci un percorso creativo molto interessante che è ricco di varianti e di creatività profonda.
Artista spagnolo, architetto, è profondamente attratto da tutto quello che ha a che fare con il recupero di materiali abbandonati – come legni e cartoni – al fine di donare loro una nuova contestualizzazione, quella inserita nell'opera d'arte. Da lungo tempo oramai ha tralasciato la pittura per dare adito alla sua creatività di poter emergere con quest'azione “duchampiana” dove il così detto ready made cambia la funzione dell'oggetto, il messaggio e spesso i contenuti ascritti..Un cartone lasciato in disparte sulla strada diventa dunque il centro della sua attenzione, lo raccoglie, lo taglia, lo colloca con la tecnica del collage su un supporto, ne sceglie accuratamente le nuances dei colori ed ecco nascere un'opera d'arte con significazioni disparate e spesso molto diverse rispetto alla natura dell'oggetto stesso.
L'artista Zamora si distacca dal primigenio concetto di pittura o di mera decorazione, allontanandosi da ogni corrente artistica e senza intenzione alcuna di appartenere a uno stile preconfezionato e riesce con grande intuito e sensibilità a creare dunque un proprio stile, ravvisabile, distinguibile dalla massa; ricollocando angoli di cornici lignee, cartoni o tecniche miste in un mondo “altro”.



 
I legni ed i cartoni esposti in mostra provengono da abbandoni di sconosciuti che li hanno lasciati al loro destino, ed è così, che vite dopo vite, vengono mostrati a noi esattamente come sono fatti, abbinati l'un l'altro con amore, senza la necessità di dover nascondere i difetti che emergono dalle superfici. Hic et nunc, li vediamo : NON FINITI, grazie ad una nuova collocazione compositiva.
Ecco dunque alcuni esempi di lavori artistici come: “città di Dio” che ci rammenta una sorta di spiritualità oggettiva, quella che spesso manca nelle nostre città, ispirata dagli scritti di Sant'Agostino, ci narra di come l'architettura di una surreale città onirica sia elevata in cielo e dedicata a un profondo senso mistico: sette case galleggianti, come sette sono i doni dello Spirito Santo, dove l'ultima casa è miracolosamente sostenuta solo da un tetto.“Red carpet city” propone invece una storia più terrena dove i grattacieli di cartone parlano della vanità e  delle illusioni di questa vita, nelle quali il “red carpet” simboleggia  invece il "trionfo" dello status. In “La noia I e II”, cioè la ripetizione di un solo gesto; quello dello strappo coinvolge  due colori e qui l'artista riconosce se stesso nel pittore che non dipinge ma che ri-costruisce  – è ispirato dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia –

  
Pedro Zamora non vuole raccontarci storie o luoghi comuni sull'arte, ma, desidera solamente che i suoi legni ed i suoi cartoni godano di ampio respiro, senza appesantirsi né affannando chi li osserva e lo fa con molta umiltà e dedizione.



Per informazioni:

Cell. +39 347 2265227 (mart-sab h 11/19)





Dall’8 al 20 novembre 2016 torna in scena all’Elfo Puccini Dove sei o musa, Sonetti di William Shakespeare, regia di Elena Russo Arman, musiche di John Dowland, con Elena Russo Arman (voce) e Alessandra Novaga (chitarra). Produzione Elfo Puccini.


8/20 novembre | sala Bausch

Dove sei, o musa
Sonetti di William Shakespeare tradotti da Giovanni Cecchin
Musiche di John Dowland
regia di Elena Russo Arman
con Elena Russo Arman (voce), Alessandra Novaga (chitarra)
scene di Eva Angeloro e Andrea Delorenzi,
finalisti del progetto Dove sei, o musa in collaborazione con la Scuola di Scenografia dell'Accademia di Brera nell'ambito del progetto "Shakespeare - 400 anni - il backstage" sostenuto da Fondazione Cariplo
luci di Roberta Faiolo
produzione Teatro dell'Elfo


Un viaggio emozionante tra le parole dei Sonetti di Shakespeare e le musiche di John Dowland, che prendono corpo attraverso la voce di Elena Russo Arman - qui anche regista - e la chitarra di Alessandra Novaga, che esegue dal vivo le trascrizioni di componimenti scritti originariamente per liuto.
In scena voce e chitarra si alternano in un rimbalzo di emozioni, stati d’animo, allegorie e sentimenti.
L’Amore è protagonista in tutti i suoi aspetti: è inafferrabile, tradito, tormentoso, ma anche virtuoso e sublime.

Che si assista alle vicende drammatiche delle tragedie, che ci si imbatta negli incantesimi del folletto Puck, che si parli di re e di regine, di corti o di mondi fatati, i temi affrontati da Shakespeare sono quelli che da sempre coinvolgono il pensiero dell’uomo: l’amore, la morte, il tempo che fugge. Tanto dell’animo umano nelle sue pièce, ma nulla di quello del suo autore.
I suoi sonetti, che si presentano come una delle raccolte poetiche più misteriose, costituiscono una fonte di approfondimento dei temi a lui cari, ricca di riferimenti enigmatici che sembrano condurre a rivelazioni autobiografiche mai pienamente decodificate.
La tentazione è dunque quella di rintracciare un po’ dell’animo di Shakespeare all’interno di questa raccolta di 154 composizioni in rima, scritte tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600, pubblicate per la prima volta nel 1609. La maggior parte dei componimenti è indirizzata a un giovane bello, forte, raffinato di cui forse Shakespeare era innamorato, fatto che ha creato non pochi imbarazzi a critici ed editori che hanno persino tentato, quarant’anni dopo la sua morte, di pubblicare la raccolta cambiando destinatario da un lui a una lei.
Dove sei, o musa ripercorre, attraverso 22 sonetti e 10 brani musicali, un’ipotetica vicenda dove l’Amore e l’Amicizia sono narrati con passione e dolcezza. L’Amore, inizialmente appagato e contraccambiato, rivela ben presto la sua duplice faccia. Il timore che esso finisca, i patimenti e la gelosia diventano un tormento di cui il poeta non sa liberarsi. 


«La definizione più bella dei Sonetti del Bardo di sicuro l’ha trovata Wordsworth: ‘La chiave con la quale Shakespeare ha aperto il suo cuore’. (...) Essi hanno una lucentezza, una eleganza formale che altri non conoscono. Per avvicinarsi alla loro grandezza bisogna tornare al Canzoniere di Petrarca. Il fatto è che essi toccano davvero il nostro cuore. E dell’amore tutto approfondiscono. La passione, ma anche le illusioni, i tradimenti e le ferite della separazione. La loro lettura apre orizzonti infiniti, ma forse ancora di più se ne coglie la magia se li ascoltiamo «recitati» dal vivo come avviene da parte di Elena Russo Arman alla Sala Bausch dell’Elfo».                                                         Domenico Rigotti, Avvenire

«I più bei versi d’amore mai scritti in uno spettacolo che ne regge con grazia la sublime grazia poetica».                                                                      Sara Chiappori, La Repubblica

«Ventidue sonetti di Shakespeare intrecciati con brani di musiche di John Dowland eseguite in scena dalla brava Alessandra Novaga. (…) Elena Russo Arman disegna una inquieta favola nera».                                                           Magda Poli, Corriere della Sera


Elfo Puccini, sala Bausch, corso Buenos Aires 33, Milano - ORARI: Lun/sab ore 19:30, dom ore 15:30 - Info e prenotazioni 02/0066.06.06 - www.elfo.org – PREZZI: Intero 32.50€, martedì 21.50€, ridotto giovani e anziani 17 €.