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venerdì 25 settembre 2015

Swab Barcellona 2015 | PORTANOVA12 alla sua prima Fiera Internazionale con gli artisti Opiemme e gigi piana.


Gli artisti Opiemme e gigi piana saranno presentati dalla galleria “PORTANOVA12” (Bologna), alla Fiera Internazionale d'Arte “Swab Barcellona”, che si terrà in Spagna, nel capoluogo catalano, nelle date tra 1 e 4 Ottobre.
“Swab Barcellona” nasce nel 2006 su iniziativa della collezione privata e spazio d'arte contemporanea Diezy7 e giunge quest'anno alla sua 8° edizione, affermandosi gradualmente come punto di riferimento per il mondo dell'arte emergente. La Fiera mette in chiaro da subito i punti cardine della sua mission: l'allontanamento da una visione elitista dell'arte per renderla accessibile al pubblico; l'arte emergente come protagonista nei suoi aspetti più innovativi e originali, Paese per Paese; il supporto a gallerie e artisti emergenti che crea un'ampia panoramica a disposizione dei nuovi collezionisti.

Un testo di Karin Gavassa introduce il lavoro di Opiemme, artista di Torino con un percorso che si muove fra interventi pubblici, spesso volti ad avvicinare le persone alla poesia, e un forte richiamo alla poesia visiva. Opiemme crea disegni composti da lettere, immagini da leggere, parole da guardare. La poesia diviene così segno con cui tracciare nuove immagini. Le immagini divengono parole con cui comporre nuova poesia. L’intero lavoro di Opiemme si configura come una ricerca sulla poesia, che da personale e intima si apre allo spazio. Ai luoghi, interiori e geografici. Nel 2013, tra gli altri progetti, crea un simbolico percorso di poesia di strada: “Un Viaggio di pittura e poesia”, raccontato dall’americano Huffington Post.
La serie di lavori su cartina, intitolata “Charta, Map”, presentata in Fiera, vede una collaborazione con l'artista bolognese Alessandra Maio. Il ritorno all’uso delle cartine geografiche, nel momento in cui siamo abituati a vederci come avatar sui nostri GPS, ci conduce a un recupero della memoria dei luoghi. Il lavoro di Opiemme è stato presentato in alcuni dei principali musei italiani e internazionali come: Fondazione Cini, Venezia; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; 5 Bienal del Fin del Mundo, Mar de la Plata, (Argentina), Monumental Art Fest, Gdansk (Polonia).



gigi piana presenterà a “Swab” le sue opere visive più recenti, in particolare le serie “ricerca_d_identità” e “intrecci_d_identità”, introdotte da un testo di Alessia Locatelli, curatrice e critica d'arte milanese. Le opere sono frutto della ricerca artistica condotta negli ultimi due anni, in cui l'artista biellese pone a fulcro dell'indagine il tema identitario, esplorato a più livelli: quello personale/singolare – nelle sue (in)definizioni legate a gender e sex e alla ricerca di equilibrio tra le componenti individuali maschile e femminile – e quello sociale/collettivo – nell'incontro-scontro che costituisce la trama delle relazioni e nelle influenze familiari e ambientali, fattori fondamentali nella ricerca sull'identità. E' proprio l'analisi “collettiva” del tema a delineare gradualmente la cifra stilistica di gigi piana: le sue opere si presentano come macroscopiche trame di tessuto plastico, strisce di PVC e acetati trasparenti ritagliate con sapiente precisione e poi intrecciate in trame e orditi. L'evoluzione e definizione della sua personale tecnica riconduce l'artista alla tradizione tessile propria della città natale, Biella. Le sue opere danno forma espressiva a un “io” possibile e in continua evoluzione, nella destrutturazione e ricostruzione continua imposta dalle trame della storia contemporanea.
Il percorso artistico porta gigi piana in vari spazi espositivi di fama internazionale, tra cui: Cittadellarte- Fondazione Pistoletto, Biella; Quotidiana, Padova; Padiglione Italia, Biennale Venezia; Centro Culturale de La Valletta, Malta; Tramway, Glasgow; Museo Nazionale di Roman, Romania; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; SetUp, Bologna; The Others, Torino.
“Swab” (la cui denominazione deriva dall'inglese “swap” - “scambio”, con la finale sostituita dall'iniziale “b” di Barcellona) vuole essere una Fiera per scoprire e conoscere opere inedite, mai viste in altre fiere: ecco


perché il comitato di selezione, formato da galleristi e professionisti d'arte, elegge i candidati ricercando e seguendo le opere che meglio rappresentano l'arte emergente di ogni Paese.
Il progetto mantiene gli obiettivi che si propone in origine: non solo sostenere l'arte emergente nel campo della creazione, ma anche promuovere le collezioni di arte contemporanea, rendendo il loro avvio più semplice attraverso la presentazione di artisti giovani ed emergenti con opere a prezzi accessibili. Questi nuovi collezionisti d'arte sono fondamentali per mantenere vivo il mercato dell'arte e garantire la sua continuità.




Il programma di “Swab Barcellona 2015” è ampio e pluriarticolato: si muove tra personali di artisti latinoamericani, africani e caraibici e progetti innovativi riguardanti il disegno e la fotografia (ospite speciale “Zhngguó”, gruppo di fotografi provenienti dalla Cina); tra azioni di performance e dibattiti tra artisti emergenti di tutto il mondo.
Rimane centrale il nucleo originale del progetto, ovvero la partecipazione di gallerie su scala internazionale. Saranno presenti in questa edizione: 3 Punts Galería (Barcellona), Alidem (Milano), ALMA Gallery (Atene), Alejandro Gallery, (Barcellona), AP Contemporary (Sheungwan), ARTspaceSWITZERLAND (Rheinfelden) , BERLINARTPROJECTS, (Berlino), Black Square Gallery (Miami) , Cis-Art (Barcellona), Espacio Creativo Alexandra (Santander), Faur Zsófi Gallery (Budapest), Galería Balaguer (Barcellona), Galería Rafael Pérez Hernando (Madrid), Galería Servando (Havana), Galería Silvestre (Tarragona), Galería Trama (Barcellona), Galería Víctor Lope Arte Contemporáneo (Barcellona), Galleria Giovanni Bonelli (Milano), Kalman Maklary Fine Arts (Budapest), Kaplanon Galleries (Atene), JPS Gallery (Hong Kong), N2 Galería (Barcellona), Olsen Irwin (Woollahra), Pabellón 4 (Buenos Aires), Pantocrátor Gallery (Shanghai / Berlino), PORTANOVA12 (Bologna), Prometeo Gallery (Milano), Rocío Santacruz Galería (Barcellona), Rea One day Gallery (Buenos Aires), RES NON VERBA (Buenos Aires), Savina Gallery (San Pietroburgo), Shone Show Gallery (Beijing), Studio Chuan (Beijing), Sun Art Gallery (Tokyo).
Una piattaforma, in sintesi, che crea grandi opportunità di conoscenza e confronto per i due artisti italiani presentati da “PORTANOVA12”.




giovedì 24 settembre 2015

CASTEL MANIACE. Il Progetto Ideale.| Alla Not’Art Galleria di Siracusa, in Ortigia, la mostra di Filippo di Sambuy, a cura di Aldo Taranto.

Fra le tante cose accadute ve ne sono alcune che sono il sostegno di una ‘passione’ che le fa vivere al presente, come quella che anima Filippo di Sambuy nel suo desiderio-intenzione di ‘vedere’ ricongiunto il tempo della storia in sé e di ‘sentire’ la storia ricongiunta alla vita personale. La continuità nel tempo può essere ristabilita portando alla coscienza il passato, il che vuol dire libertà – libertà che attrae la rappresentazione. Viceversa la discontinuità nel tempo attualizza il continuo morire di ogni cosa. Inerti, certe architetture del passato attraggono lo sguardo dell’artista il quale le volge in pittura – in pittura vivente, tale che la realtà è messa di fronte alla sua illusorietà radicale, doppiata dall’immagine. Un fronteggiarsi che prelude all’apparizione di qualcosa di nuovo.” (Aldo Taranto)

Filippo di Sambuy inaugura alla Not’Art Galleria di Giorgia Romano “CASTEL MANIACE – Il Progetto Ideale”.

"Qualche anno fa – scrive Filippo di Sambuy nel catalogo della mostra – visitando il castello federiciano di Siracusa, rimasi colpito, in un’architettura di tale meraviglia, dall’assenza di una pavimentazione, sostituita da una gettata di cemento grigio. Decisi d’impulso dunque di dedicare tutte le mie energie ad immaginare e creare dei disegni per un pavimento in connessione ideale con l'opera architettonica voluta da Federico II di Svevia. Pensai a scaglie di marmi di diversi colori (questo il materiale immaginato per la pavimentazione) che creassero una serie di immagini ispirate all'incontro tra la cultura araba e quella europea, di cui l'architettura del Castello Federiciano del XIII secolo è simbolo oltre che modello costruttivo unico. Quell’incontro tra due diversità diede allora una spinta determinante alla rinascita della cultura europea del XIII secolo, riproponendosi oggi con sorprendente attualità.”
Quello che Filippo di Sambuy vuole ristabilire è una continuità, quasi un’osmosi, tra presente e passato. Ogni attimo accaduto, ripensato ora, rivive in un’unica dimensione che contempla ciò che fu, ciò che è o sta per essere (W. B. Yeats – Verso Bisanzio). Tale processo di trasformazione temporale è la costante dei suoi interventi artistici: nella città razionalista di Sabaudia nel 1999; nel Castello di Stupinigi a Torino nel 2001; nel progetto di Castel del Monte del 2005 – luoghi in cui ha realizzato (Sabaudia; Stupinigi) o progettato (Castel del Monte) installazioni di grandi dimensioni ispirate a quelle straordinarie architetture.
La mostra in galleria comprende disegni, dipinti e ceramiche in un insieme che ci sospinge alla ‘visione’ del pavimento dell’imponente sala di Castel Maniace, ultimo luogo d’occidente che conclude il lembo estremo di Ortigia verso l’Oriente Ideale.


CASTEL MANIACE

Il Progetto Ideale
FLIPPO DI SAMBUY
a cura di Aldo Taranto
26 Settembre – 18 Ottobre 2015
Inaugurazione 26 Settembre 2015 ore 19:00

Giorgia Romano Galleria Not’Art

Piazza San Giuseppe 31, SIRACUSA


TEL +39 0931 2204 | romanogiorgia@ymail.com

Metamor(pH) | A Palazzo Graneri della Roccia di Torino, la personale di di Eleonora Manca, a cura di Francesca Canfora.

Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; 
soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine,
per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente.” (Rainer Maria Rilke)

Figure sfuggenti dai contorni fumosi e impastati, corpi eterei, privi di gravità e materia, si dimenano fluttuando nel vuoto, vittime di un’incessante mutazione. È un’impossibile tregua a  rendere il corpo raffigurato percettivamente inafferrabile e a rappresentare il comune denominatore degli autoscatti di Eleonora Manca, in mostra da Spacenomore a Palazzo Graneri della Roccia dall'1 al 31 ottobre.  
Soggetto e oggetto rappresentato coincidono, ma l’immagine risulta sempre sdoppiata, confusa, mai univoca e ostinatamente in divenire. L’ineluttabile involucro, luogo di indagine privilegiato dall’artista, è perennemente in fieri, in balia di metamorfosi continue, e si costituisce come archivio sensibile, poichè è tramite i sensi che spesso la memoria si accende. Lenta se asseconda il ritmo naturale dato dallo scorrere del tempo o repentina, se dovuta a eventi traumatici, comunque sempre inesorabile è la muta cui siamo sottoposti ogni giorno, che inevitabilmente lascia segni o cicatrici, procurando talvolta sofferenza.


Cambiare pelle è sinonimo di trasformazione, non certo indolore. “Niente è più fragile della superficie”, ma al contempo nulla è così forte come l’epidermide, capace di autorigenerarsi e di reagire a qualsiasi ferita. Nello stesso tempo il corpo è in grado di riflettere dolori emotivi, inquietudini, disagi o fobie, anche inconsci, e somatizza facendosene portavoce. Fitte, spasmi, crampi, formicolii o capogiri sono spesso spia o campanello d’allarme di ciò che coscienza e raziocinio rimuovono, richiamando così l’attenzione su ciò che viene occultato negli strati più profondi. Per Eleonora Manca “il corpo non mente” ed è necessario recuperare con esso un contatto istintivo per sentirlo, ponendosi in costante ascolto per cogliere i messaggi da esso inviati.
Ma il corpo restituito dall’artista, ancor più rarefatto e smaterializzato da un’acromia ricorrente, dove l’unica alternativa al bianco e nero è il grigio in ogni sua possibile e morbida declinazione, è il punto di partenza individuale e singolare da cui muove una ricerca con un obiettivo plurale, archetipico. Ad esser rappresentato è un corpo libero di esprimersi e di esistere anche privo del suo contenuto, senziente o viscerale, e al contempo foriero di verità poichè non potendo spogliarsi di null’altro, non può che offrire se stesso.


“Il nudo, questo nudo, non trasgredisce niente, non imbarazza, non intende compiacere” afferma l’artista. Fonte di bellezza a prescindere, il corpo nudo anche se irriverente non può essere osceno, poichè “la carne non è merce, non dovrebbe essere ancora un tabù nè l’anticamera della parola sesso”.
La rappresentazione di Eleonora Manca, che ha per oggetto il proprio corpo, è tutto fuorchè autoreferenziale: filtrato in modo da esser spogliato della sua soggettività, privato delle sue particolarità e della sua riconoscibilità, esso ambisce a diventare corpo non più unico e sessuato ma universale.


“Metamor(pH)”, solo-show di Eleonora Manca, è un appuntamento della rassegna CLOSETOFASHION: il progetto espositivo, a cura di Francesca Canfora, che coinvolge diversi artisti, la cui ricerca ha affinità con il mondo della moda secondo diverse prospettive.
Come la moda sconfina sempre di più nel campo delle arti visive, proponendo abiti scultura in cui la ricerca formale giunge sino a comprometterne la funzione, così l’arte contemporanea ormai attinge senza esitazioni dal linguaggio espressivo proprio del fashion e della pubblicità di moda.
Una contaminazione reciproca è in atto, tanto spiazzante da confondere le idee – è arte, è moda, è fotografia d’arte o un’immagine pubblicitaria? - quanto feconda, poiché sono le continue ibridazioni tra le differenti discipline a generare gli esiti più originali e interessanti.


Eleonora Manca (1978). Artista visiva, videoartista e videoperformer utilizza vari media (principalmente fotografia e video) portando avanti una ricerca sulla metamorfosi e la memoria del corpo. Dopo una formazione in Storia dell’Arte a Pisa, si specializza in Teatro e Arti della Scena presso il DAMS di Torino, dove collabora alle attività del Centro Studi di Fenomenologia della Rappresentazione, occupandosi inoltre di critica e saggistica teatrale. Vive e lavora a Torino.



Metamor(pH)
Eleonora Manca solo show
1-31 ottobre 2015
Inaugurazione: giovedì 1 ottobre, dalle ore 18
Spacenomore, Palazzo Graneri della Roccia, via Bogino 9, Torino
E: info@spacenomore.com


Ufficio stampa: Simona Savoldi

T: 339.6598721 - E: simona@spacenomore.com

sabato 19 settembre 2015

Netaphors | A Milano la mostra fotografica di Fabrizio Intonti, a cura di Auronda Scalera

Presentazione Giovedì 8 ottobre 2015, ore 10

Università degli Studi di Milano-Bicocca
Dipartimento dei Sistemi giuridici
Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano

“Netaphors”
mostra fotografica di Fabrizio Intonti a cura di Auronda Scalera

“Uno, nessuno, centomila.
L’identità visiva ai tempi di Google”
Workshop a cura di Alessandra Donati e Andrea Rossetti

Milano, 18 Settembre 2015 – Fabrizio Intonti, fotografo e autore di formazione filosofica che nei suoi lavori ama esplorare i confini della fotografia, presenta il progetto Netaphors, fondato sull’interazione creativa di una fotografia – come ad esempio un ritratto da lui realizzato – con il motore di ricerca Google Image.

Per ogni essere umano l’immagine del proprio volto è da sempre l’elemento a cui viene legata in modo primario la propria identità. La nostra immagine primaria rimanda però sempre ad una serie di altre immagini e di volti, di assonanze e somiglianze. Ad esempio, incontrando una persona la prima volta, ci capita di associare il suo volto ad altre persone che le somigliano o che ce la ricordano, cogliendo elementi simili che in modo più o meno consapevole riconduciamo entro un orizzonte visivo a noi noto o facente parte del nostro vissuto.

Come si può reinterpretare questo gioco di rimandi nell’era di Internet, considerando che l’identità di ognuno di noi è sempre più caratterizzata dalle nostre “impronte” visive e digitali, e che uno strabiliante numero di immagini e fotografie pervade il web? E’ questa la domanda su cui si fonda il lavoro dell’artista.

La funzione di ricerca di Google Image permette di sapere in pochi secondi se una data immagine scelta  dall’utente è già presente sul web, (rinviando direttamente alle pagine dei siti in cui appare)  ma, oltre a questo, mostra anche quali sono  le immagini visivamente simili a quella caricata.
L’artista ha utilizzato questa funzione per creare delle metafore visive a partire da alcuni ritratti da lui scattati. Nel riquadro centrale c’è l’immagine di partenza, fotografata da lui, intorno a queste le immagini “visivamente simili” a quella selezionate tra le miliardi presenti in rete da Google Image.


Utilizzando in questo modo Google Image, l’autore mette in rapporto il volto di una persona, realizzato secondo il proprio stile fotografico, con alcune tra le immagini dell’universo visivo del web, del presente o del passato (arte, fotografia, disegno) che in qualche modo a quel volto si richiamano; ciò avviene perché il motore di ricerca Google Image mostra in modo “automatico” tutte le immagini che le somigliano per colore e forma.

Fabrizio Intonti, il primo fotografo in Italia a realizzare fotomontaggi creativi di questo tipo, ha vinto con “Netaphors” 3 Menzioni d’Onore al Prix de la Photographie de Paris 2015.

“Con “Netaphors” ho provato a creare delle associazioni visive di volti e cose utilizzando il motore di ricerca Google image. Google non è più solo uno strumento di navigazione ma può essere anche considerato una sorta di archivio universale e collettivo che memorizza, ricorda, e mette in relazione testi e immagini pubblicate in tutto il mondo.” Ha commentato Fabrizio Intonti “Il progetto intende esplorare le enormi implicazioni pratiche e concettuali delle miliardi di immagini presenti sul web, provando a farle interagire creativamente.”

Netaphors sarà presentato Giovedì 8 ottobre 2015 alle ore 10 presso l’Università Bicocca di Milano. L’esposizione milanese, inoltre, sarà arricchita da recenti composizioni realizzate con questa tecnica, utilizzando ritratti fatti a studenti universitari che si sono prestati a questo esperimento visivo.

Alla presentazione del progetto seguirà una riflessione che si dipanerà nell’ambito del seminario “Uno, nessuno, centomila. L’identità visiva ai tempi di Google” per esplorare le frontiere digitali delle nostre rappresentazioni e del nostro immaginario. Interverranno: Marianna Aprile (giornalista), Alessandra Donati (docente di Diritto dell’arte), Marco Enrico Giacomelli (direttore di Artribune Magazine), Carlo Gallerati (artista e gallerista), Fabrizio Intonti (fotografo e autore), Gianluca Nicoletti (giornalista) e Andrea Rossetti (docente di Filosofia del diritto).



Biografia Fabrizio Intonti
Fabrizio Intonti è un fotografo e autore di formazione filosofica. La sua produzione fotografica, oltre all'attività professionale, si estende alle arti visive, sovente si basa sulla contaminazione di tecniche (analogico, digitale) e di linguaggi (parole, immagini), tenendo fermo l'intento di mostrare lo straordinario nell'ordinario, e l'ordinario nello straordinario, che si tratti di cose, persone o luoghi.

Per ulteriori informazioni sull’artista e sul progetto Netaphors:



Per ulteriori informazioni:
6Glab – il laboratorio di idee di SEIGRADI / Barbara Gemma La Malfa
Via G. Mameli 3 – 20129 Milano
Tel.
+39.02.84560801/ Fax +39.02.84560802
Email:
6Glab@seigradi.com
Pagina Facebook: 6Glab
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www.seigradi.com


martedì 15 settembre 2015

Conversazioni | Alla Galleria Statuto13 di Milano, la mostra personale di pittura di Elena Pellegrini, a cura di Massimiliano Bisazza e Carla Zucchi.

E' sempre importante per un artista esprimere il proprio pensiero in modo scevro da ogni imposizione ma non è sempre facile trasmetterlo senza influenze dettate dagli accadimenti personali e dal proprio vissuto.

Elena Pellegrini è artista sensibile, delicata e passionale hic et nunc e la sua profonda personalità emerge proprio nei suoi lavori creativi, con spontaneità, con leggiadra  espressività e un pizzico di femminilità. Una ricetta che si dipana interessante e, garantisco, lo è ancor di più quando si osservano le sue opere.
Da una passata figurazione, poi accennata, Elena Pellegrini decide di dedicarsi all'espressione astratta con l'ausilio del colore, dei monocromi o del non colore, basandosi sull'effetto della luce intensa riverberata direttamente dalle sue tele.
Le opere sono svolte in varie tecniche: acrilici, oli, foglie d'oro, tecniche miste; a dimostrazione del fatto che Elena pittrice ama sondare e sperimentare in tal senso, tanto quanto si appresta a fare nel suo viaggio interiore che permea la sua poetica sensibile.

E' di luce che dobbiamo parlare, l' artista Elena Pellegrini con le tele di grandi dimensioni e la poetica del segnale “vuoto” ha raggiunto il suo più alto grado di maturità, di equilibrio inventivo, di gradevolezza del discorso, di precisione del gusto, varietà nell' immaginazione e la capacità di creare senza mai ripetersi. Tutto ciò fa indubbiamente di queste opere una vocazione naturale e indiscussa.







L'artista ha lavorato in paesi internazionali quali l'Africa e Cuba, che le hanno permesso nel corso degli anni una meta raggiunta attraverso passaggi di lavoro sul suo conscio, e la consapevolezza di un arte che la porterà lontano nonostante il suo studio sia sempre stato il vero e un' autentica fucina di idee.

Esiste qualcosa che ha più forza della normale materia, forte come il pensiero delle nostre menti e le energie dell'universo, l'opera dell'autore è testimonianza di questo e di tutto ciò che si manifesta spontaneamente.

“Non ci sono regole . È così che l'arte è nata, così è come avvengono le scoperte  . Andare contro le regole o ignorare le regole. Questo vuol dire inventare qualcosa di nuovo”. 
(cit. Helen Frankenthaler)


“Conversazioni”

Mostra personale di pittura di:

Elena Pellegrini

A cura di Massimiliano Bisazza e Carla Zucchi

Opening:  28 ottobre 2015 dalle h 18,30 alle h 21,00
In mostra fino al 10 novembre 2015 mattino

Presso: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13
Via Statuto, 13 (corte int.) – 20121 Milano

Apertura al pubblico: dalle h 11 alle h 19 dal martedì al sabato


Per informazioni:

Cell. +39 347 2265227