STAY COOL. BE SOCIAL.

mercoledì 11 novembre 2015

INTERVYOU. Nel privé con Roberto Cecchetto, intervistato da Marla Lombardo.

Photographer Credits – Amedeo Novelli

In un panorama jazz contemporaneo popolato per lo più da cloni, quest'artista, tra i chitarristi italiani più apprezzati, è uno dei pochissimi a contribuire alla contemporaneità con un apporto originale ed una capacità di sperimentare che sa andare oltre la tradizione.

Il suo eclettismo stilistico, in questi giorni, lo stiamo ascoltando ed apprezzando con la sua nuova fatica discografica "Live at Cape Town" targata Roberto Cecchetto Core Trio, con Andrea Lombardini al basso e Phil Mer alla batteria, licenziata dall’etichetta milanese NAU Records di Gianni Barone.

Roberto Cecchetto è l'ospite di INTERVYOU, il privé di Untitled Magazine.

Photographer Credits – Amedeo Novelli

Compositore, chitarrista, improvvisatore dalla poliedrica sensibilità artistica che ha apportato un personale contributo nel campo della musica jazz sperimentale e contemporanea. Premesso che pretendo risposte che vanno in profondità, non in lunghezza, chi è, a parte tutto questo, Roberto Cecchetto?
Domanda della vita, chi sono non lo so, ad un certo punto mi sono trovato in questa realtà ed ho deciso di parteciparvi facendo ciò che sentivo più vicino al mio sentire. Difficile per me rispondere a questa domanda perché per me la vita è in continuo movimento e trasformazione.

Roberto chi o cosa ti ha portato al jazz?
Ricordo che è stata una naturale prosecuzione di ascolti: da ragazzo ascoltavo rock e mi colpirono molto gli Allman Brothers Band, in particolare il disco Live at Fillmore East. Da lì a poco scoprii Wes Montgomery e fu uno shock: capii subito che la musica mi avrebbe permesso di esprimere ciò che sentivo.

Cosa è per te “fare musica”?
Fare musica per me è come respirare, una necessità interiore, combinare tra loro i suoni è una sensazione che appaga la mia anima.

Photographer Credits – Federico Borselli

Photographer Credits – Federico Borselli

Come nascono le tue composizioni? Da cosa trai ispirazione?
Nascono sempre da qualcosa che mi colpisce suonando, improvvisando. Un elemento che può essere una frase, una combinazione di accordi, un ritmo, diventa il punto di partenza per sviluppare una composizione, per raccontare una storia. L’ispirazione è sempre vigile appena ascolto qualcosa che mi colpisce profondamente, le mie composizioni sono parte di me.

Chi riconosci come tuoi simili?
Bella domanda, credo quelle persone con cui comunicare diventi naturale da subito, senza parlare troppo, come nella musica.

Se io dico “Core Trio”, tu dici?
Dico un gruppo di amici che si divertono per davvero a fare musica.

Photographer Credits – Federico Borselli

Come giudichi il Paese ITALIA in genere?
L’Italia è un paese meraviglioso, pieno di persone con molto talento, ma purtroppo le persone “bloccate dentro” sono in maggioranza e le cose vanno sempre nella direzione sbagliata. Ci sono persone di potere che hanno interesse nel mantenere gli altri in uno stato culturale basso e, così facendo, la situazione non cambia, ma credo che questo sia un problema dell’umanità in generale e non solo del nostro paese.

E a Milano, che scena vedi? Cosa sta succedendo in questa città?
Sono diversi anni che partecipo poco alla scena milanese, ciò che so mi viene raccontato da giovani musicisti che ho conosciuto insegnando. Credo che Milano, nel corso della storia, sia stata una città da cui sono partite molte cose, nel bene e nel male. La scena musicale mi pare abbastanza viva e piena di giovani musicisti molto bravi, che combattono per riuscire a suonare con continuità, elemento imprescindibile per poter progredire. Diciamo che la realtà di Milano, così come quella di altre città, non è improntata allo sviluppo culturale, ma i giovani resistono sempre.

Pensi davvero che oggi sia più facile?
Al contrario, credo che oggi sia più difficile: viviamo tempi saturi di ogni cosa, sovrabbondanza in tutti i campi, dalla musica prodotta alla quantità di musicisti che vorrebbero suonare. Negli anni addietro riuscire ad emergere era forse più facile, oggi per farlo devi essere davvero forte, originale, devi uscire dal “mucchio”.

Cosa accadrà in futuro? Cosa è scritto nell’agenda di Roberto Cecchetto?
Il mio domani è sempre pieno di progetti che attendono di essere realizzati. Ho in cantiere un disco in solo, un disco con il mio trio Downtown con Maier e Rabbia, e altre cose che per il momento preferisco non svelare.

Photographer Credits – Gianni Grossi

Tre aggettivi che ti rappresentano.
Lento, imprevedibile e pensieroso.

Cosa fa Roberto quando non è un “Musicista"?
Cosa vorrei fare, bisognerebbe dire, perché ultimamente, e fortunatamente, gli impegni mi lasciano poco tempo per fare altro, comunque amo guardare film e andare in bicicletta, cose molto semplici.

martedì 10 novembre 2015

COLLETT8 | Alla galleria d'arte Soquadro di Ragusa, le opere di Mario Cresci e di otto giovani artisti inaugurano il nuovo spazio d'arte.

Sabato 21 novembre 2015 alle ore 19.00 la Galleria d'arte Soquadro per la prima volta aprirà al pubblico i propri spazi espositivi di Via Colajanni 9 con una collettiva dal titolo “Collett8”. La mostra, curata da Giuseppe Lo Magno e Susanna Occhipinti, metterà insieme le opere pittoriche e fotografiche di otto artisti emergenti - Ilde Barone, Gaetano Longo, Cetty Previtera, Giovanni Robustelli (pittori); Daniele Cascone, Giuseppe Giordano, Andrea Iran, Federica Vero (fotografi) - e gli scatti di uno dei grandi maestri della fotografia internazionale, Mario Cresci.

Il maestro Cresci sarà presente, in esclusiva per la Sicilia, con un estratto delle immagini tratte dal progetto inedito, esposto a Palazzo Cosentini lo scorso giugno in occasione del Ragusa Foto Festival: si tratta di un bellissimo racconto visivo dedicato al Sud, il cui titolo invita tutti a "Prendersi il Tempo". 

La mostra propone stili e linguaggi differenti che spaziano dalla romantica delicatezza di Ilde Barone allo spazio virtuale e tridimensionale dei dipinti di Gaetano Longo; dalle seduzioni cromatiche in forme cangianti di Cetty Previtera all'estro creativo e narrativo di Giovanni Robustelli, passando per le sperimentazioni fotografiche di Daniele Cascone, le ricerche artistiche di Andrea Iran e Giuseppe Giordano e le rappresentazioni personali e intimistiche di Federica Vero.

«Una mostra - spiega Susanna Occhipinti, titolare della Galleria Soquadro - dove convivono opere di fotografia, pittura e disegno, accomunati dall'originalità e dall'amore per l'arte. Proprio come lo spazio che la ospita, dove si accostano oggetti d'arte e di design, libri fotografici ed elementi d'arredo». Lo spazio ospita anche laboratori e momenti d'incontro con giovani artisti, oltre a offrire un raffinato reparto di cornici, allestito con il supporto dell'esperienza e della competenza della Galleria Lo Magno di Modica.

La mostra resterà aperta fino al 9 gennaio e potrà essere visitata tutti i giorni, dal lunedì al sabato dalle ore 9.30 alle 13.00 e dalle ore 16.00 alle 20.00 (chiuso il lunedì mattina).

Il maestro Cresci e Susanna Occhipinti nella Galleria Soquadro.



Info e contatti
Galleria d'arte Soquadro
Via Napoleone Colajanni 9, Ragusa
cell: 339 384 9867
mail: soquadroragusa@gmail.com
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MAKING SENSE. Artisti + Makers per nuovi immaginari possibili, a cura di Guido Bartorelli, Caterina Benvegnù e Stefano Volpato.


Dal 5 dicembre 2015, giornata inaugurale, al 3 aprile 2016 le storiche sale di Palazzo Pretorio, a Cittadella (PD), ospiteranno la mostra collettiva Making SenseArtisti + Makers per nuovi immaginari possibili, acura di Guido BartorelliCaterina Benvegnù e Stefano Volpato.
Dopo la fase iniziale, rappresentata da un periodo di residenza, il progetto Making Sense si evolve ora nelle due successive tappe in cui è stato strutturato: la mostra, frutto del lavoro congiunto di Artisti e Makers, e la serie di incontri e conferenze dedicati ai temi presi in considerazione dal progetto.

Making Sense mira infatti ad indagare le interazioni tra il linguaggio dell’arte contemporanea un tema quanto mai attuale, la nuova artigianalità e le pratiche ad essa connesse, di cui sono figura chiave i makers, facendo allo stesso tempo tesoro del contesto territoriale in cui si opera, ricco di storia e testimonianze artistiche, ma anche di spirito di impresa, attività di ricerca, desiderio di sperimentazione. 

Attualmente uno dei fenomeni più caratterizzanti della fase economica, tecnologica e sociale, che stiamo vivendo, consiste proprio nel prepotente riemergere dell’istanza do it yourself, letteralmente “fattelo da solo”, con aspetti profondamente rinnovati. Il campo primo e ancora più evidente dove ciò avviene è il cosiddetto Web 2.0, in cui il fruitore non è solo un consumatore passivo, ma si attiva in prima persona in qualità di produttore di contenuti.

A partire dai flussi digitali online questa tendenza alla partecipazione diretta si è riversata anche nella realtà materiale offline: dalla diffusione delle stampanti 3D alla prototipizzazione rapida grazie agli hardware liberi, dalle nuove concezioni di grafica e di editoria sino alle sperimentazioni nel design e nella manifattura, tali pratiche rimettono in gioco una dimensione artigianale del fare rinnovata da possibilità e connessioni inedite, attuando nuove ed interessanti modalità di trasformazione creativa, economica, sociale. 
Proprio da questo contesto provengono i makers, nuovi artigiani digitali, il cui modus operandi è fortemente caratterizzato dalla filosofia del do it yourself, e dell’open source, la condivisione di saperi ai quali chiunque può liberamente attingere, contribuendo anche con proprie modifiche e implementazioni, così da produrre valore aggiunto. 
Nuove modalità di lavoro che restituiscono importanza e valore alla capacità di produrre, del saper fare, alla cultura del possedere un’abilità, tematiche comuni e centrali anche nel campo della pratica artistica. Un legame profondo che si rintraccia a partire dall’etimologia stessa del termine artista, la cui radice latina art (da cui ars, traduzione del termine greco téchne), rimanda proprio alla dimensione del fare.

Prendendo dunque le mosse da questo terreno comune, i curatori hanno scelto di attivare ardite e sperimentali collaborazioni tra cinque artisti contemporanei, i cui linguaggi espressivi vanno dall’installazione alla scultura, dalla ricerca sonora al digitale, e che sono Francesco Bertelé, Roberto Fassone, Kensuke Koike, Laurina Paperina e Elisa Strinna, e tre realtà maker italiane: Friends Make Books (Torino), Lumi Industries (Treviso), Recipient.cc (Milano).
Lo scorso giugno, attraverso un breve periodo di residenza presso gli spazi di Palazzo Pretorio, gli artisti sopra citati si sono confrontati e interfacciati con gli strumenti della cultura making e neoartigianale, tra cui la stampante 3D, il duplicatore Risograph e la scheda hardware open source Arduino, con l’obiettivo di sperimentare e creare nuove sinergie tra queste due realtà.

Il progetto espositivo Making Sense è il tentativo di porre assieme, in collaborazione, due ambiti creativi, che finora si sono quasi del tutto ignorati: artisti e makers. È possibile che la loro collaborazione faccia luce sulle pratiche degli uni e degli altri? È possibile che questo ponte dischiuda al nostro sguardo prospettive inedite, che contribuiscano a dare senso all’esperienza del contemporaneo?
L’esposizione, allestita all’interno del piano nobile di Palazzo Pretorio, metterà in mostra i lavori che sono il risultato della suddetta collaborazione tra artisti e makers, articolandosi però anche come percorso di riflessione critica sulle tematiche del progetto. Alcuni lavori saranno accompagnati da una documentazione che permetterà di approfondire la conoscenza delle fasi progettuali. Inoltre un’intera sala della mostra metterà a disposizione dei visitatori una stampante 3D, tecnologia esemplificativa del mondo dei makers, invitandoli a farne esperienze diretta.

Per tutta la durata dell’evento espositivo, si terranno anche incontri e conferenze, insieme ad esperti, professionisti e studiosi di chiara fama, per sviluppare, discutere, rivedere gli spunti offerti dal progetto da un punto di vista estetico, economico e sociale, tramite un’interazione con l’allestimento espositivo. 
Cultura del making e linguaggi della contemporaneità, dunque, dialogheranno attraverso il confronto tra figure eterogenee, e pur trasversali alle questioni sollevate.

Infine un catalogo, edito da CLEUP (www.cleup.it), accompagnerà la mostra proponendo approfondimenti sui temi scientifici del progetto, grazie a interventi di curatori ed esperti, lasciando comunque un importante spazio all’esame critico dell’opera degli artisti coinvolti.
Il progetto è stato realizzato dalla Fondazione Palazzo Pretorio Onlus, con la collaborazione del Comune di Cittadella e la Fondazione CARIPARO, patrocinato dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi Di Padova e con il contributo di Metalservice S.p.a.


MAKING SENSE
Artisti + Makers per nuovi immaginari possibili

A cura di Guido Bartorelli, Caterina Benvegnù, Stefano Volpato
Palazzo Pretorio - Cittadella (PD)
5 dicembre 2015 - 3 aprile 2016

INFO E CONTATTI 

TEL: 049/9413474 - fax 049/9413476 ,  EMAIL: info@fondazionepretorio.it  

www.fondazionepretorio.it

lunedì 9 novembre 2015

Re/Azione. A La Fabbrica delle Candele di Forlì un susseguirsi di videoart, performance live e musica.


Dopo l’edizione “pilota” dello scorso anno, il gruppo artistico Con.Tatto (Francesca leoni e Davide Mastrangelo) in collaborazione con la neo nata associazione culturale Vertov Project riproporranno l’evento ReAzione. Un iniziativa dedicata alla video performance e performance live che ha l’obbiettivo di andare a riempire uno spazio rimasto vuoto nel panorama culturale contemporaneo della città di Forlì. L’evento si svolgerà Sabato 14 novembre all’interno della Fabbrica delle Candele e vedrà una vasta proposta di istallazioni video di artisti internazionali e di due selezioni video mirate, in collaborazione con la piattaforma di video arte Visualcontainer e con il critico d’arte Piero Deggiovanni, nelle diverse sale. Nella sala spettacolo, invece, un susseguirsi di performance live e musica contemporanea. La proposta è quella di presentare al pubblico il panorama della video arte e performance art italiana.


ARTISTI

Selezione video arte a cura di Visualcontainer Italian Videoart Piattaforma che nasce con lo scopo di promuovere e divulgare opere di videoarte attraverso i diversi progetti culturali organizzati all’interno di un unico polo di ricerca che comprende: Visualcontainer videoart distributor, VisualcontainerTV – International Videoart webchannel, [.BOX] videoart project space, spazio espositivo di Milano.
Maria Korporal (NL)- In volo quadrato 
Chiara Mazzocchi (Ita)- Sleeping Standing 
Yuri Pirondi + Ines von Bonhorst (Ita/Por)- Emergencia
Katharina Gruzei ( AT) - Dialoge I – IV courtesy: Charim Galerie, Wien
Cristina Ohlmer (Ita/De) - Pixel Motion, 
Angelina Voskopoulou (Gr)- The seed

Selezione video arte a cura di Piero Deggiovanni
Karin Andersen- Stranger / Naugthy Messy Nature  
Cosimo Terlizzi- La Benedizione degli animali  
movimentomilc - Nascita di un maiale elettronico  
Fabio Scacchioli- Dead SEEquences / Spectrography of a Battle Filippo Berta - Déjà vu / Istruzioni d’uso  
Anna Rispoli- 3 Staro Riga

Installazioni video esterne 
Marcantonio Lunardi (Ita) – Human Numbers Installation
Márcia Beatriz Granero (Br) – Trip Paulista
Red Bind (FR) – Double Bind #2
Elisabetta di Sopra (Ita) – Still dust graine
Eleonora Manca (Ita) – Memory body n°3
Francesca Leoni e Davide Mastrangelo (Ita) – Equi-Librium / Dicotomia

"Memory Body n.3" - Eleonora Manca



Performance live
Filippo Marzocchi + Mattia Pajè | Care 
Gilda Sancisi | Encounter 
Chris Yan | Sculptures musicales live video Leo Canali 

Musica live
MUVIC | Muvic in zone






Al Teatro San Teodoro di Cantù, la mostra personale "GRIDS" dell'artista Riccardo Vitali, a cura di Elisa Fusi.

Domenica 15 novembre 2015 il Teatro San Teodoro di Cantù inaugura la personale di Riccardo Vitali, Grids, a cura di Elisa Fusi. Per l'occasione l'artista esporrà quindici lavori originali realizzati su tela e un'installazione site-specific di due metri per due. Filo rosso della mostra è la restituzione artistica di prospettive e dinamismi urbani, sulla base di un rigore neoplastico filtrato da un approccio alla varietà e all'imprevisto.

Riccardo Vitali è un pittore astrattista, uno di quegli artisti che le immagini le sentono prima ancora di porgerle alla vista. La sua ricerca artistica si esprime attraverso una grammatica di linee ortogonali, campiture geometriche e ritmi compositivi dominati dall'horror vacui e volti a restiture le prospettive e i dinamismi urbani, studiati a partire dalle planimetrie. L'intrecciarsi delle forme sulla tela crea una scacchiera geometrica di estrema sintesi minimale, in cui le forme si assemblano, si incastrano e accennano movimenti tridimensionali. Ricorrendo prevalentemente al contrasto tra il bianco e il nero, Vitali ricerca l'equilibrio formale della composizione, dei pieni e dei vuoti, lavorando con la minuzia e la pazienza di un amanuense.
Ma il rigore e l'ordine del segno non sono mai portati all'eccesso. Osservandole da vicino, le tele di Vitali nascondono un errore ragionato. In primo luogo nel segno, che lascia trasparire l'imprecisione umana del disegno a mano libera, in secondo luogo nel tradimento di una restituzione realistica che risiede a monte dell'opera nella fase di progettazione.


Sono un esempio di tale ricerca di incongruenze le serie Due Chicago e Luci dedicate alle planimetrie di due metropoli americane. La planimetria di Chicago raffigurata nella prima serie non rispecchia la mappa urbana reale della città ma è creata dalla sovrapposizione di due mappe leggermente traslate, per errore; la seconda serie, invece, lavora solo apparentemente sulla planimeria, trasponendo in pianta ciò che invece si vede in alzato, ovvero il prospetto notturno della città di New York, spezzando la verticalità dei grattacieli ma dando risalto alla loro illuminazione. Totalmente immaginarie, create dalla scomposizione e ricomposizione di elementi reali, sono 1920 Blue e 1920 Red, che per la struttura a tasselli affiancano particolari di piantine in differenti scale di grandezza, e corrodonoo il rigore geometrico con l'imperfezione umana del tratto libero. In questo modo il linguaggio espressivo dell'artista risponde sempre a una regola, un ordine e una logica, ma si apre sempre a un certo margine di libertà che apporta alle composizioni l'imprevisto, la varietà e la casualità.



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Riccardo Vitali è nato nel 1991 a Mariano Comense, vive e lavora ad Arosio. Laureato presso la scuola di Grafica dell'Accdemia di Belle Arti di Brera, ha preso parte a mostre collettive in Italia e all'estero. Questa è la sua prima mostra personale.
L’interesse per l’architettura è il fulcro della sua ricerca artistica, che si basa sulla composizione e rappresentazione di città. Città che nascono da un bisogno e da un volere comunicativo della perturbazione architettonica e urbanistica, derivata dalla continua ricerca e dal conseguente confronto dei rapporti urbani e sociali. Collegamenti non casuali dettati dal confronto diretto di strutture e composizioni di città realmente esistenti. Un giudizio da un lato considerabile sentimentale, dall’altro analitico. Una profonda analisi che permette la creazione di nuovi organismi urbani, mediante la (s)composizione dei diversi elementi, selezionati e poi isolati a partire dalle planimetrie delle città prese in considerazione.

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Riccardo Vitali
Grids
a cura di Elisa Fusi
Inaugurazione domenica 15 novembre 2015 ore 19
In mostra fino al 12 dicembre
Teatro San Teodoro - via Corbetta 7, Cantù (CO)
Ingresso libero


Birra Tarì. E’ di Modica l’unico birrificio siciliano che potrà vantare il titolo di “Birrificio dell’anno”, assegnato da Bibenda, la guida dei sommelier italiani.

La Birra Tarì è “Birrificio dell’anno”. Il riconoscimento assegnato da Bibenda, la guida dei sommelier italiani, sarà ufficializzato a Roma il prossimo 21 novembre.
E’ l’unico birrificio siciliano che potrà vantare il titolo che si aggiunge ai “cinque boccali”.

E’ di Modica l’unico birrificio siciliano che potrà vantare il titolo di “Birrificio dell’anno”. Bibenda, la famosa guida realizzata dalla Fondazione Italiana Sommelier, ha infatti assegnato i vari riconoscimenti destinati ai miglior vini, alle migliori grappe, ai migliori oli, alle migliori birre e ai migliori ristoranti d’Italia. Tra questi c’è appunto il birrificio di Modica che produce la Birra Tarì, una delle migliori birre artigianali ormai divenuta prodotto d’eccellenza con una distribuzione che va anche fuori dalla Sicilia. Da Bibenda arrivano dunque non solo i “cinque boccali”, che indicano la qualità e la bontà della birra prodotta a Modica, ma anche il riconoscimento superiore ed aggiuntivo di “Birrificio dell’anno”.

La guida 2016, alla sua 18esima edizione e da quest’anno anche online, sarà ufficialmente presentata a Roma il prossimo 21 novembre nel corso di una serata che si trasformerà in cerimonia per la consegna dei vari riconoscimenti. Un’opera editoriale da tre milioni di copie vendute e che in Italia si pone come strumento formidabile per il turismo di settore poiché si ha sempre sottomano il meglio della realtà enogastronomica italiana, con il particolare della regione o del paese che si sta visitando. Diretta da Franco M. Ricci, presidente di Fondazione Italiana Sommelier, di Worldwide Sommelier Association e direttore di Bibenda, la “Guida ai migliori vini, grappe, oli, birre e ristoranti d’Italia” è curata da Paola Simonetti, con una squadra composta da 40 collaboratori, tutti sommelier.
Dunque un nuovo prestigioso riconoscimento per Birra Tarì che già nei mesi scorsi, con la sua “Trisca” era arrivata sul podio della miglior birra dell’anno nel concorso di Unionbirrai nella categoria “spezie e cereali, alta e bassa fermentazione”.


«Un riconoscimento che proviene da tecnici ed esperti del settore come i componenti della Fondazione Italiana Sommelier – spiegano da Birra Tarì – e che naturalmente ci inorgoglisce e ci regala molte soddisfazioni per il continuo lavoro che svolgiamo anche nel miglioramento delle nostre produzioni. La birra artigianale in Italia si sta sempre più affermando e facendo strada, con dati sempre crescenti e con i consumatori che scelgono i prodotti di qualità, frutto di ottimi ingredienti, giuste fermentazioni e sperimentazione in birrificio. La nostra struttura, inoltre, ospita spesso vari eventi e i fruitori hanno la possibilità di vedere dal vivo come si produce la birra, assaggiandola direttamente in loco». 




Presso Scenario Pubblico di Catania, terzo ed ultimo appuntamento di "Danzare la storia". Lezioni esperienziali tra azioni, danza e memoria".

Danzare la storia
lezioni esperienziali tra azioni, danza e memoria
progetto nazionale ideato e curato da Anna Lea Antolini
produzione R.I.SI.CO. Rete interattiva per Sistemi Coreografici


SCENARIO PUBBLICO CATANIA
14 Novembre Ore 18
Saltare e Girare
con Anna Lea Antolini e Simona Bertozzi

Abbiamo amato “correre e cadere” alla Triennale di Milano in primavera, “camminare e correre” per scaldarci a Firenze all’inizio dell’autunno e adesso, andando verso l’inverno, proponiamo il terzo e ultimo appuntamento di Danzare la Storia 2015 a Catania, il 14 novembre alle ore 18.00 presso Scenario Pubblico, sede e residenza della Compagnia Zappalà Danza. Un pomeriggio a Saltare e girare nella magica città ai piedi dell’Etna con Anna Lea Antolini e Simona Bertozzi.
Saltare e girare: partendo dall’osservazione di forme saltate e circolari praticate dai bambini in maniera spontanea, l’incontro tenta un’analisi dell’azione del salto nello spazio in un coinvolgimento totale del corpo e, dell’azione del ruotare nello spazio sui vari assi che lo interessano. Tra teoria e pratica si analizzano i concetti di estensione e rotazione che caratterizzano forme di danze sociali e individuali di diversa derivazione. Un viaggio nell’eterogeneo percorso attraverso il salto e la rotazione che Antolini e Bertozzi compiono anche grazie all’ausilio di alcuni estratti video da opere di Marius Petipa, Anne Teresa De Keersmaekers, Maurice Béjart, Doris Humprey, Vaslav Nijinski, Alessandro Sciarroni, Lucinda Childs, per citarne solo alcuni, ma anche in danze come la Volta, la Polka, il Rock’n’roll ed altre ancora.
Come i primi due appuntamenti, la formula di Danzare la Storia prevede che il coreografo coinvolga il pubblico nella sperimentazione “dal vivo” della parte teorica. Simona Bertozzi mostrerà quindi alcune le azioni del saltare e girare attraverso la creazione di semplici ma molto coinvolgenti gesti coreografici… per farci tornare per un attimo nell’anima un po’ bambini ma adulti consapevoli nel corpo.

Anna Lea Antolini, esperta in ambito coreutico - è dal 2010 Responsabile dell’Ente di Promozione Danza (2014) della Fondazione Romaeuropa per la quale, oggi, cura la programmazione DNAeurope. È consulente artistico per diversi Festival e Progetti, tra cui Biennale College (2013) della Biennale di Venezia, sezione danza, diretta da Virgilio Sieni; ideatrice e curatrice di cicli divulgativi come Le Storie della danza contemporanea e Danzare la storia; giurata in Premi e Piattaforme, nazionali ed internazionali, come la NID platform (2014).

Simona Bertozzi, coreografa, danzatrice e performer, vive a Bologna dove si laurea in Dams. Dal 2005 è impegnata in un percorso autoriale e di ricerca coreografica e nel 2008 costituisce la Compagnia Simona Bertozzi/Nexus. Presenta le sue produzioni in Italia e all’estero, tra cui: Romaeuropa, Biennale Danza Venezia, Aerowaves Londra, Dance Week Festival Zagabria, Tanec Praha Praga, Correios em Movimento Rio de Janeiro, Masdanza Spagna, Intradance Mosca, Fringe Festival Edimburgo.

Danzare la storia, lezioni esperienziali tra azioni, danza e memoria è un progetto ideato e curato da Anna Lea Antolini, prodotto da R.I.SI.CO. Rete interattiva per Sistemi Coreografici. Vuole promuovere la danza in tutte le sue forme ed espressioni ed è basato sulla partecipazione attiva di pubblico, studiosi, danzatori e coreografi. L’idea è di stimolarne il coinvolgimento in maniera non convenzionale attraverso una lezione pratico-teorica, aperta a tutti e fondata su azioni semplici che dalla quotidianità arrivano alla danza e ne tracciano la storia.
Azioni come stare in piedi, cadere, camminare, correre, saltare… attraversano secoli di danza e generano una serie di riflessioni legate al corpo: corpo quotidiano e artistico, individuale e collettivo che agisce e danza. La lezione, della durata di due ore, si compone di una parte di esposizione con contributi video e corporei in real time ed una di trasmissione di piccole frasi di movimento, creazione e produzione di video estemporanei di un minuto. Gli autori dei video realizzati in questa occasione possono decidere di partecipare alla nuova sezione collaterale 60 secondi – danzare la storia del contest La danza in 1 minuto curato da COORPI – Coordinamento Danza Piemonte, nata dalla collaborazione con il progetto Danzare la storia. Alla migliore opera prodotta in questa sezione é riservato un premio in denaro. Le opere dovranno essere inviate a COORPI entro lunedì 30 novembre 2015. Le Modalità di invio su www.coorpi.org a partire da mercoledì 3 giugno 2015.

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SALTARE E GIRARE
Mercoledì 14 novembre alle ore 18.00
Scenario Pubblico, Via Teatro Massimo, 16, Catania



Ingresso libero
tel. 095.2503147
Info  02.55190546 | web   www.cromedanza.it